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Ceccanti-Ventura: un carteggio sulle riforme (con un occhio all’attualità)

– Vi offriamo il carteggio sulle riforme istituzionali tra Stefano Ceccanti e Sofia Ventura, pubblicato ieri dal sito di Libertà eguale. Ceccanti propone di organizzare un incontro bipartisan dal titolo ‘Quale bipolarismo, quale presidenzialismo‘, e fa di questa proposta il cuore di un ragionamento molto ampio, che muove dalla critica alla “sinistra disfattista” (che lavora per introdurre un sistema elettorale tedesco) e si conclude auspicando che l’iniziativa politica di Gianfranco Fini non rappresenti l’anticamera per nefaste iniziative centriste. Ventura – d’accordo sull’iniziativa proposta da Ceccanti – spiega perchè lei non crede che l’obiettivo di Fini sia quello di rompere il bipolarismo, quanto quello di rafforzarlo a partire dal consolidamento e dalla maturazione di quello che dovrebbe essere il pilastro ‘destro’ dello stesso.

STEFANO CECCANTI

Roma, 26 aprile 2010

Cara Sofia,

in seguito alle prese di posizione del Presidente Fini e della vostra Fondazione ʹʹFare futuroʹʹ si susseguono varie prese di posizione da parte di esponenti dellʹopposizione che a me sembrano profondamente errate. Mi rivolgo a te, anche a nome del comitato scientifico di ʹʹLIBERTÀegualeʹʹ, per capire se questo mio giudizio è fondato e quali iniziative si possano prendere in positivo.

A quanto capisco la sfida portata dal Presidente Fini, consiste nellʹidea di perfezionare il nostro bipolarismo, continuandolo a imperniarlo su partiti a vocazione maggioritaria, entrambi capaci di leadership forti (limite del centrosinistra) e contendibili (limite del centrodestra).

Cʹè quindi piena coerenza tra la battaglia interna e la proposta istituzionale, quella del semi-presidenzialismo alla francese con doppio turno in collegi uninominali, nonché sullʹesigenza che il conflitto territoriale, a cui il centralismo non ha affatto dato soluzione, ne trovi una al contempo federalista ed equilibrata.

Se questa ricostruzione è fondata, credo che sia opportuno un confronto ravvicinato tra coloro che nei due partiti a vocazione maggioritaria, al di là delle componenti di riferimento, sia quelle congressuali del Pd, sia quelle che si stanno determinando nel Pdl, sostengono analoghe posizioni sulle finalità, anche se magari individuano mezzi diversi. In particolare sul programma istituzionale, obiettivi analoghi sono conseguibili anche un modello Westminster, purché sia chiaro che esso si basa comunque su un sistema selettivo per la Camera politica.

Non spetta quindi a noi dialogare facendo il tifo perché nellʹaltro partito a vocazione maggioritaria, dopo i leaders attuali, prevalga un leader anziché un altro, ad esempio non ha alcun senso che chi è del Pd debba schierarsi per Fini o per Tremonti e che lʹassenza di una presa di posizione da parte nostra debba essere interpretata come sostegno allo status quo di Berlusconi.

Ancor più paradossale appare invece lʹinterpretazione secondo cui Fini parlerebbe di perfezionamento del bipolarismo ma lavorerebbe in realtà per smantellarlo, nellʹennesimo velleitario tentativo centrista di tornare ai governi fatti e disfatti in Parlamento, per cui il vero modo di sostenere Fini sarebbe quello di realizzare un Cln antiberlusconiano che dovrebbe poi manifestarsi in Parlamento nella restaurazione di una legge proporzionale, chiamata magari tedesca, per evitare di dire che si vuole tornare alla logica della prima fase della Repubblica. Quando tutti sappiamo che in Germania, per cultura politica delle classi dirigenti profondamente diversa dalla nostra, tutti dichiarano le coalizioni prima del voto e nessuno discute che il Presidente del primo partito della coalizione sia il Cancelliere, con siti analoghi al modello Westminster, nonostante il sistema proporzionale.

È paradossale che proprio quello che oggi viene usato come specchietto per le allodole di un ritorno allʹindietro alle logiche della prima fase della Repubblica, il modello tedesco, da parte della sinistra sconfittista, che non crede alle possibilità di vittoria in una democrazia dellʹalternanza, fosse in realtà ancora negli anni ʹ70 e persino ʹ80, anche per la messa fuorilegge del Pc, il sistema più criticato nella cultura di matrice comunista («democrazia autoritaria fondata sullʹegemonia e sul potere personale del primo ministro e capo del governo..al suo vertice introduce di fatto modelli di comportamento simili a quelli dei regimi presidenziali..blocca alla base ogni dialettica politica», scriveva Antonio Baldassarre ancora nel 1983 per Editori riuniti) e per converso il più apprezzato in una certa destra ultra-atlantica (come il Piano di rinascita della P2, dove, nonostante la vulgata diffusa presidenzialista, il modello indicato in positivo, elettorale e istituzionale, era quello tedesco).

Insomma si potrebbe proprio dire, se la mia interpretazione è corretta, da parte del Presidente Fini, dai sostenitori esterni mi protegga Iddio, che dagli avversari interni mi proteggo io.
Per queste ragioni credo che un seminario su ʹʹQuale bipolarismo, quale presidenzialismoʹʹ, allargato a esponenti di vari settori del Pd e del Pdl, compresi coloro che non si riconoscono nelle leadership politiche a noi vicine, ma che condividono questi obiettivi, sarebbe il contributo congiunto migliore per sgombrare il campo dalle cose inesistenti, come ribaltoni parlamentari, fronti popolari, Unioni allargate, vecchi e nuovi centrismi, e per parlare di quelle possibili e auspicabili, il bipolarismo che supera i difetti di questi anni, sia il centralismo carismatico, sia le ammucchiate senza leadership.

Stefano Ceccanti

SOFIA VENTURA

Bologna, 26 aprile 2010

Caro Stefano,

ragionare con lucidità in questa fase di incertezza, nella quale diversi scenari emergono dal dibattito e dal “pettegolezzo” pubblici non è facile. Tu lo hai fatto e tenterò di fare altrettanto. Tu mi chiedi un’interpretazione “corretta” degli obiettivi e delle strategie di Fini e dell’area finiana. Tanto, purtroppo, non posso offrirti, ma da osservatrice e battitrice libera che ha fatto la scelta di svolgere in questa fase il proprio impegno civile all’interno dell’area che si riconosce in Gianfranco Fini, collaborando attivamente con Fare Futuro, ma anche con il gruppo di Libertiamo (del quale sono co-fondatrice), che ha come proprio riferimento il deputato ormai dichiaratamente “finiano” Benedetto della Vedova, posso farti partecipe delle mie impressioni e delle mie valutazioni.

Partiamo da queste ultime. Concordo con te che per l’Italia sia auspicabile il consolidamento di un bipolarismo che superi i difetti di questi anni e possa finalmente poggiare sulle solide basi di due grandi partiti a vocazione maggioritaria. Walter Veltroni aveva intrapreso la strada giusta, ma ha poi commesso molti errori, il primo dei quali è stato quello di illudersi che nel 2008 esistesse per la sinistra una possibilità di vittoria e di stringere, per questo motivo, un’alleanza con l’Idv di Antonio di Pietro. In questo modo ha sprecato una grande occasione per il Partito Democratico, che proprio perché sconfitto in partenza avrebbe potuto sfruttare la sua fase di crisi per avviare un profondo rinnovamento, coerente con il disegno di una democrazia maggioritaria.

Ciò non è avvenuto, tuttavia l’intuizione mantiene tutta la sua validità, a fronte dell’opzione dell’ammucchiata per andare al governo il prima possibile, ma non si sa per fare cosa e, soprattutto, dell’ammucchiata per riportare indietro l’Italia alle vecchie logiche oligarchiche dei primi quarantacinque anni della Repubblica. Al tempo stesso, se l’intuizione del Predellino si è dimostrata vincente, oggi siamo di fronte al pericolo che l’indisponibilità fino ad oggi dimostrata dai vertici del Pdl di trasformare il partito guidato da Berlusconi in un vero e proprio partito capace di sopravvivere al suo leader porti in un prossimo futuro alla sconfitta del progetto di una grande partito della destra liberale e moderata.

Ritengo che lo smantellamento del bipolarismo per far posto a soluzioni basate su un grande centro partitico o su una grande coalizione in funzione antiberlusconiana costituisca un prezzo troppo alto, che il nostro paese non può permettersi di pagare. Se questa destra berlusconiana non mi entusiasma, sono certa che mi piacerebbe ancor meno un centro dove scorazzano liberamente vecchi (non necessariamente anagraficamente, ma sul piano della visione politica) politici, nostalgici del passato “consensuale”, che incapaci di costruire grandi progetti a partire dai quali richiedere un largo consenso agli elettori, altro non sanno che immaginare la politica degli accordi tra oligarchi di partito. Una politica, come scrivi tu, volta a fare e disfare i governi in Parlamento.

Per questo mi auguro che la legislatura giunga al suo naturale compimento e che i prossimi tre anni possano essere utilizzati, sia a destra, sia a sinistra, per portare a termine la transizione italiana verso la direzione maggioritaria e bipolare. Si sente oggi parlare di governi tecnici. Spero vivamente che non si giunga ad una tale soluzione. Anche in quel caso, però, sarebbe saggio utilizzare un esecutivo, che altro non potrebbe essere che di transizione, per rafforzare la tendenza maggioritaria del sistema e non per cambiare alcune regole del gioco in modo da aprire la strada alla sua ri-proporzionalizzazione, come accadrebbe con l’adozione di un sistema elettorale alla “tedesca” (sull’ipocrisia di questa formula hai già detto benissimo tu).

E veniamo alle mie “impressioni” circa le intenzioni di Gianfranco Fini. Sino ad oggi, in più e più occasioni, Fini ha ribadito la sua convinzione che il bipolarismo costituisca un elemento acquisito da rafforzare, non da rinnegare; ha mostrato la piena consapevolezza che esso costituisce la modalità fisiologica del funzionamento di un sistema politico, a fronte della patologia del centrismo e della competizione basata su tre poli. Ancora in questi ultimi giorni ha parlato ed agito come un leader che vuole condurre la propria azione politica all’interno del centro-destra. D’altro canto, come tu stesso osservi, la decisione di agire dentro al Pdl appare del tutto coerente con l’opzione semi-presidenziale (nella variante francese) e dunque maggioritaria, che da tempo ha proposto come possibile modello per una riforma del nostro sistema politico-istituzionale. Da tempo i vari leaderini centristi (forti più dell’attenzione mediatica che viene loro tributata che di un reale consenso nel paese) ed anche esponenti del tuo partito che non hanno mai creduto nell’evoluzione in senso maggioritario del nostro sistema politico, si illudono che la volontà di Fini di innovare la destra in senso più liberale, moderno ed europeo possa trasformarsi in una politica di piccolo cabotaggio che ridarebbe fiato alle loro “piccole” aspirazioni. A me pare che il Presidente della Camera fino ad oggi non abbia mostrato alcuna apertura in tal senso.

Poi, tutto può accadere. Tuttavia, credo che Gianfranco Fini non voglia dissolvere il proprio patrimonio di credibilità e di consenso trasformandosi in uno dei responsabili di un drammatico “ritorno al passato”. La sua partita oggi appare una partita di alto profilo e su tale livello sono convinta che lui voglia mantenerla.

Nel frattempo, sarebbe certamente utile che si sviluppasse una riflessione comune tra quanti, al di là delle appartenenze di campo, condividono una stessa idea del futuro dell’Italia. Giro, dunque, volentieri agli amici dell’area “finiana” la tua proposta.

Sofia Ventura


2 Responses to “Ceccanti-Ventura: un carteggio sulle riforme (con un occhio all’attualità)”

  1. Secondo me i sistemi elettorali non sono dogmi intoccabili, ma abiti adattabili alle situazioni. Un proporzionale che portasse a un centrismo ibrido e poltronizio con casini e rutelli è un incubo. Il sistema uninominale, anche nella versione spyder del Mattarellum, mi sembra più capace di liberare le forze che potrebbero nascondersi nel cuore dell’elettorato. Comunque Berlusconi non intende certo far nulla che ci renda più liberi.
    Ma prima dei sistemi ci sono le idee. Sono certa che lo sviluppo a destra di un pensiero laico, liberale, elastico (anche se minoritario) potrebbe attrarre intorno a sé nuova linfa. Sono le idee che producono i leader, e non viceversa. Chi vuole solo il potere non è interessato alle idee. Chi ha qualità e talento può decidere di farsi attrarre dalla politica, se questa torna affascinante. A sinistra non so che sognare, Forse che l’esempio del rinnovamente che Fini/Libertiamo innescano a destra, con coraggio e sacrificio, possa spingere a un rinnovamento speculare.

  2. leonardo signorini scrive:

    Interessante questo dibattito.ma per stare al concreto non mi pare ad esempio che la classe dirigente ad locale o regionale possa interpretare questo carteggio e contributo tra professor ceccanti e la prof.ssa ventura sempre puntuale
    bastava assistere alla prima seduta sulla fiducia al governatore toscano rossi e il livello del confronto..che tipo di interventi e che voglia di confronto o dialogo si respira tra i nostri politici regionali..senza scomodare montecitorio!!
    questo accade da noi..via cavour ..firenze.. italia
    mi viene il dubbio che non si conosce bene la nostra classe politica che ci rappresenta per esempio nelle assemblee neo elette regionali..ovviamente senza preferenze..
    ps on faenzi candidata PdL regione toscana..si è dimessa ancora prima di cominciare per mantenersi la pensione di deputata del pdl..ne vogliamo parlare in questo centrodestra..prima ancora di parlare di bella politica o di politica alta..
    o è chiedere troppo
    o è troppo per un semplice cittadino avere qualche dubbio sulla politica..nel nostro bel paese..

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