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Detassare gli investimenti privati nelle tlc

– Articolo pubblicato su Italia Oggi dell’8 maggio 2010

– Di un piano italiano “definitivo” per la banda larga si discute ormai da anni, senza che si riesca né a definire un progetto convincente né a mettere insieme le risorse (ingenti) che lo possano rendere credibile.

Anche per questo lo stanziamento fino ad ora destinato alla banda larga dal Governo Berlusconi, gli ormai famosi 800 milioni di euro, sono rimasti nel cassetto. Ottocento milioni, infatti, non sono pochi ma ampiamente insufficienti per un’iniziativa che abbia l’ambizione di colmare una volta per tutte le lacune infrastrutturali di un territorio complicato come il nostro. In aggiunta, la partita di un piano complessivo è ingarbugliata anche dal punto di vista politico: dove prendere tutte le risorse necessarie? A chi affidare la realizzazione della nuova rete? Chi sarà il proprietario? Chi il gestore? Vecchio o nuovo? Pubblico o privato?

Tutte questioni di grande momento, che si prestano e si presteranno a decisioni destinate a soddisfare e deludere operatori ed analisti.

Il rischio è che questo clima di rinvii e di incertezza finisca per paralizzare anche gli investimenti dei singoli operatori, congelando di fatto una rete che è sì insufficiente, ma non è neppure all’anno zero grazie agli investimenti comunque realizzati negli anni.

Per questo, in attesa di un grande piano di investimenti e della individuazione delle relative fonti di finanziamento, gli ottocento milioni di euro oggi disponibili dovrebbero essere utilizzati per incentivare fiscalmente gli operatori ad investire subito sulle proprie reti (lasciando a loro la scelta se agire da soli o in consorzio). In questo modo le risorse pubbliche oggi a disposizione potrebbero servire da leva per rilanciare gli investimenti privati, con positive ricadute anche sul fronte dell’occupazione.

Ovviamente gli incentivi andrebbero condizionati al rispetto di alcuni criteri. Un primo paletto dovrebbe limitare i benefici agli interventi realizzati nei prossimi due anni. Una seconda condizione dovrebbe essere quella di un maggior favore per gli interventi nelle aree a scarsa copertura. Una terza, prevedere criteri di pieno accesso, interconnessione e interoperabilità tra gestori delle infrastrutture realizzate utilizzando gli incentivi.

La distribuzione agli operatori degli ottocento milioni, attraverso lo strumento di un credito fiscale legato agli investimenti, dovrà vedere un tetto massimo, magari corretto in ragione delle dimensioni, degli investimenti delle aziende e delle rispettive reti esistenti. Un protocollo che definisca nel dettaglio questi o altri criteri e selezioni le varie tipologie di investimento (rete fissa, rete mobile etc) potrebbe essere definito in tempi relativamente rapidi dal Governo sentita la Agcom.

E’ chiaro che nessuna scelta sarà mai del tutto neutrale, ma, ad oggi, quello dell’incentivo agli investimenti privati sulla banda larga potrebbe rivelarsi il miglior utilizzo degli ottocento milioni stanziati dal Governo per lo sviluppo della banda larga.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Detassare gli investimenti privati nelle tlc”

  1. Adriano Teso scrive:

    Detassare ?
    Se la rete di banda larga è una infrastuttura utilizzabile da tutti gli operatori, si faccia un’asta per la realizzazione e la getione condizionata e competitiva. Aziende all’altezza ce ne sono e capitali privati per investire anche.
    Se invece è un impianto che può o deve essere completamente in concorrenza, allora aziende e mercato facciano la loro parte, senza rigiro di soldi dello Stato.
    O siamo alla solita questua dei potenti del mondo industriale ? O noooo ?

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