L’Unità nazionale ai tempi del federalismo fiscale

– Nonostante gli ultimi colpi di coda del “divisionismo ideologico” sulla natura della Resistenza italiana, questo 25 aprile, complice forse l’imminenza del cento cinquantenario dell’Unità d’Italia, potrebbe essere ricordato come il giorno in cui le principali istituzioni repubblicane seppero offrire l’immagine di un paese in via di definitiva maturazione civile.

Lo attestano i messaggi, complementari, offerti prima dal presidente della Repubblica (“il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione : è Festa della riunificazione d’Italia”), poi dal presidente del Consiglio, il quale ha rilanciato il dialogo tra le forze politiche, sulla scorta dell’esempio dei padri costituenti, “per definire l’architettura di uno Stato moderno, più vicino al popolo, sulla base del federalismo”.

Il tema di discussione è stato dunque fissato in maniera incontrovertibile nella declinazione del federalismo in un contesto di unità nazionale, nella definizione di un trade off tra autonomia e coesione nazionale che sia accettabile, serio, lungimirante e politicamente sostenibile.

E non è un caso che Gianfranco Fini, intervistato ieri da Lucia Annunziata, fosse quasi raggiante. Perché se Berlusconi e Napolitano hanno preso a discettare di federalismo e unitarietà del Paese forse un po’ è anche merito suo e della veemenza politica con cui ha posto il problema della coesione nazionale durante la direzione nazionale del PdL di giovedì scorso. Segno che la discussione non fa bene, di più. E’ vitale.

Il patto (foedus) che Governo, Parlamento e autonomie locali dovranno sottoscrivere per implementare il principio federalista ha un rilievo storico, deve rappresentare la definitiva e stabile istituzionalizzazione del pluralismo politico, sociale e istituzionale che ha attraversato il paese dalla sua nascita ad oggi. Un pluralismo profondo, così vero da essere a tratti doloroso, come dimostrato dal fatto che in soli 150 anni di vita l’Italia ha già ospitato due guerre civili (il brigantaggio e la Resistenza).

La tenuta del paese, dunque, passa per il senso di responsabilità di tutte le forze politiche, soprattutto di quelle di maggioranza. La Lega Nord deve rinunciare alla tentazione autistica di rigenerarsi attraverso azioni antisistemiche, come sarebbe quella di catapultare il paese alle elezioni. Ma ciò sarà tanto più possibile quanto più il PdL, per il tramite del suo presidente, dimostrerà di aver capito che non è più tempo di cantare il ritornello giaculatorio della “libertà” senza intonare le strofe impegnative della responsabilità. La libertà senza la responsabilità è un’ illusione fanciullesca. E al paese serve una classe politica adulta.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “L’Unità nazionale ai tempi del federalismo fiscale”

  1. mitch scrive:

    Condivido pienamente! La responsabilità è il protagonista stesso dell’analisi di Ricolfi (il sacco del Nord) sul federalismo fiscale. Nonostante la moltitudine di dati che presenta, il messaggio di fondo è: in Italia serve responsabilizzarsi. L’attuazione del federalismo dovrebbe muoversi proprio in questa direzione: ognuno deve diventare più responsabile verso il territorio che amministra.

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