Non si tutelano i lavoratori con astratte e inefficienti normative anti-discriminatorie

– E’ paradossale come alcune norme giuslavoristiche, con l’obiettivo di garantire i lavoratori, finiscano per introdurre discriminazioni astrattamente “giuste”, ma praticamente inefficienti.  C’è infatti una legge – il d.lgs 216/03 – che enuncia il principio di parità di trattamento “indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall’età e dall’orientamento sessuale” e che stabilisce che tale principio si applichi a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato e sia suscettibile di tutela giurisdizionale, con specifico riferimento, tra l’altro, “all’accesso all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione”.

Tale previsione normativa si è trasformata, nei fatti, nel divieto di indicare una fascia di età negli annunci per la ricerca di collaboratori, come se l’età del candidato non fosse un elemento fondamentale nella determinazione delle scelte di un’azienda.
 Per esempio, l’azienda che dirigo ha bisogno di giovani ricercatori e di neolaureati, che però prima di iniziare a “rendere” hanno bisogno di anni ed anni di formazione. Formazione che, ovviamente, sarebbe “ammortizzata” nel corso dei successivi anni di produzione. Un tale percorso richiede necessariamente una prospettiva di vita lavorativa lunga, che soltanto persone comprese tra i 28 e i 35 anni possono garantire. Se si presentasse un lavoratore in vista della pensione, come dovrebbe comportarsi un imprenditore che vuole essere razionale, pur rispettando le norme giuslavoristiche?

E’ giusto far perdere tempo in selezioni inutili ai selezionatori che devono valutare candidature non adeguate alla posizione richieste? 
Lo stesso discorso vale per gli anni richiesti dal training di venditori specializzati o di professionisti che fanno assistenza tecnica, senza considerare che l’apparente principio di parità imposto dalla legge sfavorisce il riequilibrio generazionale e la sostituzione armonica di chi va in pensione, comportando altresì il giudizio negativo degli analisti finanziari sull’età media del personale occupato.

E che dire dei “collettori di ideologie”, come i partiti politici, i sindacati e le associazioni? Essi, a dispetto dell’ipergarantismo imposto agli altri, possono licenziare quando vogliono, anche per divergenze di opinioni  “politiche” – e mi pare giusto – mentre un’azienda di mercato è costretta dalla legge a non discriminare un manager all’atto dell’assunzione anche se le sue “convinzioni” – quali la legge non specifica – dovessero divergere da quelle aziendali. Ve li immaginate i danni che può provocare all’azienda un manager dotato di poteri decisionali che abbia convinzioni contrarie ad essa?

Quando parliamo di aumento della disoccupazione e di perdita di posti di lavoro dobbiamo perciò farlo avendo a mente le mille rigidità burocratiche e regolamentari che asfissiano le imprese. In questo situazione, è già tanto che ci sia occupazione e non a caso essa è in continuo calo. Ho l’impressione che le leggi di questo paese immaginino ancora un mondo del lavoro dove i lavoratori coincidono con le loro due braccia. In una azienda appena appena moderna, con mille addetti, è difficile trovare tre profili di livello più basso identici o fungibili, e ormai nessuno dei profili richiesti nei sistemi produttivi avanzati dispensa i lavoratori dall’usare il cervello e dal prendere una qualche decisione intelligente.


Autore: Adriano Teso

Adriano Teso (Bergamo, 1945), imprenditore, presidente di IVM (una tra i principali produttori mondiali di vernici per legno e di ricerca applicata nel settore), già sottosegretario al lavoro ed alla previdenza sociale nel primo Governo Berlusconi. Fin da giovane ha ricoperto importanti cariche in Confindustria, Federchimica, Assolombarda, dirigendone anche il Centro Studi, e, successivamente, nel Consiglio direttivo della Camera di commercio Italo-Cinese. Liberale appassionato, è stato tra i fondatori dell'Istituto Bruno Leoni e del centro di Studi Liberali. Ha collaborato alla fondazione di Libertiamo, è associato della Fondazione Fare Futuro ed è stato Delegato Nazionale per la fondazione del PDL. Partecipa ad attività benefiche anche attraverso il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

9 Responses to “Non si tutelano i lavoratori con astratte e inefficienti normative anti-discriminatorie”

  1. iulbrinner scrive:

    L’ideologia dell’egualitarismo antidiscriminatorio è quanto di meno liberale si possa immaginare sul piano politico, oltre che su quello economico.
    Ottimo articolo che rivela quanta ce ne sia in circolazione.
    Ulteriore annotazione; mi sembra che questo genere di principi astrattamente “sociali” e sostanzialmente burocratizzanti provenga, in larga misura, dalle direttive, dalle risoluzioni e dalle determinazioni degli organi europei.
    Probabilmente il marcio ideologico sta proprio lì.

  2. roberto scrive:

    e però mi scusi, ma in che pianeta succede tutto ciò?
    Andiamo a vedere le offerte di lavoro e vediamo se c’è un annuncio in cui non c’è indicata un’età massima, per lavori particolarmente qualificati, parlo per ingegneri per esempio, di solito non si sale sopra i 35 anni con esperienza (quindi non “neolaureati”).
    40 se il posto è di particolare “prestigio”.
    In rari e fortunatissimi casi, non è indicata l’età (parlo sempre di ricerche di personale con esperienza), tuttavia di solito sono richieste qualifiche ultrasettoriali e di alto livello, introvabili sul mercato del lavoro (con o senza esperienza)…se non nelle imprese in diretta concorrenza…
    Forse sarebbe bene che anche molte imprese (per fortuna non tutte) facessero i conti con la realtà… tra le altre cose c’è un detto, russo, credo di età sovietica “se pagate con noccioline, non potrete che avere delle scimmie” e quindi pagare dei responsabili come o meno dei magazzinieri, anche questo non aiuta a far evolvere il mercato del lavoro…

  3. Marianna Mascioletti scrive:

    Giustissimo.
    Io sono, ormai da molto tempo, convinta che, nelle aziende ospedaliere, non dovrebbero poter operare medici che rifiutino (“obiettino a”) una pratica perfettamente legale per lo Stato italiano quale l’interruzione volontaria di gravidanza, come pure quelli che rifiutino (“obiettino a”) la prescrizione della pillola del giorno dopo.
    (per amor di precisione: non dovrebbero poter operare DA SOLI, nel senso che dovrebbe sempre essere presente almeno un loro collega di convinzioni opposte, in modo che sia garantito il servizio)

    Ottimo articolo.

  4. danese scrive:

    Giustissimo, un datore di lavoro deve certo procedere a scelte mirate e ponderate circa l’assunzione del proprio personale.Mi deve solamente spiegare Sig.Teso come mai Lei ed in particolarmodo i vari vertici di confindustria, Marcegaglia in testa, continuano a martellare ogni governo di turno circa la necessità di allungare continuamente la vita lavorativa del personale ritardando il raggiuingimento della pensione. Non Le sembra un paradosso ?.o forse è meglio : tutti devono lavorare fino a 72 o meglio settantacinque anni ? Tutti ! ma nelle aziende degli altri non nella propria!

  5. iulbrinner scrive:

    “Io sono, ormai da molto tempo, convinta che, nelle aziende ospedaliere, non dovrebbero poter operare medici che rifiutino (”obiettino a”) una pratica perfettamente legale per lo Stato italiano quale l’interruzione volontaria di gravidanza, come pure quelli che rifiutino (”obiettino a”) la prescrizione della pillola del giorno dopo”.

    Ossia, esattamente una normativa anti-discriminatoria alla rovescia….

    Dalla parte dell’utente e non da quella del datore di lavoro (di cui si tratta).

  6. Marianna Mascioletti scrive:

    Un miglior servizio torna a vantaggio tanto dell’utente quanto del datore di lavoro.

  7. iulbrinner scrive:

    Ma non delle aberranti e burocratiche normative anti-discriminatorie….:)

  8. iulbrinner scrive:

    Correggo il senso logico (se non si capisse bene).

    Ma non “a svantaggio” e limitazione delle aberranti e burocratiche normative anti-discriminatorie….:)

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