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Rinnovabili e opere connesse: vai con la DIA, anzi no

– Ad inizio legislatura la maggioranza ha dovuto fare i conti con una disciplina della produzione di energia da fonti rinnovabili fortemente squilibrata: generosissimi incentivi a carico degli utenti da un lato, procedimenti autorizzativi lunghi ed estenuanti dall’altro. Ciò ha portato come conseguenza la fulminea elevazione di alte pile di istanze negli uffici delle amministrazioni regionali, incapaci di smaltire le numerose richieste di autorizzazione. Per fare un paio di esempi, nell’ottobre 2009 giacevano sui tavoli della regione Sicilia 1198 istanze per la realizzazione di impianti di produzione da fonte rinnovabile, di cui 146 per l’eolico e 1004 per il fotovoltaico; nel biennio 2006-08, 7056 richieste per il solo settore eolico sono state pre¬sentate alla regione Puglia.

Per ricalibrare il sistema, sono state adottate alcune misure razionalizzatici, come la semplificazione dell’iter per la posa di pannelli fotovoltaici aderenti agli edifici e per il microeolico. Una riforma di sicuro impatto è stata l’esenzione per gli impianti fino a 1 MW dalla Valutazione di Impatto Ambientale, un procedimento che impegna le amministrazioni per 8 mesi e che vanificava il già lungo iter disegnato dal d.lgs. 387/03, della durata di 180 giorni.
Di recente, è stata approvata dalla Camera e attende ora la conferma al Senato la proposta di richiedere la sola denuncia di inizio attività per gli impianti sotto il MW. L’estensione della DIA avrà effetto però con l’entrata in vigore di un decreto legislativo che dovrà essere adottato entro il 5 dicembre.
Sul lato degli incentivi, la bozza di decreto ministeriale di aggiornamento del conto energia prevede una riduzione delle tariffe agevolate tra il 10 e il 15%.

Nel frattempo altre proposte semplificatrici sono state presentate respinte, mentre nuove urgenze sono state iscritte nell’agenda. Tra queste ultime, il caso della Puglia. Già due anni or sono, la regione del governatore Vendola aveva approvato una legge (la n. 31 del 2008)  che consentiva la realizzazione con DIA degli impianti da fonte rinnovabile di minore dimensione. Una semplificazione in netta controtendenza rispetto alle scelte di policy effettuate da altre regioni, censurate dal giudice della legge e dalla giustizia amministrativa per gli indebiti ostacoli frapposti alla installazione di impianti, quali il divieto assoluto di installazione in ampie aree e l’adozione di misure autarchiche tese a incamerare quanto più possibile i benefici riconosciuti dalla legge al comparto delle energie rinnovabili.

La semplificazione attuata in Puglia ha contribuito tra il 2008 e il 2010 allo sviluppo del settore, ma nel frattempo è intervenuta una sentenza della corte costituzionale che ha travolto la legge regionale gettando in un grave stato di incertezza del diritto gli investitori.
Un paio di emendamenti proposti di recente in Parlamento, anch’essi respinti dalla commissione affari costituzionali, avrebbero consentito la regolarizzazione degli impianti ad oggi autorizzati e realizzati, ma Governo e relatore si sono opposti, bloccando gli operatori del settore nel limbo del legittimo affidamento.
Oltre alla delicata questione pugliese, si fa pressante l’urgenza di sciogliere un altro nodo. La significativa crescita dell’eolico e del fotovoltaico (rispettivamente +25,2% e +388,6% nel 2009)  ha provocato la saturazione delle cabine primarie della rete di distribuzione esistenti. Se non sono insormontabili le difficoltà pratiche di realizzare tanti piccoli impianti, è spesso impossibile concertare con una pluralità di enti locali e autorizzare le linee elettriche necessarie a connettere efficacemente le singole unità di produzione.

Il dramma è che spesso gli impianti vengono realizzati per poi non aver la possibilità di immettere l’energia prodotta nella rete di distribuzione e di trasmissione, con il risultato che il produttore chiede comunque la corresponsione degli incentivi riconosciuti dalla legge e i consumatori non possono approvvigionarsi dell’energia producibile.
Un’altra misura emendativa proposta al disegno di legge sulla semplificazione prevedeva espressamente la possibilità di ricorrere alla DIA per la realizzazione non solo degli impianti fino a 200KW, ma anche delle infrastrutture indispensabili per l’esercizio dell’impianto. Un passo senz’altro giusto nella direzione di una coerente razionalizzazione del quadro autorizzativo, che consentirebbe la tempestiva realizzazione delle opere di connessione alla rete.

Un passo ulteriore si compirebbe rendendo contestuale l’autorizzazione (con il procedimento unico per gli impianti più grandi e mediante DIA per quelli più piccoli) degli impianti e delle opere necessarie, non solo alla mera connessione dell’impianto, ma anche all’effettiva immissione dell’energia producibile nel sistema elettrico, così da garantire il pronto adeguamento delle reti allo sviluppo della microgenerazione e del settore delle rinnovabili in generale.

Ad oggi, sono state avviate richieste di connessione alla sola rete di trasmissione per oltre 115 mila MW, mentre sono 47 mila i MW cui la rete di distribuzione non potrebbe più far fronte senza l’ausilio della RTN.
Per non sprecare le somme destinate all’incentivazione delle rinnovabili, per spendere meno e meglio, insomma, servono sforzi ulteriori nella direzione di una razionalizzazione degli incentivi e una semplificazione dei procedimenti anche delle opere connesse, per non fare degli impianti di produzione inutili e dispendiose cattedrali (o meglio tanti piccoli santuari) nel deserto.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

5 Responses to “Rinnovabili e opere connesse: vai con la DIA, anzi no”

  1. nicola scrive:

    Non si può sacrificare la tutela ambientale in nome del Dio denaro.

  2. Francesco scrive:

    “Il dramma è che spesso gli impianti vengono realizzati per poi non aver la possibilità di immettere l’energia prodotta nella rete di distribuzione e di trasmissione, con il risultato che il produttore chiede comunque la corresponsione degli incentivi riconosciuti dalla legge e i consumatori non possono approvvigionarsi dell’energia producibile.”

    Ottimo articolo, ma non si comprende il passaggio sopra: come può un produttore avere la corresponsione degli incentivi se non immette in rete l’energia? ricordo che l’incentivo (tariffa incentivante) è legato alla quantità di energia prodotta e immessa in rete.

  3. francesco marangi scrive:

    Il doppiopesismo è malattia radicata in molti e che indispettisce gli altri.
    In zona SIC e ZPS devo subire l’angheria di autorizzazioni e nulla osta demenziali anche per costruire la cuccia di un cane.
    Ed allora, gli ambientalisti sono indecenti quando invocano privilegi che consentano a quanto li aggrada di sottrarsi alla quotidianeità conosciuta da migliaia, centinaia di migliaia di persone che sono costrette, dal disprezzo loro riservato proprio dagli ambientalisti, a subire norme e procedure autorizzatorie che offendono il buon senso e la libertà.
    Segnalo una chicca di demenzialità burocratico/ambientalista: qui in Puglia, si è arrivati a partorire, ad esempio, il Regolamento regionale n.24 del 28/9/2005 ( http://www.regione.puglia.it/index.php?anno=xxxvi&page=burp&opz=getfile&file=1.htm&num=124 ) che mi costringerebbe, nel ristrutturare il tetto di casa mia, a lasciare dei buchi per la nidificazione del falco grillaio e di usare tegole e coppi per la copertura (materiali edili pressochè sconosciuti alla tradizione del mio paesino!!).
    E qualcuno prentende di passarla liscia per costruire una torre eolica di 60 metri di altezza?
    E no, se merda deve essere, che lo sia per tutti, anche per i buon gustai ambientalisti!

  4. Diego Menegon scrive:

    Francesco, in merito agli incentivi riconosciuti in carenza di adeguate opere di connessione al sistema elettrico, vale la pena ricordare la delibera AEEG 5/10 http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/10/005-10arg.pdf che disciplina le modalità di remunerazione della mancata produzione di energia da fonte eolica. Sul fronte fotovoltaico, l’incentivo è riconosciuto in base all’energia prodotta, ma si assiste ad una corsa alla realizzazione di impianti facendo poca attenzione alle opere connesse, per beneficiare delle tariffe agevolate ora vigenti, destinate a decrescere per gli impianti che entreranno in esercizio nei prossimi anni.

    Francesco Marangi, grazie per la segnalazione. Trovo anch’io demenziale una disposizione del genere. Se mi chiedono di creare un parco naturale sul tetto di casa non mi consola il fatto che anche per produrre da fonti rinnovabili serva pagare gabelle a regioni, sottostare a misure autarchiche e aspettare un anno per l’autorizzazione. Non confondiamo poi produttori e ambientalisti. Un ambientalista oltranzista vieterebbe l’elevazione di pale eoliche perché le ritiene colpevoli (accusa tutta da dimostrare) dell’abbattimento degli uccellini che tu volentieri ospiterai sopra la tua dimora! Si sa, c’è sempre un ambientalista più ambientalista di te.

  5. Marco scrive:

    Provo a pormi in un’ottica liberal/liberista.
    Per quale buona ragione l’eolico (soprattutto), il fotovoltaico e le altre “rinnovabili” dovrebbero essere incentivate con i soldi dei cittadini?
    Per garantire un buon reddito agli industriali del settore? O perchè eolico e fotovoltaico sono cose belle, buone e giuste e salveranno il pianeta?

    Chi risponde affermativamente alla prima domanda direi che ama l’assistenzialismo di stato, chi risponde sì alla seconda è probabilmente un ecologista romantico.

    Io, fino a poco tempo fa avrei risposto che effettivamente che è cosa buona e giusta incentivare eolico e fotovoltaico: così salveremo il pianeta.
    Peccato che poi si venga a sapere che mai e poi mai eolico e solare potranno sostituire petrolio e carbone. Che grazie ai sostanziosi incentivi l’eolico e il solare (di un certo tipo) sono un piatto appetitoso per mafiosi, corrotti e industriali che sono molto bravi a fare i soldi non rischiando nulla.
    Che soprattutto l’eolico è responsabile della devastazione di interi territori del sud (ad esempio il sub appennino Dauno) – si veda l’accalorata denuncia di Vittorio Sgarbi (e non solo) a tal proposito.
    Che l’eolico è fortissimamente sponsorizzato da Greenpeace e Lega Ambiente. A tal punto sponsorizzato da aver trasformato le due organizzazioni ambientaliste in efficacissime lobby industriali che se ne fottono dell’ambiente.

    Concluderei dicendo che eolico e fotovoltaico (in minore misura) sono dunque settori industriali che vivono solo perché sostenuti in modo assistenzialista dallo stato.

    E allora, che ci sta a fare questo articolo su Libertiamo?

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