Quello che hanno in comune la crisi economica, Casini e il ritardo del treno di Montezemolo

– C’è un filo rosso sottile e nascosto a legare la crisi del debito sovrano che attanaglia l’Europa e la morsa giudiziaria stretta intorno ai palazzi del potere romano, la defiance del modello Westminster, l’italico peana centrista contro il bipolarismo muscolare e pure lo sfogo non troppo spontaneo di Montezemolo sui ritardi delle ferrovie nazionali.

E’ un filo teso sulla voragine del cupio dissolvi alla quale si sta affacciando un numero crescente di paesi europei, irretiti dallo status quo e dal terrore di inevitabili riforme sostanziali. Quel filo per l’Italia ha la taglienza di un redde rationem per gli anni cristallizzatisi all’inseguimento del consenso elettorale, per la mancata concorrenza nel sistema economico e in quello istituzionale, per l’abitudine bipartisan a inventarsi nemici della patria solo per serrare i ranghi dei propri fedeli in crisi di vocazione.

Questo maggio dal clima scorbutico pare stia facendo sbocciare sugli alberi il fiore della “responsabilità”.

Casini, a  modo suo, prova a coglierlo. Prima invocando governi di unità nazionale; poi eleggendo il seminario di Todi a momento fondativo di un salvifico Partito della Nazione. La responsabilità, nell’interpretazione del leader centrista, è da inverare in un governo degli “uomini di buona volontà” , è dissolta nell’aggettivo “nazionale”che la accompagna, e il risultato di un’operazione additiva tra forze politiche altrimenti incapaci di fare ciò che serve al Paese. Casini “nazionalizza” la responsabilità sul presupposto che la competizione politica ne costituisca l’ossimoro più evidente ma non si rende conto che, così facendo, la svuota di senso, perché la responsabilità o è individuale e individualizzabile oppure non è, diventa un sofisma buono per la retorica emergenziale e smette di adempiere alla sua funzione ontologica, che è quella di imputare atti e omissioni a chi li ha commessi.

Prendiamo la crisi dei debiti pubblici europei. Di chi è la responsabilità? E di  che tipo è? E’ politica, e appartiene a ogni singolo governo o ministro o parlamentare che negli anni ha autorizzato spesa pubblica in deficit per ragioni elettorali. E come è stato possibile che tale ultima pratica attraversasse gli schieramenti politici in maniera trasversale, così è possibile che ciascuno di questi schieramenti oggi al governo se ne assuma la responsabilità in proprio, anche in una cornice bipolare. Se volete, è una responsabilità in solido, che rende il credito di riforme esigibile per intero nei confronti di ciascuno degli obbligati.

E ancora. Da dove viene l’ondata di inchieste per corruzione montata nelle ultime settimane? Dalla responsabilità del “sistema” che indurrebbe a farsi correi di corruzione? Non credo. Ritengo piuttosto che essa sia il frutto della presunzione di impunità che ha animato i soggetti assurti alle recenti cronache giudiziarie. E cos’è il senso di impunità se non un deficit personale nella percezione delle proprie responsabilità? Nessuno si illuda che da questo pantano morale si possa venir fuori con un’operazione di emenda positivista da affidare a una legge anticorruzione. La legge non serve. Serve di più uno sforzo di trasparenza da parte dei singoli componenti del sistema politico. Al riguardo Nicola Porro ha ragione.

Vengo a Montezemolo, ai ritardi dei treni e alla risposta un po’ piccata e un po’ arrogante datagli dall’ad di Fs Mauro Moretti. Anche in questo caso la responsabilità (imprenditoriale di Trenitalia, alias la sua possibilità di fallire) non è altro che un elemento di conoscenza “negativa”, nel senso che non è mai esistita, stante il regime di monopolio statale nel quale è sempre vissuto il settore del trasporto ferroviario. Se esistesse (e fosse esistita) concorrenza nell’erogazione del servizio di trasporto ferroviario (ma l’osservazione vale, mutatis mutandis, per tutti i settori e le aziende ancora protetti dalla competizione), la possibilità di scelta dei consumatori e la paura di finire fuori mercato indurrebbero (e avrebbero indotto) le imprese a offrire servizi migliori e gli amministratori delegati ad essere meno sbruffoni nei confronti dei concorrenti o pretendenti tali.

In questo contesto a-responsabile, dulcis in fundo, arriva il terzista e ti predica che il  bipolarismo è malsano e che serve “responsabilità nazionale”. Così, dopo trent’anni passati a incrementare l’inefficienza e l’impunità, come se non bastassero le banche, Eni, Enel e le Ferrovie, la politica non ha niente di meglio da suggerire che nazionalizzare pure la responsabilità. E scusate se poi preferisco che l’intera baracca vada in default.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

4 Responses to “Quello che hanno in comune la crisi economica, Casini e il ritardo del treno di Montezemolo”

  1. Simona Bonfante scrive:

    hai ragione: in italia nazionalizzare le responsabilità significa solo dichiarlarle prescritte. ma il concetto di “interesse nazionale” in sé non è deviante. è quello, ad esempio, in nome del quale si è appena costituita in uk l’alleanza lib-con: la condivisione delle responsabilità, mettendo da parte interessi di parte. credo tuttavia che, perché si possa arrivare anche da noi a rendere prevalente questa accezione rispetto all’altra, si debba ncessariamente resettare la macchina. chiamalo, se vuoi, default democratico.

  2. Lucio Scudiero scrive:

    Secondo me l'”interesse nazionale”, se fai politica, devi perseguirlo a prescindere dall’ampiezza del consenso che hai. Forse che la Tatcher, in Gb, non ha perseguito l’interesse nazionale con un governo e una maggioranza monocolore? Idem dicasi per Blair. “Interesse nazionale” è (o dovrebbe essere) il nord della bussola di un politico, non la nobilitazione del consociativismo.

  3. Simona Bonfante scrive:

    certo lucio, ma nella retorica politica l’interesse naz coincide sempre guadacaso con quello della propria parte. le diverse suggestioni sul modello elettorale perfetto per l’italia ne sono un esempio. e dicasi lo stesso anche per gli obiettivi delle riforme. per esempio, la giustizia! ma anche tutte quelle riforme anti-corporative che nessun partito farà mai da solo, assumendosene l’onere, perché ogni partito è legato ad una corporazione.
    anche i partiti uk sono lobby-friendly ma la “scommessa” della coalizione lib-con mi pare stia proprio nell’ambizione di superarne le resistenze facendosi forza appunto della comune forza numerica (i due partiti insieme sono maggioranza assoluta dei voti). ovviamente in italia sarebbe diverso. e qui ri-ovviamente convengo puntualmente sulle considerazioni espresse nell’articolo.

  4. Tee scrive:

    certo lucio, ma nella retorica politica l’interesse naz coincide sempre guadacaso con quello della propria parte. le diverse suggestioni sul modello elettorale perfetto per l’italia ne sono un esempio. e dicasi lo stesso anche per gli obiettivi delle riforme. per esempio, la giustizia! ma anche tutte quelle riforme anti-corporative che nessun partito farà mai da solo, assumendosene l’onere, perché ogni partito è legato ad una corporazione.anche i partiti uk sono lobby-friendly ma la “scommessa” della coalizione lib-con mi pare stia proprio nell’ambizione di superarne le resistenze facendosi forza appunto della comune forza numerica (i due partiti insieme sono maggioranza assoluta dei voti). ovviamente in italia sarebbe diverso. e qui ri-ovviamente convengo puntualmente sulle considerazioni espresse nell’articolo.
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