Sul collegato-lavoro, un inciampo rimediabile. Ma non c’entra lo scontro Berlusconi-Fini

– Per favore non mettiamola in politica! Se l’infortunio in cui è incorsa la maggioranza nel voto sull’arbitrato nell’Aula della Camera, fosse veramente dipeso da una imboscata dei c.d. finiani, avrebbe almeno una qualche spiegazione plausibile. Purtroppo si è trattato solo di “sciatteria” (l’espressione è del capogruppo Fabrizio Cicchitto) ovvero di un ulteriore esempio di scarsa responsabilità di troppi deputati della maggioranza e segnatamente del PdL.

Il provvedimento all’esame della Camera era delicatissimo ed importante per tanti motivi. Non solo l’introduzione di forme stragiudiziali di risoluzione delle controversie di lavoro era e rimane una questione centrale della politica del lavoro del governo sulla quale si è valorosamente speso il ministro Sacconi (e, nel suo piccolo, anche chi scrive), ma la legge era stata oggetto di un messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica contenente una forte sottolineatura sulla materia dell’arbitrato e in particolare sulla effettiva volontarietà delle clausole compromissorie individuali.

La Commissione Lavoro si era ampiamente adoperata nel rafforzamento degli aspetti della volontarietà, aggiungendo ulteriori garanzie per i lavoratori rispetto a quelle già presenti nel testo. L’emendamento del Pd determinerebbe, secondo l’interpretazione che ne danno i proponenti,  un effetto negativo di non poco conto, in quanto imporrebbe il ricorso alle commissioni di certificazione, non solo al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria, ma di volta in volta all’insorgere di ogni controversia. Il procedimento diverrebbe estremamente macchinoso e assai poco utile, tanto da vanificare l’innovazione della clausola compromissoria e scoraggiarne la sottoscrizione.

Il governo e la maggioranza non condividono questa interpretazione, tanto che hanno ritenuto di poter procedere nella votazione del provvedimento, nonostante l’approvazione dell’emendamento. A  maggior ragione la maggioranza ha presentato un ordine del giorno interpretativo – approvato dall’Aula – che interpreta correttamente la norma, facendo riferimento al codice di procedura civile.

Un’ombra di dubbio, tuttavia, rimane. Ciò potrebbe incidere – come già ricordato – sull’effettiva convenienza a sottoscrivere la clausola compromissoria. In tanti potrebbero chiedersi se vale la pena di sottoporsi ad una procedura estremamente garantista al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria, quando sarebbero obbligati a presentarsi davanti alle commissioni di certificazione, ogni volta che si tratti di deferire ad arbitri una singola controversia, allo scopo di confermare  la volontà iniziale.

In ogni caso, è bene non fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Per fortuna, siamo ancora in un sistema a bicameralismo perfetto.  Però, nel gruppo c’è un “male oscuro” che va affrontato. Il voto di ieri sul “collegato” è stato molto indicativo. Gli unici voti tranquilli sono stati quelli in cui la maggioranza ha potuto contare sull’astensione dell’UdC. Negli altri voti, in cui la maggioranza doveva difendere da sola le proprie posizioni, è stata in grado di farlo con il vantaggio di un pugno di voti (erano presenti molti membri del governo). E con tanto batticuore.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

Comments are closed.