– In pochi, tra i commentatori politici europei, hanno preso in considerazione il possibile effetto deflagrante che potrà avere il voto legislativo in Olanda, programmato per il 9 giugno.

Nel paese additato per decenni come ultima frontiera  della tolleranza, paradiso delle libertà individuali e paradigma quasi perfetto di una società multiculturale, sta maturando  un mutamento profondo che costringerà l’intero continente europeo ad affrontare di petto alcune questioni rimaste sullo sfondo o liquidate con un’eccessiva sufficienza.

Prendiamo a guisa di esempio il rapporto che lega i cittadini dei vari stati e la nuova superentità sovranazionale  concretatasi  nell’Unione Europea e nelle Istituzioni che a questa fanno riferimento (Parlamento europeo, Commissione europea, ecc). Ebbene che qualcosa non abbia funzionato e che il meccanismo incaricato di realizzare il sogno dei padri fondatori si sia inceppato in molti se ne sono accorti.

Burocratismo elefantiaco, farraginosità dei processi decisionali, dirigismo spinto ad eccessi ridicoli sono solo alcuni dei mali che richiamano l’URSS della stagnazione brezneviana: nessuna meraviglia che i fruitori di una simile prelibatezza politica si prendano la libertà di disertare ovunque le urne o di recarvisi per bocciare degli autentici aborti spacciati per trattati costituzionali.

Altro nodo irrisolto è quello dell’immigrazione clandestina e delle risposte spesso inefficaci fornite dalla politica, soprattutto quando la sfida dell’integrazione incontra insormontabili difficoltà causa l’incompatibilità tra le leggi ed i principi fondamentali in vigore nei paesi ospitanti  e comportamenti  apertamente in contrasto con questi da parte di ampli settori di alcune comunità,in primis quelle che si richiamano all’islam.

Inutile nascondersi  dietro alla solita rassicurante cortina fumogena facendo spallucce nei confronti di quelli che additano seri rischi per la convivenza  civile in presenza di atteggiamenti di sfida quali la persecuzione della libertà di opinione da parte degli ambienti più estremisti  o la inaccettabile subordinazione della condizione femminile resa evidente da  simboli quali il velo, più o meno integrale.

Sono esattamente questi i principali cavalli di battaglia del Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà) fondato e guidato da Geert Wilders,reduce da un’impressionante escalation elettorale che lo ha condotto  a diventare,con buone probabilità, il movimento politico più suffragato in Olanda.

Con il suo approccio liberista dal sapore thatcheriano, l’opposizione intransigente alla “minaccia islamofascista” ed il contestuale, risoluto appoggio allo stato israeliano,Wilders appare come un epigono del neoconservatorismo così di moda subito dopo la tragedia dell’11 settembre.

Si tratta, quindi,non di una delle tante anomalie populiste che hanno attraversato gli ultimi decenni di vicissitudini  europee, ma di un fenomeno gravido di conseguenze e sviluppi imprevedibili.

Ma è facile immaginare che all’indomani dell’ordalia elettorale si scatenerà la consueta liturgia; d’altronde da qualche tempo chi osa infrangere i sacri tabù del benpensantismo europeista viene immediatamente,se non passato per le armi,sottoposto ad una sorta di gogna mediatica con epiteti poco gratificanti come quelli di fascista,xenofobo,egoista e via salmodiando.

Sarebbe divertente andare a rileggersi tutte le cronache ed i commenti grotteschi e mistificatori che accompagneranno l’evento. Divertente se non fosse che la memoria torna immediatamente al barbaro omicidio del regista,democratico e progressista,Theo van Gogh,scannato per strada da un fanatico mussulmano che  aveva deciso di fargli pagare un coraggioso documentario-denuncia sulla condizione della donna in molti paesi islamici.

Ebbene a Wilders,che è un politico,viene addebitato dai soloni del politicamente corretto un’insistenza su questo scomodo tema anche qui con un film e con delle proposte magari opinabili,ma ben lungi dall’essere assimilate a quelle della peggiore destra razzista.

Il tutto gli è valso un’incredibile espulsione dal suolo britannico(una volta patria delle moderne libertà) nonostante l’invito da parte di alcuni parlamentari locali per una proiezione della sua pellicola in quel della House of Commons.

Comunque sia,dal 10 giugno in molti dovranno iniziare a considerare seriamente il paese dei mulini a vento come un laboratorio politico di primaria importanza da cui trarre utili ammaestramenti . In qualsiasi maniera la si pensi