In un villaggio del Pakistan, una scuola per Giuliano – AUDIO

– E’ sempre difficile parlare di chi non c’è più, e anche scriverne non è certamente semplice. Tanto meno lo è se colui di cui si vuole scrivere è scomparso a soli ventotto anni, vitale, ottimista e tenace com’era, per quello che a tutti i suoi conoscenti è apparso come un orribile scherzo del destino.

Ciò che quest’articolo cerca di fare è ricordare, a due anni dalla sua scomparsa, la figura di Giuliano Gennaio, che è stato, fra altre mille cose, creatore del quotidiano online Liberalcafè, segretario dei Giovani Liberali Italiani, ideatore del premio “Liberale dell’Anno”.

Per chi scrive, non è e non può essere questa la sede per riversare un magma indistinto di pensieri e di sentimenti, non sarà Libertiamo.it il “diario” dove tentare di tradurre in parole il senso di ingiustizia che ancora, a distanza di parecchio tempo, accompagna il ricordo del giorno in cui Giuliano, la sua incrollabile buona fede nelle persone e la sua generosità hanno lasciato questo mondo. Meglio ricordarlo, come anche a lui sarebbe piaciuto, parlando di cose, di azioni, di possibilità concrete per migliorare il mondo.

“Giugen”, come si era auto-soprannominato nel suo blog, credeva fermamente nella possibilità di riunire quella che si può chiamare la “diaspora liberale” attorno a progetti comuni, ed aveva una grande fiducia nelle potenzialità dell’individuo. Non disdegnava i castelli in aria, ma non perdeva mai di vista la realtà: un buon modo per ricordarlo, dunque, può essere lo scrivere di un progetto concreto come quello di “Una scuola per Giuliano”  .

Matteo Smolizza, che per primo ha avuto l’idea di aiutare i bambini di un villaggio pakistano a conquistarsi un’istruzione, non conosceva Giuliano Gennaio, ma, parlando di lui con la redazione di Liberalcafè, ha subito acconsentito ad intitolargli questo progetto, condividendo la fiducia nel famoso principio per cui, metaforicamente, insegnare a pescare a qualcuno è più redditizio che regalargli pesci giorno per giorno.

Smolizza, giornalista e fotografo, ha intrapreso nei primi mesi del 2009 un viaggio in Pakistan, dapprima nella “North-Western Province”, zona di guerra (nonostante non se ne parli molto, infatti, il Pakistan è territorio di parecchie guerre civili), poi spostandosi verso sud, sull’autostrada che va da Lahore, la capitale culturale del Paese, a Karachi, la capitale economica. Durante il percorso, ha deciso di fermarsi in una zona chiamata Pattoki, circa 100 km a sud di Lahore, per visitare alcuni villaggi. Nella zona in questione si producono mattoni, con manodopera essenzialmente costituita da bambini di età variabile fra 3 e 15 anni.

Le condizioni di vita del villaggio da lui visitato sono molto precarie, tali che non si crederebbero possibili nel terzo millennio: le case sono di fango, non esiste elettricità, i bambini scavano a mani nude, inerpicandosi sulle ripide colline circostanti, il materiale necessario per fare i mattoni, e lo trasportano a piedi, per chilometri, fino alla fabbrica, dove sono sempre loro a lavorarlo.
In questa realtà pressoché feudale, dare un’istruzione ai giovani è compito del mullah del villaggio, un anziano signore che ogni giorno va a prendere bambini e bambine uno per uno, li raduna tra le mura semicrollate di una madrassa (scuola coranica) ed insegna loro a leggere sul Corano. Smolizza ha scoperto in due di questi piccoli “studenti”, un ragazzo e una ragazza, qualità fuori dal comune, e ha deciso, di comune accordo col mullah, col padrone del villaggio e col consiglio degli anziani, di creare per loro due borse di studio per scuole di eccellenza, presupposto di una possibilità di migliorare il loro futuro.

Colpisce l’apertura mentale del mullah novantacinquenne, che ha dato la sua completa approvazione al progetto anche per quanto riguarda Sumeera, la ragazza, sostenendo che il fatto che una donna studi e si costruisca una vita indipendente non è contrario ai princìpi dell’Islam, ma anzi è assolutamente opportuno. Purtroppo, una zia di Sumeera ha posto una sorta di “veto” a quest’occasione data a sua nipote, ribadendo che è vergognoso che le donne studino, e che il destino della ragazza sarà quello di essere venduta a scopo matrimoniale, in cambio di una mucca per la sua famiglia (destino a cui, se ci è concesso un attimo di amara ironia, nel 2010 dopo Cristo, alcuni vorrebbero ancora condannare tutte le donne del mondo).

Smolizza ha allora deciso di ampliare il progetto originario, proponendo di costruire nel villaggio una vera scuola, con un’insegnante a tempo pieno che imposterà un programma di studi “condensato” in un anno, grazie al quale anche i figli delle famiglie nomadi potranno conquistare la capacità di leggere, scrivere e far di conto, con tutto quel che ne consegue in termini di libertà e di miglioramento della qualità della vita. I figli più brillanti delle famiglie stanziali, invece, saranno seguiti, anche economicamente, nei loro studi in scuole d’eccellenza, fino all’università. Uno di essi ha già stabilito di voler diventare il prossimo maestro della comunità, e si progetta di ampliare la scuola fino a poter servire anche i villaggi circostanti. La spesa per farlo sarà veramente minima, non più di quattromila euro, ma rappresenterà un investimento a lungo termine per cambiare materialmente in meglio la vita di molte persone.

Questa storia sarebbe sicuramente piaciuta a Giuliano Gennaio, che, da liberale, credeva nell’importanza di un’istruzione selettiva e qualificante, ma accessibile a tutti coloro che dimostrano di eccellere, senza differenze di censo o di genere. E’ piaciuta a Liberalcafè, che sta organizzando una serie di eventi per promuoverla; piace certamente a noi di Libertiamo.it, che, come scrivevamo all’inizio, abbiamo deciso di darle spazio convinti che sia il modo migliore per ricordare Giuliano.
Non retorica, ma opere concrete.

Di seguito, un’intervista di Alessandro Caforio a Matteo Smolizza, ideatore dell’iniziativa, e a Claudia Moschi, componente del comitato di direzione di Liberalcafè.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

One Response to “In un villaggio del Pakistan, una scuola per Giuliano – AUDIO”

  1. Giuseppe scrive:

    Interessantissimo !!

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