L’irresistibile ascesa dei LibDem inglesi raccontata da un editorialista del Guardian

– “Le rane, vedi le rane?”. “Che vuol dire?”.  “Quando le metti nell’acqua bollente saltano fuori subito per salvare la pelle. Facci caso, se metti le stesse rane in una pentola a temperatura costante e la fai salire dolcemente resteranno a nuotare amabilmente fin quando, con il salire della temperatura, resteranno bollite. E’ così che muore la libertà. Non con un colpo secco, ma con un costante mugolio, perché assuefatti e abituati a tutto decidiamo di non impegnarci per qualcosa di costruttivo, ma ci limitiamo a parlare contro”.

Londra consente incontri non banali. Sa essere crudele e spietata, ma l’impegno, il lavoro e la dedizione spesso pagano anche regalando incontri con persone che altrimenti non avresti mai potuto conoscere. E’ stato in un pub di Kings’ Cross che ho incontrato per la prima volta Guy Aitchison, oggi editorialista di OpenDemocracy e del Guardian, coordinatore di Power2010 (la più grande campagna per la riforma della politica mai organizzata in U.K.) e allora Deputy Director della Convention of Modern Liberty. Quelle parole le avrei poi sentite pronunciare nuovamente da Shami Chakrabarti (famosissimo avvocato impegnato per la tutela dei diritti civili) durante la Convention tenutasi nel febbraio 2009 a Londra e descritta allora dall’Economist come il più grande raduno di liberali e libertari tenutosi nel Regno Unito da molto tempo a questa parte.

La Convention aveva già anticipato tutto quello che sta succedendo oggi. L’inquietudine nei confronti di uno Stato percepito sempre più come autoreferenziale, la voglia di riforme, la necessità di cambiare. La denuncia delle costanti e reiterate violazioni dei diritti civili da parte del Labour che valse anche una paginata sul Guardian.

Guy ha le idee chiare: “C’è rabbia e frustrazione rispetto ai due partiti maggiori. La gente ce l’ha con Brown per la situazione economica ed il debito pubblico, la guerra in Afghanistan, le pessime condizioni del Parlamento a causa dello scandalo dei rimborsi, ma molti non credono che David Cameron possa rappresentare il necessario cambiamento.

Molti sono stufi di un governo che è stato al potere per oltre 13 anni, ma vedono Cameron come “more of the same”. E’ per questo che ci si guarda intorno per cercare alternative”. Non sorprende che i Lib-Dem riscontrino tanto successo. “Ovviamente molto è dovuto al dibattito TV della scorsa settimana. Per la prima volta nella storia i leader dei tre partiti più importanti si sono presentati in TV davanti agli elettori. Il dibattito è stato seguito da oltre 10 milioni di persone e Nick Clegg, il leader dei Lib Dem, è riuscito a presentarsi come la vera novità di questa tornata elettorale. Gli elettori hanno risposto ed i sondaggisti hanno subito riscontrato la novità. I media hanno spesso oscurato le posizioni dei Lib Dem per concentrarsi sugli altri due partiti, ma ora non possono ignorarli.

I Lib Dem non sono solo Nick Clegg. Vince Cable, il loro Vice-Chancellor, aveva ampiamente previsto la crisi economica prima di molti economisti ed è molto popolare. Oggi potrebbero essere addirittura il primo partito.” Quando gli chiedo del suo attivismo politico al di fuori dei partiti Guy accenna a Power2010. “E’ la più grande iniziativa per la riforma della politica messa in campo subito dopo lo scandalo dei rimborsi parlamentari dello scorso anno. Mediante questa campagna abbiamo chiesto ai cittadini quali fossero le riforme per loro di maggiore interesse.

Ed il risultato è stato chiaro:

  1. Introduzione di un sistema di voto proporzionale;
  2. Eliminazione della carta di identità e della  raccolta dei dati personali mediante database;
  3. Sostituzione della House of Lords con una camera di rappresentanti eletti;
  4. Redazione di una costituzione scritta.

Power 2010 ha lanciato una campagna su queste tematiche chiedendo ad ogni candidato, di qualsiasi partito, di supportare queste riforme”. Naturalmente per Guy il problema fondamentale, dopo i danni provocati dal Labour, resta quello della tutela dei diritti civili. Gli inglesi si attendono poco dallo Stato e molto da loro stessi. E’ così che Guy mi saluta con un insolito auspicio “Tra i partiti maggiori i Lib Dem sono sicuramente i più affidabili per ciò che concerne il rispetto dei diritti civili. Personalmente ho anche un interesse per i verdi, ma è inutile discuterne perché sostanzialmente con questo sistema elettorale sono fuori.

C’è da aggiungere che i Tories sono sicuramente da preferire al Labour che nel corso degli anni ha introdotto misure restrittive e spaventose come la creazione del più grande database di DNA al mondo, la detenzione in custodia cautelare per oltre 90 giorni senza che sia stata provata nessuna accusa o le carte di identità. Resta comunque da vedere come si comporterebbero i Tories una volta al governo”. Quando saluto Guy alla fine confessa. “E se le rane questa volta saltassero fuori giallo-nere?”.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

3 Responses to “L’irresistibile ascesa dei LibDem inglesi raccontata da un editorialista del Guardian”

  1. fabristol scrive:

    I LibDem sono l’unica forza liberale che potrebbe fare la differenza alle prossime elezioni. Io li chiamo affettuosamente i radicali britannici. Forza Clegg.

  2. J1nz0 scrive:

    E’ proprio quello il problema: che sono i radicali britannici. Eurozeloti, No-nuke, no macelleria sociale dei Tory, nessuna posizione chiara sui tagli alla spesa e sulla riduzione del debito…. Io non riesco ad esserne felice. Tra l’altro c’è il rischio che ne esca fuori una coalizione LibLab che davvero ricorda il paradosso rosapugnante…Con i liberali che votano le proposte stataliste dei labouristi. Nulla di buono all’orizzonte, dunque.

  3. fabristol scrive:

    Jinzo, non c’è altro da votare in UK. Si vota quello che si avvicina di più ai propri ideali. Sull’UKIP ne abbiamo parlato altre volte. Sarà una scelta emotiva la mia ma preferisco i LibDem all’UKIP. soprattutto ora che ci sono buone possibilità per Clegg di farcela.

Trackbacks/Pingbacks