Pensioni: Dire sì a richiesta UE, usare risparmi per welfare familiare

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

Il richiamo della Commissione Europea sull’equiparazione dell’età pensionabile è un’occasione che va colta. Anche in questo caso, come per la manovra finanziaria, il vincolo europeo offre al nostro Paese la possibilità di adottare un provvedimento coraggioso, che, in termini sistemici, ha peraltro poco senso limitare al settore pubblico.
Le risorse derivanti da un accorciamento dei tempi per giungere alla piena equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne dovrebbero essere investiti in un riequilibrio del sistema di welfare, che vada innanzitutto a vantaggio dell’occupazione femminile. L’Italia è il paese UE con il più basso tasso di attività femminile dopo Malta. E’ sempre meno sensato mandare in pensione le donne che lavorano, quando il problema da risolvere è quello di consentire di lavorare alle donne che sono oggi costrette a surrogare un welfare familiare quasi inesistente.

Roma, 3 giugno 2010


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Pensioni: Dire sì a richiesta UE, usare risparmi per welfare familiare”

  1. iulbrinner scrive:

    “…il problema da risolvere è quello di consentire di lavorare alle donne che sono oggi costrette a surrogare un welfare familiare quasi inesistente”.

    Se si guarda ai dati di una ricerca condotta dalla ricercatrice britannica C. Odone, ciò che vogliono le donne appare distante anni luce dai dogmi “di chi attribuisce alle donne intenzioni uniformemente orientate verso un obiettivo dettato piuttosto da istanze estrinseche…..Solo il 12 per cento tra le madri intervistate desiderava un lavoro a tempo pieno, mentre il 31 per cento aspirava a non lavorare affatto. Allargando lo sguardo a tutte le donne, in assenza di vincoli economici, solo una su cinque avrebbe continuato a lavorare a tempo pieno, mentre solo il 6 per cento delle lavoratrici part-time sarebbe stata disposta a prolungare il suo orario di lavoro. Non solo le madri, dunque, ma le donne in genere hanno priorità diverse da quelle considerate per loro fondamentali nell’opinione pubblica.”

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