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La cellula artificiale di Venter apre nuovi orizzonti al biodiritto

– “Sto per creare un essere vivente sintetico” (Maggio 2008) .

Una provocazione, un audace progetto, frutto di chissà quale ambizione creazionista: meglio definirla una promessa mantenuta, quella di Craig Venter, che, nel suo laboratorio di Rockville , è finalmente riuscito nell’impresa, a distanza di soli 2 anni dalla sua prima dichiarazione in merito.

Certo, è bene frenare gli entusiasmi, stiamo parlando di una batterio unicellulare, tra i più piccoli presenti in natura, il “Mycoplasma Mycoides”, ribattezzato “Mycoplasma Laboratorium”, in seguito all’esperimento dell’equipe di Venter: sintetizzare un genoma artificiale, per poi trasferirlo all’interno di una cellula batterica.

In altre parole: Venter “compone” un DNA sintetico, creato in laboratorio, per poi inserirlo all’interno di un “contenitore vuoto” (la cellula di Mycoplasma priva del suo DNA naturale): il risultato?

La cellula ha iniziato a riprodursi, dando vita ad una colonia, colorata da un pigmento blu. L’esperimento, già pubblicato sulla nota rivista “Science”, ha subito scosso l’intera comunità scientifica, oltre che stimolato un ampio dibattito di coscienze, alla luce dalle grandi potenzialità di una sperimentazione simile: si parla di futuri organismi sintetici in grado di “catturare” l’anidride carbonica in eccesso nell’atmosfera, o capaci di “mangiare” il petrolio disperso in mare; oltre che di nuovi sistemi per la produzione di bio-carburanti, vaccini e medicinali.

Sicuramente, sono incoraggianti ed ottimistiche le prospettive offerte da questa nuova frontiera bio-tecnologica: probabilmente, più spinose e articolate saranno le problematiche bio-etiche relative alle future applicazioni concrete.

In effetti, già da tempo, la comunità scientifica internazionale osserva con perplessità il lavoro di Venter, spesso e volentieri, orientato ad un profitto economico: emblematico il caso della “Celera Genomics”, società fondata dallo stesso Venter, che avviò in parallelo al “Progetto Genoma Umano” un lavoro di sequenziamento del genoma Homo Sapiens per soli fini commerciali.

Anche durante la sperimentazione del “Mycoplasma Laboratorium”, Venter ha tenuto un atteggiamento non propriamente corretto, avendo operato nella segretezza più assoluta, aspettando di ottenere il risultato compiuto, prima di condividere le conoscenze acquisite negli anni di studio: “Questo è profondamente antidemocratico e va contro l’apertura e la trasparenza che caratterizza la buona scienza”, così commenta Tom Wakeford, direttore di etica e del Centro di ricerche biologiche dell’Università di Newcastle.

In che misura, dunque, la ricerca e la sperimentazione bio-tecnologica sono suscettibili di valutazione economica? E’ tollerabile che lo studio e la manipolazione di materiale biologico costituisca una fonte di profitto?

La questione è alquanto controversa, tuttavia, l’ordinamento giuridico, a livello nazionale, Comunitario e Internazionale, predispone, alle volte in misura limitata, una serie di criteri direttivi e di corpi normativi, al fine di disciplinare la ricerca scientifica e di regolare l’utilizzo dei suoi ritrovati.

Principio cardine, generalmente riconosciuto, consiste nel divieto assoluto di alterazioni, per fini eugenetici, del patrimonio genetico umano: tuttavia, particolari trattamenti medici (quali, ad esempio, trapianti, cure sperimentali, metodi di procreazione medicalmente assistita) sono disciplinati in maniera specifica con l’obbiettivo di garantire il rispetto dei Diritti Fondamentali dell’Uomo, nonché il Diritto alla Salute.

Differenti, invece, i presupposti che regolano la disciplina delle “invenzioni bio-tecnologiche”: l’ordinamento italiano, come quello Comunitario, rimandano alla normativa generale dei brevetti di invenzioni industriali.

Dal combinato disposto del D.Lgs. N. 30/2005 “Codice della proprietà industriale” e della Direttiva N. 98/44/CE, recante norme “sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche” si deducono i seguenti principi:

–         costituiscono oggetto di brevetto le invenzioni che presentano i caratteri dell’attività inventiva (intesa quale risultato di un’attività creativa) e della industrialità (intesa come idoneità dell’invenzione ad essere utilizzata in un processo industriale);

–         non sono brevettabili le invenzioni biotecnologiche contrarie all’ordine pubblico e al buon costume, che possano arrecare danno all’integrità e alla dignità dell’Uomo.

Meno precise le norme di diritto Internazionale, che, tramite la Convenzione di Rio sulla diversità biologica del 1992, sottolineano l’importanza di uno sviluppo biotecnologico eco-compatibile e coerente ai principi generalmente riconosciuti in materia di protezione ambientale e nel rispetto delle bio-diversità.

Alla luce del quadro normativo esposto, si potrebbe affermare che sono brevettabili i procedimenti e le tecniche scientifiche che utilizzano materiale biologico, ossia contenente informazioni genetiche (naturalmente, nel rispetto della normativa vigente); discutibile è se i prodotti bio-tecnologici derivanti da tali attività possano sempre costituire oggetto di un diritto di proprietà.

In riferimento all’esperimento di Venter, dunque, brevettabile sarebbe il procedimento tecnico-scientifico che ha portato alla creazione del batterio sintetico; risulta, invece, incerto stabilire quale siano le norme giuridiche che regolino la produzione e l’utilizzo dei batteri prodotti dallo stesso Venter.

In effetti, come gli animali, anche organismi più semplici, come i batteri,dovrebbero essere soggetti alla disciplina della proprietà privata; tuttavia è necessaria una precisazione: se per gli animali sono definiti diritti e tutele, orientati a disincentivare qualsiasi tipologia di abuso o sfruttamento, oltre che per garantire l’equilibrio biologico presente in natura (basti pensare alla clonazione animale e alle sue possibili ripercussioni sull’ecosistema), sarebbe auspicabile una regolamentazione anche per i possibili futuri organismi prodotti in laboratorio.

Se la disciplina privatistica dispone norme differenziate a seconda dei beni considerati (per esempio i “beni d’interesse storico e artistico”,il cui regolamento è finalizzato a conciliare l’interesse egoistico del proprietario con l’interesse della collettività); se i vari ordinamenti, nazionali e internazionali, recependo una diffusa coscienza comune, predispongono, da un lato, misure per la salvaguardia di specie animali in via di estinzione, e, d’altro, regolano le tecniche di riproduzione e commercio di altre e diverse specie (pensiamo alla legislazione sulla caccia, o alla compravendita di specie animali rare), è verosimile pensare, oltre che legittimo attendersi, un’organizzazione e, conseguentemente, una regolamentazione delle invenzioni bio-tecnologiche.

In sostanza, se è quantificabile, otre che tutelato, il valore di un determinato esemplare animale, frutto di una serie selezionata di incroci; oppure un preciso prodotto agricolo, per le sue modalità di produzione e le sue proprietà organolettiche, sarebbe opportuno definire dei precisi e dettagliati criteri di valutazione e classificazione anche in ambito bio-tecnologico.

Cercando di chiarire con un esempio: altro è il prezzo di un cavallo da corsa vincente, altro è il prezzo di una colonia batterica in grado di ridurre l’inquinamento atmosferico (qualora si riesca in futuro ad ottenere un simile risultato).

Personalmente, ritengo che le attuali fonti che regolano la materia siano,ad oggi, insufficienti e che la disciplina in ambito bio-tecnologico,ma, potrei dire, anche  in tutto il settore scientifico, debba procedere con ritmi più intensi e interpellando costantemente la comunità scientifica, al fine di garantire una prodotto normativo chiaro, definito nei contenuti ed eticamente condivisibile.

Stiamo già raccogliendo importanti frutti dalla sperimentazione scientifica, e altrettanti importanti frutti, seppur ancor scarsi, sono stati prodotti dal legislatore nazionale e internazionale con l’intenzione di disciplinare questo “grande raccolto”: “principio sì giovilo ben conduce” per dirla con le parole del Boiardo, nella speranza che la futura scienza, come il diritto del futuro sappiano condurci ad un avvenire migliore.


Autore: Francesco Scordo

Nato a Roma nel 1988, è un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella, oggi studente presso la facoltà di Giurisprudenza dell' Università Roma 3.

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