Il paradosso del Governo, che incentiva l’innovazione disincentivando la ricerca

– Incentivi: pronti, partenza, via! Un’orda di consumatori bulimici, in queste ore, sta sprintando verso il traguardo del saldo fuori stagione su moto, elettrodomestici, veicoli da lavoro, case ecologiche e banda larga. E confesso che per un istante, l’altro ieri sera, anche io sono stato sul punto di infilarmi nel gruppone di maratoneti partiti senza un perché verso il consumo irriflessivo. Mi hanno fermato le convinzioni politiche. Vi racconto come.

Il mio operatore di telefonia mobile, con il quale da qualche mese ho sottoscritto un abbonamento comprensivo di ogni servizio oggi fruibile su un cellulare di ultima generazione, mi chiama per darmi notizia che il Governo ha dato la possibilità, ai giovani compresi tra i 18 e i 30 anni, di sfruttare un contributo di 50 euro per l’accesso alla banda larga mobile. Il che voleva dire che sarebbe bastato un mio cenno d’assenso e l’operatore mobile mi avrebbe “regalato” una chiavetta per la navigazione in internet mobile e tre mesi di connessione gratuita. La risposta razionale di fronte a una simile offerta, nonostante l’inutilità soggettiva del servizio offerto (ho già un contratto che mi sta rendendo un web-addicted), sarebbe dovuta essere quella di accettare. Alla peggio non ci rimettevo niente e mi sarei ritrovato con un dispositivo hardware (la chiavetta) che al momento non posseggo anche se, francamente, non mi serve. Tuttavia,  poiché non sono un essere razionale ma un “animale ideologico”, che sa che “nessun pasto è gratis”, ho deciso di non assecondare la logica (distorsiva) dell’incentivo, rifiutandolo.

Questi incentivi stanno facendo impazzire tutti. Per lo meno tutti gli agenti razionali del mercato, quindi le imprese e i consumatori, certamente non il Governo, né le Poste Italiane (che dovrebbero incassare 6 milioni di euro dall’operazione), cui è stata commissionata la gestione del call center nazionale tramite cui i venditori devono necessariamente passare per accedere al plafond di risorse pubbliche messe a disposizione per l’acquisto dei beni incentivati.

Con il decreto legge 19 marzo 2010 il Governo ha infatti destinato 300 milioni di euro, ripartiti per settori diversi, a copertura di sconti sull’acquisto di una serie di beni

Dal 15 aprile, chi vuole acquistare uno dei prodotti inclusi nella lista dei “preferiti” stilata dal Ministero dello Sviluppo Economico, può contattare il venditore, il quale a sua volta è tenuto a chiamare il call center di Poste Italiane per verificare la capienza del fondo e, soltanto dopo il riscontro positivo, perfezionare il contratto con l’acquirente, che riceve il bene scontato ai sensi del regime per ciascuno previsto dal decreto (per esempio per la rottamazione delle moto lo sconto è del 10% sul prezzo finale, fino ad un massimo di 750 euro, mentre per l’acquisto di una gru edile l’incentivo è del 20%, fino ad un massimo di 30000 euro, e per altri beni ancora, come gli inverter, non è necessario rottamare alcunché per avere diritto all’aiutino di Stato).

Risultato: la gente corre a comprare cose che probabilmente non avrebbe comprato, o che avrebbe comprato comunque (e in questo caso l’incentivo non è più tale ma si trasforma in un sussidio), o che avrebbe comprato fra tre mesi o un anno; le aziende venditrici si costringono a defatiganti ore al telefono con il call center in attesa di una risposta sull’esistenza di fondi residui, pagando in maniera salatissima in termini di compliance il costo di gestione dell’intera filiera, per assecondare una domanda “deviata” dagli incentivi che ha l’effetto di rinviare scelte di produzione più efficienti.
In alcuni casi, inoltre, l’induzione a rottamare, scaturente dalla presenza degli incentivi si risolve nella distruzione di capitale, per cui si sostituiscono beni che non hanno ancora esaurito il proprio ciclo di vita con altri.

La schizofrenia, dunque, regna sovrana. Ieri mattina le prenotazioni accettate erano più di centomila, che assommano al 15 % del plafond complessivo di risorse. E siamo a soli 5 giorni dallo start, con alcuni beni, tipo le moto, letteralmente prese d’assalto: dei 12 milioni di euro stanziati in totale per queste ultime, ieri la metà risultava già impegnata. Contento, contentissimo anzi, il ministro Scajola, il quale ha avuto il coraggio di dichiarare che “è vero, questa volta il sistema di concessione degli incentivi è un po’ più complicato, ma è anche più trasparente”. E volete sapere perché? Perché, secondo il ministro, il sistema scelto quest’anno (quello del call center) non contempla né “sconti automatici”, né “crediti d’imposta” e “la ripartizione dell’aiuto è calcolata su base percentuale”.

Ora, da profano, mi permetto comunque di aggiungere che, se proprio questi trecento milioni andavano spesi per l’innovazione, sarebbe stato meglio che si fossero spesi in maniera più efficiente, per esempio irrobustendo proprio ciò che a Scajola non piace, cioè un bel sistema di crediti d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese, che almeno sono automatici e non dipendono dalla discrezionalità del Governo. Ma a Scajola, ripeto, il credito d’imposta proprio non va giù, tanto che 50 dei 300 milioni del pacchetto incentivi sono finanziati con un taglio proprio al credito d’imposta per la ricerca, altri 50 vengono dal fondo finanza d’impresa e i residui 200 da misure anti evasione. Visto perciò che 100 milioni di questa manovra vengono comunque da fondi destinati alle imprese, che 6 milioni del pacchetto si perdono per remunerare l’intermediazione di poste italiane e considerato il costo indiretto di gestione dell’operazione scaricato sui venditori, la domanda è: sarà convenuto alle imprese italiane questo giro di incentivi?


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Il paradosso del Governo, che incentiva l’innovazione disincentivando la ricerca”

  1. Patrizia Tosini scrive:

    e c’hai proprio ragione, caro Lucio ! E complimenti per il bell’articolo, sostanzioso ed efficace.

  2. Bravo, Lucio! Articolo davvero ben fatto.

Trackbacks/Pingbacks