ConfContribuenti contro aumento della Robin Tax per banche e dell’Ires per ENI.

Nota di Gionata Pacor e Diego Menegon, Presidente e Direttore dell’Ufficio Legislativo di Confcontribuenti

“Non è con l’aumento delle tasse per banche e grandi imprese che si incentiva lo sviluppo. Alcuni emendamenti alla legge di conversione del decreto legge incentivi, depositati da entrambi gli schieramenti alle commissioni finanze e attività produttive prevedono un inasprimento della Robin Tax per le banche e un aumento dell’addizionale IRES che dal 2009 si applica esclusivamente all’ENI.
Riteniamo non sia tassare le banche la misura più utile per uscire dalla crisi e favorire il credito alle imprese e alle famiglie. La Robin Tax era stata pensata a scopi perequativi per prelevare risorse da settori, come quello del credito e dell’energia, poiché si pensava beneficiassero di una congiuntura favorevole. È discutibile che nel corso di una crisi che ha esposto molte banche al rischio di default si sia mantenuta in vigore una misura di questo tipo e si provi oggi a potenziarla, a prescindere dalle finalità perseguite; siano esser il finanziamento di incentivi all’edilizia o al settore bieticolo o dell’auto. Di sicuro colpire ancora più duramente gli istituti di credito non aiuta la ripresa.
Altri due emendamenti propongono un aumento dell’addizionale Ires che si applica alla sola ENI, in virtù e a copertura delle spese previste dalla legge di ratifica del trattato tra Italia e Libia del 2008. Ragioni di equità ci spingono a non ritenere opportuna una così importante differenza di trattamento a danno di una sola impresa. Non è percepito in modo sufficientemente chiaro, evidentemente, che sottrarre risorse ad una grande impresa quotata in borsa ha dei costi più diffusi di quanto si pensi; significa, infatti, indebolire il portafoglio di migliaia di piccoli risparmiatori ed azionisti che hanno investito anche piccole somme nello sviluppo del settore.
Più che attraverso microincentivi per specifici settori, la ripresa può ricevere un impulso solo da una diminuzione delle tasse e da un taglio della spesa pubblica. Restituendo più risorse a famiglie e imprese si sostengono i consumi e gli investimenti, volàno di uno sviluppo che può ripagare con gli interessi le minori entrate dello stato pro tempore registrate.”


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