Filippo Mazzei, gentiluomo dei tre mondi. Libertiamo rilancia un gran liberale

– Se scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato, allora questa volta ce l’hanno fatta grossa. Certo, che le idee liberali non godano in Italia di grande diffusione e di prosperità intellettuale è cosa nota. Ma ci sono vuoti pneumatici nei libri di storia di questo Paese che fanno gridare vendetta. Seguiteci in questa che vuole essere solo una breve introduzione biografica ad uno storia che nessuno vi ha mai raccontato. Ne varrà la pena. Del resto, anche chi scrive è venuto a conoscenza di un eroe del liberalismo italiano soltanto da pochi giorni ed in circostanze del tutto fortuite.

Filippo Mazzei nasce nel 1730 a Poggio a Caiano, non lontano da Prato e Firenze. Si dedica agli studi di medicina e chirurgia. Il suo carattere irrequieto lo porterà subito a trasferirsi e ad esercitare la professione prima a Livorno e poi a Costantinopoli e a Smirne a quel tempo importanti città dell’impero ottomano. Non basta. Arriva nel 1753, ma già nel 1756 lo ritroviamo a Londra dove ha cambiato lavoro. Ora commercia vini e prodotti agricoli toscani, ed anche questa volta con grande successo. Negli anni successivi torna per un periodo in Toscana dove entra in conflitto con la Chiesa Cattolica. Decide così di trasferirsi nuovamente a Londra dove incontra Benjamin Franklin.  Sarà proprio lui a convincerlo a trasferirsi negli Stati Uniti. Mazzei era attratto dagli ideali di autogoverno dei coloni che si opponevano alle imposizioni dettate dalle leggi inglesi. Il 2 settembre 1773 Mazzei si imbarca a Livorno con una decina di contadini lucchesi con l’intenzione di stabilirsi dall’altre parte dell’oceano. Al suo arrivo in Virginia trova ad accoglierlo nell’ordine George Washington, Thomas Adams e Thomas Jefferson. Sarà quest’ultimo a trovargli una casa  e a convincerlo ad acquistare una fattoria confinante con la sua nei pressi di Charlottesville.

Neanche un anno dopo Mazzei è già cittadino della Virginia. Dismessi i panni del viaggiatore e del commerciante verga potenti editoriali dalla colonne della Virginia Gazete di Jefferson firmandosi Il Furioso. Mazzei è scatenato. Cannonate contro l’amministrazione inglese. Indaga senza sosta lo sfruttamento a danno dei coloni da parte dell’amministrazione. Un’amministrazione centralista e dispotica. Le parole dell’italiano iniziano a farsi strada nel cuore e nella testa di Jefferson e dei coloni. Mazzei è popolarissimo e Jefferson terrà bene a mente i suoi consigli durante la stesura della Dichiarazione di Indipendenza. E’ stato il Congresso americano a riconoscere con una risoluzione che la frase “All the men are created equal”, fu inserita nella Dichiarazione su suggerimento di Mazzei. Nel 1776 Mazzei scriverà Le istruzioni dei proprietari della Contea di Albemarle ai loro delegati in Convenzione. Basta leggerne qualche passo: “E’ mera illusione il pretendere che un paese sia libero se tutto il potere dei suoi abitanti risiede in pochi uomini, sebbene siano scelti da essi e possano cambiarsi annualmente”. Cosa avrebbe scritto guardando all’Italia di oggi?

Nel 1779 Mazzei riparte. Deve tornare in Europa quale agente della Virginia e tenere i rapporti con le potenze continentali. E’ intercettato da pirati inglesi e passa tre mesi di prigionia a New York, ma riesce a raggiungere l’Europa. Compiuta la sua missione rientra per l’ultima volta sul suolo americano. E’ il 1783. Passa due anni con la speranza di essere nominato console, ma due anni dopo torna in Europa da semplice cittadino.

Nel frattempo le voci delle sue gesta erano arrivate all’orecchio del Re di Polonia Stanislao Augusto che gli offre di fare l’ambasciatore a Parigi. Mazzei accetta e la sua indole irrequieta lo porta ad interessarsi ai moti rivoluzionari. Entra subito in rapporti con La Fayette, Condorcet e molti altri rivoluzionari, ma prende subito le distanze da loro: troppo giacobini.  E’ ormai il 1792 e Mazzei decide di ritornare a Pisa per dedicarsi allo studio. Le sue pubblicazioni continuano senza sosta, soprattutto quelle in materia economica. Nel frattempo il suo ex vicino di casa, Thomas Jefferson, è diventato Presidente degli Stati Uniti. Mazzei fa ancora in tempo ad inviare dalla Toscana sei scultori per abbellire il Campidoglio a Washington. Morirà a Pisa il 19 marzo 1816.

Ricevuta la notizia della sua morte Thomas Jefferson scriverà ad un amico: “La tua lettera che mi informa della morte di Mazzei mi ha recato molto dispiacere. Mazzei era un personaggio particolare (ma chi fra di noi non lo è?), ma era una persona affidabile, onesta, abile, di ferma drittura morale e politica. Un amico sincero e rispettoso di tutti i suoi impegni. Era molto stimato in questo Paese”.

Mentre discutiamo in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia sulle virtù dell’eroe dei due mondi sarebbe forse opportuno cominciare a riflettere seriamente sul patrimonio di ideali e di esempio che questo “gentiluomo dei tre mondi”  ci ha lasciato. Facciamo sì che questa volta la storia che esclude e dimentica ciò che non piace ai vincitori non si ripeta meccanicamente come un idiota.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

4 Responses to “Filippo Mazzei, gentiluomo dei tre mondi. Libertiamo rilancia un gran liberale”

  1. Mauro Vaiani scrive:

    Noi liberali, libertari, liberisti, libertini toscani coltiviamo da tempo il ricordo di Filippo Mazzei, ma grazie davvero ad Annicchino per averlo presentato a un pubblico più vasto.

  2. Giorgio Gragnaniello scrive:

    La matrice originaria della Weltanschauung del Mazzei fu il Liberalismo sì,ma nel più vasto perimetro del mondo interrelazionale massonico del suo tempo,cui pure appartenevano i fondatori della nuova patria americana.Anche omettendo questa cifra importante per la comprensione dello Zeitgeist del Mazzei,l’Articolo è coerente fino al quintultimo rigo:perché poi la contrapposizione con Garibaldi (uomo di un altro tempo,anche se pure lui massone e a modo suo non meno globalizzato-per mestiere,capitano di lungo corso)sa un poco di letterario.

  3. pasquale scrive:

    Grazie per i vostri commenti.
    Giorgio davvero non si voleva “contrapporre” Mazzei a Garibaldi. Contrapporre poi su cosa? Si voleva solo sottolineare l’opportunità di far conoscere al grande pubblico anche la figura del Mazzei.

  4. Andrea Carteny scrive:

    Straordinaria figura risorgimentale quella del Mazzei: la sua vicinanza alla massoneria, inoltre, potrebbe essere – in questi giorni di generalizzata condanna da parte di ambienti dirigenti del PD italiano – un contributo alla pochezza del dibattito in questione…

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