Il PdL e la ‘prova partito’. La Direzione di oggi, la direzione di domani

Oggi alla Direzione del PdL Fini farà un intervento difficile, rivendicando ragioni che sono magari sbagliate, ma non “incomprensibili”. La direzione che le cose prenderanno non dipenderà, però, dalle parole di Fini, ma dalle risposte di Berlusconi, che oggi può far nascere davvero il PdL, riconoscendo al “co-fondatore” il diritto di giocare una partita onestamente minoritaria, pur nell’evidente sproporzione di uomini e mezzi, dentro il “partito berlusconiano”, oppure può archiviare, dopo meno di un anno, le ambizioni del country party del centro-destra italiano.

Certo, anche senza Fini e i finiani, rimarrebbe il party e anche grande, finché a Berlusconi reggerà una forza di consenso e di narrazione che sembra resistere alla forza di gravità politica – e chissà per quanto. Ma tornerebbe ad essere un one man party, di non lunghissima prospettiva, come ammettono allegramente gli apologeti della fine dei tempi, a cui non sembra vero di celebrare un PdL tutto interno alla parabola di Berlusconi e del berlusconismo e dunque destinato a finire con lui.

Fini arriva a questo passaggio forte di un percorso che dalla costituzionalizzazione della destra, di cui egli è stato interprete quanto Berlusconi artefice, è passato alla prefigurazione di una piattaforma politica liberale e conservatrice di taglio più europeo e quindi all’apparenza eretica ed elitistica. Nel frattempo è più solo, meno rappresentativo della classe dirigente che l’ha accompagnato dal Msi ad An fino dentro il PdL, certo più libero di fare quello che vuole e non solo quello che “deve”.

Berlusconi arriva a questo appuntamento gonfio di gloria, di vittorie, di consensi, di amici. Non è la condizione migliore per avere misura nei giudizi e lunghezza negli sguardi. Potrebbe però capire, di fronte all’insoddisfazione di Fini, che anche di questi “affronti” vive un partito, che è sempre qualcosa di più complesso e umano della scenografia di una leadership.

Oppure potrebbe giocarsi la partita all’insegna della “politica nuova” che ritiene di avere inaugurato, e che non tollera dissensi, componenti, autonomie e che si regge, come molti gli spiegano – casomai non ci credesse – sull’unità mistica tra il capo e il partito, tra il corpo e l’anima dell’organizzazione politica, tra gli elettori ed gli eletti… Una marea di scemenze, di cui il correntismo “apolitico” della Prima Repubblica e i suoi disastri giustificano l’uso propagandistico, ma non più di questo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

14 Responses to “Il PdL e la ‘prova partito’. La Direzione di oggi, la direzione di domani”

  1. genovese scrive:

    Ma la destra che voi desiderate ,liberale,laica ,libertaria può davvero riconoscersi in Fini E ‘ quetso il punto ? Che un radicale non sopporti il cesarismo e gli atteggiamenti caudilleschi lo capisco .. ma ritengo che le distanze politico culturali rimangano notevoli Che c’entra Martino per sempio con la destra sociale ? ( si noti che i sostenitori di Fini provengono q uasi tutti da quell’area ..ieri sera Buttafuoco sosteneva che propria da quell’area provengono le idee” di sinistra ..della destra e questa area è forse così affine al liberalismo e liberismo ?

  2. Io son qui con le dita incrociate….

    Speriamo si trovi un pertugio attraverso cui possan passare le idee liberali e radicali.
    Altrimenti dove vado io a combattere per far riconosere il diritto all’eutanasia nel mio paese?
    Con Fini ho qualche speranza almeno di dibattere….. Berlusconi mi ha deluso e non voglio morire leghista!
    Forza Fini!

  3. Francesco scrive:

    Fini nella sua vita politica sembrerebbe aver cambiato più volte le sue idee. In realtà credo che non abbia mai abbandonato la concezione statalista missina. Potrei ricordare quando dichiarò di andare a votare ai referendum perchè non farlo sarebbe stato “diseducativo”. I radicali non sottolinearono la cosa poichè si trattava di una presa di posizione in favore dei loro referendum, però è innegabile che quella “ragione” la dica lunga sulla concezione finiana dello Stato rispetto alla società, e credo che un liberale non avrebbe mai potuto fare una simile affermazione. La mia previsione è che Berlusconi rimarrà leader per un altro decennio, e che a subentrargli non sarà Fini ma Capezzone, oggi dimenticato un po’ da tutti. E questo potrà segnare finalmente la tanto attesa svolta liberale del centrodestra. Sperando che per le prime riforme importanti non si debba attendere tanto, nonostante Fini.

  4. elenasofia scrive:

    I radicali-liberali-laici del PdL DEVONO fare sentire la loro voce (minoritaria nel partito, non nell’opinione pubblica), ma non NON POSSONO credere in un uomo che agisce solo per opportunismo, abbracciando di volta i volta cause diverse, secondo le sue convenienze politiche.

    Insomma,la mia opinione è che ci vorrebbe un Della Vedova più incisivo.

  5. Andrea Ruini scrive:

    Si può essere d’accordo o no con le tesi di Fini, ma il punto politico per me è un altro: il PDL è un partito che coincide con la persona fisica di Berlusconi? O è un partito in cui non solo esistono ma possono esprimersi sensibilità diverse? E’ un partito in cui tutti i dirigenti sono scelti da Berlusconi o è un partito in cui i dirigenti sono eletti da congressi pienamente legittimati? In questo momento i segretari provinciali e regionali del PDL sono tutti scelti dal vertice del partito. Se si hanno idee diverse è stato nel passato difficile anche solo iscriversi a Forza Italia. E’ questo il modello che vogliamo nel PDL? Se anche si farà il congresso del PDL, l’esito è già scritto in partenza. E’ importante invece che si apra uno spazio di libertà e di pluralismo. Poi ognuno si darà da fare secondo le sue idee e le sue opinioni. E spero che noi liberali sapremo farci valere. Oggi è impossibile (e non solo per colpa nostra).

  6. Gulliver Nemo scrive:

    …. e la Direzione di ieri?!?
    Dov’erano i laici e liberali quando e’ nato il PdL? Biondi, Martino, Capezzone e Della Vedova?
    Perche’ nessuno si e’ opposto ad uno Statuto di Partito piu’ monarchico di quello Albertino?
    Oggi mi sembra un tentativo fuori tempo massimo di modificare lo stato delle cose, destinato a spaccare tutto, piu’ che a migliorare.
    Spero che Benedetto non si illuda che Gianfranco possa guidare, o consegnargli, un Partito Liberale, Liberista e Libertario. Fini non lo e’ mai stato…e lo era sicurente meno di Berlusconi. Sostituire un leader come Pannella con Fini,
    mi sembra un’idea perdente. Spero di sbagliarmi.

  7. Andrea scrive:

    Citare Capezzone tra i liberali del Pdl mi ha strappato un sorriso. Per il resto direzione o no Fini è ormai emarginato nel Pdl, non ha più spazi di manovra (e lo si è capito ancora di più quest’oggi). L’unica strada è il divorzio. Il rischio più grande è che un nuovo partito finiano nasca su basi nazionaliste e meridionaliste. E capirei se Della Vedova non se la sentisse di prenderne parte. Un’ultima considerazione: Bondi sarebbe stato un grande dirigente del Pci.

  8. J1nz0 scrive:

    Capezzone quando fu fondata l’associazione Libertiamo mandò un comunicato nel quale parlava di “contare senza contarsi”. Che cosa volesse dire non l’ho mai capito…. Cioè, più che altro credo fosse un invito a non procedere con la strategia delle correnti, cosa che in una situazione che tende al bipartitismo mi sembra semplicemente surreale. Basta prendere come esempio il GOP o il DP, partiti in cui durante le elezioni primarie i candidati si attaccano in tutta tranquillità arrivando quasi ad insultarsi, senza tuttavia minacciare scissioni…

    Ma è anche vero che nel sistema americano i partiti non hanno dei capi, come qui da noi, dal PdL, all’Italia dei Valori, al Partito Radicale… L’unico che non ha il capo è il PD, che puntualmente è quello che va peggio, come a testimoniare che senza una gestione monarchica in Italia è difficile combinare qualcosa.

  9. ALBERTO scrive:

    Da bravi liberali,continuiamo a spaccare il capello in quattro.
    Da una parte Berlusconi,manovrato da CL e dalla Lega in cambio di poter governare i suoi problemi,dall’altra Fini e,probabilmente,Della Vedova. Ora,se continuiamo a “voler” guardare da dove proviene Fini,non se ne verrà più fuori. Quello che io vedo è che,uno dei pochi pidiellini che con Benedetto Della Vedova ha rivendicato,negli ultimi anni,la difesa delle libertà individuali (vedasi il caso Englaro),è stato appunto Gianfranco Fini. E questo certamente non gli è giovato. Con i Suoi errori,oggi,il presidente della camera,rimane l’unico leader del centrodestra che anche se con un minimo seguito (50 tra deputati e senatori),può rappresentare la voce libera della coalizione. E,se invece di criticarlo,il mondo liberale gli desse fiducia,potrebbe realmente crearsi una maggior democrazia ed una crescita di un PDL che in questo momento sembra rappresentare la più becera corrente clericale della nazione. La democrazia Cristiana si dimostrò,rispetto al PDL,un partito “liberale”. Pensate che oggi,potrebbe venire approvata una legge sull’aborto o sul divorzio?

  10. marco galliano scrive:

    Ho appena visto i “momenti clou della direzione nazionale del Popolo della libertà” sul sito di repubblica.
    Impressionate la bravura di Bondi nell’impersonare “la voce (il cane) del Padrone”. Per il resto Berlusconi ha confermato quello che è (io sarei portato a dire un cialtrone…) e Fini mi ha fatto un po’ di tenerezza.
    Proporrei di cambiare il nome del partito in “Il Popolo di Silvio”.

  11. Gulliver Nemo scrive:

    Piuttosto lo ribattezzerei “il popolo del predellino”, ovvero quel partito che, quando fu annunciato, Fini disse che eravamo “alle comiche finali” (salvo poi aderirvi). Purtroppo erano solo le comiche iniziali, quelle finali (o finiane) le stiamo vedendo oggi. In realta’ il momento topico della fondazione del PdL e’ stata l’approvazione dello statuto, che non prevede ne’ correnti (tranne la spartizione 70/30 delle poltrone) ne’ “Primarie” (per rispondere a Jinzo, che saluto).

  12. Patrizia Franceschi scrive:

    Sono poche le idee su cui concordo con il Fini odierno. Escluso il Testamento biologico, per il resto Fini ha completamente cambiato i suoi pareri, si può cambiare qualcosa, ma non travolgere tutto. Io su questo appoggio Berlusconi perchè Fini ha firmato un programma che la gente continua ad appoggiare, ci sono le riforme si devono fare e non si può, ora dopo tanti anni cominciare a stravolgerle, penso che ne avranno parlato negli anni scorsi? A quest’ora le riforme dovevano essere già pronte! Fini non può tutti i giorni dallo scranno della Camera criticare ogni più piccola cosa. Ora basta!

  13. elenasofia scrive:

    Se vogliamo cominciare a trarre qualche conclusione dai numerosi e nutriti dibattiti su Fini che si sono tenuti su Libertiamo, possiamo dire che l’unico merito di Fini riconosciuto all’unanimità da tutti gli interlocutori proclamatisi liberali, è l’aver appoggiato le richieste del testamento biologico; già sulla proposta di cittadinanza agli immigrati dopo solo cinque anni, non tutti sono d’accordo; non parliamo poi dell’ora di religione islamica nelle scuole…..

    Netta la bocciatura sulla sua politica assistenzialista e meridionalista.

    Comunque sia, si è visto che nel PdL Fini non ha un gran séguito (per essere eufemisti) – Nella famigerata assemblea della resa dei conti, che non ho seguito integralmente, c’è stato qualche radicale-liberale che abbia preso la parola per sostenerlo?

    Avete notato che tra le tante inadempienze/incongruenze che Fini ha rinfacciato a Berlusconi non ha citato il testamento biologico?

  14. Francesco scrive:

    Io penso che non si dovrebbe sottovalutare Capezzone. Attualmente non è parlamentare, e il ruolo che ricopre lo limita nella possibilità e nel campo degli interventi. Ma già nella prossima legislatura la situazione potrebbe cambiare. Daniele possiede ottime capacità comunicative, ha grinta e carisma, per di più è anagraficamente è avvantaggiato rispetto ad altri. Qualcosa che gli fece guadagnare, da radicale, spazi televisivi e visibilità che mandarono in frantumi il mito pannelliano della censura verso i pericolosissimi radicali. Ma anche l’allontanamento da Radicali Italiani coi metodi più meschini, da un Pannella che nell’occasione dimostrò una totale cecità (o disinteresse) rispetto al futuro del suo partito. E in effetti lo 0% delle regionali della Lista Bonino non potrebbe essere più eloquente. Fuori del PdL Fini non ha alcun futuro. Ma a questo punto dubito che possa rimanervi ancora a lungo, assieme ai suoi. E a quel punto caleranno drasticamente gli ultimi ostacoli ideologici alla nascita finalmente di una Destra Liberale, di cui vedo in Daniele il leader naturale.

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