Achille-Berlusconi e la tartaruga delle riforme

– Quanto più lunga si fa la sua esperienza di governo e solido il suo potere, tanto più Berlusconi veste i panni dell’eroe di opposizione, ostaggio di un Palazzo ostile, di cui neppure riesce a trovare la stanza dei bottoni. In un quindicennio si è passati dal berlusconismo al “berlusconi-centrismo”, ma la soggettività politica del Cav. rimane rivoluzionaria e positivamente eversiva, al punto da farlo apparire alternativo perfino a se stesso, proiettato nel futuro berlusconiano del presente berlusconiano, quando il Berlusconi di lotta finalmente “libererà” il Berlusconi di governo e si riconcilierà con esso.

In questo Berlusconi dimostra di essere un leader insieme straordinario e impossibile, capace di sfidare la forza di gravità della politica e di non precipitare sotto il peso di tre lustri di promesse non mantenute, ma incapace di dare forma e sostanza di governo alle lusinghe di una narrazione persuasiva.

E’ il leader politico che più ha sfidato la logica non solo del discorso politico, ma del discorso tout court, adattando la grammatica e la sintassi della comunicazione pura ad una attività che, prima di lui, era dominata dalla retorica ideologica e dalla demagogia tribunizia. Ma è anche lo statista che chiuderà un primo decennio del secondo millennio, passato per tre quarti a Palazzo Chigi, con l’ennesima dichiarazione di guerra contro la vecchia politica e con l’ennesima promessa di cambiamento.

Gli ingredienti ideali del berlusconismo originario (a grandi linee, quelli di un conservatorismo compassionevole ante-litteram e di un liberismo eterodosso, animato dalla follia dell’imprenditore di genio) non sono più, da tempo, il baricentro politico del centro-destra. In questo quindicennio il Cav. ha progressivamente esternalizzato la politica e la cultura del suo schieramento (a Tremonti, alla Lega, ai teo-con…) trattenendo per sé la “sezione propaganda” del partito e continuandola ad usare alla grande, con una larghezza di mezzi immensa, dopo la conquista della Rai, gestita come avrebbe fatto la sinistra – ma meglio, molto meglio – al servizio degli interessi dell’esecutivo.

Berlusconi può oggi sfidare il principio di non contraddizione: varare nella manovra finanziaria un pacchetto anti-evasione che il Berlusconi di opposizione avrebbe definito criminale e annunciare la liberazione dell’impresa dal dominio della politica; promettere la Gerusalemme fiscale, e continuare a lucrare, come Prodi, su di un livello di imposizione assurdo, come se il problema dell’economia italiana fosse interamente compreso nel perimetro della finanza pubblica; agitare la grancassa mediatica contro gli sprechi della politica e non togliere una sola portata al fiero pasto che una classe dirigente “forchettona”, al Nord come al Sud, al centro come alla periferia, continua a servirsi, facendo – scriverebbero il Giornale o Libero – pagare Pantalone. Può fare pressoché tutto, Berlusconi, nel teatrino della politica.

Non può però cambiare il bilancio di un’esperienza di governo che non è iniziata ieri e che non finirà domani e in cui Berlusconi ha più vinto che fatto, più promesso che mantenuto. La parabola del berlusconismo rimanda ormai al paradosso di Zenone e non pare logico attendersi che il Berlusconi-Achille raggiunga la tartaruga delle riforme, prima di lasciare il campo della politica, in cui è appena sceso, solo sedici anni fa.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Achille-Berlusconi e la tartaruga delle riforme”

  1. Maurizio scrive:

    La fortuna e il successo di Silvio Berlusconi sono il prodotto non tanto delle sue scelte politiche e delle realizzazioni dei suoi governi – fin qui piuttosto mediocri e inconcludenti – ma di un’opera gigantesca e ormai quasi ventennale di propaganda e manipolazione dell’informazione, costruite grazie alla gestione spregiudicata dei canali televisivi di cui è proprietario o controllore politico. Circostanze che in nessun altro paese democratico sono possibili e neppure immaginabili, e che qua in Italia consentono al Cavaliere di mantenere alti livelli di fiducia e popolarità nonostante il fallimento delle politiche dell’esecutivo.

  2. Luigi Calabrese scrive:

    Berlusconi è solo fiction!

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