Ior, intercettazioni, pedofilia: il Vaticano c’è

– Prelati in abiti rosso carminio, incontri furtivi. Dalla diplomazia internazionale ai segreti del calcio pallonaro, dal crac del banco ambrosiano agli intrighi del sistema Anemone, non c’è vicenda importante e misteriosa in cui non si affacci prima o poi l’Oltretevere.

Basta guardare alle vicende degli ultimi giorni per capire come storie che potrebbero essere immaginate dal migliore degli scrittori di thriller o di romanzi gialli risuonino di immediata attualità. Certo spesso è difficile attingere alle fonti. Del resto la discrezione Oltretevere conta, conta molto.
 
Ad esempio è stato solo un caso fortuito che ha portato il giornalista di Libero Gianluigi Nuzzi a ritrovarsi fra le mani le carte di  monsignor Dardozzi che hanno rivelato tutti i problemi di gestione dello IOR ed hanno sottolineato, ancora una volta, la condizione di eccezione giuridica che  caratterizza la banca vaticana rispetto a tutte le banche europee. E’ vero che il presidente Ettore Gotti Tedeschi ha subito promesso di implementare le norme dettate dalle direttive europee sulla trasparenza, ma pare che i passi da fare siano ancora molti.

Il problema dei controlli, dell’accesso alle fonti appare dunque evidente.  Senza alcun pretesa di esaustività e senza alcuna animosità anticlericale è quindi giusto sottolineare che il testo del disegno di legge n. 1611 (Norme in materia di intercettazioni telefoniche,telematiche e ambientali. Modifiche  della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine) non sembra rendere un buon servizio alla trasparenza ed al lavoro degli inquirenti. Oltre alle polemiche sulla impostazione generale del progetto di riforma, c’è da segnalare l’introduzione di alcune norme ad hoc per ciò che riguarda le intercettazioni sui religiosi. Senza entrare nel dettaglio tecnico, si prevede che un magistrato che indaga su reati imputati ad un religioso cattolico debba informare il vescovo competente o, se del caso, la Segreteria di Stato.

Sono state molte le obiezioni avanzate a quello che appare un privilegio contro il principio di non discriminazione fra religioni e cittadini. Dalle stanze di Palazzo Chigi, dopo le proteste di alcuni gruppi religiosi, si sono precipitati ad affermare che non si tratta di privilegio, ma di una norma che in via analogica potrà essere applicata anche a religiosi non cattolici. Pendente l’approvazione del testo i dubbi di opportunità ed interpretativi di una simile norma restano tutti in piedi.

Se da una parte sul piano giuridico sembra intensificarsi la richiesta di minori controlli e maggior segretezza, dal punto di vista mediatico le  ultime indiscrezioni provenienti da ambienti RAI dicono che sarà il cardinale Attilio Nicora (Presidente dell’amministrazione del patrimonio della Sede apostolica) a parlare per la prima volta in pubblico della gestione delle finanze della Santa Sede. Dai bilanci della Santa Sede all’obolo di San Pietro, la prossima puntata del popolare programma di Milena Gabanelli passerà in rassegna molti degli scandali finanziari e non degli ultimi anni. Ovviamente è da cogliere positivamente la notizia della fattiva collaborazione di uno dei maggiori protagonisti della gestione delle finanze vaticane.

Su altro versante restano in piedi per la Santa Sede tutti i problemi relativi ai casi di pedofilia. Lo stesso cardinale Bagnasco alla fine dell’assemblea della CEI  ha affermato che non è da escludere la possibilità che vescovi italiani si siano resi protagonisti di coperture di abusi.

Su questo fronte le buone notizie per l’Oltretevere provengono però dagli Stati Uniti dove era stato messo a rischio il patrimonio del Vaticano per far fronte ai risarcimenti nei casi di pedofilia. Il Solicitor General in una opinione presentata alla Corte Suprema ha sostenuto la teoria secondo la quale non è possibile imputare alla Santa Sede la responsabilità per gli atti di pedofilia dei preti americani e per questo per i risarcimenti si deve far capo alle singole diocesi e non a Roma.

Anche in questo caso, oltre all’aspetto meramente tecnico della questione, è da sottolineare la sua rilevanza politica in quanto è solo su impulso dell’amministrazione, quindi del Presidente, che il Solicitor General imposta la posizione dell’amministrazione davanti alla corte. E,  sul punto, non sono mancati negli ultimi mesi i contatti fra esponenti della gerarchia vaticana ed esponenti dell’amministrazione Obama.

I dossier aperti sono insomma molti e si giocano tutti sul rapporto tra regola ed eccezione. Tra aspettative di uguaglianza di trattamento  e privilegio. Non c’è dubbio sul fatto che chi scrive preferisca la prima opzione. Ma Oltretevere spesso il realismo della necessità sopravanza l’idealismo delle aspettative.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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