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La manovra è un work in progress, ma i decreti legge non si fanno così

– In questi giorni non si parla d’altro: la manovra correttiva da oltre 24 miliardi di euro. Peraltro, ieri il Presidente della Repubblica ha avanzato (questo è quanto è dato sapere) “una serie  di rilievi sulla sostenibilità giuridica ed istituzionale della manovra”, a quanto pare accolti dal Governo, che avrebbe “riscritto” il decreto.

Io mi appunterò su un aspetto che a molti potrà apparire secondario, in questa epoca del “fare”, ma che a mio avviso – irriducibile “passatista” – continua ad essere essenziale: il rispetto delle regole, come unico presidio dell’effettività della democrazia.
L’art. 77, c.2, della Carta costituzionale ancora vigente così dispone: “Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”.

Le due violazioni più macroscopiche, nel caso di specie, consistono nella mancata immediata presentazione alle Camere, e, soprattutto, nella palese mancata approvazione del decreto da parte del Governo (inteso come Organo collegiale).
La seconda violazione è pubblica e conclamata: il giorno 24 maggio, dopo l’approvazione da parte del CdM del testo del decreto, appare sul sito del Ministero dell’Economia e Finanze un file in PDF che sintetizza il pacchetto dei tagli (non entrerò, ovviamente, nel merito delle singole misure); subito dopo, tale file scompare, ed inizia, pubblicamente, la “ridefinizione”  di quanto già approvato dal Consiglio dei Ministri.

Il giorno 28 maggio (quattro giorni dopo l’approvazione!) il Presidente del Consiglio sale al Quirinale per parlare della nomina dei Cavalieri del Lavoro in occasione della festa del 2 giugno ed afferma di non aver ancora firmato la manovra, della quale – mancando il testo definitivo – non discute col Presidente della Repubblica. Il giorno 29 maggio – finalmente – il testo viene trasmesso al Quirinale, dopo l’ennesimo “equivoco” sulla sottoscrizione del testo da parte del premier.

Ciò che risulta quindi evidente è che il Governo, almeno inteso come Organo collegiale, non ha approvato il testo sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica. In merito  alle prerogative del Presidente del Consiglio, ed alla collegialità delle decisioni del Governo, si è espressa di recente la Corte Costituzionale, con la sentenza n° 262 del 2009. In essa si legge: “Non è, infatti, configurabile una preminenza del Presidente del Consiglio dei ministri rispetto ai ministri, perché egli non è il solo titolare della funzione di indirizzo del Governo, ma si limita a mantenerne l’unità, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri e ricopre, perciò, una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares”.

Mi chiedo: può ritenersi effettivamente approvato dal Governo un decreto, contenente una manovra definita “epocale”, per il semplice fatto che l’importo complessivo della manovra sembra non essere variato dal momento della “prima” approvazione? O non è essenziale, per poter consentire l’assunzione di effettiva responsabilità in capo al Governo, e non solo al Presidente (ed al Ministro dell’Economia, materiale estensore del testo), che il Governo intero si pronunci sulla singole misure che conducono al risultato finale?

Sarebbe stato quindi indispensabile, una volta “ridefinite” le singole misure, effettuare un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri, per far approvare all’intero Consiglio il testo “definitivo”, prima di sottoporlo alla firma del Capo dello Stato.
Senza polemica, questa è una violazione macroscopica della Costituzione: Napolitano, senza verificare ulteriori vizi, avrebbe dovuto rinviare il decreto al Governo, per l’effettiva e definitiva approvazione, e non “concertare” un’impropria riscrittura condivisa del testo.


Autore: Giuseppe Naimo

Nato a Locri nel 1965, Avvocato cassazionista dal 2003, è in servizio dal 2001 presso l’Avvocatura della Regione Calabria. Ha collaborato alla redazione del “Manuale di Diritto Amministrativo”, di R.GAROFOLI – G.FERRARI, edito da Neldiritto editore, 2008. Pubblica articoli su alcune delle più importanti riviste giuridiche on line italiane (Lexitalia; Federalismi; Nel Diritto.it; Diritto dei Servizi Pubblici).

One Response to “La manovra è un work in progress, ma i decreti legge non si fanno così”

  1. Lucio Scudiero scrive:

    Pezzo geniale e puntuale. L’incostituzioalità della procedura era l’uovo di Colombo davanti ai nostri occhi, ma non lo vedevamo. :)

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