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I suoi gli chiedono il nucleare, e Bersani si nasconde dietro un dito. Se questo è l’inizio…

– La notizia di una lettera, sottoscritta da ben 72 firmatari, pubblicata da “Il Riformista” e dal “Corriere della Sera” il giorno 11 maggio 2010 e inviata al segretario del PD Pierluigi Bersani ha avuto un risalto troppo limitato nel dibattito politico dei giorni scorsi. In essa si chiedeva al leader del principale partito d’opposizione un approccio nuovo e più pragmatico alla questione dell’energia nucleare, che il governo intende rilanciare in Italia mediante la costruzione di nuovi reattori.

Se da un lato è assolutamente apprezzabile l’apertura offerta dagli aderenti all’appello, tra cui spicca anche il nome di Margherita Hack, nota per la propria collocazione assai più a sinistra, non si può che rimarcare l’atteggiamento avvilente mostrato dal PD stesso sul tema: ancora una volta Bersani ha liquidato la questione rapidamente, cercando di non scontentare nessuno e misurando ogni parola, probabilmente timoroso di subire qualche attacco da parte di altri esponenti del proprio schieramento. Sopratutto vista l’attuale posizione di Di Pietro, il quale ha abbracciato in pieno la battaglia antinuclearista al fine di raccattare qualche voto in più (strappandolo al PD, ma Bersani di ciò non si preoccupa…).

A parere di chi scrive, è incomprensibile che la politica italiana non riesca a riflettere in maniera adeguata su questo tema. Tanto a sinistra, quanto purtroppo anche a destra, il solo nominare l’energia nucleare genera reazioni inconsulte, quasi dei riflessi condizionati, azzerando la capacità di  discutere ragionevolmente.
Il tema dell’energia non è uno dei tanti argomenti di dibattito: è il tema principale dei prossimi anni. La competitività del paese, presupposto indefettibile di un’adeguata crescita economica, dipende in modo strettissimo da quanta energia saremo in grado di produrre e a quali costi. La tutela dell’ambiente, con le relative politiche, non arriverà da qualche domenica senz’auto ma dal tipo di fonti che si sceglieranno di utilizzare, perchè oggi sono quelle di origine fossile a dominare, anche per essere ancora le più convenienti come ben illustrato da Chicco Testa. Nei prossimi anni il fabbisogno energetico mondiale crescerà inesorabilmente, perchè molti paesi in via di sviluppo continueranno a crescere.

L’energia nucleare, pertanto, non è la soluzione ad ogni problema, ma è di sicuro un tema su cui è assolutamente necessario riflettere. Il governo fa benissimo a sostenere un nuovo programma nucleare, ma il contributo del Partito Democratico sarebbe fondamentale se quest’ultimo riuscisse a liberarsi dei propri vetusti pregiudizi, come auspicano proprio i 72 firmatari della lettera.

Un reattore nucleare, è noto, non si costruisce in breve tempo (come ben evidenziato, proprio per l’Italia, da Carlo Stagnaro). Tra procedimenti amministrativi, individuazione del sito e realizzazione in concreto possono passare anche una decina d’anni. Se si decide di intraprendere un percorso serio in campo atomico, l’orizzonte temporale da prendere in considerazione può arrivare a 50-60 anni. Pensare al nucleare è pensare al futuro, anche lontano, e per questo è necessario un superamento della contrapposizione ideologica. Ci vuole un patto forte tra le forze politiche, onde impedire che in un futuro cambio di legislatura una nuova maggioranza smantelli quanto fatto in precedenza per semplice convenienza del momento.

Ma la politica ancora una volta non se la sente di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. A sinistra si continuano a ripetere luoghi comuni, il più incredibile quello secondo cui l’energia nucleare sarebbe una tecnologia “obsoleta”, “superata”, “abbandonata da tutti i principali paesi”. Non solo falsità, ma anche affermazioni contrarie all’evidenza: in Francia sono attivi 58 reattori, con cui il paese produce almeno il 70% della propria energia domestica; negli Stati Uniti 104, e il ministro Steven Chu, in pieno accordo con il presidente Obama, ha stanziato 40 milioni di dollari per una nuova centrale di ultimissima generazione affermando che il nucleare è una delle energie “più pulite e durevoli”. Per non parlare della sicurezza, che sempre negli Stati Uniti prevede programmi rigidissimi, con i reattori che devono soddisfare requisiti in grado di fronteggiare anche la più grande delle minacce terroristiche. Su “Sette” del 29 aprile 2010 è stato pubblicato un eccellente articolo sul processo che porta dall’estrazione dell’uranio in natura fino al suo utilizzo: un percorso complesso, tecnologicamente avanzato, che lascia stupiti mostrando dove possono arrivare la tecnica e la ricerca.

Vorrei far notare, inoltre, che le innovazioni in questo campo sono ben lungi dall’essersi esaurite. Come ben riportato dalla rivista Wired, un grosso passo in avanti potrebbe essere rappresentato dall’utilizzo del torio come combustibile: ad oggi siamo ad un livello sperimentale e l’uranio rimane la fonte principale in campo nucleare, essendo le centrali a torio di fatto irrealizzabili perchè troppo costose. Vi sono già, tuttavia, evidenze scientifiche che dimostrerebbero miglioramenti decisi anche sul campo più controverso, vale a dire la riduzione delle scorie radioattive, solo dalla combinazione delle due fonti. Ovviamente per poter sfruttare gli eventuali benefici di questa applicazione sarà necessario avere un programma nucleare già avanzato, con tanto di reattori funzionanti e una ricerca scientifica che riparta nel nostro paese. Un ritorno dell’atomo in Italia potrebbe riportare, nel giro di qualche decennio, la ricerca tecnologica italiana a livelli di avanguardia. E, come noto, la crescita e lo sviluppo dei paesi avanzati si baserà sempre di più su innovazione e qualità, in tutti i campi.

Per questo serve uno sforzo di tutta la politica, senza distinzione. Il centrodestra ha il merito di avere reintrodotto il nucleare come argomento di discussione: peccato che permangano ancora atteggiamenti anche qua timorosi, come i governatori che affermano di non essere contrari ma allo stesso tempo di non volere una centrale nella propria regione in quanto già autosufficiente. Come se il tema dell’energia fosse una questione di stampo federalistico, dove ogni regione si gestisce da sè.

Per fare un esempio in Friuli-Venezia Giulia, regione dove risiedo, è bastata una timida apertura dell’esponente leghista (il che è già di per sé sorprendente) Eduard Ballaman per innescare la consueta sfilza di polemiche, interrogazioni e attacchi pregiudiziali da parte non solo della sinistra, il che era prevedibile, ma anche della stessa maggioranza di centrodestra.

Il punto è sempre il medesimo: la paura di indicare obiettivi a lungo termine, di subire ripercussioni elettorali, di affrontare questioni che possono apparire (ma non necessariamente essere) impopolari.

Sinceramente, non sono ottimista. Ancora una volta, qui in Italia, si rischia di sacrificare una tecnologia straordinaria sul campo della contesa elettorale e si appoggeranno iniziative demagogiche, come il referendum che verrà proposto sul tema e che, temo, stavolta potrebbe non cadere nel vuoto. Si continuerà a dire che le rinnovabili sono il futuro (quando la Germania produce appena lo 0,3 % del proprio fabbisogno con tali fonti nonostante generosi incentivi…), che bisogna acquistare i prodotti a chilometro zero, che in fondo per risolvere i problemi dell’energia basterà consumarne di meno, che la “green economy” provvederà allo sviluppo e a creare i posti di lavoro necessari. Punto, quest’ultimo, tutt’altro che dimostrato e sul quale è lecito avere fondati dubbi. Verrebbe da dire, beate le generazioni future che vivranno in un mondo così magnifico…


Autore: Stefano Iuretich

Nato a Gorizia nel 1984, laureato in Giurisprudenza nel 2008 presso l'Università degli Studi di Trieste. Nel 2011 ha superato l'esame di abilitazione per la professione di Avvocato. Attualmente vive in Svezia e frequenta il Master in European Business Law presso l'Università di Lund. Da sempre orgogliosamente liberale e liberista.

4 Responses to “I suoi gli chiedono il nucleare, e Bersani si nasconde dietro un dito. Se questo è l’inizio…”

  1. Michela scrive:

    Buongiorno
    Rispondo al post con questo link, ricordando che, rispettando le posizioni di Hack e Veronesi, altrettanti rinomati scienziati, a partire dal premio Nobel Carlo Rubbia, si sono espressi contro il nucleare in Italia.

    http://www.savonaeponente.com/2010/05/20/nucleare-dichiarazione-choc-di-uno-scienziato-americano-abbiamo-sbagliato-tutto/

    Michela

  2. silvia scrive:

    Buongiorno,
    Stefano forse sarebbe meglio se ti informassi un pò di più sull’energia nucleare, sei sicuro che sia così pulita e sicura come dici? Ti sei mai chiesto quanti anni ci vogliono per smantellare una centrale nucleare? E sai che le centrali vanno ad uranio? Sai che il costo delluranio negli ultimi sette anni è salito di bsette volte? Le scorie? E in più vorrei informarti che nel giro di vent’anni l uranio finirà invece il sole durerà ancora 4 miliardi di anni…non credi che forse la soluzione migliore per produrre energia sia quella dei pannelli solari?!

  3. Provo a rispondere alle obiezioni qui sopra formulate.
    1) Ho scritto chiaramente, ma non è un problema ripeterlo, che il nucleare in sè non è la soluzione a tutti i problemi. Mi sono limitato a suggerire che sarebbe molto più proficuo un dibattito politico serio senza preclusioni ideologiche. Cosa che oggi sembra impossibile, sia per la destra che per la sinistra.
    2)Questione salute: il principale argomento contro il nucleare è che è fortemente dannoso per quest’ultima. Ora, sarebbe interessante vedere i dati sulla mortalità e sull’incidenza di malattie come tumori in paesi con più reattori funzionanti e confrontarli con i nostri. Siamo sicuri che vi siano sostanziali differenze? E poi, vorrei ricordare che eventuali radiazioni, fughe di materiale non si fermano certo ai confini… (vivo a un centinaio di km dalla centrale slovena di Krsko, non dovrei preoccuparmi?) Che vi siano scienziati contrari a questa tecnologia è normale, ma il fatto che un oncologo di fama internazionale come Veronesi sia favorevole non vuole dire proprio niente?
    3)Sul solare e le restanti rinnovabili, vorrei ricordare che il nucleare non è affatto incompatibile con esse. Altra cosa è dire, però, che l’energia in futuro potrà essere prodotta solo con queste. Forse fra un centinaio d’anni o più (quando copriranno il Sahara di pannelli), nel frattempo aspettiamo?
    4)Una centrale nucleare non emette gas serra. Ora, io non credo a tutte le storie sul riscaldamento globale, però chi la pensa diversamente deve riflettere su questo punto.
    5)So che vanno ad uranio (l’ho anche scritto, ma forse lei signorina non ha perso tempo a leggere). Cosa dico? Secondo alcuni il petrolio doveva essere finito da anni, se è così anche per l’uranio…
    6)L’industria delle rinnovabili non è mossa dall’intento di salvare l’umanità, ma di fare profitti, com’è normale. Solo che è favorita da pesanti incentivi. Nel link ho postato lo studio secondo cui gli aiuti pubblici non sono una soluzione convincente. Non sarà una verità assoluta, ma se qualcuno non è d’accordo deve replicare con argomenti altrettanto incisivi.

  4. caso scrive:

    Io ho letto vari libri e moltisimi dati ufficiali.
    e tutti dicono la stessa cosa, il nucleare ha fatto molti meno morti dell’energia idro elettrica (pensate solo al vajont)
    inoltre che a decidere sia il mercato e i privati.
    Come mai nessuno investe un soldo per costruire centrali eoliche e invece è pieno di privati nel mondo che hanno costruito e costruiscono centrali nucleari (quando il tirannico potere politico che vole decidere tutto glielo concede)?

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