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Il partito dei laudatores non c’è più. Il PdL c’è ancora

– In una Direzione organizzata per celebrare l’irrilevanza del dissenso del Presidente della Camera, nell’unanime e riconoscente tributo ai successi berlusconiani, il Cavaliere ha dovuto scendere dal piedistallo e sporcarsi nel fango della lotta politica.

Malgrado una mozione finale scritta rispolverando la prosa agitatoria e la logica leninista a cui i teorici del berlusconismo  attingono per costruire la lettera e lo spirito della “nuova” disciplina di partito, la Direzione di ieri è stata più utile dei “confronti” dell’altro ieri, giocati nel privato di colloqui registrati dai retroscenisti, ma invisibili al “popolo” di questo partito e a quella parte di popolo e di elettorato che guarda ai fuochi di artificio del berlusconismo con un misto di insofferenza e rassegnazione.

Certo, da oggi inizia una stagione incerta e difficile, ma viva, e viva anche per il PdL, non solo per gli oppositori del premier.  Fini ha detto ciò che è indisponibile a fare: da una parte tacere per convenienza e dall’altra slealmente sabotare l’attività dell’esecutivo. Per il resto, di tutto occorrerà parlare e su tutto occorrerà discutere.

Berlusconi, che è un professionista della comunicazione, sa che la rottura del “regime del consenso” è un problema in sé, anche se i numeri della presunta sedizione fossero piccoli e le intenzioni dei “sediziosi” tutt’altro che ostili all’attività dell’esecutivo e alla leadership interna e esterna del premier.

Il declino non c’è”.
Le pensioni non si toccano”.
Gli ammortizzatori sociali italiani sono i migliori d’Europa” .
La nostra idea dell’Italia non è multietnica” .

Discutere liberamente (e onestamente) di tutto questo cambia il quadro, il contesto e la “narrazione” che Berlusconi, da almeno due anni, padroneggia in modo totale, con obiettiva abilità. Ma rende autentica e più efficiente una discussione politica che altrimenti sarebbe sostituita dal coro, comunque inutile, dei laudatores.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

13 Responses to “Il partito dei laudatores non c’è più. Il PdL c’è ancora”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    bravo carmelo.
    i link sui punti precisi sono quello che servono!
    ecco su cosa martellare…cose concrete, semplici da “capire” ed esempi in cui ci si possa ritrovare :)
    …come detto : RIVOLUZIONE LIBERALE è il “contenitore idea” , poi la dobbiamo riempire!
    ps. ieri il caro fini avrebbe dovuto fare il discorso del caro brunetta!

  2. GST scrive:

    Solo una domanda, Carmelo: perché nessun accenno (salvo mie distrazioni) alla cosiddetta – e a te cara – “biopolitica”?

  3. Liberale scrive:

    Non mi risulta a tutt’oggi che Fini abbia fatto proposte SERIE e concrete ( apparte tirarle in ballo a uso e consumo di mera propaganda e quasi sottovoce ) riguardo alla riforma delle pensioni. Oltretutto i pochi deputati di cui dispone il Presidente dell Camera per lo più ( direi quasi tutti ) proveniente dal cuore della classe dirigente missina e post missina, statalista e “sociale” centro meridionale non credo che abbia la minima idea di proporre una riforma dello stato sociale in salsa ameriKana per come la intende Benedetto ( o vogliamo credere che Tremaglia, Consolo, Perina, . Quanto ai punti 3 e 4 li firmo e controfirmo, in barba a qualsiasi ipocrisia e senza il razzismo mascherato da radical chicchismo di chi porta come il Presidente della Camera ( in pura scuola Santoro ) bambini a esempio di teorie di multietnicismo di maniera. Comunque Carmelo, credo che non si sia capito che ben presto sarete messi di fronte ad una scelta di responsabilità, stare nel PDL o non…con buona pace dei contorsionisti. P.S

    Definire chi non la pensa come quei due gatti che incensano il Presidente della Camera, semplici Laudatores ( se non servi del padrone ) è pura e semplice propaganda in salsa Travaglina. Non mi aspettavo una tale caduta in basso dello stile di Libertiamo.

  4. Carmelo Palma scrive:

    Quelle sulla biopolitica o sulle riforme istituzionali non sono omissioni! Anzi! Diciamo che ho tralasciato le critiche più scontate, su cui Fini si era già esercitato, prima di ieri, con ampia libertà di parola…:-)

  5. GST scrive:

    Non mi riferivo a te, Direttore, ma al discorso di Fini. Mi chiedevo perché non ne abbia fatto cenno ieri.

    P.S.
    I toni del sedicente “Liberale” la dicono lunga sul livello che si è raggiunto nel Centrodestra, purtroppo non solo fra i beneficiati dal sistema, ma persino fra i simpatizzanti (anche – ritengo – per via della mancanza in Italia di un autorevole quotidiano di Centrodestra, ragionante ed estraneo alle curve calcistiche).

  6. Andrea B scrive:

    Già … me lo chiedevo anch’io perchè ieri Fini non abbia fatto nessun accenno ai temi etici.

    Sarà che probabilmente, anche tra i suoi fedelissimi, più di uno avrebbe voluto far riattaccare a forza la povera Eluana Englaro ai macchinari, o che boicotterebbe volentieri la legge 194…

  7. Il partito dei laudatores è vivissimo e vegeto, purtroppo.
    Sappiamo bene come sia finito il partito dei laudatores che sulla spinta delle idee di modernizzazione del Paese in senso lato – il futurismo è forse la migliore stagione della invenzione culturale italiana dopo i secoli splendenti del Magnifico e di Leonardo – si spense nella laudatio, finendo poi di annichilare non solo le libertà dei cittadini ma anche, nell’azione bellica inconsulta, lo stato risorgimentale stesso.
    L’involuzione del Berlusconi dai Martino del ’94 ai laudatores di oggi temo porterà, anche a breve, alla dissoluzione dello stato unitario ed alla realizzazione di una sorta di pateracchio non bene identificato, più simile forse ad una confederazione che ad una federazione, e non alla secessione a titolo pieno delle regioni settentrionali governate dalla Lega sol perché i vincoli internazionali non lo consentirebbero.
    All’Italia non verrebbe consentito di percorrere la via della Cecoslovacchia poiché questo innesterebbe ed animerebbe irresistibilmente analoghe dissoluzioni sia in Spagna, che in Belgio che in Gran Bretagna che nella stessa Francia con la nullificazione fors’anche della stessa Unione.
    Di ciò i leghisti – abilissimi e con idee chiare e lucidi intenti ed ammirevole unità d’azione – si sono resi edotti non appena hanno avuto modo di confrontarsi con le realtà oltr’alpe ed hanno modificato non l’intento strategico ma l’approccio tattico lavorando in definitiva per realizzare una secessione sostanziale coperta da una unità formale.
    La risposta più sbagliata – italiotamente furbetta – fu quella di Casini quella più inadeguata rischia di essere quella di Fini il quale al contrario dell’altro si ritrova ad essere anche senza più il partito. Il primo, almeno, può vendersi con il classico “l’avevo detto io” certo che il suo percento elettorale lo porta, comunque, a casa e può farlo valere.
    Si è proprio certi che l’anima liberale che potrebbe rendere il cammino del dissenso propositivo e costruttivo e disancorarlo dalle velleità sia consistente in quell’area del non voto (o del voto turandomi il naso) nella quale e solo nella quale potrebbe esplicarsi una azione di contrasto attivo ai “laudatores” ed alla Lega?
    Si è certi di poter tornare umilmente sul territorio non elitisticamente ma faticandosi voto dopo voto, voto di convinzione e non voto di emozione, voto non occasionale ma voto di partecipazione? E come farlo senza più una organizzazione territoriale che lo consenta? E con quali (immense) risorse ricrearla?
    Dal documento approvato è chiaro che la prima voce di dissenso operata coram populo innescherà processi ed espulsioni e perciò stesso la necessità per i processati e gli espulsi di ricostruire una struttura politica che sappia consentire loro di non cambiare mestiere (a meno di tornare ai precedenti) ed all’Italia di non perdere una voce dissenziente la quale, a torto od a ragione, bon gré o mal gré, comunque per una democrazia degna di tale nome è ricchezza.
    Ma la ricchezza è difficilissima da conseguire e, di contro, la si sperpera in un subito.
    Comunque vadano le cose chi ne perderà sarà, purtroppo, il Paese e con lui noi tutti, nessuno escluso.

  8. Roby scrive:

    Mi sembra che le parole di Fini di ieri, non quelle dal palco ma raccolte sotto il palco, siano invece indice di una persona che, vistosi messo in minoranza schiacciante, per ripicca punta a sabotare il governo.

    Un po’ da bambini francamente, come da bambini (o come giustamente commentato “travaglino”) il dire che chi non la pensa come me sia un leccapiedi etc.

    Mi sembra che chi non voglia ascoltare sia più dalla parte di Fini, va bene argomentare e discutere ma presa una decisione, a maggioranza, questa viene portata avanti da tutto il partito.
    Solo in decisioni di coscienza si può (forse) agire diversamente. Questo vale per tutti i partitti in tutto il mondo, non è leninismo è la legge della maggioranza, e ogni tanto si ingoiano rospi perché non si può esser d’accordo su tutto.

  9. Maralai scrive:

    Sono rimasto esterrefatto nell’ascoltare ieri sera da Santoro Benedetto Della Vedova che paragonava lo scontro di Fini con Berlusconi a quello della Clinton con Obama. Ma stiamo scherzando? Magari fosse così, che lo scontro avvenisse anche più duro ma in un esercizio di sane primarie come da tempo chiedono molti di noi. Hillary con Obama lottavano ardentemente per la conquista della nomination, poi ottenuta da Obama. Ma dopo, a Casa Bianca conquistata la Clinton usa un rispetto quasi religioso per il pres. Obama benchè ricopra una carica importantissima ma politica, quindi non terza come può essere la presidenza della camera dei deputati. Anche la Pelosi usa assoluto rispetto per Obama e forse non si sogna nemmeno di punzecchiarlo quotidianamente allafollini come Fini con Berlusconi, senza alcun riguardo e rispetto personale. Non è neppure pensabile che Obama si spenda per apparire portatore degli interessi dei repubblicani come fa Fini il quale è da mesi che si mette di traverso sulla strada del premier e lo ha punzecchiato costantemente compiacendosi della tifoseria da stadio dei vari Travaglio, del Pd e più che mai con Di Pietro e indispettendo (ma chi gliel’ha fatto fare?) il 90% del Pdl. Fini ripete di ricoprire un incarico terzo se c’è da spendere qualche parola in difesa del premier, rinuncia di partecipare agli appuntamenti elettorali del suo schieramento in nome dell’incarico che ricopre ma per le punture di spillo ai fianchi del coofondatore del Pdl non c’è terzietà che tenga. Fini ha sbagliato anche la tempistica per misurarsi con Berlusconi; difatti processare un vincitore delle elezioni, di elezioni difficilissime, che non sono soltanto le più recenti, compresa l’ardua impresa laziale, ma anche quelle dell’Abruzzo e della Sardegna è stato come farsi cuocere nel proprio brodo. I risultati nella loro oggettività e astrattezza sono sotto gli occhi di tutti. Ho sentito poco fa dichiarazioni di Daniele Capezzone ed altri coordinatori del Pdl che rimproverano a Fini di avere diluviato nella direzione nazionale di ieri con fiumi di parole inutili, mentre attentamente ha evitato di pronunciarne una utilissima: dimissioni e addio alla carica ricoperta. Come si vede il successo sperato di Fini non è successo.
    Maralai
    (mario nanni)

  10. Liberale scrive:

    Cosa dire poi del quoziente famiGLIARE Finiano in salsa missin-catto-vaticano?? E quanto alle tematiche etiche vedrete amici di Libertiamo quanto celermente saranno NASCOSTE dai post missini yesmen ( di loro non si può dire laudatores? ) del Presidente Coerente della Camera non appena si cerceranno sponde con imprenditori e politici “Centristi” “Cerchiobottisti” “Gattopardiano pro families ( il plurare è d’obbligo)…Vedrete ;). Una domanda schietta: anche ammesso che siate delusi da alcune politiche e iniziative del pdl e di Berlusconi ( e dalla mancanza di vera “dialettica” e “energia propositiva” in chiave liberale alla Martino per intendersi), credete veramente che sia vendendosi al contraltare di turno possiate ottenere quelle riforme di cui il paese ha bisogno? Io lo chiamo puro e semplice sadomasochismo ingenuo e PUERILE…a meno che qui qualcuno non abbia veramente come piano quello di sostituire Montezemolo a Berlusconi, Draghi a Tremonti, Fini a Bossi…in quel caso lasciamo pure stare gli slogan liberali e libertari però eh..

  11. Gulliver Nemo scrive:

    Vogliamo le riforme! Chi vuole che non cambi nulla dica subito da che parte sta. L’Italia non puo’ permettersi altri tre anni di chiacchiere, Se il sistema resta bloccato, il declino sara’ sempre piu’ rapido. Bisogna abbattere tutte le caste e le corporazioni, processi rapidii, premiare il merito e chi lavora onestamente, cacciare ladri e parassiti, tagliare gli sprechi della spesa pubblica, riformare il welfare per investire nel futuro (giovani e ricerca), abbassare le tasse!!!

  12. Andrea scrive:

    @ Liberale
    sbaglio quando dico che il quoziente famigliare in salsa missin-catto-vaticana è voluto anche da Berlusconi?
    Quindi invece Tremonti è un vero liberale? Bossi è un vero liberale? Loro stessi risponderebbero di non esserlo, anzi.. ma magari tu li vedi come liberali

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