Perchè la Consulta ha detto no al matrimonio gay. Invitando il Parlamento a non nascondersi

– La sentenza della Corte costituzionale che ha ritenuto non incostituzionale la legislazione italiana, laddove trattando di matrimonio come di una unione tra un uomo e una donna non prevede la possibilità del matrimonio tra persone dello stesso sesso, non giunge in modo sorprendente, ma anzi conferma un atteggiamento della Corte rispettoso della discrezionalità del legislatore e soprattutto conservatore nei confronti di quello specifico legame di rappresentanza tra eletti e elettori che rende l’aula parlamentare la sede propria per la modifica delle materie di maggiore sensibilità politica.

Anche se prevedibile nell’esito (almeno ad avviso di chi scrive), la sentenza merita di essere segnalata per tre motivi, uno di carattere “politico” e due di carattere più specificamente costituzionalistico (tralasciando gli aspetti relativi al rapporto con le norme internazionali pattizie, di cui pure si è occupata la Corte in questa sentenza, ma che restano al margine del presente discorso).

Il primo motivo, banalmente, è quello di smentire alcune forzature che negli anni hanno portato a ritenere ammissibile l’estensione del matrimonio ai gay, a Costituzione invariata. Anche all’interno della dottrina costituzionalistica, e soprattutto nell’opinione pubblica, una lettura forzata dell’art. 29 Cost. ha cercato di convincerci che l’articolo in questione, non facendo espressamente riferimento a marito e moglie, o a uomo e donna, fosse sessualmente neutro (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”).

La Corte ha invece sostenuto chiaramente che la scelta lessicale del costituente non può essere intesa in senso estensivo e che, secondo un’interpretazione a un tempo storica (delle intenzioni del costituente) e sistematica (con la lettura combinata dell’art. 30 relativo al rapporto filiale), è inequivocabile che scrivendo l’art. 29 i costituenti avessero a mente l’unione tra un uomo e una donna.
Si inserisce a tal proposito la prima delle osservazioni di carattere costituzionalistico. Per confutare la lettura estensiva dell’art. 29, la Corte utilizza una tecnica argomentativa in realtà poco usata, quella appunto dell’interpretazione storica, o originalista, per dirla con la dottrina statunitense. Le corti supreme e costituzionali ci hanno abituati a un’interpretazione evolutiva dei testi normativi (tale per cui, ad esempio, il diritto di abortire è ritenuto negli Stati Uniti derivato dal diritto alla riservatezza a sua volta derivato dal XIV emendamento sul giusto processo in senso sostanziale), e l’argomento delle intenzioni dei padri costituenti è in genere abbastanza bistrattato, perché eccessivamente rigoroso nel cristallizzare il dettato costituzionale.

Si ha quindi l’impressione che il percorso logico della Corte sia stato quello di voler dimostrare, ricorrendo ad ogni tecnica possibile, la lapallissianità del matrimonio come unione tra uomo e donna, peraltro mai finora messa in dubbio dalla giurisprudenza ordinaria, che ha sempre ritenuto inesistente (raramente invalido) il matrimonio omosessuale. La Corte, pur riconoscendo che i principi costituzionali “vanno interpretati tenendo conto non soltanto delle trasformazioni dell’ordinamento, ma anche dell’evoluzione della società e dei costumi”, si affretta a utilizzare il criterio storico per dire che tale interpretazione “non può spingersi fino al punto d’incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati in alcun modo quando fu emanata”. A sostegno di un vago sospetto secondo cui la Corte abbia cercato la via per interpretare in senso tradizionale il concetto di matrimonio, sta anche la sua affermazione piuttosto metagiuridica secondo cui la non incostituzionalità del divieto di matrimonio omosessuale “non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio”.

L’argomento di ciò che avevano in mente i costituenti scrivendo l’art. 29 si unisce dunque a “una consolidata ed ultramillenaria nozione di matrimonio” (espressione del giudice a quo che la Corte fa sua in motivazione) facendo ritenere alla Corte di non poter intervenire creativamente per aggiungere ciò che la Costituzione non dice, ferma restando la possibilità di un intervento del legislatore che colmi un vuoto legislativo sulla regolazione delle unioni omosessuali.
Ecco dunque il secondo aspetto costituzionalistico che merita di essere sottolineato.

Ancora una volta, la nostra Corte, diversamente da Corti straniere più “attive” (penso alle Corti supreme israeliana, canadese e statunitense), si dimostra rispettosa di quel patto democratico secondo cui il suo ruolo non è quello di autrice di regole, ma di custode della Costituzione, essendo il primo un compito affidato al Parlamento e non potendo essa sostituirsi a questo.

Se, come sostiene il tribunale rimettente, “non si possono ignorare le rapide trasformazioni della società e dei costumi, il superamento del monopolio detenuto dal modello di famiglia tradizionale, la nascita spontanea di forme diverse (seppur minoritarie) di convivenza”, non si può nemmeno ritenere che sia un colpo di martello del giudice a segnare il passo di questi cambiamenti, piuttosto che una votazione parlamentare.

Nulla toglie, dunque, che le formazioni sociali di cui all’art. 2 della Costituzione si arrichiscano di una nuova formazione a tutela delle unioni omosessuali, poiché di certo a tali unioni “spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Si deve escludere tuttavia, continua la Corte, che possa essere essa stessa a realizzare tale riconoscimento, con la mera equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.

La Corte, dunque, sembra dire non soltanto che ad essa non compete prevedere ciò che dovrebbe votare il Parlamento. Essa ribadisce anche il limite costituzionale che lo stesso legislatore incontrerebbe se volesse equiparare le due formazioni sociali, sostenendo che ad esso spetti non intervenire con legge in modo da interpretare in via estensiva l’art. 29, ma trovare quelle forme di riconoscimento diverse dal matrimonio che possano comunque garantire la vita relazionale degli omosessuali (a meno, si intende, di non modificare la Costituzione stessa).

Al di là di ogni valutazione sulla possibile equiparazione con legge delle unioni omosessuali con quelle eterosessuali (su cui io sono contraria, ma sono pronta a discuterne in questo sito, indovinando che molti saranno invece favorevoli), è interessante notare come, da una delle più alte istituzioni del nostro Stato, torna un monito per il legislatore perché riprenda il suo essenziale ruolo.
Ogni questione di diritto costituzionale, ci insegna Schmitt, non è decisione secondo la Costituzione, ma sulla Costituzione. Appartiene dunque al legislatore costituzionale, non al giudice. In uno Stato di diritto, dove ha ancora un senso la tripartizione dei poteri, compete al corpo legislativo l’onere di parametrare dinamicamente con la norma di legge le esigenze della società e di tradurre in principi quelli che sono i nuovi valori.

Si tratta, in fondo, di quel cave su cui si basa tutta la teoria dei pesi e contrappesi (e che è all’origine stessa della giustizia costituzionale): poiché non vi è una teoria della giustizia inequivoca, è preferibile affidarla al corpo legislativo, che può sempre essere sanzionato con il voto e che ad ogni modo ha un vincolo di responsabilità politica verso il corpo sociale. Il luogo proprio della rappresentanza politica dovrebbe mantenere tanto più la centralità che gli spetta quale sede privilegiata di ricomposizione delle numerose istanze quanto più la società evolve in senso pluralista.

Per quanto «in modo confuso e democratico» – per citare una bella endiadi di Robert H. Bork – le sedi parlamentari sono ancora le uniche, in democrazia, a consentire quella negoziazione politica necessaria a far emergere una tra le scelte valoriali in competizione e in discussione.

La sentenza della Corte, che in questo senso può leggersi insieme ad altre sentenze monito indirizzate al Parlamento, è dunque da apprezzare anche dal punto di vista del richiamo al rispetto delle funzioni tracciate da Montesquieu. Il tono conservatore di cui pare tinta nasconde forse la fermezza di risvegliare il Parlamento perché si faccia portavoce e mediatore delle evoluzioni e delle istanze sociali, e suona come una giusta esortazione perché esso non consideri la Corte il governante vicario di un regnante ancora minorenne.


Autore: Serena Sileoni

Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e cultore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, svolge attività di ricerca nel settore del diritto costituzionale italiano e straniero. Giornalista, membro dell’Istituto per la Competitività e dell’Istituto Bruno Leoni, è responsabile editoriale della casa editrice Liberilibri.

38 Responses to “Perchè la Consulta ha detto no al matrimonio gay. Invitando il Parlamento a non nascondersi”

  1. mamma mia scrive:

    Bah… a me sembrano conclusioni un po’ tirate per i capelli; nella sentenza non leggo nessuna frase che mi faccia concludere l’incostituzionalità di una eventuale legge che consenta al Codice Civile di avere una nozione di matrimonio più ampia di quella che avevano i padri costituenti che hanno elaborato l’art.29 della Costituzione. Il fatto che l’art.29 non possa essere citato a sostegno della legalizzazione delle nozze omosex (come invece sostenevano le coppie gay che si sono rivolte alla Corte) in quanto si riferisce solo alle coppie uomo-donna non determina di per sé l’illegittimità di una eventuale legge alla spagnola o alla portoghese. Questo mi pare evidente. In ogni caso, mi trovo più in linea con sentenze come quella della Corte Suprema della California (In re marriage cases) la quale ha dichiarato discriminatorio, quindi incostituzionale, escludere gay e lesbiche dalla libertà di sposarsi con la persona amata.

  2. chivicapisce scrive:

    “Al di là di ogni valutazione sulla possibile equiparazione con legge delle unioni omosessuali con quelle eterosessuali (su cui io sono contraria, ma sono pronta a discuterne in questo sito, indovinando che molti saranno invece favorevoli)”

    Esatto.
    Domanda: se da domani mattina fosse riconosciuto che il matrimonio tra due uomini/donne fosse UGUALE a quello tra un uomo e una donna a voi sposati eterosessuali CHE VI CAMBIA???????? UN RINCARO SUI PREZZI? AUMENTA L’INFLAZIONE? CROLLA IL PIL? DIVENTATE TUTTI STITICI? CHE COSA VI CAMBIA???

    La Danimarca,la Spagna, la Francia sono sull’orlo dell’Apocalisse???
    Ma chi vi capisce.

  3. mamma mia scrive:

    Infatti… anch’io ogni volta che leggo cose di questo genere non riesco a capire perché certa gente scende dal letto la mattina bramosa di argomentare contro la libertà dei gay di unirsi (del tutto laicamente tra l’altro) in matrimonio. Ma lasciateli sposare, cavolo… ma che vi hanno fatto. Ma basta. Più che su un sito chiamato ‘libertiamo’ certi dovrebbero scrivere su siti chiamati in ben altro modo, come ‘oscurantiamo’. Meriterebbero LORO di essere esclusi dal diritto di contrarre matrimonio, limitati a poter fare al massimo un pacs. Una volta provata la discriminazione sulla LORO pelle sono convinto che ci penserebbero quantomeno 2 volte prima di rifare discorsi del genere.
    Lo dico da persona liberale, cristiana che crede nella laicità e nell’eguaglianza.

  4. iulbrinner scrive:

    “La Danimarca,la Spagna, la Francia sono sull’orlo dell’Apocalisse???”

    Sono società più disgregate ed anomiche della nostra.
    Se si considera che Zapatero, in Spagna, ha avviato persino la riforma delle fiabe per bambini si comincia a comprendere, forse, quale pretesa di ingegneria socio-educativa stia dietro a certe politiche sinistrate (ed a certi loro omologhi libertari).
    Quanto di più illiberale si possa immaginare…

  5. chivicapisce scrive:

    “Sono società più disgregate ed anomiche della nostra.”

    E’ una affermazione apodittica e senza riscontri: “Piove governo ladro” vale allo stesso modo.

    Come si misura la “disgregazione”? c’è un indice quantitativo?
    e se c’è, di quanto è variato in Spagna (in Danimarca e in Francia) dopo l’introduzione delle unioni gay?
    E in Italia, nello stesso periodo, le cose sono andate molto meglio??

    Numeri per favore non slogan.

    Gli omosessuali che vivono una relazione stabile e riconosciuta dallo Stato sono più “aggregati o più “disgregati” di chi questo riconoscimento non lo può avere?

  6. serena sileoni scrive:

    Poche annotazioni in replica, doverose se non altro nei confronti del sito che ha ospitato questo mio intervento:
    1. invito chivicapisce a documentarsi bene sulla legislazione straniera. Dei tre paesi citati, solo la Spagna ha esteso il matrimonio eterosessuale alla famiglia omosessuale. Gli altri due paesi hanno proprio previsto quello che la nostra Corte costituzionale sembra auspicare: ovvero un riconoscimento che sia comunque diverso rispetto al matrimonio, che si chiama partenariato in Danimarca e PACS in Francia. Peraltro, la novella del codice civile spagnola è pendente davanti al Tribunale costituzionale. La Costituzione spagnola, infatti, recita “El hombre y la mujer tienen derecho a contraer matrimonio con plena igualdad jurídica”. Ancora una volta, indizi strettamente giuridici fanno pensare che il legislatore abbia superato un vincolo costituzionale. Non c’è bisogno di argomentazioni ulteriori. Libero il Parlamento di modificare la Costituzione, se è in grado.
    2. le osservazioni dell’articolo sono strettamente personali. Si può dare a me dell’oscurantista, se si vuole, ma ogni aggettivo va appunto riferito a me e non al sito o alla sua redazione.
    forse la mia prosa non è del tutto chiara, ma se si leggesse con uno sforzo di attenzione maggiore l’articolo, anziché gridare all’oscurantismo, si capirebbe che le osservazioni, anche le più “politiche”, sono fatte soltanto avendo come parametro la Costituzione, anche perché il punto centrale del discorso è sull’invito del Parlamento a fare il suo dovere, non altro. “Discorsi del genere” non sono stati fatti.

  7. mamma mia scrive:

    Certamente intendevo riferirmi a chi ha scritto l’articolo e non alla redazione in generale. Mi sembra ovvio. Ho espresso un parere personale su chi ha scritto quest’articolo, attraverso la battuta secondo la quale per me chi si posiziona contro l’equiparazione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali dovrebbe scrivere su un sito chiamato, che so, ‘oscurantiamo’ eheh non di sicuro su un sito chiamato ‘libertiamo’. Non ho gridato all’oscurantismo… è che certe posizioni effettivamente mi suonano come provenienti dal medioevo tutto qui. Ha ragione cmq laddove ricorda a chivicapisce che dei tre Paesi citati solo la Spagna ha consentito a gay e lesbiche di contrarre matrimonio civile. Infatti in Europa i Paesi che permettono a gay e lesbiche di unirsi in matrimonio civile sono sei: Spagna, Belgio, Olanda, Norvegia, Svezia e tra qualche settimana il Portogallo (Paese in cui di recente la Corte Costituzionale ha definito come perfettamente costituzionale la legge approvata dal parlamento che estende appunto a gay e lesbiche la libertà di unirsi in matrimonio col proprio amore, e in cui anche un possibile veto presidenziale alla legge sarebbe facilmente aggirabile dal parlamento). Di anno in anno questi Paesi aumentano, e la cosa mi piace. Solo una decina di anni fa nessun Paese europeo permetteva a gay e lesbiche di unirsi in matrimonio civile… ora sono sei. Pian piano tutta Europa si allineerà. Inclusa l’Italia io credo.

  8. Andrea B scrive:

    Personalmente credo che non sia così illiberale ed oscurantista la posizione di chi vorrebbe riservare l’ istituto del matrimonio alle unioni tra uomini e donne, lasciando però la possibilità di riconoscimento alle unioni di fatto, omosessuali o meno.

    Invece di creare una ennesima legge, un “semi-matrimonio” che detta norme, vincoli, eccezioni etc etc basterebbero pochi interventi mirati sul Codice Civile, per creare una piena libertà contrattuale anche nel campo delle unioni tra individui, all’ insegna del concetto che si dove lasciare fare tutto quello che non sia espressamente vietato dalla legge.

    Credo che un punto fondamentale di questo articolo risieda nel concetto che alla Corte Costituzionale spetta un compito diverso dal Parlamento … negli ultimi tempi si sono levate voci contro una presunta politicizzazione della stessa, “rea” per sua stessa natura di non essere organo eletto dal popolo e quindi senza titoli per intervenire sull’ azione legislativa. ( vedasi anche le proposte di riforma della Corte, per renderla più omogenea agli orientamenti espressi dalla maggioranza che scaturisce dalle elezioni politiche).
    In questo caso la Corte ha invece svolto il suo ruolo di garante della Costituzione, ribadendo che semmai il Parlamento dovrà tenere conto delle esigenze della società civile ed agire di conseguenza.

    In questo articolo poi si è evitato di intervenire sull’ aspetto dei diritti fondamentali dell’ uomo, riconosciuti dalla Costituzione e che vengono spesso usati in queste argomentazioni.

    Al pari della Costituzione spagnola, l’ articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo recita:
    “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione …”
    Articolo, il 16, da far leggere e rileggere a chi in Italia ha invece proibito il matrimonio allo straniero senza permesso di soggiorno, ma di scarsa utilità per le unioni omosessuali, credo …

  9. mamma mia scrive:

    Io invece la vedo come liberticida, insensata, medievale.
    Mi trovo molto più d’accordo con quanto scritto da altre Corti, come la Corte Costituzionale del Sudafrica che rilevando l’incostituzionalità della legge che limitava il matrimonio alle sole coppie etero ha ordinato al Parlamento di dare a gay e lesbiche lo stesso status gli stessi diritti e gli stessi doveri e la Corte Suprema della California che nel 2008 ha dichiarato incostituzionale escludere gay e lesbiche dalla libertà di unirsi in matrimonio col proprio amore dando effetto immediato a tale dichiarazione di incostituzionalità. I gay sono persone come le altre, marchiare loro come degni di al massimo scimmiottare chi si può sposare, degni al massimo di un matrimonio che matrimonio non è, mi sembra un qualcosa di aberrante. Sono comunque discorsi articolati, che mal si prestano a una sezione commenti devo dire.
    Sul riferimento alla Costituzione spagnola e alla Dichiarazione universale… beh… dire che l’uomo e la donna hanno diritto di contrarre matrimonio non lo vedo come ‘stessa cosa’ del dire che essi lo devono poter fare solo e esclusivamente tra di loro. A chi li valuta come la stessa cosa dico: allora state dalla parte di una modifica costituzionale che cambi lo status quo!
    Da persona liberale e anche cristiana mi fa male vedere tanta ostilità a una cosa così bella, e anche ovvia, banale direi come l’eguaglianza legale tra gay ed etero anche in merito a poter sposare civilmente la persona amata.

  10. chivicapisce scrive:

    Sulle competenze e prerogative della Corte Costituzionale e sul piano giuridico non ho nulla da obiettare all’articolo.
    Il Parlamento è sovrano.

    Criticavo solo la frase più “politica” del pezzo.

    Più in generale critico tutti quelli che:
    “diritti si, ma non scimmiottiamo ecc.. ecc…”.
    quelli che:
    “…basta un contratto dal notaio…”
    quelli che:
    “non si può” Perchè? “Perchè no!”
    e infine quelli che:
    “altrimenti Gesù piange”

    Tutto qui.
    Saluti omofili.

  11. iulbrinner scrive:

    Per dirla esattamente nei termini politico-culturali e non soffermarmi a quelli giuridici – come fa l’articolo – osservo quanto segue.
    Sono stato recentemente in Spagna dove si possono vedere coppie omosessuali – uomini e donne – camminare mano nella mano, baciarsi e condividere altre forme di intimità personali.
    Bene, io non esito a definire la mia reazione personale come “senso di repulsione” rispetto a tutto questo.
    Ci si potrà appellare ad una presunta “omosessualità latente”, ad altrettanto immaginari problemi con la mamma e con il papà, agli oscurantismi ed a tutti gli psicologismi di maniera che si vuole.
    Rimane il fatto che il mio “sentire” è degno di rispetto – nei termini formali della politica – di quello degli “omofili”; né tanto di più, né tanto di meno.
    A meno che questi ultimi non abbiano la pretesa (assai poco liberale e tollerante) di entrare nella mia testa, nel mio “sentire” e modificarlo a proprio piacimento.
    C’è, inoltre, il fatto che il mio “sentire” è abbastanza comune a tanti altri “sentire” del cdx che fanno la maggioranza politica di questo Paese.
    Quando gli altri “sentire” guadagneranno la maggioranza elettorale avranno la piena facoltà, come recita la Costituzione, la legge ordinaria e la prassi politica, di promuovere, nel luogo a ciò deputato, ossia il Parlamento, tutte le riforme di cui avvertono il bisogno.
    E’ un problema, in altri termini, strettamente politico, non giudiziario.
    La Corte Costituzionale ha detto esattamente questo, mi sembra.

  12. Brain scrive:

    Dichiararsi contrari alla possibile equiparazione delle unioni omosessuali con quelle eterosessuali è un modo come un altro per sostenere il concetto che, in fondo, gli omosessuali sono degli esseri umani, e dunque dei cittadini, in qualche modo inferiori, di serie b, non meritevoli di essere trattati dallo Stato al pari degli altri. E poi sostengono che “gridare all’oscurantismo” è inopportuno. Eh, certo.

  13. Andrea B scrive:

    X Brian:
    ma chi l’ ha mai sostenuto che gli omosessuali sono cittadini di serie B ?
    Ma a quanto pare affermare che si dovrebbe estendere la libertà contrattuale anche in questo campo non è abbastanza per non farsi dare dell’ oscurantista …

    Poi, la dimensione “pubblica” o “privata” che assumerebbe l’ unione, a seconda che si vada dal sindaco piuttosto che dal notaio, nonchè la personale preferenza di una soluzione piuttosto che l’ altra … beh, non credo che attenga alla definizione dell’ essere più o meno liberali.

  14. mamma mia scrive:

    @ Andrea B
    Non facciamo i finti tonti… non è l’apertura alle unioni di fatto il problema, ma il no ai matrimoni tra fidanzati dello stesso sesso. Chi è portato a innamorarsi di altri del proprio sesso ha tutto il diritto di poter sposare civilmente la persona che ama. Non esiste che ne venga escluso, o limitato al massimo in scimmiottamenti più o meno facsimili di matrimonio. Non sono persone scimmiottamentoi degli etero ma persone allo stesso livello degli etero quindi meritano di potersi unire in matrimonio, non in un matrimonio che matrimonio non è. L’imposizione statale del celibato sulle persone omosessuali deve finire. E’ una questione relativa alla libertà personale e alla dignità umana di ogni gay e di ogni lesbica.

  15. Brain scrive:

    Caro Andrea, equiparare significa ritenere pari, non equiparare dunque implica che una cosa è superiore a un’altra. L’autrice dell’articolo si dichiara contraria alla possibile equiparazione delle unioni omosessuali con quelle eterosessuali, evidentemente ritenendo le prime inferiori (non meritevoli di equiparazione, ovvero di uguaglianza) alle seconde. E visto che le “unioni” di cui stiamo parlando riguardano due persone, due esseri umani, la “non uguaglianza” è inevitabilmente riferita anche a loro. Questo ovviamente riguarda anche quella tu chiami la dimensione pubblica o privata del riconoscimento.

  16. mamma mia scrive:

    @ iulbrinner
    Penso che sia palese che la questione sui matrimoni tra fidanzati dello stesso sesso non riguardi i sensi di repulsione di chicchessia ma la semplicissima libertà individuale di sposare la persona di propria scelta. A te l’idea di andare con una persona del tuo sesso, tanto più di sposarla, fa schifo? Cosa legittima. Ti fa schifo anche vedere queste cose? Cosa legittima. Ma tra la legittimità della tua sensazione di schifo, ribrezzo, ecc e l’impedire a chi vuole sposare una persona del proprio sesso di farlo ce ne passa. Da liberale, e prima di tutto da persona di buon senso, non posso non farlo notare.

  17. iulbrinner scrive:

    @mamma mia

    Credo che le sue affermazioni circa le “libertà” e la “legittimità” siano discutibili sotto diversi aspetti.
    La questione di cui trattiamo non riguarda tizio, caio o sempronio, svincolati da qualunque riferimento sociale ed immersi in una sorta di pneuma politico, di cui tutti “gli altri” devono evitare di impicciarsi (come lei sembra sottindere).
    La questione di cui trattiamo è una questione sociale – e, quindi, politica – che investe i costumi della società, la sua identità culturale, i modi del suo sviluppo oltre a diverse ricadute, sempre di ordine sociale, sulla famiglia naturale, sull’adottabilità dei minori, sul loro corretto sviluppo psico-emotivo etc…
    Ossia, riguarda tutti e – come previsto nelle democrazie fondate sulla libertà di tutti – tutti hanno pieno diritto di esprimersi al riguardo portando il proprio “sentire” intorno alla questione.
    Legittimità significa esattamente questo; che la collettività accolga come “normale” e desiderabile qualcosa ovvero, in caso contrario, che lo ritenga non normale e non desiderabile per sé stessa (collettività).
    Non vedo, infine, che nega a chi di viversi la propria vita liberamente, senza vincoli di sorta, mentre la richiesta incessante sarebbe, al contrario, quella di stringere determinati rapporti all’interno di vincoli giuridici.
    Chiamiamo le cose con il loro nome: il matrimonio omosessuale sarebbe soltanto un modo traverso e sotterraneo di sdoganare l’omosessualità e non altro che questo.

  18. mamma mia scrive:

    iulbrinner… tizio ama caio e vuole sposarlo civilmente; per poterglielo legittimamente impedire lo Stato deve avere adeguate giustificazioni altrimenti vuol dire che tizio rispetto a sempronio, portato ad amare caia, è discriminato cioè viene violato nel suo diritto all’eguaglianza ai sensi anche dell’art.3 della Costituzione. Siccome avendo analizzato a fondo la questione ho potuto constatare che nessunissimo argomento portato da chi è contro la libertà di tizo di sposare caio è fondato non vedo come si possa legittimamente dirgli di no. Difatti sono fiero di dissentire con quanto scritto dai giudici costituzionali italiani in merito, e di mostrarmi concorde al 100 per cento con quelli esteri che sono giunti a emettere sentenze opposte.
    Ho citato prima infatti i giudici costituzionali di California e Sudafrica, ma mi trovo concorde anche con quelli di Massachusetts, Connecticut e Iowa.
    Trovo che gli uomini comuni, i politici e anche i giudici che si mostrano favorevoli all’imposizione statale del celibato sui gay non solo facciano considerazioni errate da molti punti di vista ma si posizionino dalla parte sbagliata della Storia. esattamente come gli uomini comuni, i politici e i giudici (anche supremi con compito di scrutinio costituzionale) che in passato dicevano no alla fine della segregazione razziale. Si pensi ad esempio alla famosa sentenza suprema Plessy v Ferguson che diverso tempo fa dichiarò non-discriminatoria perciò perfettamente costituzionale la segregazione razziale, per poi smentirsi da sé tempo dopo (vedi sentenza Brown v Board of Education). Sono convinto che tra un po’ di anni ci guarderemo tutti indietro e ci chiederemo perché mai nel 2010 fosse tanto difficile concepire la libertà di gay e lesbiche di sposare civilmente il proprio amore in italia, proprio come ho fatto io quando ho appreso che fino a poco tempo fa nel mondo, anche in Italia, le donne non potevano votare.

  19. iulbrinner scrive:

    @mamma mia

    Vede, signora mia, il grande paradosso di frequentare un sito “liberale” e di incontrare posizioni come le sue e di altri della sua stessa opinione sta nel fatto che ii liberalismo, sin dalle sue formulazioni orginarie ed ancora oggi, significa sostanzialmente allontanamento dello Stato dai fatti privati delle persone (sin dove possibile e dove questa astensione non pregiudichi la convivenza civile).
    Significa non volere quella specie di “paternalismo di Stato” che, viceversa, da queste pagine viene tanto spesso invocato come necessario; chissà perché, poi?
    Tanto più estromesso e rigettato (lo Stato) dal pensiero liberale vero quanto più le vicende affondano nella dimensione privata e personale degli individui.
    La democrazia, a mio modo di vedere, è qualcosa di profondamente diverso dalla delega in bianco ad un’elite intellettuale (o presunta tale) che determini, in nome e per conto di tutti, cosa sia giusto o cosa sia sbagliato; lo Stato sovrano è la collettività, non una sua proiezione politica di specialisti (o presunti tali).
    Ho la pretesa di decidere, per mio conto, in politica, cosa sia da intendersi giusto e cosa sbagliato, come tutti quelli che intendono le cose alla mia stessa maniera.
    Pertanto, una certa pretesa ideologica di avere il monopolio indiscusso dell’idea di progresso e delle sue forme legittime – quale lei preconizza in prospettiva futuribile – misurata esclusivamente per mezzo di ciò che lo Stato elargisce come un regnante o per mezzo delle sue burocrazie regnanti, non solo mi è completamente estranea ma la contrasto come la negazione stessa dell’idea liberale vera.
    Il resto, in termini di contenuti, l’ho già esposto con dovizia di argomenti, per cui non mi dilungo oltre.
    Riconosco piena legittimità e rispettabilità al suo punto di vista ma non lo definirei, in alcun modo ed in nessuna forma, un punto di vista liberale.
    La saluto.

  20. mamma mia scrive:

    Io non sono una signora, ma un uomo. E in secondo luogo sono dalla parte dei matrimoni civili tra fidanzati dello stesso sesso anche in nome del fatto che l’ esclusione matrimoniale dei gay cozza in modo evidente con l’allontanamento dello Stato dai fatti privati delle persone. Ad oggi lo Stato italiano mette il naso tra le mutande dei fidanzati che si presentano in Municipio per dirsi di sì al solo scopo di mettersi a imporre loro il celibato o consentirne le nozze a seconda di quello che ci trova… più intromissione statale nella vita delle persone di questa. Tra l’altro, intromissione senza alcun motivo che regga a quanto ho potuto constatare. Lo stato la deve smettere di ficcare il naso nella privacy sessuale della gente in questo modo per mettersi a imporre dall’alto il celibato. Confermo infatti tutto ciò che ho scritto nei messaggi precedenti.

  21. Michele Pezza da Itri scrive:

    mamma mia fa l’esempio di tizio che ama caio ed afferma che lo stato deve avere “adeguate giustificazioni” per potergli legittimamente impedire di sposarlo. Ma, come afferma iulbrinner, «liberalismo significa sostanzialmente allontanamento dello Stato dai fatti privati delle persone». Allora, dobbiamo chiederci quali siano le “adeguate giustificazioni” che hanno spinto tutte le società, ovunque e sempre nella storia umana, a considerare ragionevole un impegno della collettività a favore dei coniugi; in pratica, è la domanda specularmente contraria a quella di mamma mia. Senza l’esistenza di un adeguato interesse da parte della collettività, lo stato dovrebbe semplicemente e sanamente non interessarsene, lasciando alle persone la libertà di gestire al meglio i propri rapporti. La risposta al quesito è davanti a tutti e di una evidenza solare: è interesse della società investire sulle coppie per creare le migliori condizioni per la procreazione e l’allevamento dei figli e così garantirsi la sopravvivenza. Le coppie omosessuali non hanno titolo.
    Per di più, l’eventuale matrimonio omosessuale si rivelerebbe discriminante nei confronti dei single: due persone che decidano di vivere insieme (è irrilevante il sesso dei due) sono nettamente avvantaggiati rispetto ad un single che vive da solo; ciononostante, gli omosessuali vorrebbero in più anche il supporto dello stato tramite il matrimonio. Non se ne vede il motivo.

  22. Brain scrive:

    Signor Pezza, “creare le migliori condizioni per la procreazione e l’allevamento dei figli e così garantirsi la sopravvivenza” non significa affatto penalizzare le coppie dello stesso sesso, che sono composte da cittadini che al pari di tutti pagano le tasse e gradirebbero avere gli stessi diritti (e doveri) e tutele di tutti gli altri. Soprattutto nei momenti difficili. Le esperienze dei paesi che – in vario modo – hanno riconosciuto le coppie same-sex dimostra abbondantemente che non ci sono state affatto conseguenze ‘negative’ sulle coppie etero e sulle famiglie tradizionali. Quanto alla sopravvivenza della razza umana faccio notare che l’incremento demografico dell’ultimo secolo fa si che il pericolo per la Terra sia la sovrappopolazione, non certo l’estinzione per colpa delle coppie gay! Siamo davvero alle barzellette. Ah, a proposito di battute, visto che parliamo dei diritti delle coppie la sua uscita sulle presunte discriminazioni dei single era una battuta vero?

  23. chivicapisce scrive:

    “il matrimonio omosessuale sarebbe soltanto un modo traverso e sotterraneo di sdoganare l’omosessualità e non altro che questo.”

    Cavolo, sono stato scoperto.
    Accipicchiolina.

    ….pare di parlare ai muri……

  24. chivicapisce scrive:

    “lo stato dovrebbe semplicemente e sanamente non interessarsene”

    Ecco… io applicherei questo tipo di ragionamento, sanamente liberale, ai diversamente abili (che sono evidentemente un peso per una società)….

    Aboliamo gli “handicappati”.

    ps
    ovviamente sto scherzando… ma a sentire certi ragionamenti cadono le braccia.

  25. mamma mia scrive:

    @ Pezza… sono ragionamenti che non mi hanno mai convinto questi. E non solo perché cozzano con l’impianto dei requisiti per poter contrarre matrimonio civile (non viene richiesta capacità nemmeno presumibile ad avere o adottare bambini) ma anche perché, come riconosce ormai da anni la ricerca internazionale, le coppie dello stesso sesso sarebbero perfettamente idonee a avere figli tramite adozione congiunta e tramite procreazione medicalmente assistita (eterologa semplice per le coppie di femmine, con amica partoriente per le coppie di maschi).

  26. uniroma.tv scrive:

    Al seguente link potrete visualizzare il video “Matrimonio e famiglia”

    http://www.uniroma.tv/?id_video=15687

    Ufficio Stampa di Uniroma.TV
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

  27. Michele Pezza da Itri scrive:

    Sig. Brain, mi rendo conto di non essere riuscito a spiegarmi, ma credo che il vero problema sia speculare rispetto a quello posto da lei: non è vero che i diritti degli sposati siano quelli di tutti, tanto è vero che non competono ai non sposati. Sembra un gioco di parole banale, ma è pieno di conseguenze. Infatti, se ci si chiede perché gli sposati abbiano diritti specifici, non può non risultare evidente il nesso con la procreazione. Ed è per questo che non concedere alla coppia omosessuale gli stessi diritti di quella eterosessuale non è discriminante, anzi, secondo un principio ovvio, lo sarebbe trattare nel medesimo modo chi non sia nelle stesse condizioni, e la coppia omosessuale non è nelle stesse condizioni di quella eterosessuale, né a questa può essere assimilata (come or ora chiarito dalla Corte costituzionale).
    Siccome è altrettanto discriminante trattare in modo diverso coloro che sono nelle condizioni uguali, a maggior ragione lo sarà trattare meglio quelli che stanno meglio. Ed è per questo che io, single, mi sentirei discriminato da un qualunque provvedimento legislativo che dia alle coppie omosessuali diritti che a rigor di logica spettano anche a me (quindi il matrimonio omosessuale come legge discriminante non era una battuta, ma una cosa serissima). Ad esempio, perché io non dovrei poter scegliere da chi debba essere assistito in caso di malattia? E, naturalmente, senza essere costretto a sposarmelo o a pacsarmelo? Una legge in tal senso deve essere per tutti e non per le coppie, etero o omo che siano (tra l’altro sono pressoché certo che sia già possibile). Oppure, peggio, perché dover riconoscere loro la pensione di reversibilità? La pensione di reversibilità vuole dare la possibilità di scegliere la miglior suddivisione dei compiti lavorativi all’interno di una coppia garantendo una vecchiaia anche a chi, in conseguenza di quella scelta, si troverebbe alla fine senza risorse. Ma questo, ovviamente e ancora una volta, è in funzione dell’interesse sociale ad una buona gestione della procreazione e dell’allevamento (purtroppo non riesco a trovare un termine più simpatico di allevamento). Ma, se vien a mancare questa motivazione, una coppia di adulti che decide di convivere – qualunque sia il loro rapporto con il sesso – perché dovrebbe avere questo che sarebbe un vero e proprio privilegio immotivato? Ognuno di loro è nelle mie stesse condizioni, anzi sono economicamente avvantaggiati (l’unione fa la forza), e come me nessuno di loro ha il diritto di “non lavorare” e poi godere della pensione (la pensione di reversibilità è un riconoscimento sacrosanto del fatto che occuparsi dell’andamento della famiglia è un vero lavoro!) Ma per due o più adulti qualsiasi, non si danno le condizioni necessarie, altrimenti dovremmo riconoscerla agli studenti fuori sede e ad un convento di monache e a non so quanti tipi di convivenza. L’unica motivazione che rimarrebbe da poter essere invocata sarebbe il “sentimento”, elemento impalpabile, melassa sociale e giuridica, sulla cui realtà neanche gli eterosessuali hanno diritto di fondare i propri diritti di coppia.
    Quindi, mi sta bene che il Parlamento legiferi sulla tutela di qualsiasi “formazione sociale” (come richiesto dalla Costituzione), purché non attribuisca loro, in modo esclusivo e senza una motivazione socialmente significativa, garanzie che devono essere di tutti. Ho il sospetto che, una volta garantiti a chiunque tutti i diritti che pretendo anche per me in quanto semplice cittadino, rimanga ben poco da garantire. Ma per quel che di specifico si convenisse di dover ulteriormente garantire, sarei ben contento di aderire.

  28. prescinseua scrive:

    @iulbrinner

    Ma, caro iulbrinner, non sarà che il tuo schifo alla vista di due uomini mano nella mano significhi semplicemente che non sei abituato e che in Spagna dovresti solo andarci un po’ più spesso?

    Perché una volta c’erano quelli a cui facevano schifo le ragazze in minigonna, poco dopo arrivarono quelli che volevano vomitare alla vista dei ‘capelloni’ e non molti hanno fa c’era gente che dichiarava di non sostenere la vista di una testa piena di dreadlock. Poi anche loro si sono abituati…

  29. iulbrinner scrive:

    @prescinseua

    Mi sembra che lei confonda le questioni della moda esteriore con questioni di profilo ben più complesso e profondo.

    In ogni caso, ci si può abituare a tutto, anche a masticare il cuoio al posto della carne; questo non significa che si potrà mai arrivare a ritenerlo una gustosa pietanza.

    @mamma mia, che scrive: “….come riconosce ormai da anni la ricerca internazionale, le coppie dello stesso sesso sarebbero perfettamente idonee a avere figli tramite adozione congiunta e tramite procreazione medicalmente assistita”

    Non so a quali ricerche lei si riferisca ma a me non risulta che sia affatto così.
    Inoltre, ricerche serie in questo campo avrebbero bisogno di una casistica prolungata negli anni che, ad oggi, non esistono.

  30. Piercamillo Falasca scrive:

    @mamma mia, iulbrinner e chivicapisce: per il bene del dibattito e per evitare che esso diventi uno scontro solo tra voi tre, la redazione preferisce non autorizzare più vostri commenti. Vi ringraziamo per quanto avete scritto e argomentato finora, posizione puntuali e molto interessanti, ma crediamo che sia opportuno lasciare spazio anche alle posizioni di altri. Ovviamente siete i benvenuti in altre discussioni. Grazie mille.

  31. mamma mia scrive:

    Grazie mille lo stesso, per l’occasione di confronto che avete dato sinora a me e a tutti quanti. Spero di aver contribuito a una riflessione più approfondita sul tema. Sono abituato a moderazioni meno rigide, che tra l’altro condivido maggiormente anche perché sono convinto che la scelta di non pubblicare più certi confronti non potrà che impoverire il dibattito. Cmq rispetto la decisione e auguro buona giornata.

  32. guardando tutti questi post mi verrebbe da chiedere: qual’e’ il concetto di liberalismo??
    perche’ mi sembra che questa parola sia stata inflazionata,e e’ diventata ormai relativa, anche la Binetti potrebbe far passare le sue idee per liberali

  33. Brain scrive:

    M. Pezza ci spiega che i “diritti specifici” che vengono riconosciuti alle persone sposate lo sono in base all’ “evidente nesso con la procreazione.” Questo particolare aspetto della questione, ovvero quello della correlazione tra matrimonio (e diritti che ne conseguono) e procreazione, non è certo un’esclusiva italiana ed è affrontato in modo limpido e cristallino in una sentenza della Corte Costituzionale del Sud Africa del dicembre 1999, che estese alle coppie dello stesso sesso gli stessi diritti che sino ad allora erano esclusivo privilegio (esattamente come oggi in Italia) delle coppie etero. In tale sentenza si legge che: “Da un punto di vista legale e costituzionale la potenzialità procreativa non è una caratteristica essenziale del rapporto coniugale. Questo modo di vedere sarebbe profondamente umiliante per quelle coppie (sposate o no) che, per qualsiasi ragione, sono nell’incapacità di procreare quando inizia la relazione, oppure lo diventano in un secondo tempo. È altrettanto umiliante per quelle coppie che iniziano tale legame ad una età nella quale non hanno più un desiderio di natura sessuale. È umiliante per genitori che abbiano adottato suggerire che la loro famiglia è in qualche modo un po’ meno famiglia e un po’ meno degna di rispetto e attenzione di una famiglia che abbia procreato i figli. Ed è umiliante anche per quelle coppie che volontariamente abbiano deciso di non avere figli o rapporti sessuali, essendo queste decisioni interamente all’interno della loro sfera protetta di libertà e privacy.»

  34. Andrea B scrive:

    Vediamo invece di non far passare l’ idea che esista una definizione unificante e centralista di “liberale”, per cui, per esserlo DEVI essere, ad esempio, a favore del matrimonio omosessuale “senza se e senza ma”.

    I dibattiti odierni e la cronaca stessa ci danno lo spunto per riflettere sul fatto che esistono sensibilità diverse, anche all’ interno della stessa area di pensiero, specialmente su alcuni temi.
    Questo ne è un esempio, ma mi vengono in mente anche altri argomenti ….che so le droghe, i problemi dati dall’ immigrazione di gente con culture aggressive ed anti-libertarie.

    Discutiamone, senza dare patenti di eretico o “deviazionista” ;-)

  35. Walter scrive:

    Vi è un gruppo sociale che ha delle esigenze,ovvero persone dello stesso sesso(non consanguinei) che hanno deciso di stare assieme, avranno diritto a dei diritti normalmente attribuiti alle famiglie etero?
    Ma non nascondiamoci dietro un dito , la chiesa cattolica non vuole subire un nuovo smacco (Dopo divorzio e aborto ecc) rispetto al suo supposto magistero morale.
    Che poi impedisca ai suoi componenti di sposarsi la dice lunga….mentre per i preti certo non li vincola alla castità, è meglio sposarsi o(nella migliore delle ipotesi) vivere relazioni clandestine…..?

  36. Brain scrive:

    Andrea, essere “liberali” significa non imporre ma lasciare libertà di scelta. Avere rispetto per le “sensibilità diverse” non può essere utilizzato come paravento per negare a una parte della popolazione pari diritti. Approvare leggi sulle unioni civili per le coppie omosessuali non significa certo “imporle” a nessuno. Chi non è d’accordo non deve far altro che non usufruirne, lasciando però a chi vuole il diritto di poterlo fare. Lo stesso si può dire di varie leggi che ancora nel nostro paese annaspano ad essere approvate, penso al testamento biologico per esempio. In passato dinamiche simili si verificarono per la legge sul divorzio. La differenza è che chi non è d’accordo con queste leggi non solo non le vuole per se, ma vuole che NESSUNO degli altri cittadini possa usufruirne. E’ questa la differenza.

  37. Andrea B scrive:

    X Brain:
    veramente io non parlavo di imposizione del matrimonio a chichessia …e questo vale per anche altre scelte in campo etico… non ne posso più anch’io di politici “cattolicamente impegnati”, che si impegnano allo spasimo per impedirti di scegliere secondo la tua coscienza.
    “L’ imposizione” di cui parlavo, e che contesto, riguarda la definizione di liberale, per cui ti potresti definire tale, secondo alcuni, solo se accetti il matrimonio, quello vero, anche per gli omosessuali.

    Se hai letto i miei precedenti commenti scopriresti che personalmente sarei favorevolissimo ad una intervento delegificatorio, che permetta a chi vuole, di regolare la propria comunione di vita nella maniera che ritiene più opportuna, all’ insegna di una minore invadenza della legge e delle istituzioni nel proprio privato.
    Detto questo, però ritengo la comunione “uomo e donna”, portatrice di una specificità difficilmente negabile e meritevole di una tutela speciale, anche attraverso un istituto giuridico esclusivo come il matrimonio … sarò allora un illiberale.

    Se poi, come ho già detto, qualcuno ritiene mortificante andare dal notaio invece che dal sindaco con la fascia tricolore e la sala con i fiori, allora parliamone … però poi discutiamo pure di annessi e connessi, che so, l’ adottabilità dei bambini … e qui mi fermo, perchè sento già gli ululati dei cosidetti “veri” liberali, pronti ad accusarti di predicare la discriminazione anti omosex

  38. Brain scrive:

    Ciao Andrea, scusa ma io la tua affermazione che “la comunione uomo e donna, portatrice di una specificità difficilmente negabile e meritevole di una tutela speciale” proprio non la capisco. In nome di cosa sarebbe meritevole di tutela speciale, per il fatto che i due componenti della coppia sono eterosessuali e di sesso opposto? E quale sarebbe la “specificità difficilmente negabile”, la loro capacità procreativa? Guarda che non bisogna essere necessariamente sposati per poter mettere al mondo dei figli e soprattutto non è imperante per una coppia sposata farli. Dal punto di vista razionale e logico ti rimando alle ottime argomentazioni su questo punto esposte nella sentenza della Corte Costituzionale del Sud Africa che ho postato il 22 aprile.

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