Nucleare e ricerca sul solare: la ricetta di Saraceno per il futuro del Pianeta – AUDIO

Articolo già pubblicato su Generazione Italia di venerdì 30/04/2010

– Contrapporre le rinnovabili al nucleare e viceversa è un delitto d’ideologia, un peccato di miopia. L’aut aut su ciò che è complementare disegna il viatico migliore per l’inefficienza delle scelte. E nel caso dell’energia, trattandosi di scelte strategiche per il futuro del Paese e del Pianeta, questa contrapposizione oltre ad essere sterile è anche dannosa. Soprattutto se ci si pone la salvaguardia dell’ambiente come un obiettivo concreto, non dogmatico.

Ne abbiamo discusso giovedì  pomeriggio nell’ambito de “I seminari di Libertiamo”,  in un appuntamento dal titolo Sole e nucleare: energie non in alternativa, cui ha preso parte il professor Paolo Saraceno, dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario.

In uno scenario da global warming, dimostrato da accurate analisi scientifiche sulla composizione dei ghiacci antartici, e di esplosione demografica dei paesi in via di sviluppo (la Nigeria, ad esempio, aveva 30 milioni di abitanti nel 1950, oggi ne ha 130; andiamo verso un mondo con 10 miliardi di abitanti, nell’800 ce n’era uno soltanto), Saraceno ha avvertito: “ E’ necessario cambiare modello di sviluppo, o la Terra non ne avrà per tutti”. Né di energia, né di cibo. Cambiare il modello, dunque, ma non lo sviluppo, che tra l’altro è il più potente dei contraccettivi. Con buona pace dei declinisti, degli oppositori dello sviluppo permanente e di qualche caudillo sudamericano che predica il ritorno allo stato del buon selvaggio. Fandonie.

Che si fa quindi? L’imperativo è sostituire le fonti fossili (da esse oggi traiamo l’81% dell’energia mondiale), producendo tutta l’energia possibile con le rinnovabili, il resto con il nucleare. E largo spazio agli Ogm, nei cui confronti è stata montata la più antiscientifica delle campagne: “La verità biologica – spiega il professore – attesta che più un cibo è naturale più fa male. La verità storica che l’uomo, da quando coltiva, prima modifica e poi mangia le specie che ha modificato”

Sul fronte energetico è necessario un uso massiccio delle centrali nucleari. Il problema delle scorie non esiste, è uno spauracchio. La controindicazione, semmai, è un’altra. Ed è tutta di natura geopolitica. Perché una volta che hai rovesciato il modello di produzione energetica a favore delle centrali atomiche hai moltiplicato pure il pericolo d’uso dell’uranio a scopi non proprio pacifici. Nei paesi emergenti, dove massima è l’esigenza di energia, diffondere le centrali nucleari vuol dire accrescere il rischio che qualcuno tiri fuori l’uranio per costruirci la bomba, e in tempi di terrorismo globale l’argomento non è marginale. Ma l’India, per esempio, sta costruendo una centrale nucleare alimentata dal Torio che, a differenza dell’uranio, non è utilizzabile a scopi bellici. Avanguardie.

Quanto al sole, esso da solo fornisce già l’energia sufficiente a mantenere dieci pianeti come il nostro. L’energia prodotta al centro della terra è 1/2000 dell’energia solare incidente. Quella consumata dall’uomo è circa 1/6000. Il problema è che questa energia non sappiamo ancora catturarla. Le celle fotovoltaiche in circolazione non sono ancora in grado di farlo. E’ una follia sussidiarle. Stiamo arricchendo i tedeschi, che sul fotovoltaico hanno fondato un’industria nazionale. Con gli incentivi, quindi, si finanzia l’inefficienza e si rinuncia alla ricerca. E’ la ricerca la chiave d’accesso a un futuro sostenibile. Con i pannelli giusti basterà una centrale nel Sahara, nemmeno troppo grande, per rifornire di energia tutto il Pianeta.

Uno via l’altro, Saraceno, da scienziato, smonta i capisaldi del “fideismo verde”, tra i quali il risparmio energetico, che, spiega, “serve a poco”. Certo, esso è praticabile nei paesi ricchi, i quali ultimi però sono un nonnulla nell’oceano demografico del resto del mondo. Con quale coraggio, inoltre, possiamo pretendere dagli africani, o dagli asiatici, che risparmino energia? Lo fanno già, e per questo vivono in media 40 anni meno di noi. Queste persone cercano, giustamente, il benessere. Avere gli ospedali, le industrie, il frigo e l’acqua corrente, allunga la vita. Ma costa energia. E si torna daccapo.

Nucleare e solare sono la risposta, per lo meno la migliore che conosciamo oggi. Chi vi si oppone per ideologia  fa male al Pianeta e lo fa sulla pelle dei poveri.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

4 Responses to “Nucleare e ricerca sul solare: la ricetta di Saraceno per il futuro del Pianeta – AUDIO”

  1. Complimenti, caro Scudiero, Lei ha scritto bell’articolo che merita i complimenti di chi da decenni si occupa di energetica.
    In particolare merita lode la chiarezza con la quale viene espresso il concetto di fondo per il quale chi – luddisticamente o per convenienze di bottega ideologica e lobbystica – tenta di fermare la ricerca e la conseguente applicazione tecnologica danneggia il “povero” e non certo il “ricco”.
    Il caso del fotovoltaico, il vettore energetico meno appetibile e meno razionale e redditizio che vi sia, eretto a moloch di sistema è di scuola. Arricchisce il “pingue” tedesco ed impoverisce lo smunto “italiano”.
    Molti dei pannelli fotovoltaici installati in Italia a spese del contribuente in genere (venti anni di incentivo) vengono prodotti magari da italiani, magari in Romania, esportati in Germania a basso prezzo e da lì rientrano in Italia a caro prezzo.
    Invece di spendere soldi in incentivi utili solo alla bilancia dei pagamenti altrui, avremmo dovuto sostenere chi – ad esempio a Lecce – sta lavorando strenuamente alla messa a punto di polimeri, anche nanostrutturati, mimetici rispetto al silicio/germanio, ma molto, molto più produttivi e molto molto meno costosi.
    Per altro, il nucleare da fissione è soggetto ad ulteriori affinamenti in termini di ottimizzazioni del ciclo e delle sue sicurezze intrinseche ed estrinseche, ma se ne vede anche con chiarezza la fine del ciclo di vita logico.
    Una delle ottimizzazioni – a mio parere la migliore in assoluto oggi – è quella delle tecnologie delle centrali cosiddette a letto di ciottoli le quali hanno l’enorme vantaggio della modularità, con modulo di base dimensionalmente ridotto(circa 100MWe di contro agli 1,35Gwe degli EPR terzo+) e l’enormissimo vantaggio di essere strutturalmente automoderate proprio dalla architettura stessa del processo di fissione. Non va trascurato certo poi il fatto che il materiale fissile è organizzato (i ciottoli, appunto) in modo tale che all’esaurimento essi possono essere sottratti dalla camera di fissione e ricaricati per un successivo riutilizzo. Ed inoltre, impiegando a valle turbine ad elio – gas inerte non “inquinabile” da liberazioni radioattive incontrollate come invece lo è, ad esempio il vapor d’acqua – il loro carico ambientale ne risulta minimizzato.
    E’ favola colorata poi la diceria dell’untore circa le tecnologie di fusione. Se si fosse scelta la via dell’ IGNITOR di Bruno Coppi – macchina piccola e governabile economicamente – piuttosto che quella dell’ITER – macchina enorme per il cui governo economico sono ingaggiati quasi tutti gli Stati del G20 – e se il ciclo economico-finanziario degli idrocarburi fosse veramente alla frutta e le logiche industriali non fossero autoreferenziali noi avremmo potuto avere già energia da nucleare da fusione.
    Le schede di specifica alle industrie di settore per le forniture della componentistica della macchina ITER sono state definite già da due anni, specie per ciò che riguarda il cuore della macchina stessa, l’amministrazione del flusso di neutri. ITER potrebbe essere attiva, se solo lo si volesse politicamente e finanziariamente, a brevissimo.
    Per altro, la cosiddetta “fusione fredda” non è una favoletta, come bene hanno dimostrato, ad esempio, due giovani ricercatori di Caserta a totale loro cura e spesa, senza apporti di terzi.
    Chi ha bene appreso, poi, le lezioni del grande, misconosciuto Todeschini sa bene come macchine inerziali potrebbero dare un senso di ben maggiore dimensione, portata e portanza ad applicazioni in aria ed in idro, dico eolico ed idraulico, limitate oggi dall’uso di pale fisse.
    Non vado oltre – e potrei – per non tediarla e tediare ancora di più. Ricordo solo a me stesso che bruciare idrocarburi per la generazione di energia, campo nel quale sono sostituibili, e sottrarli all’utilizzo della chimica fine, campo nel quale non sono sostituibili, è la macrofollia maggiore praticata dall’umanità dai tempi almeno delle guerre d religione.

  2. Roberto scrive:

    Bell’articolo veramente… è la prima volta che finalmente si vede qualcosa di razionale e sensato in materia energetica.
    Quello che mi spiace, e che questo a sinistra venga derubricato a “roba di destra”…

  3. filipporiccio scrive:

    @Pier Carlo de Cesaris:

    Sono sicuro che il futuro dell’umanità, almeno per i prossimi secoli, dipenda dall’uso della fissione nucleare. Sulla fusione nucleare invece andrei coi piedi di piombo. Non c’è alcuna prova che alternative ad ITER possano portare a un progetto sfruttabile commercialmente in tempi brevi, anche se ovviamente ben venga la ricerca. E sono ancora più dubbioso sulla “fusione fredda”. Anche se è possibile (e auspicabile) che l’innovazione scientifica e tecnologica renda sfruttabili nuove fonti di energia, non possiamo certo farci affidamento, per cui puntare sulla fissione nucleare è la cosa più saggia da fare, almeno per ora.

  4. @Filipporiccio.
    Le tecnologie del nucleare da fusione sono già del tutto ingegnerizzabili e – volontà politica e finanziario/industriale permettendo – potrebbero essere in uso a breve, se non brevissimo tempo.
    La scelta fra ITER ed IGNITOR mi ricorda tanto l’antica, ormai, querelle sui sistemi PAL/SECAM o sulle tecnologie di videocamera. Vinse la forza di sistema e non la migliore tecnologia.
    Col nucleare siamo alle solite: debolezza della politica(che non capisce ma si adegua) e forza delle lobbies finanziario industriali che capiscono solo del proprio particulare ed usano la loro forza per fare adeguare la politica. Chi ne soffre è il “cittadino”.
    Il futuro della “fissione” è tanto lungo quanto lungo sarà per esso l’interesse globale monopolistico di chi immagina di sostituire al moloch “idrocarburi” il moloch “materiale fissile”.
    Ciò fa il paio con l’idrogeno il cui utilizzo per alimentare motori a scoppio fu dimostrato a scala industriale già dai primi anni 70 del secolo scorso. Ed è l’idrogeno il vettore energetico d’elezione del nostro immediato futuro. O dovrebbe esserlo.
    La logica delle cosiddette “rinnovabili” (altra mistificazione ecologista dato che, come Lei ben sa, in natura di rinnovabile nulla v’é) sta nella produzione di punto quanto più possibile rapportata al punto di utilizzo. La rete è costosa da impiantare, ammortare, gestire e manutenere e disperde immensi quantitativi del trasportato.
    Anche in questo campo però – il caso del fotovoltaico insegna – vince il sistema che trova e difende le vie più agevoli per far profitto e le difende con le unghie e con i denti. Il denaro pubblico viene sperperato per generare fumus per molti e profitto per pochi.
    Certo il sole affascina e sono dietro l’angolo materiali (polimeri) ed anche biomacchine (vedasi la biomacchina Belcher del MIT) che aprono scenari assai intriganti. Merita considerazione estrema una macchina termodinamica prodotta da una associazione fra CNR ed alcune piccole industrie, venete, se non erro, che utilizza il solare temodinamico in modo molto più efficiente e miniaturizzato, quindi utilizzabile e diffondibile a micro scala, rispetto alle macchine tipo “Rubbia”.
    Quanto alla cosiddetta “fusione fredda”, altra definizione colorata che non risponde alla realtà, vi sono ampie e documentate prove della sussistenza del fenomeno. La quasi totale assenza di risorse dedicate e la modestia quantitativa delle produzioni di laboratorio ne fanno davvero la cenerentola della ricerca fondamentale ed applicata del settore in una con le applicazioni prevedibili di natura magnetica od inerziale.
    Puntare sul nucleare da fissione a macroscala non è la cosa più saggia da fare se non nell’immediato per ridurre lo sperpero degli idrocarburi, insostituibili in chimica fine.
    In termini di Total Quality Management e di Universal Design, va immaginato un modello e perseguito un modello di antropizzazione produttiva ed insediativa che privilegi lo svincolo della produzione e del consumo dalla rete e che generi al punto di utilizzo, quanto più possibile in microscala con definizione di razionalizzazioni costruttive e distributive, materiali acconci, sistemi produttivi diversificati e quant’altro.
    Del resto anche il nucleare da fissione può bene adeguarsi a tale progettualità. In parte con il tentativo di miniaturizzare i plant dagli 1.35 GW agli 0,3/04 Gw lo sta già facendo. La strada – insisto – però più interessante è quella dei “peeble bed reactors” in sinergia con turbine ad elio. Sono impianti “piccoli”, modulari, assai intrinsecamente sicuri e bene inseribili in qualsivoglia ambiente, anche parchi industriali energivori.
    Non La tedio oltre e La ringrazio dell’attenzione.

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