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Libertà e mercati: meglio la legge sulla concorrenza oggi, che la riforma costituzionale domani

– I giornali online ci stanno già facendo i titoli, ma il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nella relazione annuale al parlamento sullo stato della concorrenza in Italia, non si è limitato a dirsi favorevole a modifiche costituzionali per favorire la libertà d’impresa. Catricalà ha ricordato che la scadenza annuale di presentazione della cosiddetta “legge sulla concorrenza” è trascorsa ma di quella legge continua a non esservi traccia. Giova quindi riepilogare lo stato dell’arte sulla concorrenza in questo paese, e non è un bel vedere.

L’Antitrust reclama “l’iniezione di dosi massicce di concorrenza” come antidoto alla crisi perché il Paese non può più “pagare il prezzo di politiche anticompetitive”. Per questo è urgente l’approvazione ”in tempi certi, come accade per la manovra di bilancio e finanziaria” della legge annuale sulla concorrenza passando dalle parole ”a fatti concreti”.

Ciò che va inserito nella legge annuale sulla concorrenza lo suggerisce Catricalà stesso. In primo luogo, occorre tutelare le piccole e medie imprese dallo strapotere delle grandi imprese e della pubblica amministrazione. Perché le PMI, osserva Catricalà, “sono esposte alle stesse scorrettezze che colpiscono i consumatori”, e sono “costrette a tollerare prassi illecite di grandi aziende e di pubbliche amministrazioni, come la mora nei pagamenti”. Certo, se in questo paese ci fosse una giustizia civile (in ogni senso), questo problema non sarebbe così drammatico. Invece,

“…i tempi della giustizia civile non consentono una tutela immediata contro i ritardi. Il problema non è di stabilire scadenze certe, già previste dall’ordinamento, ma di farle rispettare con efficacia. L’Autorità è in grado di dare tutela tempestiva a questo settore caratterizzante la nostra economia”

Basterebbe che governo e parlamento lo volessero, ad esempio inserendo la tutela antitrust delle PMI nello statuto delle imprese. Ma Catricalà segnala anche l’elevato costo di alcuni input produttivi, la cui responsabilità ricade interamente sulle spalle del legislatore:

“I costi degli input produttivi sono più alti della media europea: 28% in più per l’energia elettrica, 6% in più per i fidi, 100% per la responsabilità civile automobilistica”

Forse, prima di mettere mano alla Costituzione, servirebbe un intervento su queste aree, oltre che sul socialismo municipale delle imprese di servizi pubblici locali, con la loro acuta idiosincrasia per la messa a gara; ma anche sulle poste, con la fine della riserva per il finanziamento del servizio universale, prevista per quest’anno, e lo sviluppo di aree di iniziativa privata, che erano state introdotte in passato ma sono state inesorabilmente soffocate nella culla, come del resto la maggioranza si accinge a fare con le parafarmacie, e con la restaurazione imposta dall’ordine forense.

Ma ci sono aree di rendita anche nell’ambito autostradale perché “concessioni a scadenza lontana, associate alla debolezza strutturale della vigilanza, pregiudicano la concorrenza”, ricorda Catricalà. E ancora, il settore ferroviario, dove tutti vi diranno che la concorrenza è in atto, con la prossima entrata nel settore della NTV di Della Valle e Montezemolo, ma dove ci si continua a dimenticare che la rete è controllata dalla holding di Ferrovie dello Stato, che controlla anche Trenitalia, cioè il competitor di NTV, e la cosa è assai poco logica, come intuirebbe chiunque.

E ancora: nessuno ritiene di fare alcunché per la patologia del capitalismo amicale-familistico che caratterizza l’economia italiana?

“L’intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti costituisce una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità” nel settore bancario. “Nel settore finanziario sono ancora troppo frequenti le ipotesi di controllo di fatto, dissimulato da partecipazioni di minoranza. E ciò consente gestioni imprenditoriali per le quali risulta indebolita la disciplina del mercato”

Queste sono le direttrici su cui operare, entro una legge sulla concorrenza che dovrebbe assurgere a criticità e rilevanza pari alle scadenze di bilancio pubblico. La schizofrenia di un governo prigioniero delle proprie contraddizioni, che pare ambire solo a lasciare un’impronta “storica” nella Costituzione disinteressandosi della (frustrante quando non tragica) quotidianità di consumatori ed imprese è di tutta evidenza. Continuare ad essere un paese socialista con una Costituzione emendata in senso simil-liberale sarebbe di assai scarsa consolazione.


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

3 Responses to “Libertà e mercati: meglio la legge sulla concorrenza oggi, che la riforma costituzionale domani”

  1. antonioferrari scrive:

    La risposta è scontata: meglio la legge sulla concorrenza oggi che la riforma costituzionale domani. Sono quasi 20 anni che questo governo parla di liberalizzazioni senza fare nemmeno un passo in questa direzione. La conclusione è ovvia: questo governo non crede nella concorrenza, nel libero mercato. Basta guardare come “controlla” il mercato televisivo, come osteggia tutte le authorities che dovrebbero proteggere quel bene supremo chiamato concorrenza. Mi meraviglio che qualcuno se ne meravigli. Mi meraviglio che ci siano ancora liberali disposti ad illudersi ed a farsi turlupinare.

  2. La ringrazio di aver portato all’attenzione dei media la questione delle parafarmacia e libertà di professione ne settore dei farmaci.
    Le rispondo sul mio settore cioè quello della liberalizzazioni in campo farmaceutico che come sa sia per i notai e farmacisti è un campo dove il libero mercato non si sa neppure cosa sia……..
    Purtroppo nel PDL ( che dovrebbe essere il partito delle liberalizzazioni e non quello delle corporazioni) sono presenti senatori come Gasparri e Tomassini ( ma tanti altri PDL e anche un ex IDV) che hanno proposto (e l’antitrust lo denuncia da tempo) l’eliminazione delle parafarmacie proponendo la drastica riduzione delle già poche specialità farmaceutiche vendibili ( in presenza di un farmacista ricordo) negli esercizi commerciali e GDO.
    Credo che portare all’attenzone dei media questo tema come quello dello smantellamento di fatto delle liberalizzazioni sia il miglior modo per legare il nostro povero paese legato all’Europa che tra l’altro ha più volte criticato l’Italia su questi punti.
    Nel in altri paesi o ci sono limiti più bassi all’autorizzazione di una farmacia (Francia, Spagna, Germania) oppure cone UK, Olanda Portogallo ec.. ci sono politiche liberali che a confronto le liberalizzazioni attuate da Bersani sono solo acqua fresca….
    Mi creda i media possono fare molto mentre allo stato attuale tutto passa sottotraccia con gran felicità dei corporativisti
    saluti

    p.s noi siamo disponibili a parlare e confrontarsi con lei su tale progetto di visibilità delle poliotiche in questo campo…
    dott. Leonardo Marchitto direttivo FEF-parafarmacie

    per critiche al ddl legge Gasparri-Tommasini si veda il seguente link
    http://www.parafarmacianews.com/notizie/34-ultime/64-analisi-tecnica-del-ddl-gasparri-tomassini-ovvero-i-meandri-dei-cavilli-spiegati-e-commentati.html

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