Da Londra una lezione per il PdL

– di Benedetto Della Vedova, da Il Secolo d’Italia del 12 maggio 2010 –

La politica britannica vive ore inusuali, quelle delle coalizioni. In teoria un parlamento appeso, senza una maggioranza definita, è sempre possibile, ma la pratica dei secoli ha mostrato come questo esito sia molto raro e tenda a verificarsi nella fasi più critiche, quelle che precedono un’evoluzione sostanziale del sistema politico. E’ successo negli anni Venti, prima che i laburisti sostituissero stabilmente i liberali nel ‘duopolio’ con i conservatori. Ed è successo nella seconda metà degli anni Settanta, quando la fase di stallo produsse quella profonda modernizzazione dei partiti che portò prima all’ascesa della Thatcher e, dopo di questa, al New Labour.

Al di là delle disquisizioni sul sistema partitico britannico, meglio analizzare il messaggio politico che arriva d’Oltremanica. 
Il conservatore David Cameron ha riconquistato la maggioranza relativa con una lunga campagna elettorale all’insegna dei “new conservatives”: ecologia e diritti civili hanno ridisegnato la piattaforma politica degli eredi della Thatcher, arricchendo di un’anima social i più classici temi economici d’impronta liberista. L’adesione di Cameron alla libertà di mercato non è mai stata in discussione (il salto di paradigma impresso alla Gran Bretagna statalista degli anni Ottanta è consolidato, a destra come a sinistra), ma l’approccio più temperato rispetto a quello della Lady di ferro è il frutto di un paese profondamente cambiato, che ha istanze diverse e necessita di soluzione nuove.

La svolta ‘centrista’ di Cameron potrebbe accentuarsi ulteriormente per l’alleanza con i LibDem di Nick Clegg, fortemente voluta dai conservatori in queste ore, come base di una stabile maggioranza di centrodestra. E’ ben noto che il principale nodo della trattativa è la riforma della legge elettorale che i liberali vorrebbero piegare verso il proporzionale (avendo essi un voto distribuito su tutto il Regno, l’uninominale trasforma il loro quarto di voti in meno del 10 per cento dei seggi di Westminster).

Prescindendo dalla questione elettorale, la dinamica della politica inglese è decisamente interessante. Da una parte mostra come la destra liberale e moderata europea, per restare in presa diretta con la società, si apra in direzione della libertà proprio sui temi su cui un tempo sarebbero prevalsi riflessi ‘conservatori’, o meglio reazionari (diritti dei gay, bioetica, ricerca scientifica). Dall’altra mostra come le istanze più libertarie possano trovare un alleato congeniale nella destra antistatalista (la big society vs il big state di Cameron, in questo caso).

Se, come auspico, questa fosse la strada per uscire dallo stallo dell’hung parliament e riportare un conservatore al governo di Sua Maestà, si affermerebbe di nuovo, dopo la Germania, lo schema conservatori-liberali (la battuta d’arresto elettorale della Merkel nel Nord Reno Westfalia mi pare congiunturale, non modificherà gli equilibri di governo). In Francia – andiamo un po’ grossié, naturalmente – un’alleanza con componenti liberal-liberatarie è costitutivo della stessa compagine post-gollista, l’UMP.

Da questo mix, in prospettiva, potrebbe uscire quel “radical center” di cui gli analisti hanno ricominciato a parlare in queste settimane e che nel linguaggio politologico anglosassone designa un centro riformatore convinto che la società vada governata incentivando sia la modernizzazione economica, sia l’innovazione sociale, senza imporre per via legislativa modelli costrittivi e inefficienti. 
A questo centro liberale e laico dovrebbe guardare il PdL, se non vuole subire – da destra – la competizione spregiudicata ed identitaria della Lega sulle grandi issue della “nuova” società: pensiamo non solo all’immigrazione, ma a quanto accaduto sulla RU486 (dove due battute demagogiche hanno intestato al Carroccio una battaglia massimalista fatta montare proprio in casa PdL) o al testamento biologico, dove alla Camera sono ormai i leghisti a imporre la linea dura.

Il Pdl, in questo senso, dovrebbe divenire l’interlocutore privilegiato – meglio ancora il contenitore, allargando il suo perimetro – di quelle forze liberali e “progressiste” (in un senso ben diverso da quanto non lo siano le forze post-comuniste e post-socialiste del continente) capaci di visione e responsabilità nazionale. Non un’area a-cattolico o anticattolica, bensì l’area culturale che ritiene che, garantiti gli istituti della libertà economica e civile, la politica debba accettare che a “formare” la società nei suoi aspetti costitutivi sia la libera interazione degli uomini.

A Londra, il tentativo di un pasticciato accordo tra il Labour, i Libdem e qualche altro sparuto deputato sembra fallito e nelle prossime ore può giungere la buona notizia dell’accordo tra Cameron e Clegg. In ogni caso, la svolta riformatrice dei Tories – che è poi la chiave che rende possibile l’accordo con i Libdem – è solida e destinata a durare. Di quella svolta è importante che il PdL colga il significato politico più profondo.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

14 Responses to “Da Londra una lezione per il PdL”

  1. Caro BDV, ferma restando la mia personale stima nei suoi confronti, devo dire che da qualche tempo faccio un po’ fatica a seguirla. Mi spiego subito: lei sostiene, in modo assolutamente legittimo, che il PDL dovrebbe diventare un partito maggiormente assimilabile ad altre formazioni del centrodestra europeo. Le devo però confessare le mie perplessità, ritenendo sia la Merkel che Sarkozy non esattamente degli esempi a cui ispirarsi. La prima si è fatta notare per l’immobilismo, una prudenza quasi eccessiva, la ritrosia verso l’alleggerimento dello stato sociale; proprio in questi giorni ha annunciato che non taglierà le tasse, con buona pace degli alleati liberali… Sarkozy invece si è fatto notare più per scelte poco condivisibili (la discussa legislazione HADOPI, la politica quasi protezionistica con l’industria dell’auto) e anche lui, come la sua dirimpettaia tedesca, ha tuonato contro la speculazione, stipendi manager, ecc., come se fossero davvero questi i problemi (a Davos ha affermato che bisogna “controllare il mercato”…). Non vedo un grande spirito liberale in giro per l’Europa, forse è il caso di liberarsi di ogni complesso d’inferiorità e pensare a costruire una politica diversa proprio qui in Italia, paese da sempre statalista e eccessivamente burocratico.
    Inoltre lei si sofferma molto su temi a mio avviso decisamente marginali (bioetica, diritti dei gay, pillola aboritva). Mi piacerebbe invece, dall’area liberale, sentire una forte iniziativa a favore della riduzione dello stato, di un nuovo sistema tributario, di maggior concorrenza e competitività… Così, a mio avviso, si dovrebbe competere con la Lega e con la sinistra, che su questi temi non hanno idee molto chiare.

  2. Maurizio scrive:

    Non farebbe male, onorevole della Vedova, che Lei e i finiani vi (ri)leggeste il programma del PDL, programma che è stato votato dagli elettori e a consentivo a Voi di sedere in parlamento.
    Nel programma si parla CHIARAMENTE di controllo dell’immigrazione e di federalismo fiscale.
    La Lega sta solamente cercando di prortare avanti il proprio programma (che è anche, almeno in parte) quello del PDL.
    Chi ha cambiato idea siete VOI, egregi signori.
    Potevate sempre candidarvi nel partito radicale….

  3. Roby scrive:

    E’ da un anno che questo sito non si propone altro che di mettere in cattiva luce la Lega, insistendo sul tema dell’immigrazione in particolare, dipingendo i partiti conservatori europei come il faro luminoso a cui guardare, contrapposti ad una supposta Lega estremista e xenofoba.
    Ebbene, si guardi a come questi partiti conservatori e popolari europei trattano il tema dell’immigrazione , sia in campagna elettorale che sul campo: in Gran Bretagna il reato di immigrazione clandestina esiste dal 1971, e nessun partito (nemmeno il Labour) pensa di contestarlo.
    Non solo, in Gran Bretagna esiste già una legislazione in materia di ingressi legali ben più restrittiva che da noi: non basta in Gran Bretagna avere un lavoro qualsiasi per ottenere un permesso di soggiorno, occorre avere una delle specifiche professionalità indicate dal governo per poter entrare legalmente nel paese.
    Consideriamo il modo in cui David Cameron ha affrontato il tema immigrazione in campagna elettorale: David Cameron ha promesso una stretta ulteriore sull’immigrazione, l’onorevole Della Vedova ne è al corrente? spero di sì….
    Questo il suo programma elettorale in materia:

    ” Cameron assicura un approccio ancor pù stringente. Nel loro manifesto elettorale i conservatori riconoscono che “l’immigrazione ha arricchito la nostra nazione negli anni” e si impegnano ad “attrarre le persone migliori e più brillanti che possono fare davvero la differenza per la nostra crescita economica”. Tuttavia, dicono i conservatori, “oggi l’immigrazione è troppo elevata e dev’essere ridotta. Non abbiamo bisogno di attrarre gente per fare lavori che potrebbero essere svolti da cittadini britannici, con l’adeguata formazione e sostegno”. Nel suo programma, dunque, Cameron promette esplicitamente con le sue politiche di ridurre l’immigrazione – quella regolare – ai livelli degli anni ’90, cioè nell’ordine delle decine di migliaia di ingressi l’anno invece che delle centinaia di migliaia come durante i governi Labour. Per riuscirci, propone di introdurre un “tetto” annuo, da fissare prendendo in considerazione “l’impatto sui servizi pubblici e le comunità locali”, al numero di extracomunitari cui consentire di vivere e lavorare nel Regno Unito – limite da rivedere ogni anno alla luce degli effetti dell’immigrazione sulla società; inoltre, di limitare l’accesso a “coloro i quali sono in grado di portare del valore aggiunto all’economia”. Contro gli immigrati clandestini e il traffico di esseri umani propone di schierare una polizia di frontiera ad hoc.

    Propone inoltre di inasprire le regole per il rilascio di visti per motivi di studio, “al momento il buco più grande nel nostro sistema di controlli”. In particolare, pensa di far pagare una “cauzione” agli studenti stranieri che si iscrivono a “istituti nuovi o non registrati”, che verrebbe restituita loro quando lasciano il Paese al termine del ciclo di studi; ritiene che gli studenti stranieri debbano provare di avere i mezzi finanziari per sostenersi nel Regno Unito; e inoltre propone di richiedere agli studenti di lasciare comunque il Paese e presentare una nuova domanda se vogliono iscriversi ad un altro ciclo di studi o iniziare a cercare lavoro. Ma i Tories assicurano di voler promuovere anche l'”integrazione” degli immigrati nella società britannica, ritenendo che “ciascuno che entri in questo Paese deve essere pronto ad abbracciare i nostri valori e a divenire parte della propria comunità locale”. Per questo, prevedono di introdurre un esame di lingua inglese per chiunque arrivi nel Regno Unito per sposarsi. I conservatori britannici si interrogano anche su come rendere più efficiente il diritto d’asilo, in modo da continuare a garantirlo a chi ne ha davvero i titoli, ma da poter respingere chi non ne ha ma spesso riesce a rimanere per mesi sul territorio britannico grazie alle lungaggini burocratiche necessarie per l’esame della sua richiesta.”

    Infine, se l’alleanza con la Lega da tanto fastidio, per un pretesto o per l’altro (ora è l’immigrazione, ora è il federalismo fiscale, ora sono le questioni etiche sulle quali la Lega tra l’altro è ben meno coesa di parti molto importanti del PDL stesso, si veda per esempio il gruppo che fa capo a CL, domani sarà la modifica del codice della strada ), bisognava dirlo prima della campagna elettorale.

  4. giacomo canale scrive:

    In linea generale, è possibile dire che da Londra arriva una lezione per la politica italiana nel triplice senso che:
    1) normalmente sono le nuove classi generazionali le più idonee a cogliere e rappresentare le istanze sociali emergenti;
    2) chi perde, pur con la doverosa resa degli onori, si fa da parte;
    3) avere ambedue gli schieramenti moderni e competitivi (l’ascesa di Cameron non è pensabile senza la novità del new labour) è un vantaggio per il Paese.
    A prescindere dalle preferenze personali, è difficile confutare che riguardo questi punti la situazione nostrana sia soddisfacente.

  5. Claudio scrive:

    @Maurizio e @Roby:
    i radicali confluiti in Fi nel 2006 e quindi nel PdL hanno avuto la garanzia direttamente da Berlusconi che su alcuni temi (come quelli citati da Della Vedova in questo articolo, cioè pillola abortiva, testamento biologico e simili) avrebbero avuto libertà assoluta di opinione.

    @Roby:
    che Libertiamo leggi? Guarda l’intervento proprio oggi di Faraci (http://www.libertiamo.it/2010/05/12/quando-limmigrazione-e-conflitto-tra-culture/). La tua lunga disamina sull’immigrazione nel Regno Unito mi pare un po’ fuori tema (rispetto all’articolo che stiamo commentando) e soprattutto fuori luogo rispetto alle idee di Libertiamo.

  6. Meno male che finalmente abbiamo trovato un modello di centrodestra che va bene a Fini e alla sua turbolenta legione libertaria: così i legionari, contemplando, staranno più tranquilli almeno per un pò…

  7. Alessio scrive:

    A me non sembra proprio una buona notizia per i liberisti inglesi l’alleanza con i liberaldemocratici. I liberaldemocratici hanno posizioni che mi ricordano più la contraddizione in termini che va sotto il nome di liberalsocialismo. Molti partiti europei di centro destra sono affetti da limitazioni e alleanze che li rendono succubi a pulsioni socialiste. Sono tutto fuorchè da imitare.

  8. Alessio scrive:

    Leggendo il wsj ho trovato un ulteriore conferma che l’alleanza con i left-winged libdem avrà esiti disastrosi per i tories britannici. La necessità di ridurre il deficit inglese combinata con la necessità di tenere insieme l’alleanza con un libdem attaccato alla spesa sociale costringerà il disgraziato Cameron ad inasprire le tasse proprio al suo elettorato core di riferimento. Cito il wsj: “The government said it will cut spending by £6 billion ($8.97 billion) this year, but will raise the tax-free allowance on income tax from April 2011, and will raise tax rates on “nonbusiness” capital gains to bring them closer in line with income tax rates.” In altre parole l’inghilterra si appresta ad aumentare di non poco l’imposizione fiscale sul risparmio privato. Questa politica fiscale mi ricorda molto quella di Prodi. Non vorrei davvero essere i tories alla prossima tornata elettorale.

  9. Francesco D'Amario scrive:

    L’immigrazione è un tema che va affrontato coi nervi saldi. Vogliamo dare un giro di vite? Va bene. Ma non si può accompagnare il giro di vite con la demonizzazione dello straniero, del diverso e l’ostilità a oltranza. Non si può, insomma, scadere nella farsa politica che prende il nome di Lega Nord.
    Un esempio? La cittadinanza agli immigrati che vivono in Italia da diverso tempo. E’ necessario parlarne ed aprirsi. Non mi piace che il PdL, di cui fanno parte anche alcuni liberali e radicali, si pieghi passivamente alla demagogia del diritto di sangue.

    E ancora: è un’illusione immaginare un governo liberale puro e duro. Fate bene a rimarcare i tanti punti di compromesso in quei paesi in cui la coalizione è liberal-conservatrice, ma dovreste anche tenere presente che, senza tali punti di compromesso, nessuna coalizione regge. Sono il primo a desiderare, nel mio intimo, un futuro in cui un grande partito liberale riesca a governare come partito di maggioranza, ma, ad oggi, ciò è utopistico. Accontentiamoci dell’FDP e dei Lib-Dem, invece di guardare il pelo nell’uovo.

    Comunque, ciò che credo sia debole della pregevole analisi di Della Vedova, è che non si capisce, nell’analogia tra la politica degli altri paesi europei e quella italiana, in che posizione siano PdL e Lega. Ovvero: quale dei due è il partito conservatore? La domanda non è affatto retorica, perché se la Lega diventa il partito dei temi ultra-conservatori, viene da sé che o il PdL assume il ruolo di cardine neo-liberale, oppure finisce per confluire nell’orbita del neo-conservatorismo leghista.
    La mia opinione, in questo senso, è semplice. Trovo improponibile sperare di difendere e portare avanti battaglie liberali dentro il PdL: l’impresa è titanica. Solo in un assetto di coalizione, in cui i conservatori sono ben distinti dai liberali, le battaglie che più ci premono si possano realizzare. Altrimenti si finisce politicamente “strozzati” come Fini, o a mangiare allo stesso tavolo dei post-fascisti e degli ex-socialisti.

  10. Liberale scrive:

    Musica per le mie orecchie gli interventi precedenti a cui aggiungo solo una mera considerazione. Come mai in questo sito nessuno ha commentato l’intervento di ieri di Fini all’ennesima riunione della fondazione gemella di Libertiamo, FareFuturo, riguardo al lavoro in Italia per i giovani? Fini ha detto:
    “Serve una flessibilita’ ma che non sia una permanente precarieta’”

    Parole sante aggiungo io ( ma Tremonti non diceva esattamente la STESSA COSA?), ma che se mi permettete ritengo siano in NETTO contrasto con il messaggio antiKeynesiano ed anti STATALISTA di controllo dei salari e dei contratti che traspare costantemente dalle teorie economiche enunciate in molti interventi qui dentro e che sono una delle ragioni IDEOLOGICHE che Libertiano utilizza nella sua ormai stantia polemica antiLega. Le cose son due: o Libertiamo pur di acquisire visibilità in maniera macchiavellica è disposta a cedere anche sulle battaglie socio economiche pur di avvallare ogni intervento di Fini e di quei pochi deputati che lo seguono oppure qui si usano due pesi e due misure, si critica la Lega ed il Tremontismo da una parte, e ci si tappa gli occhi e le orecchie sulle ENORMI contraddizioni del Presidente della Camera e delle sue fondazioni-correnti nei temi economici dall’altra

  11. roberto scrive:

    Non credo che avere dei dubbi sul federalismo fiscale, o sui suoi costi, sia diventato un reato. I programmi poi si possono anche discutere nel corso della Legislatura. Per quanto riguarda l’immigrazione ricordo che in Gran Bretagna c’e una presenza di stranieri superiore a quella italiana. Alla faccia del reato di immigrazione clandestina.

  12. Roby scrive:

    @ Roberto:

    Se non è un reato discutere sui punti cardine di un programma elettorale in base al quale si è andati a chiedere il voto ai cittadini, e nessuno ne dubita, le elezioni a cosa servirebbero? tanto vale abolirle, si risparmia anche e si evita una farsa.

    Quanto alla percentuale di immigrati in Italia e in Gran Bretagna, ricorda male: nel 2008, secondo il rapporto Caritas/Migrantes, il numero di stranieri regolari in Italia ha raggiunto i 4 milioni e mezzo .
    Il 2008 è stato il primo anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra della media europea e, seppure ancora lontana da Germania e Spagna (con incidenze rispettivamente dell’8,2 per cento e dell’11,7), ha superato la Gran Bretagna (6,3).

  13. leonardo signorini scrive:

    condivido quello che hai scritto, spero che anche nelle nuove assemblee regionali, in particolare come la toscana la pdl si liberi di certi atteggiamenti vecchie e desueti su molti argomenti, o almeno se ne discuta un pochino,pochino,i riferimenti o certi nuovi progetti anche culturali della politica che passino anche dai territori, dalle periferie, molti,molti si aspettano molto di piu’ da questa pdl.. senza lasciare soltanto il campo ai sergenti dei colonnelli come achille totaro sen ..per fare solo qualche esempio..toscano..ovviamente non scomoderei l’on verdini..ci mancherebbe!!ma se lo legge ..male.. e un gli fa!!

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