– La Grecia è sull’orlo del baratro. Lo Stato rischia la bancarotta. Persino le misure predisposte (con tante reticenze e cautele) dall’Unione europea non basteranno ad evitare il tracollo finanziario di quel Paese che è membro del club dell’euro. La speculazione si appresta ad attaccare gli altri Paesi in forti difficoltà finanziarie come la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda. Sono evidenti le ricadute negative che tale situazione può determinare sull’euro e quindi su noi tutti.

Questa crisi incipiente è, a mio avviso, sottovalutata, nonostante i segnali premonitori (si veda il recente crollo delle Borse) che arrivano sempre più robusti ed inquietanti. L’Italia, per adesso rimane al riparo (ma una crisi dell’eurozona coinvolgerebbe anche noi) grazie alle politiche accorte di Giulio Tremonti, ma soprattutto grazie alla sua stabilità politica. E per questo motivo che le turbolenze politiche  e gli scandali che agitano il PdL vanno attentamente monitorate, dal momento che l’avvitarsi di una crisi che portasse ad elezioni anticipate finirebbe per incidere – negativamente – anche sulla stabilità economica del Paese.

In tale contesto assai problematico c’è da rimanere stupiti del clima di scontro irriducibile in corso nella vicina Grecia. I sindacati greci sono degli irresponsabili; hanno paralizzato il Paese con i loro scioperi  e mettono a repentaglio le stesse fondamenta finanziarie ed economiche del Paese. Ed è altrettanto singolare l’atteggiamento di generale benevolenza e comprensione con cui i media (soprattutto televisivi) italiani danno conto di quelle lotte, come se davvero il Governo greco (a direzione socialista) volesse affamare il popolo.

E’ bene chiarire che a protestare sono soprattutto i pubblici dipendenti (quelli privati sono stati mobilitati in una logica – sic – di solidarietà).  E’ a loro carico che sono stati fatti i tagli più pesanti e più giusti, nel senso che il governo è intervenuto a ridimensionare dei veri e propri privilegi. Ne citiamo solo alcuni:  vengono eliminate la tredicesima e la quattordicesima mensilità per i funzionari a stipendio più elevato; è soppresso il bonus per chi arriva puntuale in ufficio; sono eliminate le pensioni  erogate ancora ai defunti  e alle figlie nubili e divorziate di un ex dipendente statale. Si tratta di 60mila assegni. Poi si stima che esistano 320mila pensioni di invalidità fasulle. L’Iva aumenterà soprattutto su alcolici, tabacchi e per i beni di lusso. Il governo è poi impegnato a far pagare le tasse a contrastare  le costruzioni abusive, il gioco d’azzardo e le lotterie in nero.

Certo, il governo intende bloccare – su richiesta della Ue e delle autorità internazionali – anche le retribuzioni per alcuni anni. Anche questa misura ha un impatto soprattutto sul settore pubblico. Quello privato è talmente gracile e poco sviluppato (in prevalenza concentrato nel turismo) da rendere pressoché solo teorico il blocco delle retribuzioni.

Altri interventi riguardano le pensioni, essendo il sistema pensionistico greco tra i più generosi (rispetto alle condizioni generali della società) d’Europa.  I pubblici dipendenti sono circa 500mila e sono tanti in un Paese piccolo come la Grecia. Può essere loro consentito di mandare a picco un Paese ?  E’ questa la democrazia ? Si difendono così i diritti dei lavoratori ?