Sulle politiche migratorie, i LibDem cedono il passo e i Tory in cambio si ammorbidiscono

– Uno nuovo ogni minuto. Potrebbe sembrare esagerato, ma ogni minuto un nuovo immigrato si presenta alle frontiere del Regno Unito. Del resto il controllo delle frontiere, la selezione dell’immigrazione e le politiche per la gestione dei flussi migratori sono stati temi discussi, e non poco, dai partiti e dall’opinione pubblica durante l’ultima campagna elettorale.
Il recente coalition agreement dedica inoltre uno specifico capitolo all’argomento. Appare quindi opportuno andare a vedere quale sia lo stato dell’arte della materia.

Da un punto di vista storico quello attuale si presenta per il Regno Unito come il momento con i più alti tassi di immigrazione di sempre. D’altronde i numeri dell’Office for National Statistics parlano chiaro: è previsto nei prossimi 24 anni un aumento di 10 milioni della popolazione dovuto per il 70 per cento all’immigrazione. Inoltre, nei prossimi 20 anni il 39 per cento delle nuove case costruite apparterranno ad immigrati.

Naturalmente quando si parla di immigrazione è opportuno fare delle distinzioni. Ad una attenta analisi è possibile distinguere tre fenomeni diversi anche se collegati: le migrazioni economiche (dal ’97 al 2007 i permessi di soggiorno sono passati da 43.000 a 129.000), le riunioni familiari (dopo la modifica della legislazione del ’97 ora il matrimonio garantisce il diritto al ricongiungimento; si parla di circa 50.000 unità all’anno), le politiche legate alla concessione dell’ asilo. I numeri dell’immigrazione illegale poi non mettono tutti d’accordo. Una commissione governativa parla di circa 430.000 persone mentre uno studio del 2009 della London School of Economics è arrivata a contare 725.000 illegali dei quali 518.000 nella sola Londra.
Per quel che riguarda il sistema di regolazione dei flussi, il Pointed-Based Immigration System (PBS), ideato dal Labour e basato sulle competenze degli immigrati e sulle necessità dell’economia, verrà probabilmente modificato nei prossimi mesi anche a seguito del coalition agreement.

Durante la campagna elettorale i partiti hanno avanzato proposte differenti. I LibDem fondavano molte speranze su un sistema basato su flussi differenziati su base regionale, ma le crepe di una tale impostazione, giudicata dai più ingovernabile, sono subito venute fuori. I Tory hanno avanzato una piattaforma basata su un tetto massimo per i migranti non appartenenti all’area dell’Unione Europea basata su una selezione di quei lavoratori considerati di maggior interesse per l’economia britannica. Il Labour, che aveva introdotto il PBS, si riprometteva di migliorarlo e renderlo più efficace.

Quanto c’è delle posizioni politiche dei due partiti nell’accordo di coalizione? Il nucleo essenziale è la piattaforma Tory, l’introduzione di un tetto per i migranti non UE (le specifiche per l’implementazione del sistema saranno poi discusse), il potenziamento della polizia di frontiera, la reintroduzione dei controlli all’uscita tramite il sistema E-borders. I LibDem hanno rinunciato al proprio impianto ‘regionalista’ (tecnicamente debole e politicamente poco appealing), ma hanno saputo ammorbidire l’approccio più duro del partito di Cameron: ne sono una prova – nell’accordo – l’adesione alle strategie UE per il controllo sui flussi migratori ed il miglioramento delle procedure per la richiesta d’asilo.

E’ difficile prevedere nel dettaglio come verranno implementate le politiche previste dall’accordo di coalizione. Fa notare a Libertiamo.it l’avvocato Melina Padrón, esperta collaboratrice di molte tra le più importanti ONG (tra le quali Amnesty International): “Ci sono da registrare molte cose positive quali l’abbandono della detenzione dei minori legata a motivi di immigrazione, resta però sospeso il giudizio sull’introduzione del tetto e sulle politiche di asilo ancora troppo vaghe. Probabilmente azzardando, direi che nei prossimi cinque anni non cambierà molto”.

Insomma, aspettiamo azioni concrete prima di giudicare. Per ora va registrato l’arretramento dei LibDem dalle loro posizioni e la moderazione della proposta Tory. Per chi crede che la politica debba anzitutto pensare a limitare i danni della regolazione, è una buona notizia.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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