Federalismo ad alta pressione (fiscale)

– Credo che il federalismo costituisca una delle riforme cardine per il rilancio del nostro bello ma difficoltoso Paese. La ragione principale che mi induce a pensare bene del federalismo sta nel forte richiamo alla responsabilità e al merito come valori fondanti della federazione nazionale e, poi, europea.

Pur mettendo in conto, tra le entrate o le uscite, un certo tasso di solidarietà nazionale o sovranazionale – per un interesse non solo “altruistico” di coesione e di stabilità – è giusto che i cittadini e i diversi territori godano del frutto del proprio lavoro, piuttosto che galleggiare in bolle di realtà per alcuni troppo dopate e dorate rispetto ai meriti e per altri troppo ingiuste e sacrificate.

Non sono le perequazioni fiscali, ma la volontà di migliorare le proprie condizioni e la responsabilità nel farlo a creare quel substrato culturale virtuoso che porta al benessere. E’ dunque giusto promuovere il federalismo come corollario istituzionale del principio di responsabilità politica. Ma in questo quadro è naturale associare al concetto di federalismo quello di riduzione delle spese e abbattimento delle tasse come rafforzamento del richiamo alla responsabilità individuale.

Federalismo, Responsabilità e Libertà sono – dovrebbero essere – i valori fondativi di un liberalismo riformatore, cioè della destra più necessaria (anche se forse non più forte e consolidata) del nostro Paese. Ma come si incastona il federalismo leghista nel quadro di insieme appena descritto? Alcuni fatti ci indicano discordanze preoccupanti.

Negli ultimi anni abbiamo visto la Lega Nord andare contro alcune issues relative alla riduzione della spesa pubblica, quali l’abolizione delle Provincie e la privatizzazione delle utilities comunali o locali. La Lega non sembra volere liberare il Nord dall’onere di “pagare” un prezzo troppo alto alla coesione nazionale. Sembra esigere che le amministrazioni pubbliche del Nord possano sfruttare appieno la maggiore capacità contributiva dei territori più ricchi, che è una cosa molto diversa, visto che non ridurrebbe il “salasso fiscale” a cui i cittadini sono sottoposti.

Oltre a ciò è stato possibile osservare con una certa sorpresa che, dove governa, la Lega tende naturalmente ad entrare nei gangli del potere e a starvi in modo molto spregiudicato. La Lega, da partito di protesta, si è trasformato in partito di potere che, come tale, dispone delle risorse pubbliche per distribuire prebende e posti di rilievo nelle amministrazioni e nelle società controllate dalla politica locale, oltre che nelle pubblic utilities (solo in Lombardia è noto ad esempio che l’aeroporto di Malpensa è in mano alla Lega e che alcune aziende sanitarie sono in quota Lega, e che alcune banche, nei desiderata di Bossi, dovrebbero diventarlo…).

Per quanto detto, quindi, il Legafederalismo si configura come un federalismo ad alto indice di statalismo, ad alta spesa pubblica e ad alta pressione fiscale. Una parte politica che crede nella responsabilità, nel merito e nella libertà deve sapere parlare in modo diverso al Nord produttivo, per adempiere ad una mission di rilancio del Paese. Deve saper riprendere in mano il pallino della riduzione delle tasse (che sembra oramai divenuto preda di CdB e della CGIL) insieme a quello del federalismo.

La Lega, che difende Malpensa come fosse un proprio protettorato, non difende con uguale forza, anzi neppure propone, un taglio robusto delle tasse. Una destra moderna non può prescindere dalla “rivoluzione fiscale”. La Lega invece può.


Autore: Cristian Cattalini

32 anni, ingegnere meccanico, laurea al Politecnico di Milano con “Master Thesis” presso la Technische Universitaet di Monaco di Baviera. Attualmente Project Engineer presso grande azienda italiana di engineering. Per lavoro viaggia in mezzo mondo e osserva con stupore quanto corre l’Asia. Liberale autodidatta all’amatriciana, popperiano in tutti i sensi, collabora con varie associazioni liberali milanesi.

14 Responses to “Federalismo ad alta pressione (fiscale)”

  1. francisc scrive:

    questa maniera di commentare è pessimo, dovreste mettere l’opzione di avviso di nuovi commenti alla maniere dei blog come:il nichilista e camelotdestraideale, o risposta al commento come youtube;mentre qui si blocca sul nascere una possibile discussione tra i lettori
    spero che anche voi vi aggiornate

  2. Gionata Pacor scrive:

    Penso che una volta instaurato il federalismo la lega è destinata a spaccarsi, tra quelli che vorranno un “regionalismo statalista” e quelli che magari inizieranno a gridare “lega ladrona”. In ogni caso è positivo che la responsabilità di tassare venga associata alla disponibilità di risorse da spendere.

  3. Cristian Cattalini scrive:

    Gionata,
    sono d’accordo anche io sul fatto che la responsabilità della tassazione venga associata alla disponibilità di risorse da spendere. Ciò che mi preme sottolineare, e che credo che ti vede d’accordo, è l’attenzione alle mosse “Tassa e Spendi” della Lega Nord. Le imprese del Nord, gli imprenditori hanno considerato questa variabile? E’ da un pezzo che la Lega ha sostituito la visione di una forte riduzione dello Stato nella società ( e quindi una forte riduzione della pressione fiscale) con una forte tendenza alla fondazione di uno Stato Etico molto presente nella società e, quindi, molto costoso.

  4. Gionata Pacor scrive:

    Cristian, mi ricordo che quando ci sono state le elezioni del Parlamento Padano (non ricordo quanti anni fa…) c’erano diverse liste: destra padana, liberali padani, sinistra padana. La lega è stata sempre “trasversale” sui temi economici. A livello nazionale tutto dipende dagli umori del leader, a livello locale dipende dalle caratteristiche dei capetti di turno.
    Nella logica perversa del sistema attuale, nel quale un politico locale deve solo spendere e non tassare, un politico locale venga considerato tanto più bravo quante più risorse riesce a procurarsi per il suo territorio, perché, secondo questa logica, “se non li prendiamo noi i soldi vanno a finire a qualcun altro”. I leghisti non avevano nessun motivo per sottrarsi a questa logica.

  5. Giuseppe Rollo scrive:

    Credo che l’analisi sul partito “di potere” sia esatta e il fatto che il federalismo leghista serva solo ad aumentare il budget di spesa delle loro amministrazioni è evidente. Non voler abolire le provincie, nè razionalizzare comunità montane, comuni ed altri enti locali è segno di credere in una PA non responsabile.
    Prima di parlare di federalismo, comunque senza fondamento storico e sociale, a differenza di altri paesi federali, bisogna riformare profondamente il fisco facendo in modo che le entrate e i relativi oneri di controllo sull’evasione, siano gestiti direttamente dall’ente locale ed è sulla gestione di queste risorse che il politico locale deve rispondere ai suoi cittadini.
    Per questo bisogna pensare che enti locali con poche entrate debbano essere liberati da responsabilità politiche ed economiche.
    La situazione attuale infatti mostra piccoli comuni che non hanno i soldi per rifare le strade o per i servizi sociali quando non hanno imposte proprie o quelle che ci sono sono abolite (ICI). Sono naturali poi eccessi con multe stradali e richieste di elemosine a regione e ministero per le proprie necessità. Questo meccanismo di richiesta inoltre genera dipendenza politica creando politici più potenti e quindi più corrotti. Tra l’altro le richieste sono legate ad appartenenza politica e non alle reali necessità.
    Non è certo con il trasferimento dei beni immobili e naturali, che spesso hanno solo spese e nessuna rendita, che si sistemano i conti di comuni, provincie e regioni, semmai si aggravano.
    Per chiudere vorrei segnalare alcune distorsioni create dal troppo potere regionale: per alcune attività lavorative con il pubblico di carattere tecnico ogni regione ha predisposto leggi e albi ad hoc in cui bisogna entrare per poter concorrere a fare quel lavoro, ad esempio nel settore energetico. Il risultato è che non si può partecipare a bandi di gara in una regione diversa se non iscritto all’albo regionale e in regola con le normative regionali quando invece a livello comunitario si sta cercando di uniformare i titoli professionali. Il paradosso è che, ad esempio, un ingegnere pugliese può concorrere a bandi di gara in Germania ma non in Basilicata! Forse si sta esagerando con le deleghe alle regioni e si rischia di disincentivare la mobilità sul lavoro importantissima per il rilancio del lavoro nel meridione! Che senso ha, rimanendo nell’esempio, la delega sull’energia alle regioni quando serve una politica comune europea?

  6. Roby scrive:

    Eccoci di nuovo con un articolo fumoso antilega ….
    Non capisco peraltro come si possano sostenere certe imprecisioni, come per esempio che l’Aeroporto di Malpensa sia “in mano alla Lega”…l’autore si informi meglio, l’Aeroporto di Malpensa e l’Aeroporto di Linate sono entrambi gestiti da una società che si chiama SEA, la quale è in mano ai suoi azionisti che sono il Comune di Milano, che detiene l’84,56% delle azioni, e la Provincia di Milano, che detiene il 14,56 % delle azioni.
    L’assemblea degli azionisti ha nominato consiglieri d’amministrazione della società: Giuseppe Bonomi, Raffaele Cattaneo, Marco Pagnoncelli, Lino Girometta e Alberto Ribolla …due in quota Lega, tre in quota PDL…
    Anche sulle banche l’autore dovrebbe informarsi meglio sulla situazione…

    Non sono leghista e il mio scopo non è quello di difendere la Lega; tuttavia certi articoli antileghisti che compaiono in questo sito sono talmente imprecisi, fanno talmente una cattiva informazione, che non posso fare a meno di intervenire a sottolinearlo.
    Oh a proposito, dimenticavo di sottolineare che la Lega al gran completo si è dichiarata favorevole ai 13 miliardi di tagli indiscriminati agli enti locali disposti dal ministro Tremonti (per il quale sembra che l’unico pozzo da attingere quando si tratta di fare tagli siano gli enti locali, dal momento che il PDL si dimentica sempre di varare riforme strutturali reali e privatizzazioni degli enti statali).

  7. Roby scrive:

    @Giuseppe Rollo:

    La soppressione delle comunità montane “inutili” (qua bisognerebbe aprire una discussione su chi può arrogarsi il diritto di ritenere “utile” o “non utile” una istituzione) è stata già disposta in Lombardia nel 2008: le comunità montane lombarde sono passate da 30 a 23, il numero dei rappresentanti e il loro relativo stipendio sono stati drasticamente ridotti.

  8. Gianturco scrive:

    Concordo, infatti si veda L’ottimo libro di Lottieri e Falasca sul federalismo, di Rubbettino e quello di Bassani e Vitale

  9. Simone Feriti scrive:

    Sicuramente la costruzione del federalismo senza una profonda riorganizzazione/taglio della struttura degli enti locali province, comuni, comunità montane rischia di non produrre un risparmio ma generare ulteriori costi. Ma visto le reazioni al solo accennare il taglio di 10 province non fa ben sperare che nessuna riesca in questa riorganizzazione.
    Inoltre si parla tanto di federalismo ma nelle ultime manovre sono stati tagliati la base dei tributi locali (vedi ICI), finanziamenti agli enti locali con conseguenti innalzamenti delle varie addizionali regionali e comunali.

  10. Cristian Cattalini scrive:

    @ Roby:
    <>

    Ritengo già tutto questo come una conferma della mia tesi. Volendo contraddirmi sei riuscito a mostrare con chiarezza come, in Lombardia, vengono gestiti le utilities, le società di servizio, etc. Sono spartizioni politiche come per la Rai, Milano come Roma ladrona. Aggiungerei solo che ti sei dimenticato di dire che il presidente di SEA è tale Giuseppe Bonomi (Lega se non sbaglio).

    @Giuseppe, @Simone
    Mi ritrovo nei vostri dubbi. Per la verità io ritengo il Federalismo una cosa molto seria e spero che in qualche modo sia attuato e prenda una piega efficientista piuttosto che spendacciona alla leghista.

  11. Rodolfo Bava scrive:

    E’ errata l’impostazione del federalismo, tendente sempre a favorire il Nord. Infatti, le più grosse aziende (tipo Fiat, Enel, Eni etc) sono tenute a versare aliquote Irpef ed Iva – ANCHE QUELLE RICAVATE NEL MERIDIONE – nelle casse delle regioni settentrionali soltanto perchè le loro sedi legali siano lì ubicate. Ma che equità sociale è mai questa? 150 anni or sono, con l’unificazione, alcune industrie (come le Ferriere di Mongiana)e molte attività vennero trasferite al nord; oggi giorno, proprio alla vigilia dei festeggiamenti in occasione dei 150 anni dall’unificazione dell’Italia, si vuole varare un federalismo a totale danno del Meridione. Ma cosa fa la classe politica nazionale e meridionale, in particolare?
    Rodolfo Bava

  12. Roby scrive:

    @ Cattalini: ti contraddico nel momento in cui affermi cose come “l’aeroporto di Malpensa è in mano alla Lega”, cose che , a conti fatti, non stanno nè in cielo nè in terra.
    Un conto è parlare in modo onesto dell’eventuale opportunità di privatizzare le utilities, cosa che sta comunque alla discrezionalità dei Comuni , ben altro conto è dipingere un partito politico ben preciso come bramoso di posti e potere, questo significa fare una caricatura della situazione e significa fare informazione disonesta ossia pessima informazione.
    Peraltro in Lombardia le utilities producono utili, non perdite, a differenza che nel resto del paese, e Giuseppe Bonomi l’ho citato per primo.
    La Lega peraltro è anche l’unico partito che ha richiesto la liberalizzazione delle rotte aeree, attualmente regolamentate a livello statale, ossia la liberalizzazione del mercato aereo.

  13. Roby scrive:

    @ Simone Feriti: il federalismo non significa taglio indiscriminato degli enti locali deciso dal governo centrale allo scopo di tagliare i costi; se si tratta solo di tagliare i costi, si potrebbero eliminare tutti i comuni d’un colpo, ritenendoli “enti inutili” (neanche a torto, ma il governo centrale è davvero utile ? direi che è piuttosto una disgrazia), e fare governare tutte le comunità da singoli rappresentanti locali del governo, eletto regolarmente cosicchè anche le apparenze democratiche siano salve. Magari alla maggioranza degli italiani una soluzione del genere piacerebbe anche…sarà il ministro dell’economia di turno a decidere di volta in volta cosa è utile e cosa è inutile, per conto di 60 milioni di persone.
    Federalismo invece significa che a ciascun ente locale siano collegate tasse specifiche e non derivate per il suo mantenimento, in modo che i cittadini di un comune, di una provincia, di una comunità montana, di una regione (a proposito, ma la regione Basilicata è utile? e la regione Molise?), sappiano esattamente quanto spendono per mantenere quell’ente; perchè il sistema funzioni è anche necessario che i cittadini in questione siano liberi di ritenere che un determinato ente sia per loro effettivamente inutile in rapporto ai costi per il suo mantenimento, e che quindi siano liberi di decidere di sopprimerlo, accorpando insieme due o più comuni o semplicemente eliminandolo perchè davvero “inutile”.
    Questo è federalismo, questo è il sistema che davvero consente ai cittadini di risparmiare i costi della politica, perchè quei costi sono assolutamente trasparenti e rimessi direttamente ai cittadini : non si può avere federalismo senza democrazia reale.
    Tutte le altre soluzioni centraliste più o meno mascherate, che bypassino costantemente i cittadini interessati a favore del governo centrale, dei rappresentanti regionali o di quant’altro, non possono funzionare e non porteranno neppure mai ad un risparmio dei costi.

  14. Simone Feriti scrive:

    @Roby Tagliare province, i comuni piccoli, comunità montane per me non vuol dire centralizzare, intendevo razionalizzare le risorse e la gestione. Trovo che le sovrapposizioni tra i vari enti regioni, province, comuni, comunità montane a cui aggiungere anche tutte le società contrallate dagli enti detti in precedenza porta ad un spreco di denaro. Se consideriamo che poi abbiamo 110 province di cui una 20ina nate negli ultimi anni, abbiamo una miriade di comuni con meno di 500 abitanti. Qui un link sui costi delle province http://www.chicago-blog.it/2010/06/02/spese-inutili-piccolo-dizionario-della-manovra/ se mantenere le province serve per garantire posti in più ai politici dei vari partiti ecco spiegato il perchè del loro aumento negli ultimi anni.

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