Libertiamo finiana? Le cose in cui crediamo, il partito che vogliamo

– C’è una domanda che ci sentiamo ripetere spesso da mesi, con insistenza crescente negli ultimi giorni: ma Libertiamo è diventata “finiana”?

Da parte mia, provo a rispondere. Ma prima mi si permetta di riavvolgere il nastro e di dirvi perché è nata la nostra associazione. La pagina del “Chi siamo”, a firma di Benedetto Della Vedova, lo chiarisce in modo sufficientemente chiaro: abbiamo pensato Libertiamo come la polarità liberale e libertaria di un grande partito di centrodestra. Vale a dire, di una grande formazione politica pienamente integrata nel panorama delle forze moderate e liberali dell’Occidente democratico, uno di quei partiti plurali dotati di trasparenti meccanismi di partecipazione e di competizione interna di idee diverse, tenute insieme da leader e identità inclusive.

Nel caso dei partiti di centrodestra, questa identità inclusiva è a nostro parere data da un certo modo di interpretare il rapporto tra cittadino e stato (con un favor per il primo), dalla capacità di trovare una sintesi tra diritti, responsabilità e libertà, o tra innovazione sociale e conservazione delle “istituzioni” materiali ed immateriali di un Paese. A pelle, non abbiamo mai amato le argomentazioni di chi evocava o tentava scelte naif del genere “i liberali con i liberali”. Ne vediamo i limiti politici e la natura settaria: la sfida che ci piace non è quella di darci ragione da soli, compiacendoci magari di quanto hanno torto gli altri, ma di contribuire con le nostre idee e le nostre proposte di policy all’agenda di governo di un grande partito maggioritario. E per questo abbiamo scommesso sul Popolo della Libertà.

Fatta la premessa, ora rispondiamo alla domanda iniziale. Lavorando sui nostri temi, abbiamo ‘incrociato’ Gianfranco Fini e la sua galassia culturale. Abbiamo condiviso le sue nette prese di posizione sui grandi temi dell’immigrazione e della cittadinanza, dei diritti civili e dei temi etici, del welfare e del mercato del lavoro. Tutto ciò non fa di Fini uno squisito liberale – non lo convinceremo certo sull’antiproibizionismo, per dirne una – ma di sicuro la sua ‘conversione’ (leggasi Giuliano Ferrara sull’edizione odierna de Il Foglio) lo rende l’aspirante leader del partito in cui vorremmo militare, un grande partito repubblicano. E non è poco, anzi è maledettamente tanto.

Ci piacerebbe che questo partito fosse il PdL. Continuiamo a sperare che lo possa essere, sebbene la realtà mostri troppo spesso un frustrante regresso del mainstream del partito su posizioni reazionarie e confessionali. Dall’elogio tremontiano del posto fisso alla banalizzazione del dibattito sui grandi temi etici, in una supposta contrapposizione tra ‘partito della vita’ (loro) e ‘partito della morte’ (noi), passando per la sostanziale cessione alla Lega Nord del dossier sulle politiche dell’integrazione. “Loro cavalcano la paura della gente, noi dovremmo combatterla con politiche di sicurezza e di welfare”, ha sintetizzato Della Vedova. E a me pare la migliore sintesi possibile di cosa dovrebbe fare – sul dossier del secolo, la questione migratoria – un grande partito repubblicano.

Quella Lega, nata con l’obiettivo di liberare il Nord dall’eccesso di statalismo ed assistenzialismo, oggi ha completamente derubricato dalla sua agenda la questione meridionale, preferendo dedicarsi a temi evidentemente più proficui dal punto di vista elettorale. Ma le condizioni sociali ed economiche del Sud restano la principale emergenza del Paese. Ed un grande partito repubblicano non può pensare di cavarsela con la Banca del Sud o con un federalismo annacquato.

La crisi economica e finanziaria ha lasciato nuda l’Italia, scoprendone tutte le sue debolezze sistemiche. Un grande partito repubblicano non può risolvere il problema negando il declino, ma affrontandolo a viso aperto, mostrandolo ai suoi elettori e convincendoli della necessità di scelte dolorose.

A due anni dalle elezioni parlamentari del 2008, resta inattuato il cuore del programma elettorale. Lo ricordava ieri sul Sole 24 Ore il senatore Giuseppe Valditara: la cedolare secca sugli affitti, la riduzione del carico fiscale, una robusta riduzione della spesa pubblica, l’abolizione delle province. Un grande partito repubblicano non può eludere il suo stesso programma, affidando al suo leader carismatico il compito di rilanciare costantemente una rivoluzione che non parte mai.

Sulle riforme istituzionali, un grande partito repubblicano non costruisce un nuovo modello di forma di governo sulla base dei desiderata di Umberto Bossi, ma dialogando con tutte le forze politiche e immaginando gli effetti delle riforme non sul prossimo triennio, ma su trent’anni.

Ecco, noi lavoriamo affinché il PdL diventi e faccia tutto questo. E lo facciamo con chi ci crede.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

56 Responses to “Libertiamo finiana? Le cose in cui crediamo, il partito che vogliamo”

  1. Sofia Ventura scrive:

    Caro Piercamillo, credo che non avresti potuto illustrare meglio le nostre ragioni.

  2. Bastcont scrive:

    Tutto giusto ma. Che dite dell’evidente fatto che a Fini, oggi come allora , non va bene Tremonti e invoca “politiche per il sud” perché vuole non vere riforme, come voi, ma spesa pubblica?

  3. Antonluca Cuoco scrive:

    i agree…ed aggiungo che Giovedì, alla direzione, “basterebbe” prender il programma di martino del 1994 ed usare i minuti riservati ad ogni intervento “nostro”, semplicemente a leggere quanto c’è scritto :)

  4. Nicola R scrive:

    Caro Camillo, sai quanto io apprezzi Libertiamo e le posizioni che essa esprime.
    Così confermo la mia preferenza per il progetto che hai esposto così bene in quest’articolo.

    Il dubbio che mi resta, però, è di altra natura, più strettamente “politica”.
    Fino a che punto siete decisi ad arrivare per questo progetto?
    Più concretamente: seguireste Fini in un ipotetico addio al PDL per giungere alla costruzione di un altro piccolo partito, che avrebbe il difetto di non rappresentare la soluzione ai problemi che giustamente sollevate?

    Non sarebbe più coerente, rispetto alle posizioni qui espresse, provare a spingere per queste benedette riforme senza abbandonare la nave? Se non col PDL, oggi, con chi potrebbero arrivare?

    So che è un bel dilemma, a cui in 16 anni nessuno ha saputo dare una risposta. Però mi piacerebbe capire come la pensa una persona in cui nutro fiducia e ammirazione.

  5. Giuseppe D'Amata scrive:

    Concordo alla lettera con l’articolo. Anzi, sottolineo come queste finalità andrebbero perseguite anche nel caso in cui Berlusconi (come immagino) non cederà di un centimetro.
    C’è molta opinione pubblica disposta a votare per un partito serio di destra, che oggi non vota per non votare Berlusconi o addirittura vota PD o IDV.

  6. Mattia scrive:

    purchè con “repubblicano” non s’intenda “gollista”…avanti tutta!

  7. Lucio Scudiero scrive:

    @Bastcont: sul quid delle riforme economiche credo che Fini sia semplicemente “agnostico”, cioè, pur inquadrando il problema, che resta quello della scarsa crescita del Paese dovuta principalmente alla frattura Nord-Sud, non si spinge ad elaborare soluzioni pertinenti. Un vuoto che ci fa gioco e che, senza presunzione, potremmo provare a colmare noi, magari spingendo sull’idea della No-tax Region. Anche perchè l’alternativa sarebbe recitare l’apologia del buon governo, motore immobile del Belpaese.

  8. John Falkenberg scrive:

    Quoto Antonluca in pieno. Una sola precisazione aggiuntiva: il problema con la Lega non è che ha “completamente derubricato dalla sua agenda la questione meridionale”, visto che non l’ha mai avuta in agenda. E’ che un partito liberale può collaborare strettamente con chi è nato “con l’obiettivo di liberare il Nord dall’eccesso di statalismo ed assistenzialismo”, visto che è un obbiettivo comune. Diventa molto più difficile farlo con un partito che si è completamente dimenticato le proprie origini e rischia una visione etnoassistenzialista, nociva per sé, per il territorio dove è egemone e per il resto d’Italia.

  9. luigi zoppoli scrive:

    Non voto PdL ma liberale lo sono e seguo con attenzione e rispetto la pattuglia liberale nel PdL. Leggo commenti appassionati come è bello e giusto che sia. Intanto mi auguro che Fini svolga un intervento di ampio respiro nel quale, oltre ai temi già toccati e ricordati nel post abbracci anche i temi economici come da programma elettorale del 94. Sarebbe un modo non per stringere nell’angolo nesuno ma per mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Ciò detto la situazione di fatto è che, ne sono convinto, berlusconi non è particolarmente ineressato se non a garantirsi indiscussa supremazia lasciando il resto a tremonti e per esso alla lega come ha cominciato ad avvenire nella legislatura 2001-2006. Il che significa né più né meno l’eternità di quanto avvenuto negli ultimi 2 anni. E nessuno può negare che sia cruciale per il paese avere una destra liberale e riformista. E magari una sinistra che si ricorda di esistere

  10. Marcello Mazzilli scrive:

    Lasciate perdere i temi etici !!!! Sono una trappola !!!! Concentratevi sull’economia e il libero mercato. I temi etici dividono.. l’economia può unire !!! Non vi fate fregare !!!

  11. molto molto interessante e stimolante, grazie a tutti voi!

  12. bill scrive:

    L’articolo mi convince in parte.
    Mi convince pienamente quando cita Martino ed il programma del ’94. Mi convice pienamente quando parla di punti programmatici che, proprio in questo periodo post elettorale, bisogna avere la forza e la pazienza di riprendere e richiedere.
    Mi convincono assai meno altre considerazioni.
    In primis, la definizione di partito “repubblicano”: cos’è? Cosa significa, a cosa porta? Mi pare fuffa inutile.
    In secondo luogo, l’argomento “Fini”. Cosa ha mai fatto Fini in tutti questi anni? Cosa ha mai fatto, ad esempio, rispetto alla Lega? Perchè, invece di fare il giochetto del “nazionale”, non ha mai elaborato uno straccio di proposta che facesse da contrappeso unitario al federalismo leghista? Proposta, eh, non chiacchierette..in quindici anni!
    Mi fa piacere poi che su welfare e mercato del lavoro ci sia sintonia con Fini perchè, e mi scuso tanto per la disattenzione, non mi ricordo neanche una sua uscita a riguardo.
    Riguardo l’immigrazione: vi sembra una proposta così dirimente e rivoluzionaria l’abbassamento da 10 a 5 anni per il rilascio della cittadinanza agli immigrati? E davvero, secondo voi, risolverebbe qualcosa? Io non sono pregiudizialmente contrario, ma ricordo che l’inclusività di altri paesi non ha risolto un bel nulla sotto qualsiasi profilo.
    Sulle riforme istituzionali: dove le vedete fatte e proposte sdraiati sulle desiderata bossiane? Il federalismo va fatto, anche perchè adesso un dietrofront su questo sarebbeuna sciocchezza immane: sta a tutti renderlo efficace e credibile. Per fare ciò, servono le manfrine di questi giorni? Non penso proprio. Così come non penso che il problema del sud lo si risolva se non in due modi: combattendo la criminalità organizzata (e non..), e governandolo bene. Si è appena, vedo con dispiacere di qualcuno che scrive su queste pagine, vinto le elezioni regionali: adesso si ha l’occasione di fare vedere, proprio al sud, che si è capaci di cambiare l’andazzo.
    Ultima cosa: in ogni grande partito ci sono idee e sensibilità diverse. Poi, bisogna che ne scaturisca una sintesi, e che chi è in minoranza si adegui. E’ giusto che lo si faccia negli organismi preposti. Ma a quel punto, chi crede di non essere adeguatamente rappresentato e ritiene inutile portare avanti le sue istanze in quelle sedi dovrebbe uscirsene: non ha alcun senso fare il grillo parlante quotidianamente su qualsivoglia argomento. Si portino idee, progetti possibilmente con qualche concretezza, stimoli: non polemichette o, peggio ancora, giochetti ambigui a due giorni dalle elezioni. Non è questo il metodo che usano le persone serie.

  13. Stefano Magni scrive:

    Condivido il nocciolo dell’articolo: le proposte liberali sono state archiviate completamente dal governo, quindi è necessaria l’esistenza di nuclei politici liberali e di loro organi di dibattito, come Libertiamo.
    Ho però alcuni timori sulle prospettive politiche di un’alleanza con Gianfranco Fini. La politica, oltre che di immagine, è fatta di rapporti di forza. Il rapporto di forza è dettato dai voti. E in queste regionali, la maggioranza degli italiani non ha affatto dimostrato disaffezione nei confronti di Berlusconi e (nel centro-nord) della Lega. In questo scenario, gli “eretici” e gli “scissionisti”, chiunque essi siano, risulterebbero marginali, se non visti come meri ostacoli al voto della maggioranza. Ci possono essere due scenari possibili per il futuro. Il primo è quello di una scissione. Fini forma il suo gruppo parlamentare. Le riforme rallentano o si fermano. Berlusconi attribuisce tutte le colpe a quella minoranza scissionista. Alle prossime elezioni (anticipate o regolari che siano) Berlusconi e la Lega riprendono la maggioranza dei voti, mentre il gruppo scissionista conquista una percentuale che arriva a mala pena al 4% dei voti, essendo detestata dall’elettorato di destra (che la considera traditrice) e ignorata da quello di sinistra (che comunque continua a votare per i suoi). Il secondo scenario è quello della contestazione interna: Fini e il suo gruppo continuano a muovere una serie di contestazioni e obiezioni all’operato del governo. Le riforme rallentano. Fini e il suo gruppo sono ancora additati come capro espiatorio per le mancate riforme. Nelle prossime elezioni del 2013, nelle liste del PdL Fini viene comunque riconfermato, ma tutti i “finiani” (veri o presunti) vengono epurati. Sarò pessimista, ma non vedo comunque begli scenari.

  14. Giampaolo Mercanzin scrive:

    Non sono del PDL,ma impenitente socialista. ciò non di meno qualche volta ho votato Forza Italia. Seguendo le vicissitudini nazionali, ho però notato che le forze occulte scatenano via via contro Berlusconi i propri uomini, che sono quelli legati alla conservazioone del posto e dei privilegi acquisiti senza aver mai fatto nulla per la collettività, Fini, dopo Casini, Follini, ed altri è uno di questi! Ciò nonostante Berluscuni (con tutti i suoi difetti) esiste e, stoicamente, resiste. Se non fosse per lui il PDL non esisterebbe: tante sono le critiche che Fini ha mosso prima si saltare sul “predelino”; però dopo la conta c’è salito (per pura convenienza!).
    Anche le ultime regionali hanno fatto vedere che il motore che tira “a 12 cilindri” è solo quello di Berlusconi, mentre il cilindretto di Fini teneva freni bloccati e marcia indietro.
    Le riforme tanto agognate da noi socialisti, non ultima l’applicazione della “giustizia giusta” non passeranno mai, perché gli “scheletrini nell’armadio” dei nostri perenni parlamentari ricattati, impediscono che queste si facciano e quindi anche Berlusconi sarà costretto a cedere le armi.
    Dalla Vedova: Sei NORDICO, e quindi UOMO FABER, ti ho apprezzato, quando da liberal/radicale ti sei candidato contro Giacinto Pannella detto Marco. Ho capito la tua scelta in forza Italia. Non capisco, a meno che anche tu non abbia secondi fini, come tu possa apprezzare uno che senza crederci ha detto tutto ed il contrario di tutto(addirittura condannando il fascismo, dove aveva militati e mangiato!), come ha fatto l’ on.Fini, che der resto resta FASCISTA esattamente come io resto SOCIALISTA. La storia personale è come il carattere: non si cambia. Anche se “Parigi può valere bene una messa”! Tu persona preparata ed intelligente queste cose le sai da solo, senza che un nessuno come me te le ricordi. Fate conto TUTTI, che quello che avete ottenuto è stato GRAZIE A BERLUSCONI, non PER MERITO DI BERLUSCONI. Ma se non c’era avremo avuto forse la gioiosa macchina da guerra: CON TANTI SALUTI A SORETA.
    Quindi non fate come Penelope: almeno conservate quello che avete. Con Fini sarà la disfatta!

  15. “Fatta la premessa, ora rispondiamo alla domanda iniziale. Lavorando sui nostri temi, abbiamo ‘incrociato’ Gianfranco Fini e la sua galassia culturale. Abbiamo condiviso le sue nette prese di posizione sui grandi temi dell’immigrazione e della cittadinanza (…)”. Riassumiamo meglio. Fini passa dalla Bossi-Fini ai “grandi temi dell’immigrazione e della cittadinanza” e questa, coerenza a parte, sarebbe una “netta presa di posizione”? La verità sta altrove: Fini ha cambiato idea perché stava finendo risucchiato, ed in parte già lo è stato, dal partito che ha contribuito a fondare ma con intenzioni diverse e furbesche. Ora si è accorto che le cose non sono andate come voleva o come sperava, in primis la sconfitta elettorale di Berlusconi e Bossi. Chi, comunque vadano le cose, ne esce irrimediabilmente ridimensionato è – con tutta evidenza – proprio Fini. Ed “i grandi temi dell’immigrazione e della cittadinanza” nel PdL sono condivise a malapena da un due o tre per cento degli elettori. Caro Falasco, era meglio se scrivevi una sola riga: “noi siamo finiani” come hanno capito tutti. Oltre ad essere perfettamente lecito, facevi prima. Nulla vi impedisce di avere il partito che volete, purchè non sia il PdL, naturalmente. Il pezzo sembra scritto da Bersani…

  16. Una sinistra che è sempre più preda di un “cupio dissolvi” che si arrovella e si arrotola su se stesso, una destra, orfana di Cavour(che di destra allora certo non era), che ancora non si è ripresa dal trasformismo della sinistra(ricordo a me stesso il “connubio” cavourriano che fa preciso paio col “compromesso storico” moroteo-berlingueriano), un centro voglioso di potere locale e nazionale, una serie pressoché infinita di personalismi ed egoismi localistici da parte di questo e di quello, l’insorgere poderoso della ipoteca dell’antistato leghista chiuso irreconciliabilmente alle ragioni dell’altro da sé, sono le connotazioni del panorama politico attuale la cui evoluzione è condizionata non tanto dall’insipienza di molti e dall’egoismo sagace di pochi quanto dalla vigenza di un testo costituzionale figlio di una stagione morta di guerra civile combattuta da entrambe le parti sulle baionette e per interessi altrui.
    Ho letto sul “Giornale” del 14 scorso due testi brevi ed esaurientissimi di critica all’impianto costituzionale – frutto, appunto, del compromesso fra Togliatti e Dossetti – ed a quello, successivo, della Corte Costituzionale, pensata da subito ed operante quale strumento di interdizione verso ogni sia pur lontana ipotesi di modifica del patto fra comunisti e sinistra democristiana.
    Ricordava, in uno di essi, l’Autore le parole con le quali Togliatti enunciava tale verità e le parole con le quali un sicuro “antifascista” come Sturzo si esprimeva “… di statalismo l’attuale schema di Costituzione puzza cento miglia lontano.” Rincara la dose esponendo alcuni passi di una delle Lettere dall’America di Salvatorelli, antifascista non comunista e non democristiano di sinistra, nei quali egli bolla la bozza come una “alluvione di scempiaggini” e, più avanti, “mostro di bestialità” per il quale salvare i soli articoli che ne rendano possibile la modificazione.
    Lo svolgersi delle vicende italiane degli ultimi decenni dimostra ampiamente come alcuni riescano a veder assai chiaro e lontano.
    Avuto riguardo al fatto che il Berlusconi del ’94 in nulla assomiglia -ai miei occhi e con il forte desiderio di sbagliarmi – al Berlusconi del ’10, non posso non riflettere sulla percentuale di successo di una azione di stimolo di un package di riforme in senso liberale, senza prima por mano alla integralità del testo Costituzionale, partendo dall’abolizione di quell’articolo uno che potrebbe essere fonte di riso se fosse la scoperta dell’acqua calda e cioé il sancire costituzionalmente che non è possibile fare l’elogio dell’ozio e della rendita parassitaria.
    Sancisce, invece, purtroppo, come ricorda assai puntualmente l’articolo citato, la spartizione “ideologica” ancor prima che logica e metodologica e normativa fatta sulla pelle del cadavere dello Stato risorgimentale da chi antistato allora era: l’internazionalismo comunista e l’internazionalismo cattolico integralista.
    Con buona pace dei liberali di allora che si dovettero piegare per esiguità di numero (e non certo per mancanza di scienza e coscienza) e dei liberali di oggi che sono ancor più sparuto drappello, nulla ai miei occhi appare fattibile se non si passa questa micidiale forca caudina: prima e seconda parte della Costituzione sono intimamente connesse in una visione illiberale dello stato e della società nella quale l’uomo è oggetto e non soggetto di politica.
    Fini o non Fini, resta il merito indubbio di chiunque a qualsiasi titolo e per qualsivoglia motivazione in tal senso operi, pur se con la vocina flebile del Grillo Parlante. Da piccolissimo, inessenziale grilletto parlante lo ringrazio di cuore. E molto.

  17. Liberale scrive:

    Giustificare l’ingiustificabile…spero nella scissione per onestà intellettuale e responsabilità politica, parole che nel vocabolario politico italiano dovrebbero venir prima di ogni SLOGAN vuoto su libertà-eticità-laicità etc etc. Esser responsabili delle proprie scelte, non vi chiedo molto. Altro che gollista-repubblicano-laico. Il nuovo movimento che vorreste far nascere dovrebbe chiamarsi in primis :RESPONSABILE! Fatelo e avrete almeno l’onore delle armi.

  18. Gulliver Nemo scrive:

    Io non credo che Fini sia nelle mani di qualcuno più furbo di lui…altrimenti non avrebbe fatto tanti errori e giravolte su se stesso. Lui è un politico puro, ottimo oratore, trascinatore di masse, un tattico di breve periodo. Non ha mai avuto una vera strategia (se non quella di aumentare il suo potere e prestigio personale) ed un ideale politico (altrimenti non lo cambierebbe così in fretta…quasi più di mastella). Quando ha bisogno di far credere ad un progetto, si circonda di intellettuali (Fisichella, Veneziani…ecc…fino a Fare Fututro), salvo scaricarli o smentirli alla bisogna con tesi opposte. E’ riuscito a far alleanze momentanee (e fallimentari) con Publio Fiori e con Mario Segni, ma dopo Fiuggi non ha più tracciato una via alternativa, si è limitato a mantenere il suo potere assoluto in AN (senza fare più un solo congresso)e cambiando di volta in volta i colonnelli di cui non si fidava più. Alla svolta del Predellino, disse “siamo alle comiche finali” salvo poi aderire “coerentemente” al PdL. Come cofondatore e n°2, avrebbe potuto cercare di dare uno Statuto più democratico. partecipativo o meritocratico, puntando magari sulle Primarie. Invece si è adattato ai Gazebo Berlusconiani, Al Triumvirato e, soprattutto alla spartizione 70/30 di tutte le poltrone. Poi, da una posizione di comodo ha cominciato a logorare lentamente la leadership del Premier, controbattendo puntualmente tutte le iniziative e le dichiarazioni di Berlusconi per smarcarsi e differenziarsi, ma senza mai arrivare ad un confronto aperto, ad un congresso alla presentazione di un progetto di ampio respiro. Si è fatto scrivere un libretto di come sarebbe bella l’Italia senza Berlusconi, ma non ha mai avuto le palle di dire, no io non ci sto, il mio PdL è diverso….eccc…
    In questo momento si è avvicinato alle tesi liberali di Benedetto Della Vedova, per avere una sponda interna…ma Fini non è mai stato liberale, liberista e libertario…e non lo sarà in Ffuturo. Per questo consiglio agli amici di Libertiamo, di non con-fondersi con FareFuturo, altrimenti finirebbero fagocitati (come la Bonino dal padrone Pannella) e perderebbero la loro integrità liberale (fin qui rispettata da Berlusconi) per mischiarsi con ex Democristiani, Rutelliani e Montezomolesi.

  19. jimmomo scrive:

    Piercamillo, tutto giusto, tutte condivisibili le critiche per le promesse liberali fino ad oggi non mantenute da Berlusconi e il “frustrante regresso del mainstream del partito”. Ma proprio non riesco a capire su che cosa abbiate “incrociato” Fini. Tranne che qualche apertura e un maggiore buon senso sui temi etici e sulla cittadinanza (ma se queste sono le priorità allora tanto valeva rimanere con Cappato), su tutto il resto Fini non solo non è uno “squisito liberale”, si muove proprio nella direzione opposta. Per lo più tace, ma ad intuito, per esempio, il suo malessere per il ‘tremontismo’ è di segno opposto al nostro. Le ambiguità e i vuoti sulla politica economica nascondono l’inconfessabile. Fini è erede di una tradizione dove unità del Paese non fa rima con responsabilità ma con spesa pubblica e assistenzialismo. E nulla fa intravedere che abbia cambiato idea. Basti ragionare sul fatto che quando ha avuto modo di indirizzare una scelta nel Pdl, ha indicato in Renata Polverini il suo “uomo” per il governo del Lazio. Anche sulla Lega, di tante critiche che possono essere mosse alla sua deriva da posizioni liberali, Fini prende in prestito i tipici e logori pregiudizi della sinistra sulla Lega già bocciati sonoramente dagli elettori. Purtroppo, le prospettive liberali nel centrodestra e nel Paese sono pessime, ma non è certo Fini l'”homo novus” su cui contare.
    con affetto e stima
    Federico

  20. ma a tutte le persone che criticano Fini, io vorrei chiedere se avessero un solo politico liberale capace di guidare un partito in tutta Italia….non sto dicendo che ci si deve accontentare di Fini, ma un liberale in Italia cosa o chi dovrebbe votare? I radicali sono stati annichiliti sia da destra+sinistra+informazione pubblica
    il partito della Liberta’ e’ un intruglio di ex socialisti, ex comunisti, ex DC, pseudo leghisti, e catto-fascisti….un liberale dovrebbe votare un partito dove ci sono politici come Quagliariello,Gasparri,La Russa, Cicchitto,BONDI
    vi sembrano liberali??
    allora mi chiedo, se criticate Fini, perche’ non e’ affatto liberale, un liberale come noi, in chi dovrebbe sperare??

  21. elenasofia scrive:

    Ritorno al quesito iniziale:

    Quale può essere il ruolo dei liberali nel PdL?

    Siamo realisti: i liberali non hanno e nell’immediato non avranno – in politica – un largo séguito.

    Ma non disperiamo: il pensiero liberale nella cittadinanza è più diffuso di quanto si creda.

    E’ una contraddizione?

    No, ciò è dovuto al fatto che tra i cittadini e gli uomini politici si interpone la Chiesa con tutto il suo peso, per cui immancabilmente i politici, anche se provenienti da culture laiche, atee, anticlericali, ecc., poi una volta al governo si allineano alle direttive vaticane, lasciando perplessi e delusi i loro elettori.

    Molti cattolici per esempio non troverebbero nulla di scandaloso nel riconoscimento delle unioni tra omosessuali; altri sono favorevoli all’eutanasia, ecc.

    I liberali quindi hanno il compito di tenere vivo il dibattito su questi argomenti e DEVONO PUNTARE ALL’ISTITUZIONE DI REFERENDUM che non siano solo abrogativi, ma in cui ogni individuo possa esprimere la propria volontà o il proprio orientamento, a cominciare dai temi etici, che oltretutto, riguardando scelte strettamente personali, non impongono niente a nessuno.

    Il ricorso ai referendum non solo risolverebbe con maggiore tempestività i vari problemi, ma farebbe diminuire di molto la litigiosità all’interno dei due poli (e non porterebbe ad alleanze innaturali come quella di cui stiamo trattando qui).

  22. i commenti fin qua postati sono già ricchi di considerazioni serie. Mi limito ad aggiungerne alcune: spero non ci sia una scissione, ma nemmeno una di quelle tregue temporanee che fra un mese è già finita e tutti litigano di nuovo. Una spaccatura nel PdL, oltre a destabilizzare il quadro politico, cancellerebbe a mio avviso ogni prospettiva liberale per molti anni. Si rafforzerebbe il binomio con la Lega, e i liberali che, in buona fede, seguiranno Fini finiranno con l’essere ancora una volta minoranza, senza stavolta alcuna speranza di incidere. Il centrodestra oggi è liberale a parole, il centrosinistra nemmeno quello. Vogliamo che siano uguali?
    Lo ripeterò fino allo sfinimento: una cosa è il consenso sugli argomenti (vedi immigrazione, cittadinanza, ecc.) altra è la prospettiva nel suo complesso. A Fini non interessano i temi economici, non condivide lo spirito individualista tipico del pensiero liberale; inoltre, al pari della sinistra, non pare aver capito che se si vuole sottrarre consenso alla Lega è sbagliatissimo attaccarla, ma è necessario proporre idee concrete e non solo qualche estemporaneo disegno di legge o continui distinguo, che a me paiono stucchevoli.
    Seguo Libertiamo, ho avuto l’onore di vedere pubblicato un articolo su queste pagine (spero di poter avere di nuovo questa possibilità in futuro) e confido che saprà mantenere la propria identità. Perchè è una voce libera, senza condizionamenti. Vederla “derubricata” a pezzo della galassia finiana non solo è limitante, ma anche non corretto (perchè sono sicuro che Fini non condivida molto di ciò che qui si scrive).

  23. Andrea scrive:

    Concordo con Flavio Ciabattoni. Tutti questi liberali che accusano Fini di non essere un “vero liberale”. E’ vero, non lo è. Ma poi questi stessi liberali appoggiano visioni oscurantiste del Pdl che neanche la Dc. Sareste voi i liberali? Solo perchè volete il taglio delle tasse vi definite liberali? Visione un pò limitativa secondo me.
    Di Fini non mi fido molto, ma se esprime idee che condivido io lo voto.

  24. Lontana scrive:

    Libertiamo non é finiana, il gruppo che si rifa a Dalla Vedova é uguale da diversi anni ed é una costola del Partito radicale. É Fini che ha abbracciato le idee “liberali” per trovarsi un’identità da contrapporre a Berlusconi. É Fini l’inaffidabile, l’uomo capace di dire una cosa e il giorno dopo il contrario.
    La sua non é una maturazione politica, lui copia, lui impresta quello che gli fa comodo.
    E anche qui ci si perde in considerazioni intellettualistiche, in critiche scontate alla Lega, senza capire che il fondamento di tutto é la volontà popolare che continua a premiare il PDL di Berlusconi in tutta la sua complessità e la Lega che é stato l’unico vero, nuovo movimento popolare dagli anni sessanta in poi.
    I temi etici resteranno comunque in un angolo, perché non li sentiamo prioritari e il ricatto delle minoranze funziona a sinistra, ma non a destra.

    Sull’immigrazione la Lega é la piu’ vicina all’idea di integrazione mentre i Liberali e la sinistra, ancora non sembrano aver capito, che solo regole severe possono garantire l’uguaglianza e l’accettazione. Tutto il resto é folklore.

    Buona l’osservazione di Jimmomo.

  25. leonardo signorini scrive:

    A me la politica che propone Fini mi piace.Anzi mi convince!
    Speriamo di discuterne nel PDL anche in Toscana.
    stare in mezzo alla gente ai cittadini e meno nei salotti TV, occupandosi delle questioni serie.Condivido pienamente il ragionamento di Piercamillo Falasca.bravo.
    non ci sono solo i parlamentari , ma i tanti cittadini.
    Quelli che vorrebbero un centrodestra migliore, e che pero’ non sono andati a votare alle ultime regionali e sono tanti basta vedere i dati del calo PDL a Firenze e provincia.La classe dirigente politica locale del PDL si deve confrontare e non solo pensare alla propria poltrona, che spesso è solo uno sgabello!!
    Non dimentichiamoci dei temi veri , delle persone, dei temi sul lavoro, partite iva, artigiani, ricerca farmaceutica,università, formazione,sanità in mano solo ai politici.
    Vedremo.

  26. Liberale scrive:

    @Flavio

    Molto meglio gente ex comunista come Bondi , ex socialista come Cicchitto Sacconi Brunetta etc che inquietanti neofigure liberali come tutta la galassia ex rautiana che oggi ruota per NECESSITA’ di VISIBILITA’ attorno a Fini ( chi sono gli yesmen qui e chi i cattofascisti?). Qui mi sembra che si faccia molta confusione.

  27. roberto scrive:

    Rispondo a Lontana: tu dici che Fini cambia idea spesso ma mi risulta che sia proprio Berlusconi a cambiare idea sulle riforme: prima indispensabili e poi non più.

  28. liberale ma che stai a di??
    ma te preferisci gli preferisci quella figura viscida, servo del potere di Bondi? oppure personalita’ come Capezzone? ma siamo matti??
    i cattofascisti sono personalita’ come Gasparri e LaRussa, che hanno posizioni che risalgono ai tempi del concordato
    per esempio: no alle coppie di fatto e ai matrimoni gay xk senno’ minacciano la famiglia
    a me una persona k fino a poco tempo fa osannava il fascismo e che non vuole far sposare due gay in nome della sacralita’ e dell’amore per la famiglia, mi fa pensare molto piu’ a omofobia che a fervore cattolico
    cmq io sono arrivato alla conclusione che i liberali in Italia, (soprattutto i frequentanti di Libertiamo) sono senza speranze
    perche’ se Fini non e’ il massimo del liberalismo, e’ la cosa che piu’ si avvicina in qst momento, e cmq personalita’ come Della Vedova, accanto a Fini, renderebbero il PDL molto piu’ liberale rispetto a come e’ adesso, dal momento che il Sultano corporativista pensa solo ai suoi problemi giudiziari
    io vedo in Fini, non la soluzione ideale, ma un compromesso, che si potrebbe sviluppare nel tempo
    se voi lo criticate allora siete senza speranza…votate i craxiani o peggio i leghisti

  29. bill scrive:

    Quello che comunque chi ha una visione liberista e libertaria dovrebbe sapere è che non serve fondare un partito. Perchè sarebbe velleitario, non avrebbe voti, e in fondo riprenderebbe grosso modo quello che il PdL, più a parole che coi fatti a dire il vero, sostiene.
    E allora è nel PdL che bisogna portare avanti le proprie istanze. Come?
    Certo, anche con circoli come questo, con i vari think tank etc etc.
    Ma è illusorio fare una mini scissione, fatta oltretutto da uomini che con il liberismo non hanno avuto nulla a che vedere.
    Tra parentesi, io ricordo che la mini riduzione delle imposte a fine della prima legislatura berlusconiana la volle proprio Berlusconi, e i due giovinotti Fini e Casini fecero di tutto per non farla passare.
    Anche la soppressione dell’ICI, cosa sacrosanta che andrebbe fatta su tutte le tasse sulla proprietà, fu accolta da smorfiette varie: si diceva che era l’unica tassa “locale”. E perchè non obbligare i vari sindaci a risparmiare le spese sceme che fanno, le festicciole di piazza dove spargono denaro pubblico per scemenze varie, a smetterla con le consulenze agli amici degli amici etc etc?
    La verità è che da sempre, e tuttora, Fini è un ostacolo per qualsiasi riforma.
    Ultima cosa: i temi etici non fanno un partito. Molto, ma molto meglio la libertà di coscienza. a meno che non si voglia rifare un partito radicale, che c’è già e mi pare stia dando l’ennesima pessima prova di sè stesso.
    PS: voi ve la prendete con la Lega per il suo “razzismo”. E infatti la Lega si pappa i voti di AN, e sentitamente ringrazia Fini per l’ennesima sciocchezza di lasciare il suo elettorato tradizionale in libera uscita. Dico questo perchè fare i salottieri, quando si parla di immigrazione, porta male: si fa la fine della sinistra. Ma lo dico soprattutto perchè un immigrato regolare vive mille volte meglio dove governano certi “razzisti” piuttosto che dove certi apostoli del multiculturalismo multietnico danno prova della vacuità delle loro chiacchiere.

  30. Piero Sampiero scrive:

    Cappato è un bravo ragazzo.E basta.

    Ma chi è in grado oggi in italia di formare una compagine di stampo europeo?

    Questa è la domanda a cui rispondere.Al di fuori di schemi, pregiudizi e tabù.

    Io trovo in David Cameron un esempio da seguire, un modello adattabile ai neo- conservatori, che antepongono la società allo stato, e non enunciano dogmi di nessun tipo, neppure liberali.

    Qui, da noi, c’è gente invece che pretende ancora di dare lezioni di economia e di libertà, evocando i fantasmi statalisti e applicando etichette alla marmellata fatta in casa.

    Certi sedicenti guru, sacerdoti che custodiscono il verbo, mi fanno un po’sorridere.
    Sembrano usciti dal college della verità rivelata in quattro formulette stereotipate e magari disprezzano Ricossa quando parla dell’economia come un’arte.

    Guai a parlare di conservatori aperti e moderni, che scompaginano gli schemi obsoleti della destra e della sinistra, dei liberali e dei radicali.

    Sono quelli che condannano Tremonti e la Polverini a priori, a prescindere…E guardano con interesse alla lega, come se questo agglomerato di partitocrati possa dire qualcosa di significativo al di fuori della pianura padana, non accorgendosi neppure che è divenuto il vero partito della destra radicale (che non si accontenta della ex An, né della destra di Storace). Sono solo ‘Liberal chic’!

    Ma se qualcuno chiede loro come si salva dall’avvelenamento dell’acqua e dalla mortalità infantile il paese dell’Africa, in cui fa buon uso della libertà del mercato qualche multinazionale europea, insediando fabbriche di alluminio, che devastano il territorio,costoro vi diranno che è colpa dello stato e della politica…giammai del liberismo (duro e puro)…

    Io non soffro di culto della personalità: al posto di Fini, ci può essere chiunque.

    A me interessa che ci sia un leader che realizzi le idee lucidamente esposte da Falasca e che sappia fare i conti con la realtà mutevole del nostro tempo, individuando possibilmente soluzioni adeguate per il futuro.

  31. roberto scrive:

    Una domanda a bill: dove sono andate a finire le tanto decantate ronde? Anche su questo argomento la Lega ha portato via una sacco di voti al PDL. Poi però le ronde sono sparite dalla discussione politica o sono sparite del tutto. Continuo a credere che l’immigrazione sia forse un argomento sopravvalutato.

  32. Debbo rettificare il mio scritto precedente. Le Lettere dall’America sono di Salvemini e non di Salvatorelli. Me ne scuso. Gioisco al leggere in molti degli interventi profondità e passione.

  33. Piero Sampiero scrive:

    Culto della personalità a parte, non vedo all’orizzonte altro leader, all’infuori Fini, in grado di realizzare un progetto liberale ed europeo.

  34. Misa Naka scrive:

    Quanto sia in malafede Falasca lo dimostra chiaramente colà dove scrive: -“Dall’elogio tremontiano del posto fisso” e lascia cadere il discorso come fosse così compiuto; lascia intendere, a chi non ha avuto l’opportunità di sentirlo dalla viva voce, che Tremonti contempli fra le proprie idee politiche questa iattura! –
    Allora perchè far passare il Ministro per uno sprovveduto retrogrado quando invece sta facendo bene il suo lavoro, ha le idee chiare e corrette, le porta avanti con determinazione senza lasciarsi tirare per la giachetta e ricevendo l’approvazione di Almunia?
    Quando uno è in malafede non lo è su un argomento soltanto ma lo è in tutto – essere in malafede è un atteggiamento mentale _

  35. Carmelo Palma scrive:

    @Misa Naka:
    Tremonti: «La mobilità non è un valore, il posto fisso è la base per progetti di vita»
    «L’incertezza e la mutabilità lavorativa per alcuni sono un valore in sé, ma non per me»

    http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_19/tremonti-posto-fisso_48023a32-bca7-11de-9662-00144f02aabc.shtml

  36. Lontana scrive:

    @Roberto:
    Fini non cambia solo idea, ha fatto un vero ribaltone delle proprie, se ne aveva, basta chiedere a tutti gli ex AN che sono nauseati.
    Berlusconi cambia a seconda delle circostanze congiunturali. Chiaro che in un momento di crisi mondiale come questa, deve poter salvaguardare le fasce piu’ deboli, poi si vedrà. Stessa cosa per Tremonti.
    Vedremo poi se, passata la tempesta, riusciranno a mettere su un sistema che funziona, comunque in questo momento le priorità erano altre.

  37. roberto scrive:

    Rispondo a Lontana: Fini sostiene le sue idee già da qualche anno, e per il resto la tua risposta non la capisco (circostanze congiuturali? Quali?).

  38. Non so se Benedetto Della Vedova sarà presente all’incontro convocato per le 12 di oggi dal presidente della Camera Gianfranco Fini.
    Immagino di sì, alla luce delle posizioni di Libertiamo degli ultimi mesi e, non da ultimo, del contenuto dell’articolo di Piercamillo Falasca.
    Quello che mi resta difficile comprendere è come potrebbero gli amici di Libertiamo partecipare alla formazione di una ‘corrente’ all’interno del PdL – ché di questo si tratterebbe, stando alle parole di Bocchino di oggi – avendo sempre, costantemente ed in ogni sede (in passato) osteggiato qualsiasi ipotesi correntizia sia all’interno di FI che, poi, del PdL.

  39. Liberale scrive:

    Che scene…Fini che si riscopre di destra e tira fuori dalla naftalina Ezra Pound, i cosiddetti Finiani ex aennini-rautiani che si urlano contro nel cortile di Montecitorio..questo è il nuovo partito gollist-repubblican-conservator-laico ma anche cattolico, repubblichin ma anche partigian che hanno in mente qui a Libertiamo?

  40. Liberale scrive:

    At Alessio…mi aspetto una riposta che sa di politichese alla tua SACROSANTA domanda. Ma sai, ormai non mi stupisco più di nulla.

  41. bill scrive:

    Un amico poco sopra mi chiedeva che fine hanno fatto le ronde leghiste.
    Oh. è semplice: non ne ho la più pallida idea.
    In primo luogo perchè non sono leghista, e non ho mai votato Lega. Eppoi perchè se dei cittadini vogliono, disarmati, controllare delle zone della città dove magari la polizia passa una volta all’anno, a me va benissimo; come mi va altrettanto bene che non ne abbiano voglia.
    Quello che mi va molto bene sono le città buie, in mano ai balordi, magari perchè dei sindaci deficenti, e non importa di che colorazione politica, impongono chiusure di locali a certe ore, fine delle mescite ad altre, fine della musica nei locali ad orari cretini (sapete che a Venezia non si può suonare dal vivo dopo le 23.00?) ed altre dabbenaggini del genere. Così come non mi va bene che si lascino interi quartieri in mano a bande di ragazzotti, italiani o stranieri che siano.
    Passando ad altro, concordo con il senso di disagio che le affermazioni di Tremonti possano suscitare in molti di noi (a me sicuramente, dalla via che da sempre ho fatto la scelta di non essere dipendente..). Anche in questo caso però, non è che Fini non vada d’accordo con Tremonti per questi motivi.
    Andiamo signori, ficchiamocelo in testa: la famosa “gente” vuole sapere quando si pagheranno meno tasse, e quando la si smetterà di perdere ore, giorni, mesi per una qualsiasi sciocchezza burocratica; magari vuole capire perchè le assicurazioni da noi costano ed aumentano di prezzo dieci volte di più che nel resto d’Europa, e perchè un mio amico che vuole vendere il suo negozio di abbigliamento, ed ha due dipendenti, non può farlo se il compratore non si impegna a tenerseli i dipendenti (di cui non ha bisogno).
    Serve a questo la corrente di minoranza? Perchè, inascoltato, ribdisco che cittadinanza breve e temi etici sono questioni importanti ma trasversali, non bastano per fare un partito. Mentre le giuste, sacrosante questioni sollevate rispetto al programma liberale del 94 da Fini & C. non sono mai state neppure sfiorate.
    Mi piacerebbe però approfondire, perchè può darsi che io sia disattento: quali sono le proposte per il sud dimenticato (è impossibile dimenticarsene, va là) portate avanti da Fini e amici vari? Io non ne ho sentita mezza, ma sarei ben lieto di ascoltare..
    Che proposta di riforma fiscale si propone? Che posizione si ha sulle liberalizzazioni? E la Rai, la teniamo o la mettiamo in vendita? Spesa pubblica: la tagliamo o continuiamo così? Apparato pubblico: continuiamo ad assumere, magari precari? Giustizia: tutto va bene madama la marchesa?
    Ecco, quando mi si dirà qualcosa su questi, e tanti altri, argomenti comincerò a pensare che non si stia assistendo ad un tristissimo gioco di palazzo.

  42. Cristian Cattalini scrive:

    Condivido in pieno le parole di Piercamillo e aggiungo una vaga definizione solo mia: i “finiani senza Fini” (cioè coloro i quali considerano molte delle critiche attuali di Fini come vitali e serie nel merito senza considerare Fini come loro mentore) sono persone libere spesso liberali che dopo 15 anni di non riforme in un non partito del Re si sono rotte pesantemente le palle del non partito e, scusate tanto, anche del Re.

    Il PDL si è configurato nell’ultimo anno come il partito (??? l’associazione monocratica meglio dire) dello statalismo e del paternalismo che ha innalzato la pressione fiscale ed ha alzato l’influenza dello stato su tutto.

    Che Fini non sia un liberale 100% questo è chiaro ma chi da’ questo genere di patenti deve cominciare a pensare di quale genere sia il patentino da dare al Berlusca.

  43. Caro Piercamillo, ripropongo la domanda solo perché sono certo che per mera dimenticanza abbia omesso la risposta.
    Come mai, almeno fino al 2008, tu stesso, Benedetto ed altri eravate a dir poco contrari all’idea di una corrente (all’interno di Forza Italia, prima, e del PdL, poi) mentre adesso ne siete parte costituente?
    Un caro saluto.
    Alessio

  44. Post Scriptum: Mi sono rivolto a Piercamillo poiché il precedente commento – attualmente a firma “Bill” – mi sembrava fosse precedentemente firmato da Falasca.
    Evidentemente devo aver letto male e di questo mi scuso.

  45. filipporiccio scrive:

    Attenzione a non trasformarsi da un “think tank” liberale a un gruppo di sostegno insignificante di questo o quel politico, pronto ad essere scaricato alla prima occasione insieme alle sue idee scomode…

  46. ALBERTO scrive:

    Un partito nato come il partito liberale di massa,risulta oggi schiacciato dalle imposizioni della lega (no all’abolizione delle province,occupazione delle banche,scelta dei governatori e degli assessori all’agricoltura,ecc.) e CL (scelte etiche,ecc.). Il re in realtà è nudo. L’uomo che avrebbe potuto realizzare il vero cambiamento del paese,per mantenere il potere,ha accettato ogni compromesso. Certo Fini non è nato liberale ma si è dimostrato negli ultimi anni “parzialmente liberale”, in modo particolare sui temi etici. E questo,non lo ha fatto per un tornaconto personale perchè gli ha fatto perdere molti consensi nel suo ex elettorato. Per rivendicare una possibilità di partecipazione abbiamo qualche altro da proporre? Perchè se no,stiamo solo continuando la solita pantomina liberale di autodistruggerci demolendo le idee e le persone senza porre alternative. I liberali sono critici su tutti ma in particolar modo sui liberali.

  47. Liberale scrive:

    Alberto dice
    “E questo,non lo ha fatto per un tornaconto personale perchè gli ha fatto perdere molti consensi nel suo ex elettorato”

    Forse i consensi della STRAGRANDISSIMA parte dell’elettorato liberale e meno di centro destra vanno conquistati sul campo e non nelle fondazioni. Il perder consensi di Fini tra il suo elettorato è una conseguenza del suo agire. Non si può aver tutto: cercar di ottenere visibilità e consensi sull’elettorato moderato ( molto variegato ) in Italia e garanzie dal mondo lobbistico italico ed internazionale. Le due cose ( come dimostra la travagliata vicenda politica di Berlusconi, il cui successo a molti radical chic salottieri anche qui dentro risulta incomprensibile ) non vanno mai insieme. Il tornaconto personale di Fini in questa vicenda è evidente stretto come è tra il Berlusconismo e la Lega e abbandonato da TUTTI e dico TUTTI i vecchi compagni e portavoce che contavano; altra cosa è ritenere se lui agisca BENE o meno per il suo tornaconto. Su questo ritengo che ancora una volta Berlusconi sia più bravo di lui. Ad ogni modo continuo a non capire come mai Benedetto non esca allo scoperto e senza senso di inferiorità alcuno si proponga lui si come interlocutore liberale-libertario serio e coerente di Berlusconi. Magari non avrebbe il seguito di quei 20 – 30 yesmen in salsa ex missina, ma almeno un pò più di credibilità agli occhi dell’opinione pubblica si…

  48. Luca Cesana scrive:

    ottimo, Piercamillo!
    ma a volte i treni passano una volta sola: attenzione ai tempi e pure a non perdere occasioni
    lo dico da estimatore di Fini e da amico di Libertiamo e dei suoi redattori

  49. roberto scrive:

    Rispondo a bill: grazie per avermi dato dell’amico!!!

  50. Piercamillo Falasca scrive:

    @Stefano Iuretich: Libertiamo non derogherà di una virgola rispetta alle idee. E sentiti il benvenuto per nuovi articoli.

    @Luca Cesana: grazie a te, questo è probabilmente il treno di questo decennio. Se questo passasse invano, dovremmo muoverci in corriera…

    @Alessio Di Carlo: a me pare che fino al 2008 l’oggetto del contendere fosse prima la costituzione di un partito e poi di una “corrente” o parte liberale. La prima ipotesi mi ha sempre lasciato molto scettico: ho cercato di spiegarlo anche nell’articolo, quella dei “i liberali con i liberali” non mi è mai parsa una strategia percorribile, vuoi per il contesto italiano, vuoi perchè la prospettiva – in cui crediamo tutti, no? – dei bipolarismo dovrebbe farci appassionare molto di più all’idea della costruzione di un grande partito plurale “a vocazione maggioritaria” a cui noi liberali concorriamo con le nostre idee e le nostre policy.
    La seconda ipotesi (la corrente liberale, da te, da Marco Taradash e da altri buoni amici proposta a Montesilvano, ad esempio, durante quel bell’incontro) era ed è impossibile nei numeri e nei fatti. Ed anche oggi non mi trovi entusiasta dell’idea di un partito che si struttura in correnti, o peggio che costringe chi vorrebbe un partito moderno e “vero” a dover confluire in una riserva. Ma ho la sensazione che questa sia l’extrema ratio di una situazione che si è andata deteriorando sempre più, come secondo me spiega benissimo Carmelo nel suo articolo (“per non fare un partito, si rischia di farne due”). A Fini riconosciamo una visione di partito e anche di paese molto compatibile con quella di noi liberali. E piuttosto che fare il controcanto liberale (noi) e veder lui fare il controcanto istituzionale a Berlusconi, preferiamo far politica come la intendiamo noi. Facendo competizione con le idee. Dentro il partito e dentro la “corrente”.

    PS. Stasera Benedetto Della Vedova ad Annozero: che sia stato chiamato perchè “finiano” poco importa, andrà a dire cose robustamente liberali.

  51. @Piercamillo: sono stato sbrigativo e quindi poco chiaro. Mi scuso e tento di riparare.
    Il senso del mio intervento non era “finalmente si fa la corrente liberale” non foss’altro perché io stesso ho da tempo abbandonato non solo l’idea di fare correnti ma, più in generale, quella di impegnarmi in politica attivamente.
    Della cosa di Fini, come del PdL, del resto, prosaicamente, me ne sbatto.
    Credo che tentare di costituire una corrente in un partito che ha lo statuto del PdL (invito chi non lo avesse mai fatto a leggerlo) sia a dir poco ridicolo.
    No, non era questo che intendevo.
    Volevo solo capire come fosse compatibile l’adesione di Benedetto, tua e di tanti altri amici liberali alla ‘cosa’ di Fini con la proverbiale contrarietà – da te peraltro confermata nel commento – all’ipotesi di formare correnti.
    Mi dirai (immagino, non voglio metterti in bocca parole nn dette) che la ‘cosa’ di Fini non è una corrente.
    In tal caso, mi spieghi cos’è?
    Grazie comunque della risposta e alla prossima.
    Alessio

  52. Menomale che in Parlamento c’è chi mi rappresenta: condivido al 100%.

  53. Maralai scrive:

    se ne escono dal pdl, formano un nuovo partito (futuro, libertà e querela) e che fanno da fuoriusciti del pdl? chiedono l’azzeramento dei vertici nazionali del medesimo pdl. ma come, non vi vergognate più di niente? se siete fuori, vi siete messi in proprio, agite con disprezzo verso il popolo che vi ha votati o nominati, e allora cosa v’importa a voi del vertice del pdl se vi siete costruiti nel vs partito un altro vertice? ELEZIONI ANCHE PRIMA DI SETTEMBRE. SUBITO!!!
    mn

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  1. Phastidio.net scrive:

    Facciamo il punto…

    Piercamillo Falasca precisa il rapporto tra Libertiamo e Gianfranco Fini. Un articolo estremamente opportuno ed altrettanto chiaro, per rispondere alle perplessità (alcune delle quali sono fatte proprie anche dal vostro titolare) ed alle critiche che d…

  2. […] domanda che ci sentiamo ripetere spesso da mesi, con insistenza crescente negli ultimi giorni: ma Libertiamo è diventata […]

  3. […] This post was mentioned on Twitter by Camelot. Camelot said: Le cose in cui crediamo, il partito che vogliamo http://ow.ly/1Ajs9 […]