Prato, 20 maggio: primo Tea Party italiano, per uscire dal torpore fiscale

Pubblichiamo volentieri l’appello di David Mazzerelli, promotore dei Tea Party italiani, cui Libertiamo ha offerto la propria adesione –

Il primo Tea Party in Italia si svolgerà a Prato il 20 maggio 2010: seguiranno tappe in tutta Italia. Per comprendere meglio come siamo arrivati all’idea di “importare” anche nella nostra penisola questa forma di protesta (ispirata al celebre episodio di Boston che diede idealmente il via alla Rivoluzione Americana), è bene fare un passo indietro, analizzando come le istanze dei Tea Party USA possano essere tradotte anche nel nostro paese con un senso rinnovato, assolutamente originale e, per certi versi, perfino più profondo. Il nostro è un paese che in quanto a libertà economica ed individuale è molto indietro, non solo rispetto agli Stati Uniti, ma anche a tanta altra parte di mondo. Perché dunque non emulare una protesta pacifica d’oltreoceano per chiedere un po’ di libertà anche a casa nostra?

Il sempre ottimo Ramesh Ponnuru, su un numero speciale della National Review, ha recentemente spiegato come i Tea Party siano un’opportunità per tutto il Partito Repubblicano e, in generale, per la destra americana.

Chi dice che il movimento negli Stati Uniti sia guidato da pregiudizi razziali nei confronti del Presidente si sbaglia di grosso: le istanze dei tea partier sono molto concrete e poco ideologiche, non guardano al colore della pelle ma all’ultima riga del salatissimo conto economico che l’Amministrazione democratica presenterà presto ai cittadini. Per primo, il Tea Party movement si è accorto che in America il change era diventato sinonimo di statalizzazione della società, di government spending e di accumulo di debito. Un cambiamento, insomma, che prima o poi qualcuno dovrà pagare caro, nell’unico modo possibile: attraverso un aumento delle imposte.

Come scrive David Brooks, i Tea Party sono “contro la concentrazione di potere delle classi più alte”, il che non significa rivendicare una società orizzontale ma, più semplicemente, richiedere di poter vivere in una società in cui il governo, in combutta con i grandi stakeholders, non incomba più sulla vita della gente, ma lasci i cittadini liberi di immaginare e costruire il proprio futuro come meglio credono, senza che venga loro consegnato un avvenire pieno di debiti contratti per pagare un “pedaggio” elettorale o peggio ideologico.

Il dato significativo che ha portato alla nascita del movimento Tea Party Italia è che la loro visione della società e dell’economia non è né impopolare né tanto meno estremista negli USA. E pensiamo che non lo sia nemmeno alle nostre latitudini. Concetti come quello della responsabilità individuale e dell’autonomia personale possono essere mutuati anche da noi, senza grossi traumi, trovando forse anche più terreno fertile di quanto si immagini.

Per la destra americana e italiana, come per tutte le forze politiche che rivendicano maggiore libertà individuale, lavorare insieme ai tea partier e ascoltarne le istanze è sfida strategica per il futuro. I repubblicani dovranno giocoforza instaurare una buona partnership con loro: se non lo faranno, il rischio è di andare “out of business” anche per i prossimi anni, consegnando una porzione di elettorato al non-voto.

In Italia il nostro obiettivo è – più modestamente – contribuire a risvegliare le coscienze da un torpore generale che rischia di lasciar scivolare il nostro paese in posizioni ancora più imbarazzanti nella classifica delle libertà economiche (che adesso ci vede al 74° posto, subito dopo Polonia e Sud Africa) senza che nessuno batta ciglio o si accorga del problema.

L’obiettivo del Tea Party Italia è, insomma, riposizionare lo sguardo sulla Luna distogliendolo dal dito: far comprendere che i veri problemi dell’Italia derivano da una eccessiva pressione fiscale che limita la nostra libertà e la nostra intraprendenza. Tante altre cose, che quotidianamente ci vengono propinate, al confronto appaiono baggianate.

Come disse giustamente Sarah Palin alla Convention nazionale della “teiera”: “Il movimento Tea Party non è un’operazione calata dall’alto verso il basso, ma è una chiamata dalla base per mobilitare all’azione tutte le parti politiche, per cambiare direzione alla politica economica. E’ un movimento che interessa la gente”. Ecco, noi vorremmo che, anche in Italia, la gente si risvegliasse da quella Matrix collettiva in cui sembra imprigionata da troppo tempo.


Autore: David Mazzerelli

Nato nel 1982, libertario, lavora per un'agenzia pubblicitaria. Collabora con la rivista culturale Ultima Thule ed è tra i promotori dei Tea Party italiani.

2 Responses to “Prato, 20 maggio: primo Tea Party italiano, per uscire dal torpore fiscale”

  1. Diego Menegon scrive:

    in realtà è il secondo Tea Party in Italia, dopo quello del 6 marzo a Roma di ConfContribuenti. :)

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