L’invidia e la società. Un saggio sulla ‘nuova’ categoria politica

– Quello dell’invidia è un tema di per sé fastidioso, e dunque spesso taciuto.
Eppure, il comportamento umano, non escluso l’agire politico, è motivato tanto dall’invidia, o fa leva su di essa, quanto da altri sentimenti apparentemente più nobili, come la solidarietà, l’amore per la libertà, la ricerca della felicità individuale e collettiva.
Pubblichiamo alcuni stralci illuminanti sul punto de L’invidia e la società di Helmut Schoeck. Pur essendo stato scritto quasi cinquant’anni fa, resta tuttora, nella storia delle ricerche politico-sociologiche, il più completo e profondo studio mai realizzato in materia.
Tradotto dal tedesco all’italiano per la prima volta dalla Rusconi nel 1974 ma rapidamente insabbiato dagli intellettuali italiani per affrontare un argomento-tabù, è stato ripubblicato dalla Liberilibri con una prefazione di Quirino Principe.

«Il sistema democratico vuole che avvenga un avvicendamento nell’accesso al potere da parte dei partiti e dei loro capi o portavoce. È perciò inevitabile che di volta in volta gli uni abbiano più successo degli altri nell’attaccare, criticare e mettere in sospetto i loro concorrenti. Nella stessa improbabile ipotesi che le campagne elettorali si svolgano a puro livello razionale con il ricorso a motivazioni scientifiche e logiche, le lotte spesso molto acri e irrazionali e le meschine gelosie fra le scuole dei dotti e gli opposti campi scientifici lascerebbero poco adito alla speranza che ne abbiano a guadagnare il tono e il livello della democrazia. Sussisterà sempre la volontà di abbattere arbitrariamente l’opinione opposta. Anche se questa si presta a essere attaccata razionalmente, sarà pur sempre utile attaccarla dal lato emotivo.
Sarebbe un miracolo se il processo politico democratico si astenesse dal far leva sull’invidia. Per capirne l’utilità, basta pensare che per principio è sufficiente promettere all’invidioso che sarà rimosso o distrutto un valore posseduto da un altro, pur non essendo in grado di dargli o senza neppure dover affermare che gli sarà dato qualcosa in cambio. La negatività dell’invidia permette anche al candidato più debole di presentare un programma sufficientemente credibile, in quanto chiunque, una volta raggiunto il potere, può prendere o distruggere. Per creare valori di ricambio, posti di lavoro, capitale, eccetera, occorre un programma preciso. È ovvio che, in genere, i candidati tentino di promettere innovazioni positive, ma spesso è fin troppo facile accorgersi come, scavando appena in superficie, affiori la speculazione sull’invidia.

[…]

L’incidenza dell’invidia è riconoscibile, per esempio, quando nei settori sia privato che pubblico – è il caso del legislatore – vengono lasciati cadere provvedimenti di politica economica di per sé sensati, e a lunga scadenza chiaramente utili alla comunità, per un vago timore dell’invidia e delle resistenze di coloro che in un primo tempo, mentre altri ne avrebbero beneficio, subirebbero da tali provvedimenti una perdita o una mancanza di guadagno. La politica degli alloggi dei vari Stati fornisce al riguardo molti esempi.

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Da un punto di vista scientifico, va anzitutto detto che non c’è nulla da obiettare se un movimento sociale, un partito politico, una setta, eccetera, prendono lo spunto dall’invidia e se ne servono come leva per attirare alla loro causa i giovani e i potenziali aderenti. Considerando le cose empiricamente e dall’esterno, l’invidia che può essere risvegliata nell’uomo in funzione di tali scopi non è socialmente meno legittima dell’amore, dell’impulso alla libertà, dell’orgoglio nazionale, della nostalgia o di qualsiasi altro atteggiamento d’animo che si presti a essere sfruttato per instaurare e animare un sistema collettivo.

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È però possibile criticare scientificamente la sollecitudine e la strumentalizzazione dell’invidia non appena entrano in gioco concezioni utopistiche che parlano di una società esente dall’invidia. Quando gli invidiosi vengono chiamati all’azione con la promessa che alla demolizione dell’ordine attuale seguirà una società giusta di uguali, allora prendono quasi sempre forza settori popolari ed emozioni che, se non altro, possono contribuire alla realizzazione di una pur modesta parte delle migliorie e delle innovazioni sociali che erano state promesse.

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Qualche lettore potrebbe sospettare che esista un indirizzo di economia politica e di politica economica che abbia crudamente scelto il principio della riduzione massima e generalizzata dell’invidia. In effetti, tale indirizzo è noto sotto il nome, molto diffuso nel mondo di lingua inglese, di “economia del benessere” […].

Per una recensione del libro, si consiglia quella dell’Istituto Bruno Leoni.

Per acquistare il libro online, ecco il link, dal sito della Liberilibri.


2 Responses to “L’invidia e la società. Un saggio sulla ‘nuova’ categoria politica”

  1. Piero Sampiero scrive:

    Ben tornato !

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