Antitrust: Della Vedova, Bene Catricalà, subito legge sulla concorrenza.

– Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

È importantissimo che il Presidente dell’Antitrust Catricalà abbia invitato l’esecutivo a presentare alle camere la legge annuale sulla concorrenza, richiamata anche dal Presidente Fini nel suo intervento e introdotta nel nostro ordinamento all’interno del “collegato sviluppo 2009”, recependo una proposta che avevo avanzato con altri colleghi nell’estate 2008. Questa legge si presta a raggiungere gli obiettivi di “liberazione” del mercato dagli ostacoli burocratici e normativi alla concorrenza e all’attività di impresa, senza i tempi biblici e i rischi politici connessi alla riforma della Costituzione. Non si tratta di “guidare” i processi di mercato nell’interesse dei consumatori. Si tratta di forzare le rendite, le barriere d’accesso, le norme e gli accordi anti-competitivi che impediscono al mercato di funzionare, sia sul lato dell’offerta che su quello della domanda.La relazione di Catricalà è una buona traccia, ora bisogna accelerare sul piano legislativo. Nulla lo impedisce, neppure l’articolo 41 della Costituzione.

Roma, 15 giugno 2010


9 Responses to “Antitrust: Della Vedova, Bene Catricalà, subito legge sulla concorrenza.”

  1. Bene On. Della Vedova..sono d’accordo con lei.
    Per quanto riguarda la questione delle liberalizzazioni le rispondo sul mio settore cioè quello della liberalizzazioni in campo farmaceutico che come sa sia per i notai e farmacisti è un campo dove il libero mercato non si sa neppure cosa sia……..
    Purtroppo se nel suo partito il PDL sono presenti però senatori come Gasparr i e Tomassini ( ma tanti altri PDL e anche un ex IDV) che hanno proposto (e l’antitrust lo denuncia da tempo) l’eliminazione delle parafarmacie proponendo la drastica riduzione delle già poche specialità farmaceutiche vendibili ( in presenza di un farmacista ricordo) negli esercizi commerciali e GDO.
    Se lei e altri senatori del PDL siete d’accordo per le liberalizzazioni proponga certamente una legge nazionale sulle liberalizzazioni ( che secondo me il governo non vuole) ma almeno per i singoli settori difenda quel poco di liberalizzazioni che gà ci sono.
    Presenti lei stesso( o con altri senatori PDL che la pensano come lei) un ddl a difesa delle parafarmacie al Senato ad esempio….
    Questo la/vi porterebbe di fatto nel campo dei liberalizzaztori reali e non di quelli solo a chiacchiere ( e ne abbiamo fin troppo!)
    Noi siamo disponibili a parlare con lei di questo progetto.
    dott. Leonardo Marchitto direttivo FEF-parafarmacie

    per critiche al ddl legge Gasparri-Tommasini si veda il seguente link
    http://www.parafarmacianews.com/notizie/34-ultime/64-analisi-tecnica-del-ddl-gasparri-tomassini-ovvero-i-meandri-dei-cavilli-spiegati-e-commentati.html

  2. gino scrive:

    LETTERA PUBBLICATA DA UNA COLLEGA FARMACISTA.Tratta dal sito parafgarmacienews.Pane, salame e ottimismo Non sono un’economista ma sono una che osserva, elabora, ragiona e trae le proprie conclusioni. Nell’algoritmo mentale che tenta di trovare una soluzione per risolvere o meglio affrontare i problemi che stiamo vivendo, viene fuori un modello che a molti non piace, ma che a me sembra una delle strade da percorrere. E per meglio comprendere ciò che dico, vi descrivo una tipica conversazione che intercorre tra me e i miei clienti: Ore 8:30 Apertura della mia Parafarmacia; – Buon giorno Dottoressa, credo di avere una intossicazione. Torno adesso dal medico che mi ha prescritto le Fosfor…(farmaco in fiale di larghissimo uso in caso di intossicazione) e mi mostra la ricetta. – Spiacente ma si tratta di un farmaco di fascia C, che richiede appunto ricetta medica ripetibile e noi non lo possiamo dispensare. – E allora cosa devo fare? – Deve rivolgersi al Farmacista. – Me lei non è una Farmacista? – Si, ovviamente. Intendevo dire Farmacista in Farmacia. Se vuole posso darle le siringhe e tutto l’occorrente. – No grazie, visto che ci sono, compro tutto li. Mah…. e uno. Ore 11:00 – Salve. Vorrei una confezione di Bentel…… (corticosteroide di sintesi di largo consumo), ne ho urgente bisogno e mi mostra la ricetta. – Spiacente ma si tratta di un farmaco di fascia C, che richiede ricetta medica ripetibile e noi non lo possiamo tenere. – Ma io lo pago in Farmacia, costa pochissimo e qui c’è la ricetta. – Capisco benissimo, ma come le spiegavo non possiamo dispensare farmaci in fascia C che richiedono ricetta medica, poichè non siamo autorizzati. – Mi saprebbe indicare la Farmacia più vicina? Mah…. e due. E così per tutto il giorno….. e io li a sbracciarmi dando indicazioni sul percorso più breve che porta alla Farmacia, giri a sinistra, imbocchi la prima a destra e via dicendo….e intanto penso che io conosco bene il principio attivo di quel farmaco, ne conosco le caratteristiche chimiche, le indicazioni, i dosaggi, gli effetti collaterali. Ho preso una Laurea in Farmacia a pieni voti per questo. E pensare che avrei potuto venderglielo anch’io quel farmaco, se solo la seconda “lenzuolata” di liberalizzazioni fosse stata approvata. Avrei potuto venderglielo, e se solo fosse cambiata la legge anche in tal senso, applicando lo sconto, che poi, parliamoci chiaro, è quello che in questo momento la gente chiede. Il risparmio, qualche centesimo in più in tasca. E le liberalizzazioni funzionano, ve lo assicuro, perchè da quando ci siamo noi la gente ha risparmiato, e pure un bel po. Ma io il farmaco in fiala non lo posso vendere, perchè io sono una farmacista che adesso viene definita “para-farmacista”, una sottoclasse di professionisti nuova di zecca. Noi titolari di parafarmacia chiediamo di poter vendere anche i farmaci che richiedono ricetta medica bianca Noi chiediamo la fascia C. La chiediamo perchè i farmaci che rientrano in questa fascia, possono essere acquistati solo in farmacia. Ma in farmacia troviamo i farmacisti, si o no? Io sono una farmacista, e pure brava e competente. Ho una Laurea, sono abilitata all’esercizio della professione di farmacista, ho le competenze più che sufficienti per dispensare anche i farmaci di fascia C. L’attuale legge in vigore è quanto di più iniquo possa esistere. E’ come se un Avvocato, regolarmente iscritto all’Ordine di appartenenza, non potesse esercitare la libera professione se non all’interno di una struttura pubblica, a numero chiuso, tipo casta, per intenderci, senza avere la possibilità di aprire uno studio legale e mettere in atto la sua professionalità. Non mi risulta che esistano i paraavvocati, o i paraingegneri, o i paraarchitetti e così via discorrendo. Ma la Costituzione Italiana non sancisce pari dignità tra i possessori dello stesso titolo di studio? L’alternativa più sensata e urgente è la concessione della fascia C agli esercizi farmaceutici denominati parafarmacie. Non importa che le liberalizzazioni provengano da Governi di destra o di sinistra. I tempi che viviamo le impongono, urgentemente. Io, i miei clienti, i miei colleghi, i giovani iscritti alla Facoltà di Farmacia, tutti chiediamo con forza la concessione della fascia C, la trasformazione delle “para”farmacie in FARMACIE NON CONVENZIONATE. Chiediamo di poter dare più servizi, più assistenza. Chiediamo di poter esercitare la professione a tutto tondo, di poter essere più utili, di poter utilizzare la Laurea che con tanti sacrifici abbiamo conquistato e che, vi assicuro, ha lo stesso valore di quella dei farmacisti titolari di farmacia e dei loro eredi. Chiediamo di non essere più i “para” di nessuno. Il caduceo che porto sul mio camice non è un “para” caduceo e l’Ordine provinciale dei Farmacisti che me lo diede mi equipara agli altri miei colleghi. Il nostro Premier continua a dire che serve ottimismo. No, non serve ottimismo. Servono liberalizzazioni, servono soldi. Ho provato a pagare pane e salame con un sorriso, ma il negoziante non l’ha presa bene. Cordiali saluti.

  3. frendy scrive:

    lETTERA INDIRIZZATA AI FARMACISTI .Siamo arrivato al 2010, sarebbe ora di dire basta a tutti questi privilegi. Salve Cari Farmacisti Italiani, sono marito di una vostra collega, che dopo 20 anni di laurea e altrettanto lavoro dipendente in farmacia, ha avuto il coraggio di aprire una parafarmacia. Coraggio si, perche’ in Italia per avere un po di dignita’ professionale ci vuole coraggio. Scusatemi cari amici farmacisti e futuri farmacisti, ma oggi a che serve laurearsi in farmacia se poi non puoi svolgere la libera professione ???? Ti obbligano ad abilitarti, ad iscriverti all’albo dei farmacisti, a pagare le tasse , solo per fare da manovalanza ai titolari di farmacia. L’unica LAUREA con cui non puoi svolgere la libera professione. Mia moglie per 20 anni e’ stata brava a gestire la farmacia altrui, sia per il titolare che nei confronti della legge, dispensando di tutto, dai farmaci salvavita a quelli antitumorali. Un bel giorno a deciso di mettersi in propio, perche’ dopo 20 anni di asperienza ti rendi conto che e’ giunto il momento di rompere con certi legami di dipendenza e sudditanza, aprendo un libera attivita’ che ti e’ stata concessa grazie alla legge Bersani. Ma ti rendi conto che la tua professionalita’ la tua conoscenza la tua preparazione in materia….non servono piu’ a niente. Puoi dispensare solo aspirina vivin c e qualche integratore…..per lo stato non sei piu’ all’altezza della situazione Ma mi chiedo , era brava solo alle dipendenze altrui ???? Era il luogo che faceva la professionista o quello che sapeva fare dopo anni di .sacrifici personali fatti di studio e lavoro ????? Solo in Italia esiste a quest.

  4. daniele burzichelli scrive:

    Bene.
    Sono vent’anni che si parla di liberalizzazioni e finalmente ci siamo.
    Immagino anche per i taxi a Roma, nevvero?
    Oppure, trattandosi di passare dalle chiacchiere ai fatti, finirà come per le Province?

  5. Carlo scrive:

    Molti di noi hanno aperto delle parafarmacie perché erano stufi di lavorare come dipendenti di farmacie e senza carriera. In farmacia sei collaboratore da quando ti laurei a quando ti pensioni! Per poter avere una farmacia ci sono due strade. Comprare una licenza a peso d’oro o essere figlio di un titolare di farmacia. C’è una terza via impraticabile: i concorsi, ormai pochissimi in paesini di pochi abitanti, dove spesso, nessuno può aprire una farmacia perché non è economicamente possibile.
    Bisogna rendere libera l’apertura di una farmacia da parte di chi possiede la laurea e l’abilitazione. Basta che ogni farmacista possa,se vuole, aprire una farmacia e si creerebbero migliaia di posti di lavoro e si avrebbero più farmacie sul territorio. Anziché avere una farmacia spesso strapiena con code, si potrebbero aprire nuove farmacie, dove il cliente può
    essere seguito meglio. Più farmacie creano migliori servizi e più concorrenza.
    Bisogna avere il coraggio di dire basta a chi blocca la liberalizzazione delle farmacie!

  6. alessandro de rossi scrive:

    GLI ORDINI, I “MANDARINI” E I “LIBERI” PROFESSIONISTI.
    Cari amici, desta un certo stupore, accompagnato da malcontento e delusione, il vedere come certi sedicenti paladini del liberalismo trattino questo argomento con una disinvoltura tutta improntata al mantenimento di queste “istituzioni” che sono di fatto la vera cinghia di trasmissione di un sistema burocratico, statalista e ideologico duro, purtroppo, a morire. Ciò che sbalordisce è come si continui, con disinvoltura e massima insensibilità politica, a difendere, anche da parte di forze sedicenti liberali, tali vetuste istituzioni, pomposamente definendole baluardi della cultura e patrimonio irrinunciabile della professionalità. Con ciò non tenendo in debito conto almeno di due importanti aspetti che subito vi segnalo affinché si possa dibattere e sviluppare -anche e soprattutto in modo bipartisan- tra chi spera, pretende e tenta di portare avanti la modernizzazione del cosiddetto sistema-paese. Al di là dei punti di vista politici e storico-filosofici, peraltro necessari per comprendere il permanere di tali organismi all’interno dell’apparato statale (vedi P. Ostellino – “Corriere della Sera” del 6 e 22 agosto 2005) mi preme mettere in evidenza proprio quelle coordinate che più da vicino concernono taluni fondamentali aspetti nella filiera ordini-Iscritti-mercato (del lavoro).

    I “MANDARINI” DEGLI ORDINI E I “LIBERI” PROFESSIONISTI

    Il primo è quello che riguarda l’enorme differenza che c’è tra la categoria degli ordini, come mere istituzioni di potere nelle mani di chi li rappresenta e amministra (surrettiziamente promuovendoli verso affamati politici in cerca di consenso) e la categoria dei “costricti”, nell’imposto e perciò non volontario organico da “iscritti forzati“. Tale non marginale differenza rimanda immediatamente al ruolo di sleale “concorrenza” svolta sul mercato delle professioni (e quindi del lavoro) tra coloro che, da “mandarini”, amministrano sotto varie vesti e funzioni ordini e albi (presidenti, vice presidenti, consiglieri, presidenti di commissioni ) e coloro, come i veri “liberi” professionisti, i quali non essendo coinvolti nella conduzione di tali organismi, sicuramente perché troppo affannati a superare le infinite barriere che si frappongono tra loro ed il mercato della clientela (pubblica o privata che sia), stanno fuori dai grandi e qualificati circuiti professionali e di potere: commissioni di collaudo, commissioni giudicatrici di concorsi, commissioni di esame, commissioni edilizie, commissioni interministeriali, ecc.

    LA CONCORRENZA SLEALE

    Tale aspetto è in effetti una dimensione che direttamente riguarda l’accaparramento concorrenziale che sul mercato delle libere prestazioni professionali pone in posizione di predominanza e privilegio taluni professionisti nei confronti di altri. Solo perché i primi appartengono all’apparato burocratico-ordinistico che per nulla, o quasi mai, rappresenta l’effettiva capacità professionale. Tutto ciò crea di fatto una scorretta posizione di privilegio di un’esigua minoranza rispetto alla stragrande maggioranza di professionisti. E, in una logica di auspicale progressivo liberalismo e di uguaglianza, ciò è oggi inaccettabile. Il paradosso che in questo modo si rappresenta è che il primo vero concorrente e “nemico” dei professionisti, quali semplici iscritti ai rispettivi Ordini, è rappresentato dalla lobby ristretta di coloro che governano ed amministrano tali inutili istituzioni. E questo argomento purtroppo sfugge ai nostri politici (di destra e di sinistra) i quali credono, erroneamente, che difendendo pubblicamente albi e ordini con leggi e leggine, presenziando a convegni e discutendo di improbabili riforme, ecc. possano garantirsi la benevolenza elettorale degli iscritti. Errore madornale! Perché gli Iscritti sono una cosa e gli ordini un’altra.
    Veniamo al secondo punto, più tecnico e che riguarda la cosiddetta selezione dei candidati e la “tutela” del corretto esercizio professionale nell’interesse della “clientela”. Sappiamo bene come l’accertamento della capacità professionale –necessaria al corretto svolgimento delle attività e dell’esercizio delle libere professioni- non è verificata e non è attestabile con gli strumenti offerti da quel superficiale esame scritto ed orale che viene da sempre praticato negli esami di stato, né tantomeno dal valore legale dei titoli di studio. In primo luogo perché sul territorio ci sono diverse tipologie e gradi di “durezza” delle commissioni d’esame di stato. Le selezioni delle professionalità e l’accertamento delle relative “qualificazioni”, dovrebbero essere fatte sul campo dal mercato stesso: esistendo da un lato sufficienti regole e leggi per la tutela di chi richieda una corretta prestazione professionale. Iscritta o no che la persona sia presso un ordine, non va dimenticato che chi “professionalmente” sbaglia, civilmente e/o penalmente, dovrebbe rispondere. Fatte salve, naturalmente, talune consolidate eccezioni per altri e più potenti Ordini e Consigli superiori(…)
    Non parliamo poi del vortice, o meglio del “tornado” delle raccomandazioni, sostenuto, anche qui, da un forte fattore lobbistitco (spesso rappresentato dal giro dei professori universitari e dei loro amici) e che costituisce un ulteriore fattore di disturbo nella logica del “libero” esercizio professionale. Quest’ultimo aspetto, quello cioè che riguarda la malefica saldatura tra università e ordini professionali, è un altro degli enormi problemi che affliggono le professioni ed il libero mercato. In quanto ognuna (istituzione) fa il gioco dell’altra coprendosi vicendevolmente nelle carenze e nei più vari “smarginamenti” di autoreferenziale competenza.
    Comitati professionali, composti da docenti (baroni) universitari e dai rappresentanti (mandarini) degli ordini, rappresentano sul territorio non quel patrimonio culturale irrinunciabile a cui qualche sedicente liberale (di destra e/o di sinistra) nei giorni scorsi sulla stampa si riferiva. Ma costituiscono, di fatto, un vero e proprio blocco sociale e professionale che si interpone come un baluardo insormontabile tra gli “sparpagliati” liberi professionisti, rappresentanti la maggioranza di coloro che in effetti operano nelle diverse attività e il più vasto settore della clientela. Questa esigua minoranza, peraltro molto potente, che in modo del tutto autoreferenziale si propone surrettiziamente sul mercato degli incarichi, soprattutto nei confronti degli enti pubblici, svolge un ruolo di forte disturbo per tutto quanto concerne la libera concorrenza tra Domanda e Offerta: in manifesto contrasto con le proprie finalità d’istituto, con la legislazione vigente, laddove è formalmente rigida la regolamentazione degli affidamenti di incarichi e delle convenzioni.
    Tante centinaia di migliaia di liberi professionisti sarebbero grati se si volesse promuovere, in barba a quegli economisti e politici ispirati dal puro liberismo di facciata, un serio dibattito in merito all’argomento.
    Dietro gli ordini si nascondono logiche di potere e caste che ritardano lo sviluppo di questo martoriato Paese. L’Italia è entrata in Europa. Speriamo che l’Europa entri in Italia, magari senza chiedere troppo “permesso”, apportando trasparenza, civiltà, libertà e uguaglianza. Speriamo che almeno l’Antitrust faccia veramente qualcosa. Basterebbe far amministrare gli ordini a persone che non esercitano la professione…

    alessandro de rossi – ARCHITETTO (costretto all’iscrizione all’albo da oltre 35 anni) e DOCENTE UNIVERSITARIO: perciò abbastanza informato su quanto sopra

  7. G.Carlo scrive:

    Come cominciare! Innanzitutto indipendentemente dal fatto che si lavori in Farmacia o in Parafarmacia noi siamo tutti farmacisti, non esistono farmacisti di serie B. Poi Liberalizzare Sì, ma con delle regole(ad esempio che ci sia tra farmacie e Parafarmacie una distanza minima in linea pedonale di almeno 250 M) poichè l’apertura selvaggia di Esercizi Farmaceutici non porterebbe benefici per nessuno.

  8. Gentile della Vedova,

    come vede dalla cronaca politica di questi giorni il tema delle liberalizzazioni si fa sempre più caldo…mi riferisco alle 6 proposte di Bersani che il pd trasformerà in emendamenti alla finanziaria……..
    Vorrei invitarla (lei e i colleghi parlamentari che la pensano come lei nel PDL) a mettere nero su bianco emendamenti simili o addirittura ancora più incisivi e vasti di quelli proposti dal PD.
    Il tema delle liberalizzazioni che incide praticamente sul campo della competizione( sia pur regolata) è un tema cruciale di cui il nostro paese ha un disperato bisogno…..ma è mai possibile che queste cose le debba proporre in italia il capo di un partito socialista e non un partito che si dice liberale ed europeo?
    No le sembra che questo offuschi il compito di un partito coem il suo sprofondandolo verso la difesa del corporativismo più bieco?
    Si può andare avanti così?
    L’occasione della finianziaria è quello di liberare risorse economiche trioppe volte ingabbiate in interessi di chi è già sul mercato e non vuole che nessuno lo disturbi…..
    Emendament bypartisan sulle liberalizzazioni sarebbero il segno di un nuovo modo di fare politica per il bene del paese.
    saluti
    dott. Leonardo Marchitto
    direttivo FEF-parafaramcie

  9. dert scrive:

    la fofi deve avallare la nostra richiesta.VOGLIAMO LA FARMACIA NON CONVENZIONATA.la fofi non può fare figli e figliastri,siamo tutti farmacisti.

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