– La complessità che caratterizza gli attuali rapporti politici, istituzionali, sociali ed economici richiede una riflessione sulla nuova fisionomia assunta dal sistema democratico.

Oggi si assiste ad una verticalizzazione del sistema politico e delle sue dinamiche interne. Una verticalizzazione favorita dalla crisi delle strutture intermedie e dell’intero assetto istituzionale.E’ cambiato il processo decisionale: il ruolo del Parlamento è fortemente ridimensionato, sia per il rafforzamento del potere degli organi comunitari, sia per il ricorso costante alla decretazione d’urgenza.

La permeabilità delle istituzioni alle influenze esterne è fortemente condizionata da questi mutamenti.

Lo spostamento del potere effettivo dalla sede legislativa ad altri luoghi alimenta l’influenza degli interessi settoriali.

I gruppi di interesse, pur non essendo investiti di potere politico formale, spesso, nondimeno, sono in grado di esercitare un potere politico sostanziale: potere politico, cioè, che si afferma nella realtà di fatto incidendo sull’azione dei pubblici poteri, condizionandola e producendo effetti suscettibili di riflettersi sull’intera collettività.

Influenza che riverbera sul modo di operare delle istituzioni democratiche e  che denuncia le carenze del sistema rappresentativo.

La consistente identità collettiva che da sempre ha caratterizzato i partiti ha lasciato il posto alla negoziazione. L’emergere di gruppi corporativi e settoriali che, non di rado, avanzano pretese, richieste e rivendicazioni al di fuori dei  partiti ha portato ad una crescente difficoltà degli stessi a rappresentare gli interessi di cui essi dovrebbero, astrattamente, essere portatori.

In questo quadro è necessario operare una riclassificazione dei rapporti tra Stato e società civile. Consultazione o negoziazione?

Oggi, associazioni di categoria e sindacati sono divenuti interlocutori “privilegiati” capaci di negoziare e di blindare le decisioni politiche.

L’associazione di rappresentanza è uno degli strumenti organizzativi di influenza più importante.

Dotato di soggettività istituzionale formale è, in quanto tale, legittimato ad  esercitare la contrattazione. Ormai  è di larga diffusione la pratica delle associazioni di riunirsi in Confederazioni che rappresentano la forma più elevata della rappresentanza di categoria.

In questo modo semplificano il sistema di rappresentanza, riducono la frammentazione degli interessi e generano lobbies potenti in grado di compiere l’assalto alla diligenza.

E che dire del sindacato? Parte negoziale ed interlocutore esclusivo dello Stato.

Associazione di fatto che è riuscita ad acquisire un’autonoma e crescente posizione di potere nella società civile, concorrendo a determinare la politica nazionale.

Si è giunti nel corso degli anni ad una “istituzionalizzazione” del ruolo dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro quali “interlocutori negoziali” e quindi in sostanza veri e propri “soggetti” dei procedimenti prelegislativi ed anche legislativi per l’adozione di misure tali da rivestire un particolare interesse per le predette categorie sociali.

Dalle prime consultazioni delle forze sociali, per lo più in sede governativa, si è successivamente passati alla istituzionalizzazione di fatto di “incontri” e “conferenze triangolari” tra Governo, imprenditori e sindacati in vista dell’adozione di misure legislative di carattere economico – sociale.

Le grandi forze sindacali hanno sempre respinto qualunque ingerenza da parte del potere politico sul tema “lavoro”.

Fonte esclusiva di regolamentazione del rapporto di lavoro, dovrebbe essere il contratto in quanto frutto della concertazione tra la  rappresentanza dei lavoratori e la rappresentanza degli imprenditori.

Ma la realtà è assai meno suggestiva. Questo paritetico rapporto negoziale spesso degenera in un estenuante braccio di ferro capace di paralizzare il sistema.

Nel solco della miglior tradizione neocorporativista il sindacato, ormai, è coinvolto direttamente nel processo decisionale.

Per inserirsi nella gestione del potere politico utilizza gli strumenti della lotta sindacale; e principalmente si avvale del diritto di sciopero. Attraverso questo strumento riesce ad influenzare e condizionare le scelte degli organi costituzionali, traendo dalla lotta di classe legittimazione per determinare le scelte del paese.

Nulla da obiettare circa le istanze meritorie avanzate, espresse a tutela delle guarentigie dei lavoratori ma è inutile nascondere il fatto che il sindacato entra ormai direttamente nel sistema come soggetto di azione politica.

Al coinvolgimento diretto di questa “parte negoziale” nel processo decisionale non segue, però, la condivisione della responsabilità politica. Questa l’anomalia del sistema.

Ancora una volta emerge la discrasia del sistema politico. Lobbies leggere e lobbies pesanti.

Anche con riferimento ai sindacati si pone il problema di una sede istituzionale deputata alla sintesi e al confronto delle istanze che provengono dalla società civile.

L’attività dei gruppi di interesse, in un regime democratico, può rappresentare un fattore di equilibrio nelle dinamiche delle società moderne ma perché ciò avvenga è necessario garantire un acceso egualitario a tutti gli interlocutori.