Olanda: i liberali al governo, ma con chi? Dipende da Wilders

– Voglia di cambiamento nei Paesi Bassi. Mentre ancora si stanno concludendo le operazioni di spoglio delle schede elettorali (90 per cento dei voti scrutinati), appare chiaro il testa a testa fra i liberali guidati dal 43enne Mark Rutte, che dovrebbero aggiudicarsi 31 seggi, ed i laburisti guidati da Jacob Cohen che dovrebbero invece vedersene assegnare 30.

Il Pvv, il partito guidato da Geert Wilders, che fa delle questioni dell’immigrazione e della lotta all’islamizzazione dell’Olanda il perno della sua piattaforma politica, dovrebbe vedere aumentare i suoi seggi da 9 a 23. Infine, i cristiano-democratici del premier uscente Balkenende subirebbero una sostanziale diminuzione del loro peso politico riuscendo a conquistare solo 21 seggi (ne aveva 41 in precedenza).

Nonostante la campagna elettorale sia stata dominata dalle tematiche economiche e dalla crescente consapevolezza della necessità di una manovra correttiva per i conti pubblici olandesi, il messaggio del partito di Wilders è riuscito comunque a convincere ampie fette dell’elettorato olandese e a raggiungere successi notevoli come nella capitale dell’Aja, dove il Pvv riesce ad imporsi come secondo partito.

Il risultato non deve sorprendere. Salvatore Antonaci su Libertiamo.it aveva già sottolineato come il risultato di Wilders avrebbe potuto condizionare l’esito della competizione elettorale. Se nel corso delle settimane il partito liberale di Rutte è costantemente cresciuto nei sondaggi, i risultati sembrano premiare gli sforzi dei laburisti di Cohen che riescono a tener testa attestandosi ad un solo seggio di distanza e confermano le previsioni della vigilia sul Pvv. Ad uscire con le ossa rotte dalla competizione elettorale sono i democristiani di Balkenende che ha già rassegnato le dimissioni.

I liberali di Rutte si avviano quindi, per la prima volta dopo quasi 100 anni, verso la difficile impresa di formare un governo di coalizione. Gli scenari possibili sono moltissimi. Certo, il risultato di Wilders non potrà non essere tenuto in considerazione, ma per raggiungere i 76 seggi (su 150) necessari per governare sono ipotizzabili diverse soluzioni. Accanto alla possibilità di un governo che viri saldamente a destra con la presenza dei liberali, del Pvv di Wilders e dei cristiano-democratici di Balkenende, non è da escludersi la possibilità di una “purple coalition” che comprenda i liberali, i laburisti e partiti minori quali ad esempio i verdi (10 seggi), i socialisti o i liberali di sinistra di D66. Questa seconda soluzione trova il consenso di molta parte dei salotti buoni olandesi che guardano con sospetto ad un governo con ministri del Pvv o con lo stesso Wilders.

Rutte dovrà quindi probabilmente scegliere fra una soluzione propria delle logiche di grande coalizione che porterebbe all’esclusione di Wilders, ma con un sostanziale annacquamento delle ricette economiche che hanno decretato il successo elettorale dei liberali (tagli alla spesa pubblica per 20 miliardi di euro, il rientro a zero del deficit pubblico entro il 2015, la riduzione del numero di ministri e l’innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni), oppure tentare la normalizzazione del Pvv portando al governo Wilders e chiedendo in cambio un netto appoggio sulla sua piattaforma economica.

Qualunque sia la soluzione che i liberali sceglieranno, il perno del dibattito resterà lui: Geert Wilders.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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