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“La nostra vita” di Daniele Luchetti: né buoni né cattivi – AUDIO

– Al cinema, alla sua storia, si possono riconoscere tanti meriti, ma anche forse altrettante colpe. Una di queste è aver alimentato il mito della corruzione. Gli assassini, i ladri, i truffatori che incontriamo nei film, piuttosto raramente sono esaltati come eroi positivi, ma spesso giganteggiano nel Male. Basta confrontare la fotografia di un gangster reale e di un gangster cinematografico, per valutare quanto il cinema tenda a idealizzarli.

Il film di Daniele Luchetti, “La nostra vita”, è un film sulla corruzione. Ma una corruzione che non ha niente di mitico. Del resto, essa è di dimensioni non eclatanti, ma così medie da poter essere vissuta da chi vi partecipa, non come corruzione, ma come una normalità pacifica.
Il protagonista del film è un operaio edile, con la funzione di capo-cantiere. Pensa che l’edilizia è “fatta tutta di impicci”. E se i contratti dei muratori sono spesso irregolari o inesistenti, se non vengono rispettate le norme di sicurezza sul lavoro, se gli appalti sono truccati, non si indigna e non si preoccupa.

Ha una famiglia con due bambini, la moglie ne aspetta un terzo. E deve semplicemente ritenere che per sopravvivere bisogna adeguarsi.
Un giorno, nel cantiere dove lavora, scopre che il guardiano di notte, rumeno, caduto da un’impalcatura probabilmente ubriaco, è stato seppellito alla bell’e meglio senza che la sua morte sia stata segnalata alle autorità.
La decisione l’ha presa il capo della ditta costruttrice. E al nostro eroe appare ragionevole: se la polizia si fosse messa in mezzo, avrebbe scoperto tutte le magagne del cantiere, lo avrebbe chiuso; e gli operai, lui compreso, avrebbero perso lavoro e guadagno.

Ma lo spettatore può chiedersi: possibile che questa morte occultata non lasci nessuna traccia nella coscienza del protagonista? Che egli possa continuare a far l’amore con sua moglie, ad andare in gita al mare con tutta la famiglia, a ridere e a scherzare, come se nulla fosse accaduto? Tanto più che l’uomo, se da un punto di vista civile risulta apatico e conformista, nella sfera dei suoi rapporti personali è tutt’altro che privo di simpatia e di calore umano.

Probabilmente, in un film americano, quel fattaccio, alla lunga, avrebbe lavorato a fondo nella sua coscienza. Egli si sarebbe riscosso dall’acquiescenza alla corruzione; avrebbe denunciato la morte del guardiano; e avrebbe combattuto, anche affrontando seri rischi personali, per il ripristino della legalità nell’edilizia.
Ma “La nostra vita” è un film italiano. E gli autori conoscono troppo bene il loro personaggio,  per attribuirgli un comportamento che non gli appartiene. (Personaggio interpretato dall’ottimo Elio Germano, che ha vinto per questo la Palma d’Oro a Cannes).

Ciò non significa che egli non abbia una crisi di coscienza. Che in una prima fase, quando è indurito da una disgrazia familiare, si manifesta al rovescio: se a questo mondo, altro “non resta che far torto o patirlo”, tanto vale che quel torto venga commesso fino in fondo, e che frutti il maggior guadagno possibile.
Ed ecco così, che ricatta il responsabile della ditta costruttrice  per farsi assegnare, in cambio del suo silenzio, un lauto appalto.
Ma poi conosce il figlio del guardiano, gli dà un lavoro, e lo ospita a casa sua, come se fosse un altro figlio. E un giorno, quasi incidentalmente, gli rivela come è morto suo padre. Quanto alla vedova del guardiano, le costruisce un bar sulla spiaggia e cerca di fare in modo che suo fratello se la sposi.

Insomma, una coscienza morale ancora agisce dentro di lui; ma, se mi si passa l’immagine, come un pesciolino che possa nuotare soltanto sotto uno spesso strato di acqua paludosa.
Voglio dire: questo ravvedimento che opera soltanto in un ambito privato, è sufficiente per fare del protagonista un personaggio del tutto positivo?
Evidentemente no. E’ anzi questa, da un punto di vista drammaturgico, la sua caratteristica più originale:  non è un cattivo, ma non riesce nemmeno a essere fino in fondo un buono.

E così, se nel corso del film ci aspettiamo che scoppi un bel temporale purificatore, resta tutto maledettamente in sospeso.
Ma se tale sospensione è, appunto, la nota più originale di questo bel film, è anche quella che purtroppo sembra registrare la temperatura morale e civile della realtà italiana di oggi.

Di seguito, la versione audio dell’articolo.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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