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Ai Sauditi la palma d’oro dell’intolleranza religiosa. Ma la Cina non scherza

– Arabia Saudita, Burma, Cina, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq, Corea del nord, Nigeria, Sudan, Uzbekistan, Pakistan, Turkmenistan, Vietnam. Non sono le squadre che si sono qualificate alle fasi finali dei prossimi campionati del mondo di calcio, ma i grandi violatori della libertà religiosa nel mondo. Il report della United States Commission on International Religious Freedom, la commissione governativa incaricata di segnalare le violazioni della libertà religiosa nel mondo, traccia con precisione, come ogni anno, lo stato dell’arte senza far sconti. Ed i risultati non sono incoraggianti.

Le violazioni  dell’Arabia Saudita sono state descritte come “sistematiche”. Nelle strade di Ryad la polizia per la promozione della virtù e la repressione del vizio (che ci crediate o meno esiste davvero) imperversa. Al riparo da occhi indiscreti, e con la connivenza del governo, l’Arabia Saudita è anche il più grande produttore e spacciatore dei materiali che servono a propagandare l’ideologia wahabita, la quarta colonna del terrorismo mondiale.

Malissimo la Cina dove si registra la continua repressione degli Uiguri cui è dedicata la copertina del report 2010. Una donna, da sola al centro della strada, inveisce contro la polizia cinese in assetto antisommossa. Durante la presentazione del rapporto Leonard Leo, chairman della commissione, è stato durissimo: “Stiamo parlando di una oppressione tremenda. Di tortura. Di omicidi. Di madri che vengono arrestate per essere trasferite a lavorare dall’altra parte dello Stato per evitare che procreino”. In Iran i casi di detenzione, dovuti esclusivamente alla religione di coloro che vengono arrestati, si impennano in maniera spietata e a pagare più di tutti sono proprio le minoranze musulmane dissidenti.

Da segnalare, insieme alla Russia e ad altri dieci Paesi, l’inclusione della Turchia in un secondo elenco, la cosiddetta “watch list”. Qui si trovano i Paesi sotto osservazione.
Il report della Commissione USA è critico anche nei confronti dell’amministrazione Obama, accusata di aver fatto troppo poco per la protezione della libertà religiosa nel mondo. 

Come ha evidenziato Leonard Leo sul Washington Post la protezione della libertà religiosa è si un dovere morale, ma anche un interesse strategico della geopolitica americana. Del resto lo aveva già sottolineato il Chicago Council on Global Affairs nello studio  “Engaging Religious Communities abroad: a new imperative for U.S. foreign policy”.

Abituati a leggere le relazioni internazionali nell’ottica dell’antiterrorismo non ci rendiamo conto dell’immensa influenza delle comunità religiose ovunque nel mondo. Ad esempio la task force coordinata da R. Scott Appleby dell’Università di Notre Dame e da R. Cizik della New Evangelical Partnership for the Common Good aveva già evidenziato in un report del Pew Forum come la questione “religiosa” fosse di importanza fondamentale per il futuro di alcuni Paesi come India, Iran, Nigeria, Yemen. Ed il grafico tracciato evidenziava chiaramente i Paesi più problematici.Global-Restrictions-on-Religion-PEW-graph

Leonard Leo, che è uomo  pragmatico e di poche parole, ha offerto una perfetta sintesi: “L’amministrazione americana  deve e può fare di più”.
Il report della United States Commission on International Religious Freedom conferma ancora una volta che, soprattutto quando tocca la religione, il potere non corrompe. Corrompe assolutamente.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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