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Indagato chi non prevede i terremoti. Ma sono altri i colpevoli dei crolli dell’Aquila

– La Procura dell’ Aquila ha accolto un nuovo principio scientifico: prevedere i terremoti è possibile. Quindi consiglio a tutti i sismologi italiani di cambiare mestiere, se non vogliono prima o poi finire indagati per omicidio colposo. Non comprendiamo a chi giovi né a chi serva che per ritorsione, come ieri avrebbe minacciato il Presidente del Consiglio, si ritiri la Protezione Civile dall’Abruzzo. Ma un’inchiesta sulle scarse capacità divinatorie della Commissione “Grandi Rischi” rientra più nella categoria della caccia alle streghe che in quella dell’indagine giudiziaria.

Il professor Franco Barbieri vice presidente della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile nel corso della riunione con le massime autorità scientifiche del settore sismico, che si tenne pochi giorni prima del terremoto dell’Aquila, proprio per esaminare la fenomenologia sismica che aveva colpito la città, disse: “Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata un precursore di un grande evento”. Aveva ragione e il fatto che disgraziatamente vi sia stato, in seguito, il “grande evento” temuto non gli dà certo torto.

Questa tesi è confermata dal professore e componente dell’ufficio di direzione dell’Earthquake Research Institute dell’Università di Tokyo, Naoshi Hirata, secondo il quale prevedere un terremoto come quello che ha colpito l’Abruzzo è  impossibile,  perché “l’intensità delle scosse preliminari, quando sono troppo basse, rende pressoché impossibile dire quando un evento sismico si può verificare”. In un paese come il Giappone che ha sviluppato sofisticate tecniche di rilevazione, margini di ragionevole previsione sono possibili quando il terremoto “é almeno di 7-7,5 gradi della scala Richter” perché le onde preparatorie sono più facilmente interpretabili: non come quello abruzzese, di “appena” 5,8.

Il terremoto della città giapponese di Niigata avvenuto a luglio 2007, è stato un “evento che ha colpito di sorpresa” malgrado la scossa fosse di magnitudo 6,8. “Sappiamo – continua il professore, tornando alla situazione del Giappone, che situato alla congiunzione di quattro placche tettoniche registra il 20% delle scosse telluriche più violente al mondo all’anno – che nell’area della piana di Tokyo, sulla base della lunga serie statistica accumulata, c’é la probabilità maggiore al 70% che si avveri un fortissimo terremoto nei prossimi 30 anni. Però ci sono scosse ogni 10 minuti, di piccola intensità che non permettono un’identificazione chiara”.

Anche un altro dei massimi esperti internazionali di prevenzione del rischio sismico, il giapponese Kojiro Irikura, dell’istituto Aichi di tecnologia e del Centro di ricerca del Giappone per la prevenzione dei disastri,  in occasione del convegno su “Costruire e conservare in area sismica”, organizzato dall’Ordine dei Geologi della Campania,  ha detto che “prevedere i terremoti è una possibilità interessante dal punto di vista scientifico, ma non ha ancora un’applicazione. Abbiamo molte possibilità, ma nessuna di queste si è tradotta finora in pratica”. Tra queste ci sono anche le ricerche basate sulla rilevazione del livello di radon, di cui molto si è parlato in ordine alla possibilità di prevedere il terremoto dell’Aquila del 6 aprile scorso.

“Il radon è uno dei tanti fenomeni legati ai terremoti, ma non penso sia realizzabile utilizzare da sole queste osservazioni per fare delle previsioni. Certamente da solo il radon non può essere un indicatore sufficiente. Oggi abbiamo a disposizione molti modi per sorvegliare e studiare i movimenti della crosta terrestre e per capire quali sono le zona in cui è possibile che si accumuli più energia, ma è anche vero – ha rilevato – che questi movimenti non sono stabili, possono modificarsi o interrompersi improvvisamente, per poi riprendere.”

“Allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione certa dei terremoti, ovvero la previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento. Questo è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento”. A sostenerlo è un altro studioso, Massimo Cocco, dirigente dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv, che è l’ente preposto alla sorveglianza della sismicità sul territorio nazionale).

E a proposito del radon: “L’emissione più forte di gas non può significativamente giustificare un allarme sismico. È prevedibile, però, che una scossa che ha colpito l’Abruzzo questa notte venga normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali intense”. Lo sciame sismico nell’area aquilana, conferma Cocco, era attivo da fine ottobre – novembre scorsi ma “come ce ne sono tanti altri in Appennino e per noi sono eventi assolutamente naturali. Dall’inizio dell’anno abbiamo registrato in Italia circa 2 mila terremoti, di cui 200 in quella zona.”

Dunque i maggiori esperti del settore concordano che non è possibile prevedere i terremoti. D’altra parte in un paese come il Giappone o la California, quando i terremoti si verificano –  e si verificano considerato che nessuno può impedirlo – causano danni ridottissimi in quanto tutti gli edifici sono progettati e costruiti secondo avanzatissimi criteri antisismici. In Italia una scossa relativamente inferiore procura danni ingenti, crolli degli edifici e, conseguentemente, un alto numero di vittime. Si stima che in Italia soltanto il 14% di tutti gli edifici costruiti nelle zone sismiche più pericolose risponda alle norme antisimiche a  causa della diffusione sul territorio degli edifici storici e, per quelli costruiti in epoca moderna, del mancato rispetto delle norme di costruzione. In Italia quando il terremoto colpisce, gli edifici sono i principali assassini.

Per arginare il fenomeno il decreto legge 248 del 2007, all’art.20, comma 5 fissa al 31 dicembre 2010 la scadenza per la messa a norma degli edifici esistenti “Le verifiche tecniche  di cui all’articolo 2, comma 3, della ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 2003 ad esclusione degli edifici e delle opere progettate in base alle norme sismiche vigenti dal 1984, devono essere effettuate a cura dei rispettivi proprietari entro il 31 dicembre 2010 e riguardare in via prioritaria edifici e opere ubicate nelle zone sismiche 1 e 2”.

Se il nodo non è la prevedibilità dei terremoti o la loro evitabilità, ma la sicurezza degli edifici, la responsabilità di chi li costruisce e di chi controlla il rispetto delle norme di costruzione, su quali basi allora i magistrati dell’Aquila hanno emesso i loro avvisi di garanzia? Dobbiamo pensare che siano stati condizionati dagli esposti di alcuni cittadini aquilani che, feriti dall’immane tragedia che li ha colpiti, cercano un capro espiatorio, cui addebitare le colpe della natura avversa, che non può sedere al banco degli imputati?

Uno dei più autorevoli vulcanologi islandesi Freysteinn Sigmundsson per 18 anni ha sorvegliato il vulcano Eyjafjallajokull ma al momento dell’eruzione era a Parigi: senza volo di ritorno, ha dovuto seguire a distanza la situazione, ospite di un dipartimento di geologia parigino. L’eruzione ha preso alla sprovvista non solo lui, ma tutta l’Europa. Possibile che nessuno l’avesse prevista e avesse segnalato il pericolo? Non è proprio così: da giorni il vulcano era sorvegliato. Semplicemente, era impossibile prevedere la violenza e l’altezza della colonna eruttiva.

Dobbiamo aspettarci che altri magistrati accolgano dei potenziali esposti delle compagnie aeree mondiali contro i geologi islandesi per le mancate previsioni sulle eruzioni del vulcano Eyjafjallajokull, che hanno bloccato la mobilità mondiale?


Autore: Elena Vigliano

Nata a Roma nel 1964, laureata in economia all’Università La Sapienza, è Consulente del Lavoro e Fiscale di numerose aziende ed ha collaborato con una nota multinazionale americana. Tra i promotori prima di Riformatori Liberali e quindi di Libertiamo, si occupa di tematiche giuslavoristiche e fiscali anche internazionali, avendo vissuto e studiato per oltre un decennio nell’Africa Anglofona.

One Response to “Indagato chi non prevede i terremoti. Ma sono altri i colpevoli dei crolli dell’Aquila”

  1. Domenico Bilotti scrive:

    Dal punto di vista giudiziario, la prevenzione delle calamità naturali dovrebbe concentrarsi su quegli aspetti (edilizi e urbanistici, soprattutto) che possono CONCRETAMENTE aggravare ogni ipotesi di forza sismica, pluviale, ecc.
    Sul caso specifico della ricostruzione abruzzese, e anche della pristina situazione ambientale (come per l’allegamento del Messinese), il grosso delle responsabilità dovrebbe stare nella manutenzione del territorio, che poi è l’unica forma realmente affidabile di contenimento del rischio.
    Purtroppo, però, è un discorso assai più complesso, vasto e plurisoggettivo, che giocare a comprendere il “chi ha sbagliato previsione”. E questo non agevolerà nemmeno i tempi della giustizia.

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