Il partito come set, il dibattito come processo. Fini nella gabbia mediatica del Cavaliere

– Fini e Berlusconi, una storia politica e culturale che inevitabilmente diventa un racconto mediatico. Il titolo di un racconto è il suo primo orizzonte di lettura e di interpretazione, il titolo è una sintesi dell’ideologia di un testo, ed alla storia che vede protagonisti Fini e Berlusconi perlopiù viene dato questo titolo: “Fini Vs. Berlusconi”, ovvero, l’ uno contro l’altro.

E iniziano le riflessioni mediatiche. Il caso “Fini Vs. Berlusconi” viene analizzato non solo nelle sue valenze politiche, ma anche nelle sue valenze testuali. Alcuni analisti della comunicazione si spendono nelle solite frasi, la più abusata delle quali è “questo scontro è una spettacolarizzazione televisiva”, un po’ come a dire che senza la tv non ci sarebbe stato o avrebbe avuto effetti diversi, un po’ come a dire che la tv ha rovinato la politica e in questo caso la convivenza politica semplicemente perché l’avrebbe fatta vedere “dal di dentro”.

La prima riflessione che possiamo fare è assai banale. Da sempre, fin dalle prime sperimentazioni umane dell’agire politico, la politica è comunicazione, e la comunicazione è determinazione di un immaginario condiviso, e l’immaginario condiviso è interscambio testuale. In poche parole anche quando non c’era la televisione la politica era comunque un interscambio d’informazioni e narrazioni che determinavano la formazione dei vari punti di vista ideologici delle comunità e del singolo.
La politica è raccontata e spettacolarizzata da sempre. Prima, semplicemente, questa spettacolarizzazione narrativa avveniva per mezzo di tecnologie testuali meno pervasive, ma neanche tanto. Uno scontro tra due “politici” in una piazza greca o in un foro romano avevano la stessa risonanza che oggi può avere una diretta conflittuale di Ballarò o Annozero, e via dicendo.

La televisione non ha inventato nulla.
La televisione è un percorso tecnologico che non ha inventato il desiderio di comunicazione (essenza dell’agire culturale e sociale,da sempre costitutivo dell’essere umano, non ha inventato la casa come luogo dell’esperienza mediatica (era già in uso mediante gli altri media d’uso domestico), non ha obbligato le famiglie in casa ( la casa/famiglia è luogo dell’equilibrio e dei valori sociali borghesi), non ha inventato o definito lo statuto dell’immagine (pittura, fotografia, cinema l’han fatto prima) non ha inventato i divi, le star, e i leader ( sono sempre esistiti, in mille accezioni, forme, tipi e funzioni), non ha inventato la realtà mediatica (ovviamente, altri media erano già istituzionalizzati), non ha inventato il desiderio di svago ed intrattenimento, non ha inventato né la pubblicità, né la propaganda.

Potremmo andare avanti per pagine: in poche parole,  la televisione non ha inventato nulla.
E’ nata, molto più semplicemente, come un adeguamento tecnologico a tutte queste istanze, necessità, figurazioni e dinamiche sociali, già ben presenti nell’agire umano.
La televisione racconta temi, come gli altri media fanno, come hanno sempre fatto.

Ma allora perché il racconto “Fini Vs. Berlusconi” viene da molti descritto come un affare televisivo? Forse perché per la prima volta le telecamere sono entrate in una riunione plenaria di un partito? Fino ad ora solo i congressi erano stati mandati in diretta tv (e solo in rari casi), ma mai una Direzione nazionale, come quella del PDL era stata mandata in onda in diretta tv e streaming on line. Per la prima volta, sostengono alcuni analisti, le telecamere hanno “spiato” in diretta i lavori in corso.
Spiato? Ma ne siamo proprio sicuri?

Che cosa è accaduto durante i lavori della Direzione del PDL, le telecamere hanno ripreso una conversazione tra dissenzienti? Una discussione incentrata sull’hic et nunc, su cose che accadevano imprevedibilmente, inopinatamente, a caso e per caso?
No, le telecamere hanno ripreso una serie di interventi, che erano stati preventivati e messi in scaletta per organizzare un racconto. L’ordine degli interventi, gli argomenti degli interventi, la scansione narrativa di essi, in poche parole “ la scaletta”, sono stati definiti, gestiti e combinati per strutturare un racconto nel quale esprimere le ragioni e le certezze del un punto di vista di quello che in termini narrativi si definisce un Eroe (il protagonista – Berlusconi) contrapposto ad un Antieroe (l’antagonista – Fini). Qui la televisione, come sempre, non ha rappresentato la realtà, ma è servita come mezzo espressivo per mettere in scena un racconto, scritto e pensato per la televisione. La Direzione del partito è stata pensata e progettata come si scrive e progetta un programma televisivo.

Nel pomeriggio televisivo di RaiDue va in onda, quotidianamente, un programma televisivo che si occupa del “fatto del giorno”.
Qualche pomeriggio fa mi è capitato di vederlo. Spesso questo programma si occupa di quel genere televisivo che potremmo definire “cronaca pomeridiana” ovvero un mix di questioni di cuore, gossip, passioni popolari, paure sociali, e contrapposizioni tipo “è giusto tradire, non è giusto tradire?”, “la donna è meglio in carriera o con i bambini?”… eppoi la politica.

Nella puntata in questione si parlava di “Fini Vs. Berlusconi”. A discuterne in studio per, come ha detto la conduttrice, “dar voce a tutte le posizioni” vi erano, tra gli altri, Capezzone, Gasparri, Santanchè, un paio di bellezze televisive, un deputato del Pd e, come opinionista, Sandro Mayer, il direttore di Dipiù, DipiùTV e TVMia, riviste che trattano di gossip, star, starlette, programmi tv, e grandi parabole dell’immaginario collettivo, come ad esempio la fede in Padre Pio.

Durante il programma gli esponenti del Pdl erano eufemisticamente scettici nei confronti di Fini, ad ogni loro affermazione scattava un forte applauso di consenso del pubblico in sala; un pubblico di solito abituato ad applaudire attori e attrici e che questa volta, su indicazione dell’ispettore di studio (quello che fa segno al pubblico di battere le mani), si son trovati ad applaudire un intero dizionario di remore e critiche nei confronti del Presidente della Camera.
Ma la cosa più interessante era questo concetto: “ Le telecamere accese durante la Direzione del PDL sono state un esempio di trasparenza”.

Questa riflessione era uno degli elementi di riflessione della trasmissione. E questa riflessione ci lascia dubbiosi e insoddisfatti. Le telecamere, a mio parere, non sono state in nulla un segno di trasparenza e democraticità dei lavori della Direzione quanto, piuttosto, uno strumento di veicolazione di una parabola narrativa propagandistica. La simulazione mediatica (teatrale per certi versi) di un processo. Un film dalla sceneggiatura già scritta. Alcuni colpi di scena ed improvvise intemperanze, avvenute durante la Direzione, forse hanno interrotto la scorrevolezza del copione, ma d’altronde erano ben facilmente prevedibili.

Alla fine del programma in questione, il direttore delle riviste diceva al pubblico di RaiDue: “Abbiamo tutti votato compatti per il Pdl, ma guardando le immagini dello scontro tra Fini e Berlusconi abbiamo avuto paura. In televisione i politici devono apparire non per dire ciò che pensano, ma per dire ciò che si deve fare. I panni sporchi si lavano in famiglia”. L’ispettore di studio dava ordine di applaudire e il pubblico applaudiva compatto.
In molti in Italia vorrebbero che un partito fosse come uno studio televisivo.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Il partito come set, il dibattito come processo. Fini nella gabbia mediatica del Cavaliere”

  1. Andrea scrive:

    Ho scoperto il “Fatto del giorno” tempo fa, purtroppo. Ritengo sia importante studiarlo dal punto di vista comunicativo. Si parla di politica in tutto e per tutto, solo che c’è un contorno di starlette, attrici e uomini di spettacolo. E dire che è orientata pro Berlusconi è dire poco. La risposta del centro-destra ad Santoro è Monica Setta. Scusate se sono andato un pò fuori tema ma penso che sia necessario far conoscere al mondo cos’è il “Fatto del giorno”. Grazie

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