Regno Unito: insidie ed opportunità dell’accordo di coalizione sull’energia

– L’energia promette di essere un difficile banco di prova per la tenuta della coalizione al governo del Regno Unito.
In particolare, l’opposizione al nucleare dei liberaldemocratici mal si combina con i progetti dei conservatori di ammodernamento e potenziamento del parco di produzione.
Il Governo ha deciso di avviare sul tema un dibattito aperto e trasparente. Si è chiusa giusto ieri la consultazione pubblica sul sito del Dipartimento dell’Energia e del Cambiamento Climatico. Per alcuni giorni i visitatori del sito hanno potuto esprimersi sul programma della coalizione in materia di energia.L’attenzione si è concentrata chiaramente sul nucleare e sul giusto mix energetico da perseguire, le questioni più controverse. Dati e oculate considerazioni si susseguono per decine di pagine dipingendo una bella iniziativa di democrazia partecipativa anglosassone.

Sul fronte politico, i nodi rimangono e il Coalition Programme ha posto un sigillo alla divergenza tra LibDem e Tories: il Governo approverà un nuovo programma nazionale per la sostituzione e l’ammodernamento del parco di produzione di energia da fonte nucleare, ma quando verrà discusso in Parlamento un portavoce liberaldemocratico potrà esprimere il dissenso del partito. I 57 liberaldemocratici, d’altra parte, si impegnano ad astenersi dal voto, mentre il Governo sarà tenuto a non porre la fiducia sull’approvazione del programma energetico nazionale.
Su un punto vi è accordo tra le due forze politiche al governo: il nucleare dovrà sostenersi sulle proprie gambe. Nessun aiuto da parte della finanza pubblica.
Meno chiaro, invece, è come il Governo Cameron potrà elaborare un piano energetico che preveda nuovi investimenti sul nucleare se l’amministrazione competente è guidata da un deciso oppositore dell’atomo.
Infatti, i liberaldemocratici hanno ottenuto il vertice del Dipartimento dell’Energia e del Cambiamento Climatico. Nel 2006 Chris Huhne scriveva sul Guardian che il nucleare è una tecnologia provata, testata e fallita; nel 2007 dichiarava che la crescita delle energie rinnovabili rende vane nuove ambizioni nucleari. Oggi dovrà collaborare con tre conservatori che dal suo Dipartimento proveranno a dar seguito agli indirizzi tracciati dal Partito Conservatore in questi anni.
Il Regno Unito sembra oramai a un bivio.
I 19 reattori attivi oltremanica coprono una quota di mercato pari al 18 per cento della produzione totale. Su questo contributo si è basata una politica energetica tesa a contenere le emissioni di CO2. Per il futuro, il Libro Bianco sul nucleare del 2008 conferma questo orientamento, facendo affidamento sull’atomo per centrare gli obiettivi posti a livello comunitario e che il Governo attuale intende alzare. L’intenzione, a dispetto dei costi economici e dei probabili effetti controproducenti, è quella di premere su Bruxelles affinché si fissi l’asticella delle riduzioni di CO2 al 30 per cento.

Lasciando da parte le questioni, fondate o meno, dei cambiamenti climatici, le ragioni che hanno convinto i laburisti a confermare l’opzione nucleare nel 2008 sono la sicurezza, l’affidabilità e la convenienza del settore. Dei 19 reattori operanti, tuttavia, 18 sono destinati alla chiusura entro il 2025. Sono quindi questi gli anni in cui si decide il mix energetico del prossimo futuro nel Regno Unito.
Una coabitazione così difficile può portare a dei risultati coerenti e concreti solo se assistita dallo scrupoloso rispetto dei patti dettagliatamente definiti e siglati nel Coalition Programme. La stessa correttezza politica e istituzionale dovrà a maggior ragione guidare la mano di Huhne alla firma di un programma che probabilmente non lo convincerà.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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