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Freedom Flotilla: le trappole di Israele e il gioco della Turchia

– Ha ragione il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a esprimere “sgomento e allarme” per il sanguinoso abbordaggio israeliano alle navi dirette a Gaza. È un incidente dalle conseguenze potenzialmente esplosive, consumato sotto gli occhi delle televisioni globali e amplificato in tempo reale dai social network.

Lascia a dir poco sconcertati che i responsabili politici e militari israeliani abbiano calcolato con tanta leggerezza il rischio di un bagno di sangue in mondovisione, e quindi di un naufragio mediatico per Israele.   A prima vista, soprattutto se letta con le lenti del pregiudizio anti-israeliano, la posizione di Tel Aviv è indifendibile. Il bilancio di morti e feriti è tremendo. Le navi della “flottiglia” non potevano costituire una diretta minaccia bellica, l’abbordaggio è avvenuto in acque internazionali e quindi ai limiti (e forse oltre) del diritto internazionale. Secondo la retorica del politicamente corretto, abbordare la flottiglia dei “pacifisti” è stato come “sparare sulla Croce Rossa”, ovvero una cosa che non si può, non si deve fare. Se per di più l’azione provoca morti e feriti, diventa imperdonabile.

La vicenda, però, è piena di ombre. E il conformismo dei mass media non aiuta a fare chiarezza. Anzitutto, è a dir poco discutibile l’utilizzo disinvolto e onnicomprensivo del termine “pacifista”. È chiaro, infatti, che non tutti i passeggeri di quelle navi possono essere qualificati con tale appellativo. I pochi filmati disponibili non si prestano ad equivoci. In uno si vedono i soldati israeliani che si calano dall’elicottero e vengono accolti a sprangate e colpi di fionda da un nugolo di presunti “pacifisti”. In un altro si vede chiaramente un “pacifista” che pugnala un soldato israeliano alle spalle.

Per quanto riguarda poi il lato israeliano, l’impressione che se ne ricava è quella di un’operazione poco meditata dal punto di vista militare, ancor meno da quello politico. I militari israeliani dichiarano di essere stati presi alla sprovvista dalla reazione violenta dei passeggeri, che ritenevano innocui aderenti a organizzazioni umanitarie. Per di più, l’attacco è avvenuto quando il premier israeliano era all’estero, in visita in Canada, e questo può aver contribuito all’errore di valutazione. Il disastro ha costretto Netanyahu a sospendere il viaggio e a rientrare precipitosamente, facendo così saltare un incontro programmato l’indomani con il Presidente degli Stati Uniti, partner privilegiato di Israele.

Il terzo ordine di perplessità riguarda il ruolo della Turchia. Gli scontri si sono verificati su una sola delle sei navi della flottiglia, la Mavi Marmara. I passeggeri delle altre navi, invece, non hanno opposto resistenza violenta. Coincidenza? Tutt’altro. La Mavi Marmara batte bandiera delle Isole Comore (e non della Turchia) ma è di proprietà della Insani Yardim Vakfi (Ihh), ong turca che Israele (e non solo Israele) ormai da anni accusa di connessioni con il terrorismo islamico e che si contraddistingue per il sostegno finanziario ad Hamas (che, non dimentichiamolo, l’Unione Europea annovera tra le organizzazioni terroristiche).

L’unico Stato nella regione con popolazione a maggioranza musulmana alleato di Israele era, fino a ieri, proprio la Turchia (Israele e Turchia sono alleati strategici e militari dal 1996). I rapporti erano già tesi dopo l’offensiva militare israeliana “Piombo fuso” contro Hamas nella striscia di Gaza a cavallo tra dicembre 2008 e gennaio 2009.

Eppure la Turchia ci ha messo nel suo, contribuendo alla serie di eventi che hanno condotto allo scontro nel Mar Mediterraneo. Difatti, nonostante le richieste israeliane, Ankara si è rifiutata di bloccare le navi, tra cui la Mavi Marmara, partite dal porto turco di Antalya per unirsi alle altre imbarcazioni della Freedom Flotilla, trincerandosi dietro la scusa che si trattava di un’iniziativa non governativa, quando era lampante che si trattava di una volontaria provocazione nei confronti di uno Stato “amico”.

Il linguaggio utilizzato da Ankara in queste ore, poi, è incendiario e inaccettabile. Parlare di “atto di terrorismo di Stato”, come ha fatto Erdogan (il quale pure, tra l’altro, si trovava all’estero, sulla via del ritorno da un viaggio ufficiale in Sudamerica), è da irresponsabili. I terroristi sono vigliacchi fuorilegge che perseguono in maniera premeditata l’uccisione del maggior numero di innocenti, per seminare, appunto, il terrore. I soldati israeliani, invece, fino a prova contraria, hanno sparato per difendersi dal linciaggio ed hanno eseguito l’abbordaggio su ordine di governanti eletti democraticamente, i quali ne risponderanno ai propri elettori oltre che alla comunità internazionale.

Sentire, poi, il ministro degli esteri turco dichiarare al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (la Turchia è membro non permanente fino al 2010) che Israele ha perso la legittimazione come membro della comunità internazionale fa venire i brividi, e francamente, è altrettanto inaccettabile. Dopo dodici ore di discussione il Consiglio di Sicurezza ha partorito una frettolosa dichiarazione di compromesso, che condanna “gli atti che hanno avuto come esito la perdita di vite di civili nell’incidente con la flottiglia al largo di Gaza”, ma non direttamente Israele. Simile la condanna della Nato, riunitasi d’urgenza proprio su richiesta della Turchia. Insomma, l’incidente della Freedom Flotilla suscita interrogativi sul ruolo che la Turchia intende svolgere nel complicato scacchiere del Medio Oriente, con dirette ripercussioni sui rapporti tra la Turchia e l’Occidente.

Delle due l’una. O Ankara intende effettivamente accreditarsi come membro della Nato e candidato all’Unione europea in grado di fungere da mediatore nel processo di pace in Medio Oriente, in virtù anche di antichi legami storici con le ex province dell’Impero Ottomano; oppure Erdogan, anche solo per motivi di tattica elettorale (in Turchia si vota l’anno prossimo) intende “guardare a Oriente” (e al Medio Oriente) con ambizioni di potenza regionale, preferendo partner come Iran e Siria, anche se ciò implica la rottura di quei legami con Israele che per anni hanno rappresentato un modello di riferimento per ipotesi di cooperazione tra Stati arabi e Tel Aviv, e quindi una speranza di pace.

Qualora dovesse risultare corretta la seconda ipotesi, sarà indispensabile valutare una volta per tutte se tale percorso del governo turco è effettivamente compatibile con gli interessi e i valori dell’Occidente e, in particolare, con l’adesione all’Unione Europea.


Autore: Mattia Magrassi

Nato a Verona nel 1975, avvocato. Dottore di ricerca in Libertà fondamentali, Docente a contratto di Diritto dell'Unione Europea nell'Università di Trento.

12 Responses to “Freedom Flotilla: le trappole di Israele e il gioco della Turchia”

  1. Andrea scrive:

    Domande:
    – in cosa consiste il “pregiudizio” anti-israeliano? Siccome ne parLa mi piacerebbe sapere cosa intende nel dettaglio a prescindere dalle domande che le sto per porre che, mi piacerebbe chiarirlo, non sono volte a polemizzare con Lei e con il suo bell’articolo, ma proprio a capire meglio certe questioni;

    – mi sembra di ricordare che in occasione dei numerosi episodi di pirateria somala dello scorso anno, il consesso internazionale definì le azioni dei fuorilegge somali come atti di terrorismo. Penso che la dichiarazione del ministro degli Esteri turco in cui sostiene che l’assalto alla Mavi Marmara rappresenta “l’11 settembre turco” sia oltremodo eccessiva, ma un atto di pirateria vale l’altro, non crede?

    – Israele viola trattati internazionali, come Lei ha scritto all’inizio del suo articolo, con azioni che vanno contro il sistema di sicurezza internazionale e poi si rivolge alle stesse istituzioni che presumibilmente dovrebbero essere i pilastri di questo sistema per essere giustificata e le definisce ipocrite se condannano le stesse azioni che vengono giudicate come poco oculate e mal condotte. Non è bizzarro?

    – La Turchia avrà messo a punto la famosa trappola in cui Israele è caduto con tutte le scarpe, ma ora ne deve pagare le conseguenze poiché il trattato NATO individua provvedimenti per i paesi membri che compiono generici “atti di aggressione” contro altri paesi membri. Ma la faccenda verrà insabbiata come sta già iniziando a succedere. Eppure a me sembra che il democratico, occidentale, liberale Israele, baluardo della civiltà moderna nell’abietto Medio Oriente molto spesso non rispetti le regole salvo poi pretende che gli arbitri fischino il fallo contro gli altri.

  2. Truman scrive:

    dici: Il linguaggio utilizzato da Ankara in queste ore, poi, è incendiario e inaccettabile. Parlare di “atto di terrorismo di Stato”,come ha fatto Erdogan …
    A me tale linguaggio appare molto moderato. L’azione israeliana è prima di tutto un atto di guerra contro civili, quindi guerra prima che terrorismo. A ciò sono seguite sequestro e torture di civili.
    Di tutti questi fatti sicuramente è competente il tribunale penale internazionale.

  3. Giorgio scrive:

    Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E non c’è peggior cieco di chi non vuole proprio vedere. Cercare ora di addebitare alla Turchia le cause dell’eccidio israeliano può essere un affascinante esercizio intellettualistico (sempre che ci si diverta a trascurare la banale e lampante verità che viene dalla visione diretta dei fatti e dalle testimonianze raccontate da chi lì c’era di persona), nel senso che con le parole si può sempre stravolgere la realtà ed il significato degli avvenimenti, fino a invertirne, come da una stessa sola parte oggi ho sentito fare spesso, la concatenazione di causa ed effetto fra loro.
    Così gli aggressori diventano le vittime di brutali pestaggi… e gli aggrediti e “arrembati” in acque internazionali, diventano facinorosi e violenti terroristi organizzati. Come se ci volesse la mano e la diabolica astuzia di Hamas per scaraventare sugli israeliani assalitori e armati qualche bastone, getti d’acqua e razzetti di segnalazione.
    Ma è pericolosissimo cercare in qualsiasi modo di giustificare l’aggressione israeliana, soprattutto perché offre diretto e indiretto appoggio alla malsana idea che, in nome dell’olocausto patito, a israele sia oggi permesso fare di tutto, al di là dei limiti di ogni civile convivenza e dello stesso diritto internazionale, dagli eccidi contro la popolazione civile ai bombardamenti al fosforo, dalle incarcerazioni illegali e preventive (8000 palestinesi di varia età e sesso sono detenuti in Israele, per più del 50% senza regolare processo, stile Guantanamo) all’embargo inumano che ferma ai confini di Gaza, cerini, quaderni, cioccolato, biciclette e materiali da costruzione.
    Ma ve la volete bere davvero la versione israeliana che il cemento serva a fare bunker? Qualcuno sa dirmi cosa se ne farebbe un attentatore di hamas, che come tale agisce in movimento libero nel campo avverso, di un bunker difensivo? Qualcuno ragiona ancora su ciò che sente raccontare?
    Un pò di spirito critico non guasterebbe quando si ascoltano le scuse menzognere e fantasiose di israele.
    E questo lo dico rivolto soprattutto alla comunità israelita italiana, dalla quale, non che mi aspettassi altro, non è venuta una che sia una parola, non dico di condanna, ma almeno di rammarico per l’accaduto.
    L’unico turbamento espresso è l’ansia di giustificare comunque i crimini, internazionali ormai, di israele. Assieme alla vile paura per la propria personale incolumità.
    Di cattiva coscienza e di compassione per le “altre” vittime della storia, neanche l’ombra.
    Purtroppo la storia non insegna nulla all’uomo, ma pare non dimenticare né perdonare i suoi errori. E questo è l’eterno destino di israele.

  4. Giordano Masini scrive:

    “Assieme alla vile paura per la propria incolumità”

    “La storia non insegna nulla all’uomo, ma pare non dimenticare né perdonare i suoi errori. E questo è l’eterno destino di Israele”

    Se volevi chiarire il tuo pensiero, caro Giorgio, non avresti potuto trovare espressione migliore: l’unico ebreo buono, oggi come sempre, è quello che non si difende…

  5. roberto limina scrive:

    Elenco Risoluzioni ONU VIOLATE da ISRAELE

    – Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;
    – Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza;
    – Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquanta-sei persone;
    – Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
    – Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
    – Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
    – Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
    – Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
    – Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;

    – Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
    – Risoluzione 250 (1968): chiede a Israele di astenersi dal dispiegamento militare (parata) a Gerusalemme;
    – Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
    – Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
    – Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
    – Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
    – Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
    – Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
    – Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
    – Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
    – Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
    – Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
    – Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
    -Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
    – Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
    – Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
    – Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
    – Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
    – Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
    – Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
    – Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
    – Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
    – Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
    – Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
    – Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
    – Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
    – Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
    – Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
    – Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
    – Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
    – Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
    – Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
    – Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
    – Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
    – Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
    – Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
    – Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
    – Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
    – Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
    – Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
    – Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
    – Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
    – Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
    – Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
    – Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
    – Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
    – Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
    – Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
    – Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
    – Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
    – Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
    – Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
    – Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
    – Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
    – Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
    – Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
    – Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
    – Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
    – Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
    – Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
    – La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

    se sovviene qualche dubbio…

  6. Guido scrive:

    qualche dubbio sovviene se si pensa che ne ha violate più Israele, di Cina, Libia, Iran, Cuba, Corea del Nord, Sudan, Birmania, messi insieme, no? e che l’assemblea per i diritti umani sia presieduta dai peggiori violatori dei diritti umani…fa un po’ ridere no?

    se poi si vuol fare i giuristi, quantomeno bisognerebbe guardare (un po’,mica tanto) le norme sulle leggi del mare:

    “Diverso dal diritto di esercitare la giurisdizione è il diritto di visita di navi straniere presenti nell’alto mare. Tale diritto è previsto dall’art. 110 della Convenzione di Montego Bay[9], la quale, però, non prevede che il mero sospetto di traffico clandestino di immigrati possa costituire motivo per esercitare un diritto di visita: occorrono fondati motivi al riguardo. Al contrario, l’art. 8 par 7 del Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria – trafficking of human beings, secondo la terminologia dell’O.N.U. – (sottoscritto nel corso della Conferenza di Palermo del 12-15 dicembre 2000)[10], enuncia: “Uno Stato parte che ha ragionevoli motivi per sospettare che una nave è coinvolta nel traffico di migranti via mare e che questa è senza nazionalità, o può essere assimilata ad una nave senza nazionalità, può fermare e ispezionare la nave. Se il sospetto è confermato da prove, detto Stato Parte prende misure opportune, conformemente al relativo diritto interno ed internazionale”. Qui il diritto di visita è più ampio (non occorrono fondati motivi, ma bastano ragionevoli motivi di sospetto che la nave sia coinvolta nel traffico clandestino di immigrati), anche se limitato al solo caso di nave senza nazionalità o equiparata a nave senza nazionalità, quindi già rientrante in un caso già previsto dall’art. 110, par. 1. lett. d) della Convenzione di Montego Bay[11].”

    Israele nella peggiore delle ipotesi ha quindi ha esercitato un diritto di ispezione al limite della legalità (perchè se si può ispezionare una nave se sospetti traffico di uomini o di stupefacenti, vorrei vedere se non può essere per terroristi ed armi…) il fatto che poi che i soldati siano stati assaliti da chi doveva essere controllato, rende l’azione un’ esercizio di legittima difesa da parte dei soldati, forse sproporzionata e finita in tragedia, ma non per questo un’ assalto come qualcuno ha detto (visto che le altre navi sono state controllate senza problemi) o addirittura ridicolmente terrorismo di stato…
    Se poi vogliamo parlare di risposta proporzionata, cosa facciamo? legittimiamo ogni israeliano a costruirsi dei razzi fatti in casa per poi spararli su Gaza City a casaccio sui civili come fanno i palestinesi? quella a logica sarebbe una risposta proporzionata, no?

  7. Andrea B scrive:

    Per fermare quelle navi bastava un cavo d’acciao tra le eliche… poi le rimorchiavi con comodo ad Ashod.
    Però, una volta saliti a bordo, se ti assalgono in massa, anche “solo” con coltelli e bastoni, ti difendi e spari …

    Vi suggerisco di andare su Google e digitare “ramallah linch” e vedere un paio di foto delle condizioni dei corpi dei due riservisti israleliani dopo il linciaggio ( senza armi eh ? solo a mani nude o quasi, come i “pacifisti” della Marmara Mavi) e non credo che nessuno di voi avrebbe accettato il rischio di finire in quella maniera.

    Il fatto che su quella nave – e solo su quella – ci fossero vere e proprie squadre organizzate tatticamente per contrastare l’ eli-sbarco degli israeliani non vuol dire niente ?

    Che la IHH turca abbia potuto organizzare tutto questo ed abbia avuto disponibilità finanziare per prendere a noleggio od addirittura acquistare un traghetto non lo si considera sospetto ? Soprattutto se questa organizzazione, fino a pochi anni fa, in Turchia veniva osteggiata ed inquisita dalle autorità.

    Questa Turchia, la Turchia di Erdogan, diventata di nuovo “ottomana”, pone interrogativi spiacevoli, sia per il ruolo internazionale di sostegno all’ Islam che evidentemente si vuole dare, sia per il suo eventuale ingresso nella UE, che alla luce di questi sviluppi andrebbe ancor più attentamente valutato.

  8. Giordano Masini scrive:

    @Roberto Limina. Il dubbio che sovviene è che l’ONU non abbia nessuna voglia di garantire ad Israele il diritto, di cui ogni altro paese della Terra beneficia a piene mani, di difendere il suo territorio e, soprattutto, i suoi cittadini.

    L’ONU la cui assemblea plenaria ammette per acclamazione l’Iran come membro effettivo della Commissione per la Condizione Femminile e la Libia alla guida del Consiglio per i Diritti Umani.

    E’ poi quantomeno singolare sentire tanta appassionata dedizione alla legalità internazionale da parte di organizzazioni che fanno del terrorismo e del sostegno al terrorismo la loro ragione costitutiva (non mi riferisco a te, ovviamente, ma ad Hamas e ai suoi supporters internazionali che non fanno che recitare a memoria il summenzionato elenco).

  9. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Per il Premier israeliano la nave era in mano ai terrorisi:se tale convinzione fosse ante-facto egli dovrebbe esautorare il responsabile militare dell’operazione; se post-facto, egli dovrebbe esautorare se stesso e il vertice Mossad.Se Israele è di fatto in stato di guerra l’embargo per fini di sicurezza sarebbe legittimo,ma giuridicamente lo Stato in guerra il cui esercito controlla un territorio popolato deve tutelarne e approvvigionare gli occupanti al pari dei suoi cittadini.Si noti a tal proposito che durante l’operazione Piombo fuso l’Avvocato Tipzi Livni negò che si fosse in stato di guerra.
    In definitiva,secondo me sarebbe bene per Israele e per i Palestinesi che la Kesnet-dotata di molte personalità di spessore ben maggiore della media degli attuali vertici politici e militari-riprendesse il pieno controllo della situazione interna.

  10. Dom scrive:

    L’ONU ? L’ONU gioca sporco a tal punto che anche un suo ispettore per i diritti umani l’ha denunciata di parzialità e accanimento contro Israele…….. Non è chiara l’intenzione dei globalisti dell’ONU e dell’UE contro Israele, mentre l’Iran reprime anche al massacro la popolazione, per non parlare di altre nazioni arabe. Inoltre l’intelligence Occidentale così come tutto il mondo arabo sapeva benissimo la natura estremista di quella spedizione… grande ipocrisia dell’Occidente:

    http://indipendenzaitaliana.blogspot.com/2010/06/presunto-attacco-di-israele-ad-una-nave.html

    http://www.youtube.com/watch?v=Oco16WACiEc&feature=related
    http://www.youtube.com/watch?v=QY8KRn25-E4
    http://www.youtube.com/watch?v=UwkcpkoKr1I
    http://www.youtube.com/watch?v=49jZy9nE9DM

    Qual’è il gioco sporco che i globalisti socialisti dell’ONU, UE e quindi Trilaterale stanno giocando ?? Quali le collusioni ??

    Saluti

  11. Dom scrive:

    si perchè come dico altrove o sono totalmente ignoranti certi governi Occidentali da ignorare certe connessioni con Hamas e Al-Qaeda ( alla faccia della sicurezza in Europa )o c’è qualche grado di collusione… non so cosa sia peggio.

  12. roberto limina scrive:

    Dopo più di tre mesi ho letto i successivi commenti alla mia pubblicazione delle risoluzioni ONU violate da Israele sul sito Libertiamo.
    Vedo la necessità di chiarire quanto segue:
    1) Il problema non è l’esistenza di Israele o almeno oggi non può esserlo più ma la sua politica espan-
    sionisttica
    2) Sono anche io convinto del fatto che l’Onu abbia perso la propria credibilità nei confronti del mondo
    e dei suoi stessi Paesi membri
    3) L’esistenza di Israele si fonda sulla forza e non sul dialogo, non perché i palestinesi siano necessaria-
    mente terroristi ma perché per occupare nuovi territori non può certo essere chiesto “per favore”
    4) Il terrorismo palestinese in Israele è il risultato dell’occupazione sfrenata a discapito della popolazio-
    ne civile palestinese che sicuramente “manda a casaccio i suoi razzi sui territori occupati dove prima
    vivevano famiglie palestinesi che oggi si trovano in “campi di raccolta” in Giordania oppure in
    altre zone che comunque non sono le loro di origine.
    5) Il fatto che ci sia una risposta violenta alla violenza sta nell’ordine naturale delle cose
    6) Il fatto di contestare la politica israeliana non significa essere antiebraico
    7) Non significa neanche accettare la violenza che spesso esiste in alcuni paesi profondamente arretrati
    dal punto di vista dei diritti umani come l?Arabia, l’Iran, altri paesi spesso di religione islamica che
    hanno nei secoli interpretato la loro religione secondo una cultura per noi occidentali inaccettabile
    8) L’attacco alla Freedom flottilla è stato soprattutto la dimostrazione che Israele ha voluto dare della
    propria indipendenza dal resto del mondo e quindi la conferma della propria stabilità, esistenza e
    forza.
    9) La verità sta nel mezzo ma la si può trovare nel confronto

    Grazie per future risposte

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