Boicottaggi e cerchiobottismi

Coop e Conad interrompono la commercializzazione dei prodotti delle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati.
Messa così, la notizia è piuttosto forte: l’iniziativa, ai pochi che in Italia hanno conservato un barlume di memoria storica non ideologica, può ricordare le leggi razziali di fascista memoria.  La campagna di pressione sulle aziende della grande distribuzione perché smettessero di vendere prodotti della ditta israeliana Agrexco è partita dal sito “Stop Agrexco”, che i nostri lettori, ne siamo certi, non avranno alcuna difficoltà a rintracciare con una breve ricerca: sulla home page, questo risultato viene sobriamente definito “Una prima vittoria per la campagna di boicottaggio (…) contro l’apartheid israeliano”.

In realtà, la Conad si è dissociata, inviando quasi subito una richiesta di rettifica a tutti gli organi di informazione che hanno visto un nesso fra la scomparsa dei prodotti Agrexco dai suoi scaffali e la campagna di boicottaggio: la rettifica è stata pubblicata anche nel sito di cui sopra, ma con molta minor visibilità rispetto ai trionfalismi delle lettere che ringraziano le due catene di supermercati, o alla cosiddetta “prima vittoria”.
Nella sua nota, Conad afferma sostanzialmente che: Agrexco produce ed esporta soprattutto pompelmi; la stagione dei pompelmi in Israele finisce ad aprile; ergo, se alla Conad non si trovano più i pompelmi Agrexco, ciò non è imputabile ad una scelta ideologica, ma semplicemente ad una legge di natura. “Quando le produzioni di pompelmo saranno nuovamente disponibili,” continua “le forniture proseguiranno regolarmente”.
Conclude poi: “Diffidiamo pertanto ogni soggetto dal lanciare o riportare notizie imprecise, non veritiere e già destituite da ogni fondamento.
Conad si riserva infine di tutelare il proprio nome e gli interessi della catena in ogni sede competente.”

Dato che Stop Agrexco non pare aver preso sufficientemente atto di queste conclusioni, continuando di fatto ad includere Conad tra le catene di supermercati che hanno interrotto la commercializzazione dei prodotti in questione, attendiamo trepidanti gli sviluppi della vicenda mediatica; sul piano sostanziale, Conad dichiara di aver chiesto chiarimenti alla ditta fornitrice, e di aver ricevuto una “risposta più che sufficiente a rassicurarci”. La Agrexco, infatti, ha chiarito che solo lo 0,4 per cento dei suoi prodotti ha origine nei cosiddetti “territori occupati”, e sostiene di aver sempre rispettato le norme europee di tracciabilità.

A questo punto sarebbe interessante chiarire l’origine dell’equivoco che ha portato Stop Agrexco a congratularsi con Conad per una decisione che quest’ultima asserisce di non aver mai preso: forse, non volendo inimicarsi un’associazione che evidentemente qualche potere di lobbying deve avercelo, Conad si sarà limitata, a fronte della campagna di pressione, a rispondere che attualmente nei suoi supermercati non sono presenti i prodotti Agrexco, senza scendere in quegli interessanti dettagli sulla stagionalità dei pompelmi che sono poi stati specificati nella rettifica. Ma queste sono solo ipotesi, magari invece Conad ha inoltrato il comunicato stampa completo ed è stata Stop Agrexco a estrapolarne solo la parte che le faceva gioco. Non possiamo saperlo, quindi non vogliamo commentare.

Diverso è il discorso per quanto riguarda Coop: analizziamo alcuni passi della lettera spedita da questa catena a Stop Agrexco, in cui viene confermata l’interruzione della vendita dei prodotti in questione.
Dopo un incipit contorto e burocratico, al cui confronto “veniamo qui con questa mia a dirvi” di Totò è alta letteratura, Coop afferma di aver chiesto chiarimenti ad Agrexco, la quale “ha accettato di rispondere, pur non essendo un nostro fornitore e non avendo nei nostri confronti nessun legame contrattuale”. Già qui, qualche perplessità nasce: se Agrexco non è fornitore di Coop, a che titolo Coop domanda chiarimenti, e di quali prodotti avrebbe mai sospeso la vendita? Comunque, tenendo presente la massima “Che pazienza che ce vo’ ” (o il suo corrispettivo ebraico), Agrexco risponde così:

…”il 99,6% della merce esportata da noi, proviene dallo stato di Israele vero e proprio; lo 0,4% restante proviene invece dai coltivatori della Giudea e Samaria. Tali prodotti sono contrassegnati nei documenti che accompagnano la merce, in modo da indicarne l’origine del luogo di provenienza così come richiesto dai regolamenti in vigore presso la Comunità Europea. La documentazione che accompagna la merce proveniente dalla Giudea e dalla Samaria indica il luogo di origine ed i dazi che si debbono pagare”…

Spiegazioni che sono state sufficienti a tranquillizzare quei pivelli di Conad, ma non i saggi di Coop, che com’è noto non vanno al lavoro se non dopo un’adeguata colazione a base di pane e volpe.

Abbiamo analizzato con attenzione questa comunicazione e se da un lato notiamo la distanza dei numeri in merito all’effettiva produzione nelle zone occupate [d’altra parte sono numeri, c’è poco da ricamare, ndr], dall’altra tuttavia concordiamo con quanto da Voi segnalato, come cioè questa modalità di tracciabilità commerciale non risolva l’esigenza di un consumatore che voglia esercitare un legittimo diritto di non acquistare prodotti di determinate provenienze, in quanto l’informazione – pur seguendo il prodotto dal punto di vista doganale e fiscale – non è tuttavia presente in etichetta.
Pertanto, proprio per salvaguardare il consumatore nella sua libertà di scelta rispetto a ciò che acquista, Vi informiamo che abbiamo deciso di sospendere gli approvvigionamenti di merci prodotte nei territori occupati e quindi valutare se esistano possibilità di specificare maggiormente l’origine del prodotto, al fine di consentire per il consumatore finale una reale distinzione tra i prodotti made in Israel e quelli eventualmente provenienti dai territori occupati.

I diritti e la libertà, dunque. Loro non vogliono fare male a nessuno, e per carità non si dica che boicottano (l’articolo 507 c.p. è dietro l’angolo), ma vogliono difendere i diritti dei consumatori. Chi scrive, nella sua infinita meschinità, ritiene che, se Coop ha proprio tanta voglia di aiutare i consumatori, potrebbe cominciare con l’accettare i buoni pasto anche da coloro che non hanno la tessera socio, oppure abbassare un po’ i prezzi fantasiosi dei prodotti non “a marchio”, ma è chiaro che da queste parti non comprendiamo bene le priorità e diamo troppa importanza al vile danaro (sarà colpa della sottocultura diffusa dalle reti Mediaset?).

No, Coop non si abbassa a queste questioncelle da massaie. Coop difende i Diritti dell’Uomo e del Cittadino, quelli veri, quelli fondamentali: il Consumo Consapevole, lo Sviluppo Sostenibile, il Diritto Supremo di Sapere Se il Pompelmo che sto Comprando è stato Coltivato Un Chilometro Più a Nord o Due Miglia Più ad Est.

Pur col respiro mozzo per l’ammirazione, però, noi percepiamo in tutta la faccenda qualcosa che non va, qualche piccola incoerenza. Tanto per cominciare, come mai Coop ritiene che questo imprescindibile diritto possa e debba essere esercitato dal consumatore solo nei confronti di merci provenienti da un territorio che Israele “occupa” dopo aver vinto una guerra di difesa (come fece quella che allora era la Jugoslavia con l’Istria, ex-territorio italiano, dopo la II guerra mondiale)? Come mai lo stesso diritto non sembra più così imprescindibile, la stessa libertà non sembra più così importante, quando dall’ortofrutta si passa al reparto abbigliamento o a quello casalinghi e si nota che molti degli oggetti in vendita sono etichettati “Made in China“, senza specificare se vengono da Lhasa, da Urumqi o da qualche altro luogo in cui i diritti umani sono molto più in pericolo?

Intendiamoci, a me, per quanto questo possa sembrare cinico, non importa niente o quasi della provenienza di ciò che acquisto. Se ho bisogno di una maglietta, compro quella in cotone che ha il taglio più decente e che costa meno. Se devo comprare un pompelmo, frutto che tra l’altro detesto, mi interessa sapere con quali pesticidi è stato trattato, quando è stato colto, se ha tracce di schifezze sulla buccia o nella polpa. Non “da dove viene” e “chi lo ha coltivato”. Sono informazioni che ritengo inutili. Io. Consumatrice Che Si è Rotta le Scatole della Consapevolezza.

Ma Coop, nella sua arrampicata sugli specchi fra Stop Agrexco e il resto del mondo, pur di non dire esplicitamente “non vendiamo più (ammesso che li abbiamo mai venduti) prodotti lo 0,4 per cento dei quali potrebbe provenire dalla West Bank, perché non siamo d’accordo con la politica israeliana in quella zona”, si trincera dietro un “diritto a sapere” che pochissimi ritengono fondamentale.

Pochissimi, tra cui nemmeno Coop stessa: se il problema fosse stato veramente la tracciabilità, infatti, la questione dell’etichettatura più precisa non avrebbe riguardato solo un pompelmo su trecento, ma anche centinaia di capi d’abbigliamento, di accessori per la casa, di pomodori in scatola (come facciamo a sapere con sicurezza che neanche uno dei milioni di pomodori usati per fare i pelati Coop è passato, fosse pure solo di sfuggita, per Rosarno?), e non sarebbe cominciata ora.

Insomma, ad oggi Coop ha “sospeso” le vendite dei prodotti riconducibili ad Agrexco e ai “territori occupati”.
Non entriamo qui nella questione “Se Coop volesse aiutare veramente i palestinesi, farebbe meglio a promuovere i prodotti provenienti dalla West Bank anziché dismetterli”: Giordano Masini, per Chicago Blog, l’ha già trattata in maniera egregia, e preferiamo lasciare la parola a lui.

Non vogliamo nemmeno approfondire l’argomento “antisemitismo latente nell’Europa contemporanea”: troppo ci sarebbe da scrivere, forse un altro articolo lungo più di questo.

Per di più, in un altro comunicato sul sito Stop Agrexco, Coop rigetta ogni accusa di antisemitismo o boicottaggio antiisraeliano:

A seguito del perdurare di reazioni allarmate e di accuse di razzismo, Coop precisa di non aver mai effettuato nessun boicottaggio su Israele nè su altri, essendo questa una modalità estranea al proprio modo di operare e che spetta eventualmente ai singoli consumatori.

A riprova di nessun atteggiamento ostile, Coop sta attualmente commercializzando regolarmente i prodotti israeliani: le arachidi a marchio Coop provengono proprio da aziende agricole del territorio di Israele (oltre che dall’Egitto).

Bene. Ma allora, così per curiosità, tanto per esercitare il nostro Diritto Fondamentale di Sapere, avremmo due domande.
1)  Se davvero il boicottaggio è per Coop “una modalità estranea al proprio modo di operare”, come mai questo non è stato esplicitato nella lettera di risposta alla coalizione “Stop Agrexco”, coalizione che pure nasce proprio allo scopo di effettuare boicottaggi?
2)  Perché in questo comunicato, teso a recuperare terreno con chi le muove accuse di antisemitismo, Coop dice di commercializzare regolarmente “i prodotti israeliani”, mentre nella lettera ci tiene a precisare molto chiaramente (a differenza di quanto fa col boicottaggio) che

Abbiamo un’unica produzione a marchio Coop, le arachidi, di provenienza Israele (…)    ?

Un caso? Sì, forse, un caso. Un caso da manuale di cerchiobottismo italico, esemplificato in una Coop che teme le accuse di antisemitismo e boicottaggio, ma teme anche quelle di poco impegno nella causa terzomondista.
E che, impegnata a svincolarsi dalle une e dalle altre, si dimentica di temere il ridicolo.

(Link al gruppo Facebook sull’argomento fondato da Sofia Ventura)


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

17 Responses to “Boicottaggi e cerchiobottismi”

  1. Guido scrive:

    Bell’articolo, complimenti. E bella la citazione “faccio cose, vedo gente…” ;-)

  2. Lucio Scudiero scrive:

    “La Coop sei tu”.:)

  3. Giordano Masini scrive:

    Complimenti Marianna. La Coop non è nuova a campagne commerciali fondate sul pregiudizio: circa dieci anni fa, per fare un esempio, aveva diffuso un opuscolo contro gli Ogm in cui si raccontava seriosissimamente di una fragola in cui erano stati inseriti dei geni di merluzzo per permetterne la coltivazione in climi freddi. Ovviamente era una panzana colossale, ma ancora oggi la favola della fragola-pesce compare in molte pubblicazioni (http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/09/13/logm-che-non-e-mai-esistito/).
    Se però oggi il pregiudizio che si ritiene tanto radicato da considerare remunerativo fondarvi una politica commerciale è quello antiebraico e anti israeliano, non si può davvero restare indifferenti.

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    Guido: Grazie! In realtà non amo Moretti, ma quella frase la trovo geniale. :-D

    Lucio: La Coop sarai tu e tre quarti della palazzina tua! (meglio che sto zitta, va’, che di Coop – ebbene faccio outing – ho pure la tessera) :-D :-D :-D

    Giordano: Grazie dei complimenti e anche di questo racconto sulla disinformazione operata da Coop sugli OGM, quegli opuscoli me li ricordo vagamente, dovevano essere fatti bene perché ci credette persino mia madre, che solitamente su queste cose è persona di buon senso.

    Alessandro: TNX! ;-)

    In generale: l’articolo è piuttosto lungo (c.d. “Articolessa”) e capisco chi non ha il tempo né la voglia di leggerlo fino in fondo. Ritengo però che, se si vuole spiegare una situazione come questa, in cui molti temi, già complicati se presi uno per uno, si intrecciano e si sovrappongono, dilungarsi sia necessario.
    E’ anche sufficiente? Questo non lo posso stabilire io. :-D

  5. Patrizia Tosini scrive:

    Brava, Marianna ! Ottimo articolo, mi sei proprio piaciuta :-)

  6. Bell’articolo. Tralascio di scrivere cosa penso dei dirigenti Coop per non essere censurato.

    Forse giova a tutti sapere che i territori occupati nel 1967, Guerra dei Sei Giorni, sono stati occupati a seguito di un’aggressione di Israele, che mirava a cancellare Israele stessa dalla carta geografica, da parte di Siria, Giordania, Egitto. Israele si è difesa ed è riuscita a sopravvivere e vincere la guerra. Da 20.000 anni almeno chi vince la guerra si prende dei territori per migliorare la propria sicurezza e banalmente come preda di guerra.

  7. Marianna Mascioletti scrive:

    Patrizia: Ma grazie!

    Alessandro: Grazie della precisazione, quanto mai opportuna e necessaria.

    Dell’aggressione ad Israele, sfociata nella guerra dei Sei Giorni – vinta poi trionfalmente proprio da Israele -, personalmente sapevo già (non che me ne vanti: chiunque abbia studiato la storia contemporanea dovrebbe saperlo), ma non ho voluto aprire l’argomento nell’articolo perché mi avrebbe portata ad allungare ulteriormente il testo con un tema che meriterebbe una trattazione a parte.

    Nell’articolo ho menzionato, così di sfuggita, l’esempio dell’Istria, “Territorio Italiano Occupato” da parte dell’ex-Jugoslavia a seguito di una guerra persa dall’Italia, esempio che amo menzionare davanti a chi sostiene che solo i palestinesi abbiano “diritto all’autodeterminazione”; come dicevo, tuttavia, il tema meriterebbe certamente ben altra attenzione.

  8. Patrizia Franceschi scrive:

    Io non sopporto queste campagne meschine e ridicole che circolano sul compiuter di boicottaggio di varie cose anche della benzina per ESSO e SHELL arrivate dai fanatici di Grillo. Poi si rammaricano perchè vengona fatti i licenziamenti! E’ veramente assurdo!

  9. Guido scrive:

    Su Facebook ho riportato il tuo articolo (posso darti del tu? ;-)) su un nuovo gruppo (http://www.facebook.com/profile.php?id=1611673233&ref=search&sid=StwDWWpCbj7NkAV970IuRA.4265200951..1#!/group.php?gid=123998844288784) (accorrete numerosi siori e siore!) che è nato proprio in merito a questa vicenda che è appunto contorta,e a mio avviso è stata coperta dai media in maniera piuttosto superficiale rispetto ai fatti realmente avvenuti e buttata in una facile quanto sbagliata “indignazione” un po’ ideologica (mi riferisco in particolare agli articoli di Nierenstein e Ferrara cosa che di solito non è nel loro stile…) Per farla breve non c’avevo capito molto e spulciando in rete per saperne di più sono incappato nel tuo articolo che spiega molto meglio che cosa sia realmente avvenuto di modo che ognuno possa farsi la propria opinione.
    P.S. per quanto riguarda la citazione non sapevo fosse di Moretti, io la conoscevo per il film “Il grande Lebowsky” (film straconsigliato) dove quando gli si chiede se ha un lavoro risponde con le medesime parole…

  10. Guido scrive:

    ho sbagliato il link,precedente, sorry! quello giusto :

    http://www.facebook.com/group.php?gid=123998844288784

  11. Stefano Parravicini scrive:

    Brava Giovanna dovremmo boicottare la COOP !

  12. Emanuel Baroz scrive:

    Articolo bellissimo, scritto con ironia e conoscenza dei fatti!

  13. Marianna Mascioletti scrive:

    Patrizia: sì, in effetti è un po’ demenziale il meccanismo per cui la ditta X licenzia dei lavoratori e i vari gruppi di pressione spingono a boicottare la ditta X, così chiude (e licenzia tutti).

    Guido: per il “tu” no problem :-) . Il gruppo è quello che linko a fine articolo: è vero che il nome può apparire fuorviante, ma d’altronde, nel momento in cui è nato, la notizia che andava in giro era “Coop e Conad boicottano…”, le varie precisazioni sono venute dopo. Sai bene che poi, quando un gruppo nasce con un certo nome, magari riceve citazioni etc., cambiarglielo diventa controproducente.

    Stefano: epperò, al diritto al MIO nome ci terrei! Marianna! :D

    Emanuel: Beh, accidenti, quanti complimenti, grazie!

  14. Nino Barletta scrive:

    Complimenti Marianna! potremmo magari suggerire, per lasciare la scelta al “consumatore consapevole”, di iniziare a commercializzare anche i prodotti i prodotti in questione segnandoli con un’etichetta: “Prodotto boicottabile!”

  15. andrea bertocchi scrive:

    Sia per i contenuti che per la “forma” questo articolo è eccellente, così come lo sono molto spesso gli articoli di “Libertiamo”.
    Complimenti.

  16. Marianna Mascioletti scrive:

    Nino: Ma MAGARI! Almeno sarebbe chiaro come la pensano e si potrebbe controbattere a un discorso politico con un altro discorso politico! A me hanno dato fastidio soprattutto l’ambiguità e l’ipocrisia con cui è stato condotto tutto l’affare.

    Andrea: Grazie. Mi fa sempre moltissimo piacere riscuotere l’apprezzamento di chi legge i miei articoli e nota l’impegno che ci metto. Sono sempre stata convinta che forma e contenuto vadano di pari passo, e che se si tiene veramente a veicolare un contenuto si debba utilizzare la forma migliore possibile.
    Meno male che tra i redattori e i collaboratori di Libertiamo.it mi sono trovata finalmente in (ottima) compagnia!

    AGGIORNAMENTO PER TUTTI: Coop diffonde un comunicato in cui afferma di aver trovato un accordo con Agrexco (anche se non specifica CHE TIPO di accordo) sull’etichettatura, e di voler quindi tornare a vendere regolarmente i prodotti “sospesi”.
    Solo che pare si sia dimenticata di dirlo a Stop Agrexco.
    Ipocrisiiiiiiiiia, portami viiiiiiiia….

Trackbacks/Pingbacks