Il Pd attacca il Tremonti di ieri per non dare ragione a quello di oggi

– Presa in contropiede da un abile ed “intuitivo” Giulio Tremonti quanto a vocazione europeista, la sinistra si prepara ad imitare la volpe della favola di Fedro: non riuscendo a raggiungere i grappoli che maturano al sole nel pergolato si consola sentenziando che, tutto sommato, l’uva è ancora acerba. Così il Pd ha annunciato che voterà a favore del decreto salva-Grecia, ma che sosterrà in Aula – a leggere i più importanti quotidiani – una tesi singolare, accusando il superministro di essere stato euroscettico e di avere cambiato opinione.

Certo, Tremonti non si è fatto mancare nulla quando ha ritenuto di esprimere delle critiche all’Unione europea, alla sua governance e soprattutto ad un allargamento a nuove nazioni ritenuto troppo affrettato. Ma nella sua azione di protagonista della politica economica dell’Italia e di autorevole membro dell’Ecofin non ha mai fatto venire meno un profondo e convinto senso di lealtà verso le istituzioni europee e gli impegni assunti in quella sede. E’ sufficiente andare indietro di qualche anno, quando Tremonti venne rimosso (ahinoi !) dal dicastero dell’Economia e al suo posto andò (di nuovo ahinoi !) Domenico Siniscalco. Richiamato repentinamente in servizio prima del disastro dei conti pubblici, Tremonti non perse un solo minuto di tempo. Gettò nel cestino il testo di legge finanziaria predisposto dal suo predecessore / successore, si recò a Bruxelles e concordo un provvedimento rigoroso che fu, poi, di grande aiuto al Governo Prodi, come ebbe modo di riconoscere lo stesso ministro Tommaso Padoa Schioppa.

Tornato il centro destra al Governo, Giulio Tremonti venne subito indicato come uno dei pochi ministri insostituibili. Già nell’estate del 2008 riuscì a “mettere in sicurezza” per un triennio i conti pubblici. Poi, quando a cavallo tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, si ebbe il picco della crisi finanziaria, le cui conseguenze negative ricaddero ben presto sull’economia, Tremonti ebbe una sola preoccupazione: assicurarsi che le provviste dei titoli di Stato fossero sottoscritte e a tassi sostenibili. Perché ciò fosse possibile era necessario restare allineati con le indicazioni della Ue.

In quel tempo non passava giorno senza che la sinistra non lo invitasse a non tener conto dei parametri di Maastricht (o almeno di quanto rimaneva di essi) col pretesto che molti Paesi avevano scelto di sostenere lo sviluppo con l’impiego di risorse pubbliche, in barba ai deficit di bilancio. Tutti ricordano le tiritere sull’allocazione di un punto di pil, care a Bersani, inascoltato profeta di politiche economiche sbagliate (come stanno dimostrando oggi le situazioni di tanti Paesi allora indicati ad esempio di virtù keynesiane). Poi c’è stato il week end della paura. La linea di condotta del Governo è stata a tal punto ineccepibile che la sinistra potrà soltanto precipitarsi a votare a favore delle misure che saranno assunte.

Eppure, poche ore prima che si temesse il peggio, Guglielmo Epifani aveva aperto il congresso della Cgil tessendo un elogio dell’impiego pubblico e chiedendo l’assunzione di 400mila nuovi dipendenti nel complesso delle amministrazioni pubbliche. Nessuno del Pd si è preso la briga di dire beo su tale proposta, veramente in controtendenza rispetto a quanto accade in Europa (da ultimo il socialista Zapatero taglierà del 5%, in Spagna, i trattamenti economici dei dipendenti pubblici).

Dopo la Grecia, dopo aver scoperto che l’euro non basta, da solo, a contrastare gli attacchi della speculazione, la situazione è profondamente cambiata.
Troppo consistenti sono le risorse impiegate nel risanamento delle finanze pubbliche, perché non si determini, nell’Unione, anche un passo avanti nella governance comune, allo scopo di controllare i conti di tutti da parte di tutti. Così quello del “dopo” è sicuramente un aspetto essenziale, che sollecita la continuità di una politica di risanamento.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

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