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L’agricoltura italiana tutta in un numero: -35,8%

– Se poco tempo fa, parlando dell’agricoltura italiana e osservando i dati delle semine di mais degli ultimi anni, avevamo usato la parola “declino”, oggi, alla luce degli ultimi rapporti di Eurostat, pensiamo di essere stati fin troppo delicati: i redditi agricoli reali, in Italia, dal 2000 al 2009, sono diminuiti del 35,8% contro un aumento del 5,3% nell’Ue27. Un dato impressionante, da capogiro.

In realtà il dato europeo è, nel decennio, molto disomogeneo, e a ben vedere non è florida neppure la situazione dei nostri vicini dell’Ue15, che complessivamente registrano un calo medio del 10%. Sono i paesi dell’Europa Orientale, ammessi all’Unione nel 2004 e nel 2007 che alzano la media, con performance anche impressionanti (Lituania +140%, Estonia +131%, Polonia +107%), e questo è dovuto principalmente alla loro recente ammissione al regime di aiuti diretti della Politica Agricola Comune e dagli investimenti che da Ovest erano stati fatti in quei paesi proprio in attesa di poter godere degli stessi contributi su terreni agricoli spesso acquistati a prezzi stracciati.

Ma se si esamina il dato del biennio 2008-2009, la situazione sembra essersi stabilizzata in negativo, con un calo medio dei redditi reali dell’11,6% nei paesi dell’Ue15 e del 12,5% negli altri.

Un disastro. La pacchia dei primi anni di sussidi diretti, nella quale avevamo sguazzato anche dalle nostre parti negli anni ’90, si è già spenta anche nei paesi dell’Est (Ungheria -32,2%), e oggi restano evidenti solo i dati sul crollo dei prezzi all’origine di fronte all’aumento generalizzato di tutte le voci di spesa delle aziende agricole.

E mentre le principali confederazioni sindacali accampano scuse risibili e ricominciano a battere cassa, dando fiato all’unica tromba che sono in grado di suonare, forse è giunto il momento di fare una riflessione seria, perché seria è la situazione che bisogna affrontare.

La PAC si è rivelata una catastrofe. Il tentativo di intervenire sui prezzi e sul mercato agroalimentare ha prodotto solo l’effetto domino intervento – fallimento – nuovo intervento più complesso – nuovo fallimento. Se qualcuno volesse cercare una dimostrazione tangibile di ciò che è abituato a leggere sui manuali di politica economica meno intrisi di virtù keynesiane, ebbene eccola qua, proprio sotto il nostro naso, anche se troppo in basso per essere notata con l’attenzione che merita: l’agricoltura europea.

I tentativi di stabilizzare i mercati agricoli, di contenere i prezzi e di sostenere i redditi che si sono succeduti dagli anni ’60 hanno creato squilibri sempre più complessi da gestire, dal problema dello smaltimento delle eccedenze fino alla situazione attuale, fatta di quote, produzioni contingentate, disincentivi alla produzione accompagnati paradossalmente da incentivi all’investimento, Piani di Sviluppo Rurale.

L’ultima riforma della PAC, nota col nome di Agenda 2000, riducendo gli aiuti diretti e subordinandone una parte al rispetto di requisiti di sostenibilità ambientale e di multifunzionalità aziendale, ha ulteriormente limitato la libertà delle aziende, e accresciuto il potere di tutti gli intermediatori istituzionali, politici e sindacali che sono diventati essi stessi beneficiari di una fetta sempre maggiore dell’enorme massa di finanziamenti che, è bene ricordarlo, costituisce il 45% dell’intero budget dell’Ue.

Sarebbe bene cominciare ripensarci. Sarebbe bene liberare l’agricoltura da quella ragnatela appiccicosa fatta di vincoli, quote, tetti alle produzioni e sussidi che frena la competitività e mortifica la libertà d’impresa. E’ necessario rimuovere gli ostacoli all’accorpamento fondiario insiti nel sistema stesso dei sussidi.

E’ fondamentale liberalizzare l’uso delle biotecnologie (è interessante notare come i paesi europei che hanno meglio contenuto la crisi sono proprio quelli dove è consentita la coltivazione di alcune varietà geneticamente modificate). E’ indispensabile che un’impresa agricola sia lasciata libera di muoversi come meglio crede in un mercato disintossicato dall’intervento pubblico e burocratico, dove i prezzi dei prodotti e il valore dei terreni siano complementari e riconoscibili.

Come ultima annotazione, andrebbe ricordato che anche un sistema fallimentare e mortificante come quello della Politica Agricola Comune può essere gestito meglio o peggio, e in questo sta la differenza, in negativo, tra l’Italia e il resto d’Europa. Continuare a investire solo nella difesa e nella tutela delle nicchie di tipicità dimenticando completamente il grosso della produzione agricola nazionale è stato demenziale e suicida.

Andrebbe ricordato a chi oggi continua a pretendere, per il nostro Ministero delle Politiche Agricole e per gli assessorati delle regioni, una continuità con il passato, nelle politiche e nelle poltrone. Andrebbe loro ricordato un solo dato, chiaro e semplice: 2000 – 2009: -35,8% (2008 – 2009: -20,6%)


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

4 Responses to “L’agricoltura italiana tutta in un numero: -35,8%”

  1. Lucio Scudiero scrive:

    In questo periodo mi stavo proprio interrogando sulla portata del disastro della Pac europea. Ti ringrazio per avermene chiarito le proporzioni.

  2. Agrofarma è da sempre a favore di un approccio razionale e non emotivo all’agricoltura.
    Crediamo che anche in agricoltura la ricerca e l’innovazione siano la chiave per poter soddisfare la domanda mondiale di beni alimentari nella quantità e qualità adeguata.

    Tra le varie attività che in Agrofarma promuoviamo a favore dell’agricoltura c’è anche il Premio giornalistico Agrofarma per l’agricoltura sostenibile, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze.

    Adesso il premio è anche su face book, postate i vostri commenti, segnalateci i vostri articoli. Il confronto e la discussione pacata sono alla base del progresso, anche in agricoltura.

    http://www.facebook.com/pages/Premio-Giornalistico-Agrofarma/104717842893072?ref=ts

    Agrofarma è l’associazione nazionale imprese fitofarmaci e fa parte di Federchimica

  3. Piero Iannelli scrive:

    Perchè tanta meraviglia?

    I redditi agricoli reali, in Italia, dal 2000 al 2009, sono diminuiti del 35,8%.

    Possiamo aggiungere che la situazione sia, in questi due trascorsi anni, letteralmente precipitata.

    Ad indicarcelo l’immatricolazione delle macchine agricole, di quasi il 18% in meno, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Un valore questo oggettivo, quanto realistico, per la valutazione del problema.

    Quindi il crollo è ormai verticale.

    Ma continuiamo a dare sussidi, per non produrre, per dismettere..
    Per “fermare” e frenare, qualsiasi attività agricola..

    La famosa “DECRESCITA FELICE”?

    Una “giostrina” in cui l8% degli agricoltori ricevono il 50% dei sussidi.

    Ma più piccole sono queste aziende, più fanno fatica a sopravvivere e al contempo più difficoltà hanno nell’ottenere aiuti.

    Vengono pagate per non produrre! Perchè dovrebbero comprare trattori?

    in un art. di un anno fà leggevo:
    Il maggior benificiario è “ITALIA ZUCCHERI” con 140 milioni di euro..

    Ma noi “non” dobbiamo produrre zucchero, dobbiamo “importarlo”..

    Non dobbiamo “produrre” latte, ma chiudere le stalle..

    E pagare le multe delle quote latte, per l’eccesso di produzione (tenendo conto che ne importiamo il 40% del fabbisogno).

    L’Italia e’ obbligata a produrre meno della meta’ della quantita’ consumata dagli italiani.

    Gli allevatori devon gettare nei campi latte in surplus e nel frattempo le multinazionali e i supermercati producono formaggi usando il latte in polvere?

    Bene.
    Le stalle sono chiuse, i “buoi” scappati!
    Non ci resta che espatriare e ringraziare i danni che i vari “Statisti” delle passate legislature son riusciti a creare.

    L” entrata in “EUROPA” con deliranti politiche agricole, ha fatto il resto.

    Le varie proteste degli allevatori, sono frammentate in centinaia di piccole associazioni, denaturate da interessi partitici, delegittimate dalla pluralità delle voci e dei luoghi di protesta.

    I politici vecchi e nuovi, si nascondono dietro il “IO NON C’ERO..”

    La politica è responsabile?
    Ma sembra ormai assodato che la POLITICA non ha mai un NOME e un COGNOME.

    Perchè dovrei comprare mai un “trattore” per poi pagare multe e gabelle?

    Per sottostare alle “follie” che come giustamente leggo:
    di quote, produzioni contingentate, disincentivi alla produzione, ma incentivi all’investimento.

    I “Piani di Sviluppo Rurale”?
    E cosa sono se non spartizioni fra “compagni di merende” di una “ricca torta”?

    Paghiamo ancora per “estirpare” i vigneti? Per abbandonare la terra?
    Stranissimo che non si vendano trattori (-18% in un anno)!

    Ormai sulle serre, vedo i “PANNELLI FOTOVOLTAICI”.
    Si “coltiva” energia.

    Energia “RINNOVABILE”, che paghiamo 45 cent. il kW, quando sul mercato costa 8 cent!

    Coerentemente con la politica agricola, anche l’energetica non scherza.

    PANNELLI FOTOVOLTAICI ?
    Cosa di poco conto se presa una sola serra, una sola stalla.

    Energia “Rinnovabile” che complessivamente ci stà trascinando nel baratro economico, sociale e imprenditoriale.

    Paghiamo questa energia una follia!
    In virtù della apparente ecologicità della stessa, ma cosa ci faremo di questa “energia” affidata solo ai capricci ambientali?

    Stiamo devastando intere zone votate all’agricoltura, rendendo sterili i terreni..SI VETRIFICANO!

    Si perdono competenze, non solo i trattori!

    I figli dei vecchi imprenditori, allevatori e agricoltori, vivranno di rendita delle serre “fotovoltaiche”?

    E “CHI” se la comprerà questa “energia” fuori mercato a 45 cent?

    Si precipita nel medio evo della nostra conoscenza, delle nostre tradizioni, cultura.

    Le colture “orticole” sotto i pannelli fotovoltaici, non certo possono crescere al buio.. Crescono sulla carta, sui documenti contabili, sulle truffe e gli intrallazzi.

    Ma tanto dobbiamo “IMPORTARE” anche gli ortaggi!

    Così come il latte, ormai in polvere, per fare i nostri “italici” “FORMAGGI DOP”!

    D.enominazione di O.rigine C.ontrollata?
    Ma con LATTE neozelandese in POLVERE naturalizzato EUROPEO..su cui i soliti noti lucrano aggiudicandosi i CONTRIBUTI EUROPEI?

    Ma la GUARDIA DI FINANZA, i CARABINIERI, la POLIZIA DI STATO e le altre innumerevoli multicolori ormai “polizie” cosa fanno?
    Sequestrano i cd al povero disgraziato sotto casa?
    Denunciano le nostre verande e barbecue per abuso paesistico, “AMBIENTALE”?

    E aziende multinazionali giocano con la nostra pelle..

    Peccato che non possiamo esportare “TUTTOLOGI” e “politici DEMENTI” Saremmo ormai ricchissimi!

    Cordialmente.

    Piero Iannelli

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