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Immigrazione e integrazione, i consigli di nonna Jasmina

– “Devi focalizzarti sugli stranieri che incontri e cercare di comprenderli. Più riesci a capire uno straniero, maggiore è la conoscenza di te stessa, e più conoscerai te stessa, più sarai forte”.

Ѐ  questo il monito che nonna Jasmina indirizza alla nipote, la scrittrice marocchina Fatema Mernissi, e che viene ripreso nel libro “L’harem e l’Occidente”.
Fermiamoci un istante a riflettere su questo pensiero.


Spesso lo straniero viene descritto come un intruso che, arrivato nelle nostre città, vuole appropriarsi dei nostri valori, dei nostri luoghi di incontro e persino del nostro lavoro. Se invece proviamo a ragionare, cercando di guardare oltre la punta del nostro naso, ci accorgiamo che la situazione è ben diversa.
Ci siamo mai chiesti cosa spinge questa gente ad abbandonare i propri affetti per emigrare in terre sconosciute e spesso ostili? Abbiamo mai provato ad interrogarci su cosa porta un essere umano a compiere i “viaggi della speranza” su barconi che sembrano zattere, rischiando molto spesso la vita?
Solo ponendoci tali interrogativi possiamo rapportarci con il fenomeno dell’immigrazione in maniera positiva e dialogante. Del resto, è solo nel concetto di immigrazione vista come integrazione dell’altro che possiamo sperare di trovare le risposte alle tante domande che ci facciamo su tali argomenti.

Anzitutto va chiarito che il nostro obiettivo è quello di una integrazione ragionata, “mediata” potremmo dire, che passa inevitabilmente dal riconoscimento delle nostre leggi, dei vostri valori e della nostra cultura. Il che non significa affatto cancellare l’identità del migrante, quanto piuttosto armonizzarla all’interno della società in cui viviamo. Non sarebbe meglio conoscere l’altro piuttosto che etichettarlo come “bingo bongo” o delinquente tout court?

Non credo che l’adozione di una prospettiva di chiusura radicale nei confronti dello straniero possa portarci lontano. Se non assumiamo un atteggiamento diverso rischiamo di ritrovarci a vivere in un paese ripiegato su se stesso, fatto di persone che vivono nella paura e nel terrore e non nella speranza. Al contrario, bisogna convincersi che lo straniero, proprio perché è “altro” da me, può dare al mio Paese un valore aggiunto in termini di cultura, di confronto, di dialogo; è nell’integrazione come interscambio culturale e generazionale che vogliamo investire.

Ѐ arrivato il momento di mettere all’angolo quella linea di pensiero che vede nel migrante solamente un paio di braccia in più da sfruttare per la raccolta degli ortaggi nei campi. C’è altro dietro quei volti di persone che fuggono a causa della disperazione: ci sono esseri umani che sperano, almeno, di essere accolti con un sorriso e con un po’ di ascolto. Abbiamo dimenticato forse che gli stranieri possono arricchirci, aiutandoci a comprendere meglio noi stessi e il mondo in cui ci troviamo, grazie al confronto /incontro tra culture che, proprio perché diverse l’una dall’altra, possono valorizzarsi attraverso prospettive di dialogo.

Nonna Jasmina ha ragione quando dice che è necessaria la comprensione dell’altro per conoscere meglio noi stessi. Se ci chiudiamo a riccio, ostinandoci a coltivare solo la nostra cultura, non andremo lontano. Ѐ nella sinergia tra diversi mondi che possiamo invece arricchirci.


Autore: Angelica Stramazzi

Nata nel 1986, laureata in Scienze Politiche presso l’università Luiss “Guido Carli” di Roma, fa parte di un team di giovani ricercatori all’interno del dipartimento di Studi Politici dello stesso ateneo, occupandosi in particolare di studi di genere. Attenta al tema delle politiche giovanili, scrive per il sito di Generazione Italia e, occasionalmente, per Farefuturo Web Magazine, periodico della fondazione Fare Futuro.

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