8 per mille: meglio scegliere

Decide anche chi non decide. Sembra l’attacco di un trailer surreale, è invece il meccanismo, quanto mai concreto, in base al quale la destinazione di tutta la somma rappresentata dall’8 per mille dell’IRPEF viene decisa in base alle scelte effettuate soltanto da una parte dei contribuenti.

Tutto cominciò nel 1984, quando il nuovo Concordato siglato dal governo Craxi con la Chiesa Cattolica stabilì che lo Stato non avrebbe più pagato direttamente gli stipendi del clero, cioè la cosiddetta congrua : la legge che regolamenta le nuove modalità di “sostentamento del clero cattolico” è datata al 20 maggio dell’anno successivo, e prevede, all’articolo 47, che

(…) A decorrere dall’anno finanziario 1990 una quota pari all’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.

Le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. (…)

Attualmente, le confessioni religiose a cui si può decidere di destinare l’8 per mille non si limitano più alla sola Chiesa Cattolica, ma sono diventate sei: una maggior possibilità di scelta che non modifica comunque un meccanismo di ripartizione alquanto anomalo, su cui, peraltro, non sono in molti ad essere correttamente informati.
Molti credono che si tratti di una “donazione” personale, individuale, una preferenza che si può esprimere o meno: in realtà, questa donazione viene già fatta a priori dallo Stato, vista la legge di cui sopra, e al contribuente resta soltanto da scegliere se destinarla ad una delle sei istituzioni religiose o allo Stato stesso.

Chi non sceglie, come spesso accade non solo in materia fiscale, lascia che altri scelgano per lui. Se – ragionando per assurdo – un domani tutti i contribuenti italiani, tranne uno, dovessero essere colti da un attacco di indecisione e lasciassero in bianco la casella dell’8 per mille, beh, allora tutta la somma andrebbe all’istituzione scelta dall’unico che ha dato la sua preferenza.
Fino al 2005, tra i sette soggetti coinvolti, le ADI (Assemblee di Dio in Italia) e la Chiesa Valdese non accettavano i fondi che non fossero ad esse esplicitamente destinati, devolvendoli allo Stato: dal 2005 in poi, anche la Chiesa Valdese accetta la sua parte di quote non assegnate, mentre le ADI continuano a devolvere la propria allo Stato.

I dati sulla ripartizione e sul totale delle donazioni sono poco aggiornati, ma le ultime rilevazioni indicano che la somma in gioco raggiunge circa il miliardo di euro. Gli ultimi dati certi disponibili sono quelli usciti nel 2004, relativi alle dichiarazioni dei redditi 2001 (tabella ripresa da Wikipedia):

Destinatario % fra chi ha espresso una scelta % sul totale dei contribuenti
Chiesa cattolica 87,25% 34,56%
Stato 10,28% 4,07%
Valdesi 1,27% 0,50%
Comunità ebraiche 0,42% 0,16%
Luterani 0,31% 0,12%
Avventisti del settimo giorno 0,27% 0,10%
Assemblee di Dio in Italia 0,20% 0,08%
Totale 100% 39,6%

Si nota immediatamente la prevalenza della Chiesa Cattolica, che tra l’altro, secondo la legge 222/85, è anche l’unica a ricevere dallo Stato un anticipo sull’8 per mille, calcolato sulla base delle donazioni degli anni precedenti. Il 35% dei contribuenti che effettivamente le destinano il proprio 8 per mille si traduce, sempre secondo la stessa legge, in una percentuale di contributi di circa il 90%.

Il rendiconto 2008, pubblicato dalla stessa Chiesa, mostra una realtà piuttosto diversa dalle zuccherose pubblicità che quotidianamente si vedono in televisione, su Internet o sui giornali: gran parte del contributo complessivo – che ammonta a più di un miliardo di euro – , infatti, viene spesa per il “sostentamento del clero” (“stipendi” pareva troppo prosaico?), per l’edilizia di culto e per il sostegno all’attività pastorale delle diocesi. Solo un 20% circa dell’intera somma viene destinato agli “interventi caritativi in Italia e nel Terzo Mondo”.
L’1% di quei soldi viene utilizzato per la pubblicità.

Lo Stato, invece, non fa pubblicità: trasferisce direttamente al proprio bilancio l’80% della somma ricevuta, e impiega quasi la metà del rimanente per la conservazione dei beni culturali legati al culto cattolico.

Non è nostra intenzione fare gli anticlericali a tutti i costi: la Chiesa Cattolica spende, è vero, soldi non esplicitamente ad essa destinati, e li spende per la maggior parte in attività diverse da quelle pubblicizzate, ma agisce comunque secondo ciò che prevede una legge dello Stato.
Senza traccia di tendenziosità, ci domandiamo però come mai, in tempo di crisi e di obbligato risanamento del bilancio statale, a nessuno di coloro che sono al governo (per non parlare dell’opposizione) sia venuto in mente, se non di modificare la legge, almeno di esortare i cittadini, tramite un’adeguata campagna pubblicitaria, a devolvere il proprio 8 per mille allo Stato.

Se la maggior parte dei contribuenti italiani scegliesse di farlo, converrebbe a tutti: allo Stato, che potrebbe disporre di una somma piuttosto consistente da impiegare nel risanamento del bilancio; ai cittadini, che si sa, sono sempre entusiasti di dover tirare la cinghia, ma ogni tanto gradirebbero anche tirare un attimo il fiato; alla Chiesa Cattolica, che predica la povertà e quindi non dovrebbe reagire malissimo ad un momentaneo impoverimento. Converrebbe perfino ai parlamentari, che potrebbero forse evitare il generoso e per niente demagogico sacrificio di una parte del proprio stipendio.

In certi casi, un 8 per mille può essere più efficace di un 5 per cento. Basta che siano in molti a decidere.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

12 Responses to “8 per mille: meglio scegliere”

  1. Mario Seminerio scrive:

    Semplicemente perfetto.

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Beh, grazie!

  3. ahah Marianna ora k ci penso, sembra che con quel grazie mi volevo prendere il merito io…
    era un grazie per il fatto di aver sollevato questo tema =]

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    Sì, Flavio, mi pare di aver visto un tuo commento ad un articolo di Carmelo Palma sul tema “chiesa”, avevo intuito a cosa ti riferivi! ;-)
    Il mio “grazie” era assolutamente serio e sincero, rivolto ai commentatori che hanno lodato questo articolo.

    (lodi che francamente mi hanno lasciata un po’ stupita, ho scritto piuttosto di fretta e ho corretto alcuni errori dopo la pubblicazione. Ma probabilmente il mio stupore è imputabile alla mia scarsa autostima. :-D )

  5. Paolo scrive:

    Chi non firma delega gli altri a scegliere per se stesso. Questo vale in tutti i campi, compreso il voto (i seggi si distribuiscono in proporzione ai voti validi).
    Purtroppo devo dire che questo articolo non aggiunge nulla di costruttivo al discorso pubblico sulla questione 8XMILLE: chi può sostenere che i “non votanti” darebbero tutti la preferenza allo Stato ? non è più logico sostenere, in assenza di controprove, che i non votanti si distribuiscono come i votanti ?

  6. Marianna Mascioletti scrive:

    Purtroppo devo dire che questo commento non aggiunge nulla di costruttivo a quello che ho scritto.
    All’autore del commento consiglierei di rileggere il mio articolo e indicarmi gentilmente dove avrei sostenuto che chi non esprime la preferenza vorrebbe sicuramente esprimerla per lo Stato.

    Comprensione del testo un po’ carente, direi.

  7. Fabio scrive:

    Complimenti per l’articolo che ho trovato interessante ed esaustivo. Ho trovato molte informazioni che mi sono state utili per capire meglio il meccanismo dell’8 per mille, trovando condivisibili molte delle tue considerazioni. :-)

  8. Marianna Mascioletti scrive:

    Grazie Fabio! In realtà ripeto, non l’ho scritto al mio meglio, ma ho cercato di metterci le informazioni più utili che ho trovato in giro nella Rete. Visto che sei alla ricerca di informazioni sul tema, approfitto per segnalarti l’ottimo lavoro di Alessandro Capriccioli (anche lui qualche volta ha scritto per Libertiamo.it, anche se non su questo) sull’argomento, da cui ho imparato a mia volta alcune cose che mi sono servite per scrivere questo articolo.

    Gli articoli di Capriccioli sono del 2006, ma ancora attuali.
    UNO e DUE

  9. Marianna Mascioletti scrive:

    A questo link, un aggiornamento sulla situazione 2010.
    http://www.giornalettismo.com/archives/64908/otto-mille-miliardo-euro-chiesa/

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