– Siamo abituati da anni alle balzane proposte della Lega (vorremmo chiamarle provocatorie, ma sono in realtà populiste): il dialetto a scuola, il divieto alle insegne commerciali in un lingua extra-comunitaria, le carrozze del metro solo per milanesi e così via. Ci riesce invece difficile digerire le amenità se esse provengono dal PdL, tanto più quando si consente alla Lega di vestire i panni della forza politica rigorosa che si frappone all’irresponsabile leggerezza del maggiore alleato.

Parliamo della proposta di posticipare al 1° ottobre l’inizio del prossimo anno scolastico, per “aiutare – spiega il ministro Gelmini – le famiglie a organizzare meglio il periodo delle vacanze e dare anche un aiuto al turismo”. Le vacanze non sono più concentrate a luglio e agosto, spiega il ministro, e a settembre le famiglie possono beneficiare di condizioni economiche più favorevoli.

Basta però fare due conti per vedere come la Lega Nord (come il Pd e l’Idv, d’altronde) abbia ragione su un punto fondamentale: iniziando il 1 ottobre è fortemente a rischio il limite minimo dei 200 giorni annui di lezione previsto dall’Europa. Il rispetto dei 200 giorni di lezione non è una questione formale: si tratta al contrario di una soglia fin troppo bassa. L’Italia ha un drammatico bisogno di valorizzare il proprio capitale umano e a tal scopo servono semmai percorsi educativi più lunghi ed intensi. Pochissimi. E poi, crediamo forse che un buco di tre mesi all’anno nel percorso formativo di un bambino o di un adolescente sia sostenibile?

Calendario alla mano, facendo iniziare il prossimo anno scolastico il 1° ottobre 2010 e concludendolo il 12 giugno 2011, ci sarebbero a disposizione esattamente 200 giorni utili. A questa cifra si arriva sottraendo dal totale le domeniche, le festività natalizie e pasquali, il 1° novembre, l’8 dicembre, il 25 aprile, il 2 giugno, la festa patronale di ogni comune (il 1° maggio 2011 non è conteggiato, sarà domenica).

Se anziché il 12 giugno si volesse prorogare la chiusura al 30 giugno, i giorni utili salirebbero a 216. Comunque troppo pochi, visto che dal conto bisogna poi sottrarre le gite scolastiche, i periodi di malattia e le altre assenze di ogni singolo studente, le tornate elettorali nei comuni interessati.

La domanda allora è: perché tutto questo?