Milano, la retropoli

Il sindaco Moratti ha la percezione di aver impartito a Milano una rivoluzionaria prospettiva di sviluppo ‘sostenibile’: ha fatto un sacco di piste ciclabili, esponenzialmente aumentato gli spazi verdi, introdotto Ecopass.
Il vivere milanese tuttavia non pare beneficiarne granché.

Il nuovo verde, per dire, è fatto di aiuole, di ‘polmoni’ green esterni alla città.
È quindi un verde “non fruibile”.
Le nuove piste ciclabili sono esterne alle vie della mobilità urbana o consistono in strisce di asfalto, lunghe un paio di centinaia di metri, incastonate tra binari del tram, pavé sconnesso, gradini. Non fruibili, ahinoi, neppure loro.
Poi c’è Ecopass, la pollution charge dei milanesi. Utile è utile, ma per la circolazione in centro e le casse del Comune. Non per i polmoni dei civici contribuenti.

Infine c’è Expo, e che dirne? Il grande parco agroalimentare che ospiterà i padiglioni dell’Esposizione Universale 2015 si trova all’esterno del perimetro urbano. Fruibile dai visitatori, dai residenti dei comuni su cui insiste l’area, ma non dai milanesi. Il grande evento, comunque, una dote ambientale ai posteri la lascerà: una nuova linea del metrò. Forse.

È fisiologico lo scarto tra percezione e realtà. È patologico che vi sia alterità tra le due dimensioni. Nel caso delle politiche ambientali praticate dall’attuale amministrazione milanese, questo scarto è sintomaticamente ampio.

La mattina sui Navigli, ad esempio. Sul coté pedonalizzato tanti i bar aperti, nessuno con i dehors. Perché? Un’ordinanza del Comune li vieta.Vietato, si scoprirà, anche fermarsi dopo le 21 in un chiosco-erogatore di alimenti. Consumare un panzarotto sul marciapiede o bere in un contenitore di vetro, a Milano, non si può.

I provvedimenti – nella percezione del sindaco Moratti – servono a scoraggiare i potenziali disturbatori del sonno dei residenti e dunque favorire quelle che l’amministrazione comunale chiama “misure a tutela dell’ambito territoriale”. Risultato: la sera Milano è vuota – fatta eccezione per le tre aree della movida – Navigli, Arco della Pace, Garibaldi – sulle quali, per l’appunto, insistono le ordinanze, e dove il casino che si voleva contrastare è invece esattamente lo stesso di prima. In compenso, però, il resto della città è deserto. Deserte, la sera, le fermate del metrò esterne alla cinta centrale. Deserte le strade del ritorno a casa dopo l’aperitivo in centro. E questo fa meno non più tutela.

Il concetto di “qualità della vita” è di per sé sufficientemente astratto per scoraggiare chiunque ambisca a qualificarsi come liberale a cimentarvisi. Ciononostante, qualche ardimentoso tentativo in tal senso comincia a farsi avanti.
Ci sta provando, ad esempio, l’ex Assessore a Mobilità Trasporti Ambiente del Comune di Milano, il già docente della Bocconi Edoardo Croci, defenestrato qualche mese fa dalla Sindachessa per l’affaire Ecopass. Con Marco Cappato e il verde Enrico Fedrighini, Croci ha annunciato un’iniziativa referendaria che sfida Letizia sui temi ambiente e mobilità, che i promotori della consultazione popolare ritengono vadano agiti a leve dello sviluppo economico-urbanistico-abitativo di Milano Metropoli.

I quesiti referendari proposti sono 5:
1: Mobilità. Per estendere Ecopass alla “cerchia ferroviaria”, completare nuove linee Metrò, aumentare piste ciclabili e aree pedonali.
2: Expo. Perché l’area del parco agroalimentare si conservi non edificabile anche dopo Expo 2015.
3: Navigli. Per riportare alla luce l’intero sistema fluviale.
4: Verde Pubblico. Per raddoppiare gli spazi verdi e ridurre il consumo di suolo.
5: Edilizia sostenibile. Per introdurre standard massimi di efficienza energetica nei nuovi immobili, la “rottamazione edilizia” degli immobili non di qualità, lo stop al gasolio da riscaldamento entro il 2012, e l’estensione del teleriscaldamento a 750.000 abitanti entro il 2015.

Sull’adeguatezza dello strumento referendario, certo, sarebbe stolto non nutrire dei dubbi. Ed anche sulla sensatezza dei quesiti, non sarebbe affatto inopportuno discutere. La scopertura dei Navigli ad esempio imporrebbe l’abbattimento degli edifici costruiti nel corso dei secoli sulla copertura delle vecchie vie dell’acqua, mentre il referendum 4 – più alberi-più verde – più che una consultazione pare una domanda retorica.

Dell’iniziativa, tuttavia, va apprezzata l’audacia.
Per Croci – sembra di intuire – la posta in palio non sono gli alberi o le piste ciclabili, ma un modello di sviluppo. La sua idea di metropoli “a trazione ambientale” declina evidentemente la formula obamiana, fiduciosa nelle ricadute dell’economia green e nella sua capacità di liberare nuove energie, civiche oltre che materiali.

Si può obiettare, certo. Si può obiettare, ad esempio, che il modello suscita empatia più emotiva che razionale, che è più mood che dottrina. Ma non si può negare che un suo appeal il paradigma “sostenibile” ce l’abbia: indica una direzione di cui, in parte, suggerisce anche l’itinerario. Per la metropoli, dunque, suona un modello politicamente competitivo, almeno rispetto all’eco-thinking morattiano, di cui ad oggi è ancora arduo intercettare il quid.

La sfida referendaria potrebbe rivelarsi velleitaria. E lo sarà se non sarà capace di conseguire il vero obiettivo che dovrebbe prefiggersi: sollecitare un dibattito, di qui alle prossime comunali, sull’agenda metropolitana.
Un’agenda, non una formula politica, da gestire guardando alla metropoli come una convergenza di nodi, gran parte dei quali attualmente ‘bloccati’ da un eccesso di convergenza lobbistica, un eccesso di presenza politica, un eccesso di sconfinamenti del pubblico nel privato. Sbloccare quei nodi, liberarli, sarebbe già fare sviluppo sostenibile.

Ecco, se la “provocazione” di Croci riuscisse a illuminare un dibattito “nel merito”, sarebbe proprio una gran cosa. Sebbene – sia chiaro – sarebbe un dibattito confinato all’area di centro-destra, un’area – diciamo – estesa dal proto-conservatorismo larussiano al progressismo liberal di matrice bocconiana. Il Pd infatti a Milano è ‘non pervenuto’. O meglio, anche lui un referendum lo fa: quello per l’acqua pubblica!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Milano, la retropoli”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] 9 giugno 2010 di Simona Bonfante per Libertiamo.it […]