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Sulla ‘pillola dei 5 giorni dopo’ chi riflette vuol perdere tempo, chi discute lo fa in malafede

– Nemmeno il tempo di chiudere le polemiche sulla Ru486, e fare un bilancio sui primi mesi di distribuzione in Italia della pillola abortiva, che già impazza un’altra polemica: quella sulla pillola dei ‘cinque giorni dopo’, chiamata EllaOne.

Al riguardo il 12 maggio il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha comunicato che è in atto una pausa di riflessione che durerà almeno fino all’emanazione del parere da parte del Consiglio Superiore della Sanità. “Ogni decisione sulla Ella One dell’Agenzia italiana del farmaco è stata sospesa, nella seduta del 23-24 marzo scorso, in attesa di acquisire il parere degli esperti della Commissione tecnico scientifica”, – ha annunciato lo stesso ministro rispondendo mercoledì scorso alla Camera ad una interrogazione di Luisa Capitanio Santolini dell’Udc.

La Commissione è chiamata a pronunciarsi “su due quesiti preliminari e vincolanti – ha spiegato Fazio durante il Question Time – il giudizio sulla sicurezza del farmaco in caso di uso ripetuto e individuazione delle modalità di controllo per evitare la ripetibilità dell’utilizzo nel caso in cui costituisca un fattore di rischio per la salute; approfondimenti sul meccanismo di azione del prodotto finalizzato alla valutazione di compatibilità con la legislazione vigente in tema di contraccezione e di aborto”. Il ministro ha poi aggiunto che, “una volta acquisita la valutazione della commissione tecnica scientifica dell’Aifa”, prima della commercializzazione del farmaco EllaOne anche in Italia si rivolgerà al Consiglio Superiore di Sanità per un parere ad hoc sul farmaco in questione, ovvero “sulla compatibilità dell’uso del farmaco con la normativa vigente, sulla differenza tra la pillola del giorno dopo e quella dei cinque giorni dopo e per sapere se il farmaco agisce dopo il concepimento”.

La Ella One è stata approvata dall’Emea (Europea Medicine Evaluation Agency, l’Agenzia di registrazione Europea dei medicinali), che ha rilasciato alla Laboratoire HRA Pharma un’autorizzazione alla sua immissione in commercio, valida in tutta l’Unione europea. Siamo alle solite quindi: mentre la pillola è già in commercio in Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna, in Italia è a mala pena cominciato il tempo delle polemiche, dei pregiudizi e senza sbilanciarsi troppo, possiamo essere sicuri che l’iter sulla pillola dei cinque giorni dopo sarà tortuoso e difficile come quello della Ru486.

Ma vediamo nello specifico come agisce la pillola “del dopodomani”. Il farmaco contiene l’ulipristal, un contraccettivo di emergenza di ultima generazione, che funziona fino al quinto giorno successivo a un rapporto sessuale non protetto (e non solo entro il terzo, come la pillola tradizionale). Questa pillola mantiene la sua efficacia se somministrata in un lasso di tempo di 120 ore, mentre il levonorgestrel (pillola tradizionale) va preso entro 72 ore, o comunque il prima possibile dopo il rapporto, perché perde via via efficacia. Una spiegazione tecnica di come agisce questa pillola, la dà Emilio Arisi, , ginecologo all’ospedale di Trento e membro del Consiglio direttivo della Sigo, la società italiana di ginecologia e ostetricia “Il levonorgestrel è un progestinico che funziona interferendo con l’ovulazione, prima cioè che si verifichi la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo. Non è un abortivo: ormai esiste un’abbondante letteratura (compresi alcuni lavori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ndr) che lo esclude. Secondo le ricerche condotte finora anche l’ulipristar, che invece ha un effetto anti-progesterone, agisce sui meccanismi dell’ovulazione”.

Insomma, nuove diatribe, vecchie questioni. Invece di mettere al centro della discussione la donna e i benefici che l’introduzione di tale farmaco potrebbe comportare, si combatte il solito braccio di ferro politico, etico e morale. Alcuni politici, i cosiddetti paladini della vita, sono subito corsi ad urlare di questione grave e delicata, quando forse, in casi come questi, andrebbe solo preso in considerazione un po’ di buon senso. Così come nel caso della Ru486, l’Aifa dovrebbe fare il suo mestiere scientifico, e la politica dovrebbe occuparsi d’altro.


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

3 Responses to “Sulla ‘pillola dei 5 giorni dopo’ chi riflette vuol perdere tempo, chi discute lo fa in malafede”

  1. luigi zoppoli scrive:

    Magari bastasse questa “istruttoria”. siamo in trepida attesa dell’opinione del presidente della CEI per l’eventuale via libera definitivo. Gli ayatollah e gli imam governativi hanno funzionato.

  2. anxxgel scrive:

    E’ una vera e propria assurdità che in italia si debba essere sempre il fanalino di coda in termine di contraccezione di emergenza, ru486 etc etc. Per bypassare obiettori di coscienza e farmacie che non ti vogliono vendere la pillola del giorno dopo ci si può rivolgere in tutta garanzia a siti come 121doc che offrono servizio di prescrizione e spedizione del farmaco in 24 ore. Su questi siti, che operano dall’estero (121doc ad esempio da Londra), si può trovare anche ellaOne (che in inghilterra si vende già da un pezzo). Una volta le donne italiane erano costrette ad andare in Inghilterra per abortire, ora ci tornano per reperirvi i farmaci che dovrebbero essere loro garantiti dal sistema pubblico (e gratis magari!).

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  1. […] la pillola, che già da mesi è in commercio in tutta Europa, da noi fa scandalo. E il paradosso è che non fa contento nessuno, […]