Cameron e Clegg, ‘a good deal’

– Alla vigilia della ratifica, l’accordo tra Libdem e Tory sembrava una potenziale sciagura. Si temeva l’effetto polpettone, la liquidazione delle policy liberali, l’ingovernabilità.

Cameron e Clegg, tuttavia, hanno impressionato persino i più scettici, mettendo su una “coalizione di idee e persone che, nell’insieme, prende il meglio dei due partiti”. E questo lo afferma l’Economist che, dopo aver fatto il tifo per un total blue government, all’indomani dell’accordo di governo scrive: “For the Tories, for the Lib Dems and for Britain, it’s a good deal”.

In effetti, l’accordo Lib-Con è un’agenda coerente, pragmatica, limpida, persino imbarazzante per la lapidaria sintassi con cui mette nero su bianco gli obiettivi, la loro priorità ed il peso specifico dei due partiti nella co-gestione delle issues divisive. Rispetto al nucleare, ad esempio: “il governo si impegna al mantenimento del deterrente ma anche – recita il documento – a valutare l’opportunità economica di un suo aggiornamento.” Cioè, i Libdem potranno continuare apertamente a dire di voler sostituire il Trident, ma perché la materia investa il governo, dovranno essere in grado di proporre un’alternativa economicamente vantaggiosa.

Ragionevole, no?  Soprattutto se si conviene, come hanno fatto i due partiti, sulla priorità N.1 di questo primo bicolore Lib-Con, e cioé liberare l’economia: correggere la bulimia pubblica, ricalibrare il fisco, favorire la crescita. Target questi che in realtà hanno molto a che fare anche con l’aggiornamento degli strumenti per l’esercizio della democrazia, ovvero con il rafforzamento delle libertà civili.

David Cameron and Iscrive sul Guardian il Vice Premier – sappiamo entrambi che l’obiettivo unificante di questo governo è realizzare una più giusta ripartizione del potere: da Whitehall alle comunità, alle mani dei pazienti, dei genitori e degli alunni; proteggere i diritti e le libertà delle persone dall’arbitraria intrusione dello stato; scuotere la mobilità sociale attraverso una maggiore equità nei sistemi fiscale e scolastico. In breve, distribuire potere e opportunità alle persone piuttosto che subordinarne le prerogative all’autorità di governo. I call that agenda liberalism”.

Intervistato dal Times, alla vigilia del primo speech ufficiale da Vice Premier, Clegg ha precisato che quello che lui chiama liberalism non è altro che la Big Society di Cameron. “We clearly both agree – afferma Clegg – that trying to administer from the centre, from a highly intrusive State, through Whitehall paternalism, doesn’t work. It’s a model tested to destruction in the last decade. I call it empowerment, he calls it responsibility”.

Insomma, che lo si chiami come si vuole, fatto sta che restituisce al progetto di governo una sostanza liberale persino più coerente di quella concessa in campagna elettorale dalle rispettive retoriche identitarie. È questa convergenza che ha permesso alle due leadership di affrontare e risolvere anche i temi più divisivi, e di riuscirvi in nome di quello che in Gran Bretagna chiamano “interesse nazionale”.

Ad esempio, la riforma del sistema politico. Nel deal, i Tory accordano agli alleati un referendum che sottoponga agli elettori la scelta tra il mantenimento del sistema attuale – First Pass the Post – e l’introduzione dell’Alternative Vote, cioè un maggioritario con le preferenze. Questo significa che ad un certo punto della legislatura si farà una campagna referendaria in cui gli alleati staranno sulle barricate opposte. Ma significa anche che i cittadini britannici saranno coinvolti in un dibattito consapevole, perché fondato sull’esperienza diretta di un vero governo di coalizione – il primo in trent’anni, ma anche il primo di quella che potrebbe divenire una lunga serie, qualora la riforma libdem passasse. Dunque l’interesse perché si tenga un referendum in fondo è anche di Cameron.

Alcuni osservatori sostengono che la coalizione funzionerà perché tra i due leader l’intesa è epidermica: “They are both sensible, pragmatic types; if anybody can make this deal work – sentenzia Economist – they can”.
Non mi spingerei fino a tanto: si dice sempre così all’inizio di un nuovo amore!
Appare più convincente la tesi numerica: insieme, Tory e Libdem, hanno il 59 per cento dei voti e questo li aiuterà a convincere gli elettori ad accettare la scure dei tagli, ma anche a tenere a bada le frange più estreme dei due partiti.
Anche qui, staremo a vedere.

Intanto ragioniamo su quella che qualcuno ha definito “la rivoluzione del pragmatismo sull’ideologia”: secondo Philip Stephens sul Financial Times, la chiave di tutto è l’affinità culturale ma anche una visione affatto distante di cosa debba intendersi per responsabilità di governo. Cameron, cioè, non è un radical alla Thatcher ma un moderato alla Macmillan e non a caso il suo nume ispiratore è il riformatore Tory, Benjamin Disraeli, grande teorico dei concetti di “responsabilità individuale, localismo e realismo”. Un conservatore pragmatico, dunque. E pragmatico è pure Nick Clegg che, nei fatti, è un liberale assai più spinto del suo stesso partito. Dave e Nick, insomma, sembran trovarsi “more comfortable in each other’s company than in that of the ideological purists in their respective parties.

Successe già con Tony Blair, e funzionò. Adesso la cosa è complicata dalla faccenda coalizionale. Ed è vero che fu proprio Disraeli a dire che “l’Inghilterra non ama le coalizioni”, ma se il pragmatismo vincesse davvero sull’ideologia…


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Cameron e Clegg, ‘a good deal’”

  1. filipporiccio scrive:

    Si parla di aumentare la tassa sul capital gain al 40%, dove sarebbe la “sostanza liberale”? Il governo di coalizione è un suicidio per i Conservatori.

    http://www.infrastructureinvestor.com/Article.aspx?article=52955&hashID=4533851F713424797B3BE7CE99FE0A76280BBB0C

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