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Caro Saviano, noi liberali siamo con te. Ora racconta anche la sodomizzazione di Gomorra

– Caro Saviano, parliamo dell’obiettivo. Che è comune. Che è cruciale. E l’obiettivo è: svoltare.
Facciamo che siamo dalla stessa parte. Che nei confronti del tema – la lotta alla patologia mafiosa – abbiamo una visione convergente, ma non parallela! La nostra, complice anche la “distanza”, è fredda, è laica. È, se vuoi, persino cinica.
E dal nostro coté noi vediamo che qualcosa, i recenti successi delle forze dell’ordine, hanno significato. E non solo per l’azione ma – e soprattutto – nella percezione. Quelle manette ai polsi dei boss e i miliardi di beni sottratti al crimine e l’incessante attività della magistratura ed il decomplessato (opportunista, necessario, coatto, marginale?) approccio della politica meridionale verso le zozzagini al suo interno… ebbene tutte queste cose, a noi sembra abbiano fatto piroettare la questione dalla dimensione della Mission Impossible a quella dello Yes, We Can!

Mettiamola così: c’è un esercito là fuori che si batte per espugnare Gomorra.
Gomorra è lungi dall’essere espugnata. Ma l’esercito avanza. E più avanza più i gomorristi si indeboliscono, e più si indeboliscono più l’esercito si ingagliardisce, si allarga la base di supporto, si diffonde l’effetto bandwagon – tanto più trascinante e duraturo quanto più la sensazione di potercela fare trova conforto nei fatti.

La situazione è in movimento. Dirlo non significa ignorare quanta strada ci sia ancora da fare. Significa semmai contribuire ad accelerare i progressi e solidificare i risultati ottenuti, scoraggiare il riflusso ed incoraggiare la stabilizzazione definitiva verso il regime legale.

La percezione, insomma, è di una Gomorra in via di sodomizzazione. Metafora triviale ma, in contesto bellico, galvanizzante.

Ora, questa Sodoma – percepita, potenziale, immateriale? – comunque sia, la si racconta poco. Con distinguo, ed a freddo. Come fosse fatta solo di piccole enclave tutto sommato marginali in uno spazio ancora prevalentemente gomorrizzato. Come se, in fondo, la realtà fosse quella di sempre. Che la gente, dunque, non si facesse illusioni, ché il più forte è sempre il cattivo ed il cattivo è ovunque, a cominciare dallo Stato.

Ed invece, come insegna la teoria della propaganda bellica, l’immagine della Sodoma che, rafforzata dai propri successi, pur non ancora vittoriosa, si fa strada con determinazione, e che avanzando ingrassa le fila dei suoi combattenti: ebbene, questa immagine è un’arma di forza dirompente. Perché il suo effetto non è quello di far adagiare ma semmai di convertire.

Non trovi, Roberto, che si tratta di seghe intellettuali (quanto meno) suggestive?
E che, in fondo, sia proprio questo il senso della tua azione letteraria? Far detonare, con le parole, le mine che lastricano la strada dell’esercito che, avanzando, libera il terreno dalla piaga criminale ridando alla gente la libertà della propria esistenza.

Se così è, non è allora affatto disdicevole interrogarsi su come un intellettuale come te e (si parva licet) una rivista di cultura politica come la nostra possano contribuire a sostenere oggi la lotta alle mafie. E non solo non è disdicevole ma è persino doveroso. Dacché più cambia lo scenario più è necessario far sentire che è cambiata la musica. Ma se le note che si fanno risuonare sono le medesime di sempre, se evocano le medesime sciagurate sconfitte, le medesime impossibilità umane di identificare vittoria con legalità – beh allora, tu comprenderai – non si riuscirà mai a vincere la guerra della ragione, quella che – noi liberali ne siamo megafoni – è più conveniente mettersi dalla parte dei giusti.

“La mia parola ha consentito ad altri di tirare fuori la voce” – hai ammesso in un’intervista al Fatto.
Vero. Lo crediamo anche noi. Lo crediamo al punto da chiederti adesso di tirar fuori voci nuove. Quelle voci alle quali noi liberali siamo geneticamente adepti. Quelle voci che dovremo, insieme, contribuire a rendere egemoni. Le voci che urlano: “Lo Stato mi dia come diritto ciò che le mafie danno come favore“.

Insomma, Saviano, ma perché non cominci a raccontarci di questa nuova Sodoma della legalità possibile?


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

6 Responses to “Caro Saviano, noi liberali siamo con te. Ora racconta anche la sodomizzazione di Gomorra”

  1. ileana scrive:

    ma saviano che lavoro fa’ oltre a scrivere?
    e’ un maitre a penser?
    non capisco il messaggio del suo scritto?
    pazienza leggero’ il quotidiano.
    coedialita’ ileana

    ma la scorta non toglietela

  2. luigi zoppoli scrive:

    Capisco il senso del post. Temo che la chiusa “lo stato mi dia come diritto ciò che le mafie mi danno come favore” rischi di essere fuori strada. Che venga implementata la repressione e che si arrestino i caporioni, va più che bene e meglio ancotra è che sisequestrino e si confischino gli immensi patrimoni mafiosi. A questo livello di lotta, va affiancato il livello dell’ordinario, del quotidiano nel senso di creare le condizioni a che la vita sociale ed economica di quelle genti avvenga come dappertutto senza passare per le mafie. Insomma, se nei cantieri non c’è sorveglianza perchè il cantiere è protetto, aver arrestato il capo serve a poco. Mi auguro di essere riuscito a spiegarmi.

  3. bill scrive:

    E invece la domanda è sensata. Già: perchè non enfatizzare quelle vittorie, certo non risolutive ma importanti, che in questi ultimi tempi lo stato ha ottenuto nella lotta alla criminalità organizzata?
    Mah, secondo voi perchè? Forse perchè c’è questo governo? Forse perchè, nella menmte malata di qualche attivista variamente agghindato, a capo di questo governo c’è un mafioso? O forse perchè, nella sua puerile analisi sociopolitica, Saviano identifica la mafia come un limpido esempio di capitalismo a suo modo efficente?
    No, amici, è bene che i liberali stiano con Saviano fino ad un certo punto, dopodichè è meglio che ognuno vada per la sua strada.
    pS: magari, oltre apretendere che lo stato faccia il suo dovere, sarebbe meglio che qualcuno cominciasse anche personalmente. E gli esempi sono tanti, non c’è solo Saviano.

  4. Sharon Nizza scrive:

    Delizioso questo giuoco di parole “sodomizzare gomorra”. Però ricordiamoci che anche la biblica Sodoma fece una brutta fine…

    Certo, se l’azione dello stato nel combattere le mafie e la denuncia giornalistica e/o letteraria andassero a braccetto, vivremmo in un mondo meraviglioso. Il problema è che ce lo possiamo anche scordare che Saviano si faccia araldo delle azioni di contrasto ai clan intraprese da un qualsivoglia governo Berlusconi. Forse, se fosse per lui, entrerebbe anche più nel merito di questi provvedimenti (un po’ lo si capisce dal fatto che ogni tanto cerca di lanciare qualche occhiolino anche a destra). Però sembra che non sia per lui, appunto, ma per il partito Repubblica, o per il semplice fatto che chi l’ha erto a propria icona è un popolo tendenzialmente di sinistra con venature viola. Quanto coraggio possiamo chiedere ancora a questo ragazzo?

    D’altro canto, mo’ tutti sti meriti del governo Berlusconi… Fino all’altro ieri non sapevano nemmeno che fossero i casalesi. E con l’altro ieri intendo proprio la data di pubblicazione di Gomorra. Infatti questo è il merito incontestabile di Saviano: avere acceso i riflettori su una alquanto dura realtà che prima era nota solo agli addetti ai lavori e a qualcuno dei tanti Sud che compongono questo paese. Lui l’ha resa roba masticabile per noantri.

    Insomma, è la solita storia di chi è nato prima tra l’uovo e la gallina: la luce mediatica oppure l’azione di contrasto?
    A giudicare dal primo grado del processo Spartacus, nel 2005, si dirà che la risposta è la prima, dato che non se lo filò nessuno. Il processo di appello, nel 2008, si guadagnò invece le prime pagine a seguito della fama di Saviano, che vi presenziò.

    Prima del caso Gomorra, mi chiedo, si tenevano conferenze stampa per dire quanti beni erano stati sequestrati o quanti mafiosi erano stati arrestati? Aldilà di cosa nostra, i termini camorra o casalesi, erano di uso corrente nei media o tra i membri delle istituzioni? Io siceramente non lo so, a naso direi di no, ma forse potrei essere smentita da qualche cultore della materia.

    Per tornare al ruolo di Saviano, proprio la sentenza di cassazione di Spartacus, del gennaio scorso, a mio avviso ci dovrebbe fare accendere un campanello di allarme. In quei giorni, la notizia NON si guadagnò le prime pagine, a parte un articolo del povero Saviano. Perché? Perché Saviano non era nell’aula del tribunale. Ecco il problema: dopo 3 anni e passa di vita blindata, il suo sacrificio è rimasto del tutto legato alla sua persona. Le voci degli altri non si sentono abbastanza, sempre per colpa del circuito mediatico che ha scelto saviano e solo lui, o cmq non suscitano troppo interesse. Muore Saviano, con lui schiatta la nostra nuova passione per Gomorra city.

    Quindi, dobbiamo entrare nell’ottica che questa battaglia va intrapesa aldilà di Saviano. Forse sarebbe anche il modo migliore per dimostrargli riconoscenza e raccogliere la sua eredità (ehm, toccare ferro). Forse Libertiamo potrebbe organizzare un seminario, in uno dei tanti Sud, per trattare queste tematiche, anche solo per far vedere che veramente la lotta alla criminalità organizzata è sia de destra che de sinistra.

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